Marcello Veneziani prima pg. e a pg.7 de ilgiornale.it 19 11 2010

Non ho visto il pro*gramma di Fazio e Saviano per sin*cero disinteres*se.
Ma non mi vanto di questo, perché per ragio*ni professionali certi fe*nomeni mediatici biso*gna osservarli.
Perciò non mi occuperò dei suoi contenuti e nemmeno della sciagurata macchi*na del fango di quel pro*gramma sulla Lega a pro*posito della criminalità.
Mi limito solo a dire che Saviano, proprio lui, si è assunto una grave respon*sabili*tà nel tentativo di de*legittimare il leghista Ma*roni che sta conducendo una battaglia efficace con*tro la criminalità organiz*zata.

Ma non è di questo che vorrei parlarvi.
Vorrei pormi senza pre*giudizi una domanda semplice che esige rispo*ste complicate.
Perché programmi come questo o Annozero hanno un gran successo di pubbli*co?

Sarebbe facile sbriga*re la faccenda dicendo che il populismo paga sempre, indipendente*mente dai contenuti, per*ché semplifica le cose, al*za la voce e indica il nemi*co. Paga in politica e paga negli ascolti.
Dunque, voi tenetevi Berlusconi al go*verno e voi non lamentate*vi di Fazio e Santoro in tv. Amen.

Si potrebbe poi de*durre una sorta di leg*ge ge*nerale dell’opinione pub*blica secondo cui a critica*re sono più bravi quelli di sinistra, a governare sono più adatti quelli del cen*trodestra.
Per fare un esempio: la sinistra ama le denunce di libri e film contro la camorra, la de*stra preferisce gli arresti e le confische.
La tv berlusconiana re*sta forte nell’intratteni*mento, la tv di sinistra è forte nell’attacco,critico o satirico, al potere.
Del re*sto, la gente che votava ie*ri Dc e oggi centrodestra non vuole una tv ansioge*na ma preferisce una tv d’evasione; meglio le pas*sioni private che i pubbli*ci furori.

Ma bisogna pure chie*dersi perché non ci sono programmi di segno op*posto che sfondano con quegli ascolti, benché il paese sia spaccato a metà tra due correnti di opinio*ni pubblica.
Non si capi*sce perché nell’arco di questi anni non sia emer*so alcun Santoro o Report «di destra», alcun antiFa*zio, che non vi sia una sati*ra efficace con bersagli opposti.
E non è possibile che un re della tv, un lea*der mediatico come Ber*lusconi, non abbia mai fa*vorito una tv in questo senso.
A parte alcuni ospi*ti efficaci, solo un paio di personaggi non confor*mi hanno sfondato come conduttori, Ferrara e Sgarbi; ma da solisti, pri*vi di sostegno mediatico e di polemiche ad hoc per far crescere i loro ascolti.
E comunque non hanno mai ottenuto risultati d’ascolto così rilevanti.

Il caso Vespa è diverso: gran professionista, non fa programmi di attacco, semmai di difesa,tra la neutralità e l’ossequio, rispettando chiunque detenga un potere e specializzandosi sempre più in cronaca.

E allora perché quei programmi di successo sorgono solo a sinistra?
Escludo l’ipotesi etnico-politica suggerita dalla sinistra stessa: noi razza di sinistra siamo più intelligenti, eticamente migliori e possediamo la verità.
No, non credo a queste differenze antropologiche e a questo Verbo incarnato in un versante ideologico.
Al più arrivo a distinguere tra un’intelligenza critica ed un’intelligenza costruttiva, ove il critico non esclude il dogmatico e il costruttivo non esclude il rozzo.

Allora provo a comporre il mosaico.
Nonostante le apparenze la tv, l’editoria e la cultura restano nelle mani di un ceto di sinistra.
L’hardware è nelle mani di Berlusconi, il software è nelle mani della sinistra: a lui la proprietà, a loro i contenuti ideologici.
Striscia la notizia è l’unico esempio di un compromesso tra i due: rete berlusconiana e programma di Ricci, venuto da sinistra.
Somma zero dal punto di vista politico, cioè nessun vantaggio specifico per la destra o per la sinistra.
Il resto è evasione o impegno a sinistra.

Torniamo al caso Vieni via con me .
Era già nelle prime pagine dei giornali prima che cominciasse, era già stato imposto come evento, la macchina mediatica si era messa in moto e tutte le promozioni erano state attivate, anche quella di scambiareuna trattativa economica per una censura, o annunciando ospiti in una sola direzione per suscitare le polemiche dell’altro versante.

Non sarebbe possibile l’inverso, magari con un governo di centrosinistra; ogni tentativo sarebbe stoppato in partenza o finirebbe nel dimenticatoio.
E lo stesso vale in ogni altro settore, dal cinema al teatro, dai libri all’editoria. Nessun talento del versante opposto può salire la scala dell’attenzione mediatica, viene già ignorato o falciato ai primi gradini, le sue opere sono espulse come inesistenti dai media, e così diventa difficile proseguire.
A destra, poi, i politici non fanno strategie ma vivono del presente; sono pragmatici, quando amministrano puntano a un compromesso con la casta di sinistra, preferiscono compiacerla o non irritarla per non avere attacchi. Scelgono gente neutra o addirittura orientata a sinistra per guidare teatri, fare film, tv e cultura; non vogliono rischiare linciaggi e incognite.

In questo modo le opinioni alternative sono confinate ai margini, semiclandestine.
Né ci sono zone franche di libero scambio: i cosiddetti giornali o luoghi neutrali in realtà ospitano personaggi ed eventi neutri, sinistri o tutt’al più di una destra compiacente o funzionale alla sinistra, o meglio una destra contro la destra.
Esemplare resta il caso Montanelli, per decenni evitato e poi ossequiato da quando ruppe con la destra in campo.

Insomma manca il nido, la palestra, la scala, la rete in cui inserirsi; bisogna lanciarsi nel vuoto da un aereo di linea, senza paracadute e senza test.
Totale insensibilità verso chi azzarda progetti e strategie, abbandono della cultura negli spazi pubblici (tv, scuola, università), gioco di rimessa, per poi denunciare l’uso fazioso degli spazi pubblici da parte della sinistra.
Risultato: a sinistra monopolio dei fumi, a destra monopolio dei tabacchi (finché dura).

Contenti voi...

saluti