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    Predefinito Berlino, macerie sotto il muro

    Berlino, macerie sotto il muro
    di Massimo Fini



    Ricorre in questi giorni l'anniversario della caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989) e il conseguente crollo dell'Unione Sovietica che allora tutti, in Occidente, salutammo con grande entusiasmo. Si può dire la stessa cosa oggi? Le libertà civili dei cittadini dei Paesi che stavano sotto il tallone dell'Urss e degli stessi russi erano ridotte ai minimi termini. Erano Stati di polizia. Inoltre, se si viveva da quelle parti, si era bombardati quotidianamente da un ideologismo asfissiante che non dava tregua. Sulle principali piazze di Dresda o di Lipsia ho sentito altoparlanti montati sui lampioni che parlavano ininterrottamente per tutto il giorno di "marxismum-leninismum". In compenso i beni essenziali, casa, cibo, studio, anche ad alto livello, lavoro, erano garantiti a tutti. È difficile oggi trovare un immigrato rumeno (che non coincide col rom) sui quarant'anni che non sia almeno diplomato. I più sono laureati anche se da noi sono costretti a fare i lavori più umili. L'intrusione violenta del turbocapitalismo ha disgregato economicamente e socialmente molti di quei Paesi (con l'eccezione della Cechia e della Germania Est che erano culturalmente preparate alla nostra kunkurrenzkampf) e la stessa Russia. Da una parte sono cresciute ricchezze berlusconiane, quasi sempre di origine dubbia se non criminale, dall'altra la maggioranza della popolazione è passata da una povertà dignitosa alla condizione di miserabile. Da una parte Abramovich col suo Chelsea e i russi “nouveau riches”, dall'altra cittadini russi che con lo stipendio di un mese ci possono comprare un mezzo pollo. Quindi criminalità, aumentata in modo sesquipedale in tutti questi Paesi e prostituzione femminile e maschile. L'errore è stato confondere le libertà civili riconquistate e sacrosante col libero mercato. Non sono la stessa cosa. Il libero mercato, se lasciato evolvere a suo comodo, si rivela la peggiore e la più spietata delle dittature.
    SUL PIANO internazionale le due Superpotenze, contrapponendosi, si limitavano anche a vicenda. È vero che, cinicamente e vilmente, si facevano la guerra per interposta persona (l'Afghanistan 1979-1989, per esempio, è stato anche questo), ma non potevano spingersi troppo oltre nella loro bramosia imperiale trovando l'una l'opposizione dell'altra. Dopo il crollo dell'Urss l'unica Superpotenza rimasta sul campo, l'America, ha avuto mano libera e in vent'anni ha inanellato cinque guerre di aggressione. La prima fu la Guerra del Golfo del 1990 contro l'Iraq di Saddam Hussein. Aveva una sua legittimazione, perché Saddam aveva invaso il Kuwait, anche se è vero che il Kuwait era uno Stato-fantoccio creato a bella posta dagli americani nel 1960 per i loro interessi petroliferi. Ma anche l'Iraq era uno Stato artificiale disegnato in maniera barbina sulla carta geografica dagli inglesi nel 1930 mettendo insieme tre comunità incompatibili fra loro: i curdi, i sunniti, gli sciiti. In realtà l'unico popolo di quell'area ad avere un diritto a un proprio Stato sono i curdi che abitano da sempre una regione che si chiama, non per nulla, Kurdistan e che sono invece divisi, come minoranze, fra Turchia, Iraq, Iran, Siria e Azerbaijan e che, mazzolati da tutti, non sono mai stati difesi da nessuno perché non hanno santi in Paradiso: non sono arabi, non sono cristiani, non sono ebrei. Il Kuwait era uno Stato rappresentato all'Onu e la guerra fu avallata dalle Nazioni Unite. Ma c'è modo e modo di fare la guerra. Per non affrontare fin da subito l'imbelle esercito iracheno, che era stato battuto persino dai curdi (in soccorso di Saddam intervenne la Turchia) gli americani bombardarono per novanta giorni le principali città irachene e sotto le luminarie che ci faceva vedere il prode Fabrizio Del Noce, assiso sulla terrazza del più importante hotel del nemico (cosa, anche questa, assai curiosa), morirono 160 mila civili, di cui 86.164 uomini, 39.612 donne e 32.195 bambini che non sono meno bambini dei nostri. Ricordo