Mi piace dare risalto a questo articolo di Zurlo – pur se i nostri lettori sono una parte infinitesimale di quelli che possono leggerlo in originale – semplicemente perché il fatto trattato, le “confessioni di Conso” con le obbligate conclusioni da trarre (e che lascio trarre al lettore), è ulteriore dimostrazione di come questo blog dia interpretazioni corrette di processi che altri piegano a loro piacimento con una disonestà fuori del comune. Abbiamo costantemente rilevato che la mafia è sempre stata in collusione con gli Usa (con “ambienti americani”) per favorirli nella “gestione” di dati eventi di differente rilevanza: sbarco in Sicilia, “incidente” occorso a Mattei, installazione della base a Comiso, (quasi) colpo di Stato mascherato da operazione di Giustizia, ecc. ecc. Non è facile immaginare che la mafia sia collusa con Berlusconi; non perché io creda alle specchiate virtù di quest’ultimo, ma semplicemente perché egli non è certo in “odore di santità” presso i suddetti ambienti statunitensi.



Le accuse di mafiosità nei confronti del premier, così come le allusioni di Saviano nei confronti della Lega, sono dunque il tipico “gridare al ladro” di chi tenta di stornare l’attenzione dalle malefatte sue o dei suoi “amici”. Detto questo – per contestare gli attuali “golpisti”, che stanno attuando l’estremo tentativo di danneggiare gli interessi italiani a favore degli Usa e delle nostre quinte colonne interne industrial-finanziarie (la GFeID) – non intendiamo fare sconti nemmeno al cosiddetto centro-destra. Due “piccoli accadimenti” a comprovare la scorrettezza e faziosità di entrambi gli schieramenti, fra l’altro raffazzonati alla carlona.



I “destri” hanno accettato di allearsi con Lombardo (in Sicilia) per portare a casa il risultato “vittorioso”. Adesso costui sta trattando con coloro che intendono costituire il “terzo polo” al fine ben visibile di fungere da detonatore del rovesciamento del governo in carica. Viene solo ora ricordato dai giornali di centro-destra che il sig. Lombardo è indagato per sospetta collusione con la mafia. Non m’interessa nulla delle frequentazioni di questo siciliano, simile a molti altri della mia terra d’origine; noto solo che le persone diventano per bene o per male in base al loro ondivago atteggiarsi. Lombardo era il “sospetto colluso” per il PAB (gli antiberlusconiani) quando si alleava con il PB (berlusconiani); per i primi diventa adesso “puro siccome un giglio” mentre è “sporco” per i secondi. Una “coerenza” da manuale!



Spostiamoci da Palermo a Milano. Albertini fu sindaco del centro-destra, vituperato da tutti i “sinistri” (ricordo bene gli epiteti a suo carico e l’accusa di assoluta incapacità di gestire la città, che era diventata orrenda mentre prima…..). Se non sbaglio, questo personaggio è ancora eurodeputato del Pdl. Tuttavia, è al presente corteggiato dai centristi (con cui sta Montezemolo, il “genio” del “fare squadra”) per opporsi alla Moratti. Lui nicchia e si dice che ci starebbe solo se con il centro si mettesse anche il Pd, dove sono concentrati tutti coloro che gli si opponevano (e cui lui si opponeva) quand’era sindaco. [Per inciso: in questa sua eventuale “nuova vocazione”, a “fare il bene della città” con i nemici di prima, sarebbe di fatto appoggiato anche dall’ineffabile Cacciari, che dal Pd guarda al centro verso Montezemolo; un esempio vivente di come dovevano necessariamente degenerare, sia pure ad ondate successive, i “passati per l’operaismo”; altra mia predizione (formulata fin dai primi anni ‘70) pienamente verificata “sul campo”].



