NOI CHE “TIFIAMO” PERCHE’ NASCA LA TERZA REPUBBLICA: APPELLO A FINI DAL MONDO DELLA CULTURA

ARTISTI, SCRITTORI, GIORNALISTI, REGISTI: LA SOCIETA’ CIVILE SI ASPETTA MOLTO DALLA NUOVA PROPOSTA POLITICA DI FINI…. I PARERI, TRA GLI ALTRI, DI LUCIA ANNUNZIATA, EDOARDO BENNATO, FRANCO CARDINI, DARIA COLOMBO, ILARIA CUCCHI, CARLO FRECCERO, FUKSAS, GIORGIO GALLI, FIORELLA MANNOIA, GIACOMO MARRAMAO, GABRIELE MUCCINO, ANTONIO PENNACCHI, LUCA SOFRI, ENRICO VAIME, ROBERTO VECCHIONI


Lucia Annunziata
Spero che aspiri ad essere De Gaulle e non Sarkozy.
(Giornalista)
Pierluigi Battista
I miei due consigli a Gianfranco Fini. Primo: che non si faccia irretire dalle sirene ribaltoniste, lasciandosi ingannare dalle apparenze, perché per ottenere un guadagno immediato non si smarrisca il senso di una missione. Che, per lui, è quella di diventare il leader di un nuovo centrodestra. Ma se nei prossimi mesi fosse tentato da una scorciatoia, avrebbe le prime pagine dei giornali per un po’ di tempo e poi sparirebbe dalla scena politica non appena si vada alle elezioni. Questo è il primo consiglio. Il secondo: fare attenzione a che il valore della legalità stia sullo stesso piano di quello liberale, altrettanto importante, delle garanzie dello Stato di diritto.
(Giornalista)
Fulvio Benelli
Presidente Fini, è tempo di aprire una fase veramente nuova. E credo che non si possa uscire dal berlusconismo con gli stessi metodi di Berlusconi. Ora è tempo di coltivare di nuovo la democrazia. Che - per definizione - non può basarsi sul culto della personalità, ma soltanto sulle idee e sui programmi.
(Regista)
Edoardo Bennato
Avrei una domanda in napoletano da fargli, così, per sdrammatizzare un po’: “Mà kè munt vergine staie cumbinanno?”
(Cantautore)
Marco Brando
Gianfranco, sono un “antico” elettore di sinistra, coinvolto dal dibattito suscitato dal tuo movimento. Il berlusconismo, basato sul culto della personalità di un uomo, è un’”ideologia” sbagliata in generale e destinata ad autodistruggersi, con conseguenze imprevedibili. Una vera alternativa di governo dev’essere l’obiettivo di tutti. La politica, intesa come sfera delle decisioni collettive sovrane, ne sia l’interprete, senza rispolverare le vecchie casacche del secolo scorso. Non arretrare.
(Giornalista)
Gaetano Cappelli
Mi è piaciuto molto quello che Gianfranco Fini ha detto qualche sera fa alla trasmissione di Fabio Fazio Vieni via con me. Mi sembra che abbia fatto un discorso molto coerente e lucido. E poi ha dato l’idea di una destra finalmente moderna, pronta ad aprirsi alle istanze di modernità. E poi un discorso molto condivisibile e lungimirante sulla meritocrazia. Mi è piaciuto. Molto. A dover dare un consiglio… uno piccolo: cambiare sarto. Ovviamente, si fa per scherzare un po’…
(Scrittore)
Franco Cardini
Esorto caldamente Gianfranco Fini, e gli auguro nell’interesse suo, del nostro Paese e dell’Europa, a rivedere profondamente le scelte sulla politica orientale. Quella del vicino e del Medioriente. È un consiglio-auspicio e, nel mio piccolo, anche una minaccia. Se lui continua con questa linea, per quanto mi riguarda, avrà in me sempre un amico personale, ma un avversario politico.
(Storico)
Aldo Cazzullo
Il tema dei prossimi anni è l’unità nazionale. Costruire un “Polo Sud” sarebbe funzionale alla logica leghista. Se nascerà, un partito della nazione dovrebbe mettere radici al Nord. Che è pieno di “padani” che non votano Lega, non rinnegano il tricolore, non sono di sinistra e non sanno a chi rivolgersi.
