Il mercato dell’orrore a senso unico
Un moto di repulsione, di indignazione e di inarrestabile ribellione mi sovviene dall’ennesima strumentalizzazione messa in atto dal potere costituito, in occasione dell’esibizione dell’insegna riportante la scritta “Fliegen macht frei” (volare rende liberi) apposta sul cancello di un aeroclub in provincia di Treviso.
Che si tratti di una provocazione non vi è alcun dubbio. E che magari possa essere considerata un poco eccessiva e fuori luogo è anche comprensibile.
Ciò che non è più comprensibile né accettabile è il coro di proteste e di “indignazione” delle anime belle che ha fatto seguito all’episodio.
Sono risuonate parole di condanna come “orrore e raccapriccio”.
Il riferimento è sempre lo stesso: l’olocausto, l’abominio per definizione, che supera tutti gli altri accaduti nel corso della storia umana.
Insomma, l’ennesimo omaggio alla olo-religione del Nuovo Ordine Mondiale.
Culto basato sulla colpa attribuita a Hitler, al nazional-socialismo e al popolo tedesco tutto, al di là dei luoghi e del tempo.
Francamente sono disgustato, nauseato e stufo del continuo ripetersi di questo rito, trito e ritrito, soprattutto a fronte della palese infondatezza dei fatti attribuiti alla Germania e al regime hitleriano, risultante dalla mancanza assoluta di prove a sostegno di questa accusa infame e infamante, come dimostrato dal folto e variegato gruppo di storici revisionisti che, nonostante la legislazione vigente in diversi stati europei, e non solo, mettono a nudo quella che è la grande menzogna del Ventesimo Secolo, per la cui tutela i teorici della polizia del pensiero hanno allestito leggi liberticide che condannano il reato di opinione.
Ma trovo altrettanto nauseante e disgustoso il malvezzo che consiste nell’attribuirsi etichette di civiltà, superiorità culturale e morale, gloriandosi nel contempo degli orribili crimini commessi e agitando come una bandiera i simboli di tali efferatezze.
Mi riferisco al colosseo e, più un generale, a tutti gli edifici di quel genere costruiti ad hoc per sterminare con le modalità più orribili i popoli sottomessi e per il pubblico divertimento dei “portatori di civiltà”.
Il tutto senza il minimo segno di vergogna né di senso della misura ma, anzi, con la superbia crudele e violenta del vincitore che si è macchiato dei peggiori genocidi reali della storia dell’umanità, in omaggio alla mentalità del principe tanto cara al Machiavelli.
Tacere di fronte a questa sagra dell’orrore e dell’ipocrisia è francamente inaccettabile, immorale e sintomo di complicità e connivenza, soprattutto in considerazione del fatto che da una parte si subisce un oltraggio collettivo senza lo straccio di una prova e dall’altro ci si gloria senza pudore delle stragi perpetrate a danno dei popoli con i quali si è venuti a contatto.
Sarebbe l’ora di contrapporre alle immagini di Auschwitz e della famosa insegna quelle dell’anfiteatro Flavio e degli orrori che ivi si consumavano, come del resto anche quella nel circo Massimo, e levare la propria voce contro questo atteggiamento di brutale condizionamento, messo in atto quotidianamente nei confronti dei cosiddetti cittadini dei cosiddetti stati democratici, pesantemente ingannati e turlupinati 24 ore su 24 e ridotti alla condizione di sudditi, per di più inconsapevoli del fatto di esserlo.
Occorre rinfacciare a questi “signori” le loro responsabilità, svergognarli pubblicamente e obbligarli a farsi carico dei propri crimini. E, soprattutto, privarli del loro potere di coercizione, morale prima ancora che legale e materiale.
È assolutamente necessario un moto di ribellione generale, senza il quale ogni possibilità di uscire da questa situazione di schiavitù psicologica e intellettuale verrebbe a mancare.
I padroni del vapore ci vogliono muti e rassegnati, silenti e consumatori, docili e obbedienti.
È invece arrivata l’ora di rompere le catene invisibili che ci legano le mani e di stracciare il bavaglio che ci chiude la bocca
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