Questa vicenda, certamente non troppo onorevole per il personaggio in questione e per i suoi nemici ora amici e sostenitori, dimostra per l’ennesima volta che non esiste l’ombra di sinistra o destra in Italia; solo un mucchietto di voltagabbana, di profittatori, di parassiti che sono all’arrembaggio per arraffare quanto più è possibile e nel più breve tempo possibile. Intanto questo tempo passa; e il popolo italiano accetta tutto, si fa depredare con una rassegnazione davvero preoccupante. Sarà in grado infine di rivoltarsi e di trovare dei rappresentanti capaci di fare piazza pulita di tutti i mestatori, che per ora occupano ogni spazio del “bene pubblico”? Dalla risposta a questa domanda dipende se l’Italia sarà in grado di sopravvivere o diverrà un bel “formaggio” per tutti i roditori di sinistra, di centro, di destra, di sopra, di sotto, orizzontali, verticali, obliqui….; in una parola: “topi di chiavica”. E non ci si scomodi a definirci qualunquisti. E’ come l’accusa di “fascista” a Berlusconi. Noi ribadiamo semplicemente: siete meschini arruffoni e “magnoni”.







La trattativa dello stato con la mafia? sta a vedere che la fece il governo Ciampi



di Stefano Zurlo



La notizia è una profanazione al tempio del politicamente corretto: lo Stato si tirò indietro e non prorogò il 41 bis per 140 mafiosi. Correva il novembre ’93, il presidente del Consiglio era il tecnico Carlo Azeglio Ciampi e Guardasigilli era Giovanni Conso,l’insigne giurista di matrice cat tolica già presidente della Consulta. Nei giorni scorsi, davanti alla Commissione antimafia, Conso è stato netto su un punto: «Non firmai per evitare altre stragi». Un’ammissione clamorosa che Conso ha provato a circoscrivere: «Fu una mia personale iniziativa». Inutile aggiungere che la postilla non convince. Davvero, il mini stro della Giustizia prese una decisione di quella portata in totale solitudine?



Certo, fa riflettere che proprio il lodatissimo governo Ciampi, il governo tecnico, il Governo per eccellenza se condo molti commentatori, abbia aperto una falla così im po rtante nella lotta a Cosa No stra. Naturale pensare mali ziosamente, ma neanche poi troppo: forse quella revoca ina spettata fu un segmento della mitica trattativa fra lo Stato e Cosa Nostra al centro di una complessa indagine della Pro cura di Palermo. Il contesto è quello terribile di quei mesi: la morte di Falcone e Borsellino nell’estate del ’92,poi le bombe alle chiese e ai monumenti del luglio ’93. All’inizio di novem b re Conso decide di non rinno vare i decreti per 140 mafiosi. Una scelta temeraria che fa tor nare a galla antichi e nuovi so spetti. Come mai Bernardo Pro venzano già all’inizio del ’ 93 ras sicurava i picciotti che il carce re duro sarebbe stato revocato?



Da dove gli arrivavano queste certezze?Siamo nell’epoca dei governi Amato e Ciampi, sia mo nella stagione degli esecuti vi tecnici, puri e immacolati per definizione. Tanto che mol ti v orrebbero riproporre un ese*cutivo tecnico anche ora, per uccidere dolcemente il berlu sconismo. Eppure qualcosa non quadra e ora proprio Con so ci dice che certi retropensie ri avevano un fondamento. C’era un canale di comunica zione fra i boss e lo Stato?



Attenzione: in un appunto del 6 marzo ’93 l’allora diretto re del Dipa*rtimento dell’ammi nistrazione penitenziaria Nico lò Amato consiglia a Conso, fre sco guardasigilli, il dietrofront sul carcere duro per i mafiosi. Naturalmente le ragioni di que sto passo indietro sono da cer care nel garantismo di Amato che, in una lettera a Claudio Martelli, specifica: «Non vi è dubbio che la legge chiaramen te configura il ricorso a questi decreti come uno strumento eccezionale e temporaneo, ap punto emergenziale». Però lo stesso Nicolò Amato ci fa sape re che questa linea soft era stata discussa il 12 febbraio ’93 in un comitato nazionale per l’ordi ne e la sicurezza. Di più: al Vimi nale, nel corso di quella riunio ne, si sarebbe discusso senza tanti spagnolismi della possibi lità di eliminare il carcere duro, scoperto e rilanciato invece dal «colluso» Andreotti. Insomma, un dato pare a questo punto pa cifico: non è vero che lo Stato ab bia sempre seguito, dopo la morte di Falcone, la strada del la fermezza. No, non è così, e la marcia indietro passò proprio da uomini venerati come icone nazionali e considerati al di so pra delle beghe meschine della politica.