che quando alla trasmissione radiofonica Zapping riferivo questi dati del Pentagono, e quindi al di sopra di ogni sospetto, mi aspettavo da parte del conduttore, Aldo Forbice, dagli altri intervistati e dagli ascoltatori grida di sdegno e invece si tirava dritto come se nulla fosse riprendendo a parlare delle nostre nullità italiche. Poi ci fu una guerra per fermarne un'altra, quella di Bosnia fra serbi, croati e musulmani. La guerra fra le tre etnie bosniache aveva delle buone ragioni. Quando nel 1990, dopo la dissoluzione dell'Urss, Slovenia e Croazia reclamarono la loro indipendenza dalla Jugoslavia la Comunità internazionale fu solerte nel riconoscergliela. Allora i serbi di Bosnia chiesero a loro volta di potersi riunire alla madrepatria di Belgrado, perché una Bosnia multietnica, a conduzione musulmana, aveva senso solo all'interno di una Jugoslavia multietnica che non esisteva più. Ma ai serbi di Bosnia fu negato quello che era stato concesso a sloveni e croati. Allora i serbi scesero in guerra e poiché, sul terreno, sono considerati i migliori combattenti del mondo l'avevano vinta. Ma intervennero gli americani, per la verità su insistenza degli europei, e trasformarono i vincitori in vinti trascinando i loro capi politici e militari davanti al Tribunale internazionale dell'Aja. Mentre il presidente croato Tudjman, autore della più colossale "pulizia etnica" dei Balcani (800 mila serbi cacciati, in un solo giorno, dalle "krajne") è morto tranquillamente nel suo letto. Nel 1999, quando l'11 settembre era di là da venire, ci fu l'aggressione alla Serbia per l'indipendenza del Kosovo, con l'appoggio degli alleati europei, fra cui la canina Italia. C'erano delle buone ragioni da una parte e dall'altra, quella dell'indipendentismo albanese e quella di uno Stato a conservare l'integrità dei propri confini, ma gli americani decisero che le ragioni stavano da una parte sola e per 72 giorni bombardarono una grande capitale europea come Belgrado, facendo 5.500 morti civili. Ma almeno gli americani avevano un obiettivo: creare un corridoio di musulmanesimo moderato (Albania+Bosnia+Kosovo) ad uso del loro grande alleato nella regione, la Turchia. Gli europei no. Si schierarono contro la Serbia perché aveva la colpa di essere rimasta l'ultimo Stato paracomunista d'Europa. E se, un tempo, per l'intellighenzia europea bastava essere comunisti per avere ragione, adesso era invece sufficiente per avere torto.
    NEL 2001 c'è stata l'occupazione dell'Afghanistan col pretesto di prendere Osama bin Laden. Osama non c'è più e i quaedisti, ammesso che esistano, non stanno più in Afghanistan. Ma a 9 anni di distanza, dopo aver causato, direttamente o indirettamente, la morte di più di centomila civili afghani (le stime dell'Onu non sono credibili, Wikileaks ha denunciato 143 casi in cui la Nato non ha dato notizia dei civili uccisi nei bombardamenti o in altro modo), dopo aver disgregato materialmente, economicamente, socialmente e moralmente un Paese e una popolazione, siamo ancora lì "per difendere la Patria dal pericolo terrorista". Nel 2003 c'è stata l'occupazione dell'Iraq. La motivazione originaria era che Saddam possedeva "armi di distruzione di massa" e Saddam non avrebbe mai accettato ispezioni. il rais di Baghdad accettò gli ispettori Onu e le "armi chimiche" non saltarono fuori. Perché, fornitegli un tempo dagli Stati Uniti, dalla Francia e, via Germania Est, dall'Unione Sovietica in funzione antiraniana e anticurda, non le aveva più avendole già usate sui curdi e, in misura minore, sui soldati di Khomeini nel silenzio della stampa occidentale: all'epoca, Hussein era un nostro alleato. Il dittatore di Baghdad era certamente un criminale, ma almeno era un laico (si inventò musulmano durante la seconda guerra del Golfo). Il risultato è che oggi in Iraq, consegnato graziosamente dagli americani agli odiati sciiti iraniani, si dà la caccia ai cristiani facendone ecatombe.
    Lo slogan della generazione del Sessantotto, la mia generazione, “pagherete caro, pagherete tutto”, va cambiato in “rimpiangerete caro, rimpiangerete tutto”. Anche la cara, vecchia Unione Sovietica.