(Giornalista e scrittore)
Filippo Ceccarelli
Cari amici del Secolo d’Italia, per favore: continuate a rimanere in cerca d’autore perché va bene così - anche se è una dura fatica. C’è sempre più bisogno di uomini e donne che la mattina si sveglino senza sapere bene cosa pensare, che sentano la certezza del dubbio prima di andare a dormire, e temano la gravità dei loro giudizi anche nei sogni. Continuate ad avere il coraggio che non vi è mai mancato; e rimettete i vostri debiti: forse c’è davvero bisogno di modestia per riscoprire la dignità della politica.
(Giornalista)
Enrico Cisnetto
A Gianfranco Fini e al Fli consiglio di “deberlusconizzarsi”. Il che significa due cose. Primo: evitare la seppur involontaria ripetizione degli schemi comportamentali di Berlusconi. A cominciare dal leaderismo - malattia senile di un sistema politico che non esprime statisti - e più in generale dalla personalizzazione della politica. Dunque, via il cognome dal simbolo e no alle manifestazioni basate sul culto della personalità. Tra l’altro, su questo terreno è più forte lui. Secondo: evitare di cadere nella trappola dell’anti-berlusconismo. Intanto perché ci sono già altri che lo praticano - è un caso che gli attacchi più duri a Fini siano venuti da Di Pietro? - e poi perché da 16 anni il Cavaliere fa della sua demonizzazione, vittimizzandosi, lo strumento migliore per la raccolta del consenso.
(Giornalista)
Daria Colombo
Il messaggio che vorrei far giungere a Gianfranco Fini è questo: se Futuro e libertà riuscirà a costruire anche in Italia una destra democratica e costituzionale, questo non potrà che essere salutato come un fatto salutato con soddisfazione e accompagnato da mille auguri da qualsiasi democratico, in qualsiasi parte del panorama politico si collochi.
(Scrittrice)
Giuseppe Conte
Caro presidente Fini, le chiedo l’impossibile. Ridare all’Italia il senso perduto della propria dignità. Riportare nella politica rigore etico. Energia democratica. Giustizia & bellezza. Le chiedo spirito europeo. Rispetto per la Madre Terra. Apertura ai migranti. Attenzione ai più deboli. Gusto della sfida. Slancio verso il futuro. L’impossibile, l’unica possibilità di chi ha un sogno.
(Poeta e scrittore)
Fiorello Cortiana
Una rete aperta una politica pubblica per le sfide dell’innovazione e della globalizzazione oltre il ‘900. Fase costituente con al centro Costituzione/Parlamento/Cittadini non spettatori. Una politica per l’economia e la società della conoscenza: welfare e previdenza per le Partite Iva: flessibilità non precarietà. Qualità nei servizi/infrastrutture/ambiente,una partecipazione informata. Territorio/Cultura/Paesaggio come beni nazionali. Favorire le competenze e non le conoscenze. Laicità.
(Giornalista)
Ilaria Cucchi
Egregio presidente, quello che mi aspetto in futuro è che ci sia una maggiore trasparenza nelle istituzioni e che siano attuate delle regole più rigide che permettano meno impunità per coloro che tra le forze dell’ordine commettono soprusi. In particolare, la realtà carceraria dovrebbe assumere il ruolo di “recupero” e non di negazione dei diritti dei più deboli, al fine di reinserire nella società persone che possano così avere prospettive di vita alternative alla criminalità.