Il presidente dell’Antimafia Giuseppe Pisanu prova a mette re infila le date: fra il 27 e il 28 luglio avvengono le esplosioni diRomaeMilano.Il1˚novem*bre ’ 93 scade un altro blocco di provvedimenti 41 bis, ma nel frattempo Cosa Nostra tace. Im prevedibilmente, tre giorni do po quella scadenza, il 4 e il 6 no vembre, il ministro di Grazia e Giustizia non proroga il 41 bis a 140 detenuti. Se ne può desu mere che la trattativa-ricatto abbia prodotto i suoi effetti fra il 29 luglio e il 6 novembre? Do manda inquietante cui Pisanu dà una prima risposta,nient’af fatto tranquillizzante: «È co munque plausibile ritenere che l’organizzazione mafiosa avesse interpretato quella revo ca come un cedimento o una concessione dello Stato per i colpi subiti».



Insomma, alla trattativa av viata nel ’92, secondo la magi stratura palermitana, dal tan dem Mori- Ciancimino si devo no forse affiancare altri incroci fra pezzi delle istituzioni e fran ge criminali. E la scelta di Con so pare il punto d’arrivo di un percorso compiuto da diversi soggetti .



Ovvio, in questa situazione, porsi la solita domanda: ma se un’ammissione del genere,co sì devastante, l’avesse fatta Ber lusconi o uno dei suoi ministri, che cosa sarebbe accaduto? Ora,battaglioni di scrittori e po lemisti sarebbero all’opera, nel tentativo di far quadrare il cer chio e poter finalmente dimo strare antichi teoremi, da sem pre insegnati anche se privi di riscontri. Invece, lo stesso Ange lino Alfano alla fine dell’anno scorso consegnava alla stampa i numeri da guerra del 41 bis: «Ho disposto 168 provvedi menti in 580 giorni. I detenuti al 41 bis hanno raggiunto quo ta 645».



Giovedì prossimo i pm di Pa lermo ascolteranno proprio Nicolò Amato che a giugno ’93 è protagonista di un altro epi sodio controverso, da allinea re alle anomalie di quel perio do oscuro: viene improvvisa mente rimosso dalla direzio n e del Dap e torna alla sua pro fessione di avvocato. Curioso: assume proprio la difesa di Vi to Ciancimino. Tante sugge stioni, anche contraddittorie, che precedono la svolta «uma nitaria » di Conso. E dunque il regalo del governo Ciampi a Cosa Nostra sul 41 bis. Il no al carcere duro per paura delle bombe. Uno sfregio profondo alle istituzioni e un segnale di resa che, solo a ripensarci, fa venire i brividi.



http://conflittiestrategie.splinder.com/post/23621236#more-23621236



Insomma, a questo punto direi proprio che dare a Berlusconi del "mafioso" è ridicolo, dato che se pure è sporco probabilmente non lo è più di questi immacolati ed integerrimi politicanti suoi nemici... A questo punto ci sarebbe da chiedersi due cose... Perché se anche (e soprattutto, forse) i suoi avversari sono così sporchi lui e i suoi giornali pensano solo a montare campagne ridicole e non pensano ad un contrattacco vero e proprio? Forse non possono? Non hanno calcato la mano più di tanto nemmeno sull'ambiguità di "mani pulite" salvo alcuni articoli... E soprattutto... cosa c'entra "mani pulite" stessa con gli attentati di quel periodo? Avevo letto che Falcone poteva aver scoperto qualcosa di compromettente...