    Berlino, macerie sotto il muro
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    Gli umori corrodono il marmo

  2. #2
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    Predefinito Rif: Berlino, macerie sotto il muro

    Una legge ferrea dell' universo è "si stava meglio quando si stava peggio".
    Secondo me era meglio se nell' Europa dell' Est e in Cina restava il comunismo, era meglio per quei popoli, perchè avevano più garanzie del tipo "lavorare tutti lavorare meno", pensioni dignitose, studi gratuiti per i meritevoli, sicurezza riguardo criminalità, più efficienza nei servizi, disciplina. Era meglio per noi che ci saremo risparmiati immigrazione e delocalizzazione, la concorrenza di manodopera a basso costo. Era meglio per il pianeta Terra perchè il socialismo reale era meno consumista e inquinante in quanto non era vorace di risorse e non aveva come strumento la massimizzazione della produzione.
    Certo, era forzatamente ateo, vietava la proprietà privata anche degli orti talvolta, però controllava i processi economici, proteggeva dal consumismo e da certe devastanti forme di rincretinimento dall' apparenza libertaria, garantiva diritti sociali e chiaramenti doveri per tutti, inquinava comunque di meno.
    Lo stesso Hitler riconoscerà che il modello sovietico rispetto al capitalismo occidentale era migliore e superiore. D' altronde la rivoluzione nazional-socialista era orientata negli ultimi anni di vita a una trasformazione un pò bolscevica, sovietizzante, dell' ordinamento economico-sociale del Terzo Reich. A spingere verso questa sovietizzazione erano parecchi elementi delle SS. Hitler avrebbe maturato complessi di inferiorità verso Stalin, perchè riuscì ad avere mani più libere e così a realizzare più efficienza.
    Il fascismo italiano della RSI invece andava verso un socialismo più partecipativo e democratico che nazionalizzatore.
    Questo non per elogiare il comunismo o socialismo reale, ma realisticamente che la sua esistenza era il male minore. Tant'è che lo stanno rimpiangendo nell' Est.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Berlino, macerie sotto il muro

    ComeDonChisciotte - PER I RUMENI IL COMUNISMO REALE ERA MEGLIO DEL CAPITALISMO REALE

    DI JAMES CROSS
    sinpermiso.info

    Grande sorpresa: oggi i rumeni dicono che il comunismo reale era meglio del capitalismo reale

    Secondo un sondaggio d’opinione effettuato di recente in Romania, la maggioranza della popolazione sostiene che la sua vita fosse migliore con al potere il Partito Comunista che attualmente, sotto il regime capitalista. La maggior parte degli intervistati ha dato una visione positiva del comunismo, e più del 60% l’ha considerata in linea di principio una “buona idea”. I sondaggisti hanno osservato un aumento significativo delle affinità con l’ideologia comunista rispetto ad un sondaggio simile di quattro anni fa.

    L’inchiesta, realizzata tra i mesi di agosto e settembre di quest’anno dall’Istituto Rumeno di Sondaggi di Opinione CSOP, ha mostrato che oltre il 49% ritiene che la vita fosse migliore sotto il governo del deceduto leader comunista Nicolae Ceausescu, mentre soltanto il 23% pensa che la vita sia meglio oggi. Il resto dava una risposta neutrale o non sa/non risponde.