Luigi Di Gregorio
Caro Presidente, in una fase concitata e convulsa come questa, lascio la tattica a chi di dovere e provo a dire qualcosa sulla strategia, sulle scelte di lungo termine, sull’Italia che verrà. Il bipolarismo per cui tutti noi ci siamo battuti ha portato una grande novità nello scenario politico italiano, quella dell’alternanza. Una novità non da poco per un regime democratico. Il problema però è la qualità del bipolarismo in termini di efficacia, ma anche di stile e di comunicazione. Sull’efficacia dobbiamo constatare che la “rivoluzione liberale” e le grandi riforme annunciate non si sono viste, purtroppo. In termini di comunicazione e di rapporto tra classe politica e cittadini, il bipolarismo “muscolare” ha fatto emergere tutti i limiti di un paese in cui prevalgono il tifo da stadio e la cieca militanza sull’interesse nazionale. Su questo si è innestata la logica del “tutto e subito” e del presentismo, che ha trasformato la dialettica politica in una campagna elettorale permanente fatta di slogan, effetti-annuncio e norme manifesto con evidenti ripercussioni sulla scarsa efficacia delle politiche pubbliche. Le due grandi missioni, per forza di cose in un’ottica di lungo periodo, sono pertanto quelle di riportare al centro l’interesse nazionale e di rigenerare la politica. Una politica fatta di contenuti e non di contenitori, di avversari e non di nemici, di realtà e non di reality, di futuro e non di presentismo.
(Politologo)
Carlo Freccero
A Gianfranco Fini chiederei di proseguire il suo atto di nomination. Quello, cioè, che ha inaugurato il giorno in cui ha puntato il dito contro il premier e pronunciato la famosa frase «Che fai, mi cacci?», segnando la frattura fra il sogno berlusconiano e il postberlusconismo. E lo esorterei ora a declinare, fino in fondo e nei fatti, quei valori che ha elencato poche sere fa nella trasmissione “Vieni via con me” e che assomigliano stranamente al sovvertimento dell’azione di governo di Berlusconi, che ha affondato l’orgoglio nazionale con gli scandali, ha sovvertito il principio della legge uguale per tutti con le leggi “ad personam”, ha attaccato continuamente la magistratura, ha distribuito qualsiasi carica pubblica in base alla collocazione politica anziché alla competenza e al merito.
(Autore televisivo)
Massimiliano Fuksas
La prima cosa da fare è eliminare la legge Bossi-Fini e prevedere un nuovo strumento legislativo che faciliti i contatti e il lavoro nell’ambito della ricerca, dell’università, e della collaborazione con le migliori teste del pianeta, senza limitazioni di paese, nazione, religione. La qualità e la meritocrazia alla fine vinceranno. Almeno spero.
(Architetto)
Giorgio Galli
C’è tutta una tradizione “di destra” di critica al capitalismo. Ecco, credo che sarebbe forse utile per Futuro e libertà recuperarne alcuni aspetti. Soprattutto in un’era come questa, in cui il capitalismo euro-americano è in crisi, sfidato dal modello cinese, da quello indiano e da quello brasiliano. Il presidente Fini ha citato talvolta Ezra Pound, che (senza considerare poi l’ultima fase del suo pensiero) ha espresso queste tendenze culturali. Sarebbe un recupero (ovviamente “critico” e “aggiornato”) importante, anche per non far avverare le critiche di chi, da destra, ha paragonato Fli a un “partito repubblicano senza La Malfa”. Insomma, c’è, credo, spazio per un elemento che potrebbe avere una sua importanza non solo come “fatto culturale”, ma anche e soprattutto cone fatto legato alla contingenza di questa fase storica.
(Politologo)
Pietro Grilli da Cortona
Dal momento che Futuro e Libertà è un partito collocato sul centro-destra, che si rivolge ad un elettorato moderato, in gran parte fatto di ceti medi, dislocato su tutta la Penisola (non può essere un partito del Sud o collocato territorialmente), non può rinunciare ai seguenti valori: unità nazionale (pur nel rispetto delle autonomie); difesa dell’economia di mercato; sviluppo del merito, come criterio di avanzamento sulla scala sociale; difesa della legalità e del rispetto delle regole; senso dello Stato, rispetto delle istituzioni, rispetto reciproco tra le istituzioni. Per quanto riguarda le cose da fare, qualche priorità: riforma delle istituzioni (fine del bicameralismo perfetto, capo del governo con maggiori poteri, riforma della giustizia) e riforma dell’Università (adeguati finanziamenti alla ricerca, e magari mandare avanti il disegno Gelmini).