    Nella foto: Nicolae Ceauşescu (26 gennaio 1918 – 25 dicembre 1989)

    Le ragioni addotte per la valutazione positiva del periodo comunista sono principalmente economiche; un 62% ha citato la disponibilità di posti di lavoro, il 26% le condizioni di vita dignitose e il 19% l’alloggio garantito a tutti. Il sondaggio è stato sponsorizzato dall’organizzazione IICMER (Istituto per l’Inchiesta dei Crimini del Comunismo e della Memoria dell’Esilio Rumeno), ente finanziato con fondi pubblici con lo scopo di contribuire al lavoro di “educare” la popolazione sui mali del comunismo. Tra le delusioni più amare che i risultati dell’inchiesta hanno dato a questa organizzazione si contano le risposte alla domanda sul fatto che gli intervistati oppure le loro famiglie avessero sofferto sotto il sistema comunista.

    Soltanto il 7% degli intervistati ha dichiarato di aver sofferto sotto il comunismo, con un ulteriore 6% che, non avendo subito danni personali, sosteneva che qualche membro dalla sua famiglia sì che l’aveva sperimentato. Anche in questi casi, le ragioni addotte sono soprattutto economiche: la maggior parte si riferiva alla scarsità che si verificò negli anni ‘80, quando la Romania mise in moto un programma di austerità con lo scopo di rimborsare il debito estero. Una piccola parte della minoranza che aveva sofferto durante il periodo comunista credeva di essere stata danneggiata quando vide le sue proprietà nazionalizzate, e un gruppo di intervistati (il 6% di quelli che ricordavano cattive esperienze sotto il comunismo) ha detto che mentre i comunisti erano al potere, in qualche occasione loro o qualche membro della loro famiglia erano stati arrestati.

    Modificando discretamente il risultato del sondaggio, l’IICMER ha rilevato che molti intervistati (il 41% e il 42% rispettivamente) sono d’accordo con l’affermazione che il regime comunista era criminale oppure illegittimo. Una minoranza invece (37% e 31%) si è dichiarata chiaramente in disaccordo con queste affermazioni, e il resto si è dimostrato neutrale oppure non si è espresso.

    D’altra parte, anche se la maggioranza dei partecipanti valutava positivamente il comunismo –soltanto il 27% ha dichiarato di essere in disaccordo in linea di principio con esso-, la maggior parte di quelli che hanno dato un parere definito pensano anche che le idee comuniste non sono mai state realizzate nel migliore dei modi prima del cambio di regime nel 1989. Solo il 14% ha dato la risposta univoca che il comunismo era una buona idea, e che si era realizzato nel migliore dei modi in Romania.

    Dunque, gran parte importante dei rumeni indecisi sulla legalità e la legittimità del regime comunista da parte del governo e la maggior parte di quelli che pensano che il comunismo sia stato implementato in forma non corretta si sono dichiarati, tuttavia, convinti che il sistema messo in opera da parte del Partito Comunista Rumeno, con tutti i suoi difetti, offrisse alla gente una vita migliore di quella che offre il capitalismo al giorno d’oggi.

    Prodezze comuniste

    Prima dell’ascesa al potere dei comunisti in Romania, la maggior parte della gente era analfabeta e non aveva diritto all’assistenza sanitaria. Solo una minoranza della popolazione rurale, che era quella predominante, poteva accedere alle cure sanitarie o alla corrente elettrica. Il tasso di mortalità infantile era tra i più alti in Europa e la speranza di vita era sotto i 40 anni a causa della fame e parecchie malattie. La destra rumena aveva fatto coalizione con Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale, e nell’ottica di questa alleanza capitalista la maggior parte degli ebrei del paese furono deportati ai campi di sterminio nazisti.

    Portati al potere dopo la vittoria sovietica contro la Germania nazista nel 1945, i comunisti rumeni, fino al momento un gruppo illegale di lotta clandestina contro il governo rumeno pro-fascista e i nazisti, erano poche migliaia. Anche così riuscirono a mobilitare l’entusiasmo della gente per ricostruire il paese devastato dalla guerra. Eliminarono praticamente l’analfabetismo, migliorarono e ampliarono i servizi sanitari e -come rilevato dagli intervistati dal CSOP- i posti di lavoro, l’alloggio e un livello di vita decente diventarono accessibili a tutti.

    Durante gli anni ‘70, il governo comunista guidato da Nicolae Ceausescu, incoraggiato da questi successi, si indebitò con l’acquisto in Occidente di costose attrezzature industriali, allo scopo di aumentare il tasso di crescita economica del paese e con la speranza che i paesi occidentali avrebbero aumentato le loro importazioni di merci rumene. Questa strategia non riuscì, e il programma di austerità allora introdotto per pagare il debito nazionale portò ad un risentimento crescente.

    Nicolae Ceausescu e sua moglie Elena furono giustiziati il giorno di Natale di 1989. La loro condanna a morte fu emessa dopo un processo sommario ordinato dai nuovi leader riformisti del paese, che li dichiararono colpevoli di crimini contro il popolo rumeno.

    Nonostante questa condanna e anche se l’opinione generale rilevata dai risultati dell’indagine del CSOP è che il sistema comunista così come applicato in Romania è fallito, soltanto una piccola minoranza degli intervistati nel sondaggio (15%) afferma che l’ex leader comunista Nicolae Ceausescu fosse un cattivo leader. La maggior parte è neutrale o indecisa, e il 25% afferma che la leadership di Ceausescu è stata positiva per il paese.

    L’IICMER rileva nella sua valutazione dei risultati del sondaggio che i rumeni non sono gli unici nella loro valutazione positiva del comunismo del secolo scorso. Secondo un altro sondaggio realizzato in diversi paesi del Centro e dell’Est Europa nel 2009 dallo statunitense Pew Research Center, la percentuale di popolazione in paesi ex-socialisti che considera la vita sotto il capitalismo peggiore di quella che è stata durante il comunismo è quella che segue:

    Polonia: 35%

    Repubblica Ceca: 39%

    Slovacchia: 42%

    Lituania: 42%

    Russia: 45%

    Bulgaria: 62%

    Ucraina: 62%

    Ungheria: 72%

    È particolarmente significativo nei risultati del sondaggio CSOP/IICMER del 2010 in Romania che più la gente acquisisce esperienza della vita in una “economia di mercato”, più diventa negativa rispetto al capitalismo e positiva rispetto al comunismo. Nel precedente sondaggio, realizzato nel 2006, il 53% esprimeva un’opinione favorevole verso il comunismo; in quello del 2010 la percentuale è salita fino al 61%.

    Le conclusioni dell’indagine del CSOP non risultano affatto sorprendenti, se si ricorda quel che è successo quando si è reintrodotto il capitalismo: una carestia crescente e un aumento del tasso di disoccupazione e dell’insicurezza. Il sistema sanitario rumeno è attualmente in crisi e i lavoratori del settore pubblico hanno visto il loro stipendio ridursi del 25%. [1]

    James Cross
    Fonte: www.sinpermiso.info Link: http://www.sinpermiso.info/textos/index.php?id=3682
    31.10.2010

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARINA DIAZ

    [1] Informazione tecnica sul presente sondaggio di opinione: sono state intervistate 1.133 persone sopra i 15 anni tra il 27 agosto e il 2 settembre 2010. Le interviste sono state fatte sulla base di un questionario standardizzato, svolto con il porta a porta. Margine di errore: 2,9%.
    Ultima modifica di Avanguardia; 17-11-10 alle 01:12

  4. #4
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    Predefinito Rif: Berlino, macerie sotto il muro

    Beh sembra che il socialismo nazionale sarebbe un ottimo rimedio ai problemi , guarda caso è anche la teoria politica più misconosciuta del momento , a suo modo moderata e che i moderati in demoKrazia si guardano ben dal publicizzare .
    Ultima modifica di Freezer; 17-11-10 alle 20:57
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 

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