(Docente universitario Roma Tre)
Riccardo Luna
Caro presidente Fini, l’ho molto ammirata lo scorso gennaio quando con pochissimo preavviso trovò il tempo di ricevere con me Nicholas Negroponte che era venuto a Roma non solo a parlare del meraviglioso progetto di dare un computer ad ogni bambino del mondo, ma del fatto che da quel giorno diventava ambasciatore del progetto Internet for Peace, ovvero della candidatura della Rete e dei suoi Padri al Nobel della Pace. E mi lasciò letteralmente senza parole quando, due mesi dopo, ospitando Lawrence Lessig e un convegno dal titolo rivoluzionario alla Camera dei deputati, “Internet è Libertà. perché dobbiamo difendere la Rete”, lei lesse parola per parola il manifesto della candidatura. Ma di cosa parliamo quando parliamo di Internet come di un’arma di costruzione di massa? Parliamo dell’autostrada del futuro, di quella infrastruttura su cui correranno informazioni, progetti, conoscenze, nuove imprese economiche, la partecipazione delle persone che è la base della democrazia. Correranno lontano da qui, perchè in Italia Internet langue: c’è un pezzo di paese che è completamente tagliato fuori dalla rete, è uno scandalo concorda? Ci sono poi tanti italiani che non la usano pur avendola perché non sanno che farci: ne vogliamo parlare? Una impresa italiana che non usa Internet non vincerà mai la concorrenza di una impresa coreana. E soprattutto non c’è un vero progetto di banda ultra larga, quando sarebbe il vero volano anticrisi. Questo mese il giornale che dirigo titola: “Sveglia Italia! No al Ponte sullo Stretto, sì alla banda larga”. E’ una campagna civile importante, signor presidente. Internet è il futuro, Internet è la libertà.
(Direttore di “Wired”)
Maurizio Makovec
Gentile presidente Fini, c’è chi dice che lei è un traditore, c’è chi dice che lei è un ambizioso, c’è chi dice che lei è un ingrato. Io penso che lei abbia avuto soltanto un complicato problema di letargia, ora sanato: per questo ha purtroppo assecondato per 16 anni gli affari e gli interessi privatissimi, del tycoon catodico di Arcore.
Poi una mattina non ha retto più, è risorto a nuova vita, ha chiesto scusa a se stesso per la cappellata ed è tornato quello di 20 anni fa: meglio tardi che mai! Io ho goduto… Pensi che ora più la sento parlare e più mi torna simpatico. E chi la chiama traditore un giorno la ringrazierà… perché è ora di mettere fine agli abusi di potere, al vilipendio delle istituzioni, alle leggi ad personam, alle zoccole di Stato e allo “stivale dei maiali” per citare Battiato. È l’ora di una rivolta etica nazionale, è ora di ricostruire dalle macerie berlusconiane una nuova Italia all’interno dell’Europa. Ci vorranno anni per riparare ai danni fatti fin nel profondo delle coscienze, i risultati arriveranno lentamente e forse lei non li vedrà… ed io neppure: (lo dico grattandomi le parti intime) ma magari li vedranno le nostre figlie. Lo si faccia per loro! Per concludere un paio di consigli: si ispiri alla filosofia delle nuove sintesi di Alain de Benoist, si legga i pezzi geniali di Massimo Fini su Iran e Afghanistan e si faccia guidare dagli scritti illuminati di Tiziano Terzani sulla pace.
(Scrittore)
Fiorella Mannoia
Abbiamo di fronte uno scenario nuovo, io chiedo a Gianfranco Fini di proseguire in questo percorso coraggioso verso una destra moderna e democratica e mantenere nel suo programma i propositi annunciati nel suo discorso di Perugia.
(Artista)
Giacomo Marramao
Anche per me che mi colloco a sinistra, l’opera che sta portando avanti Gianfranco Fini, mi pare importante e preziosa per il futuro della democrazia italiana nel ventunesimo secolo.
(Filosofo)
Maurizio Mori
Caro presidente Fini, le priorità bioetiche sono tre. Una buona legge sul testamento biologico e sul fine vita: il ddl Calabrò è un obbrobrio non emendabile, che va ripensato ex novo, mettendo al centro l’autonomia delle persone (e non l’astratta “vita”). Una buona legge sul controllo delle riproduzione che spazzi via la legge 40/04, ormai in via di smantellamento (sul tema ci vuole uno sguardo ampio, che nel solco della 194/78 valorizzi le libertà riproduttive di tutte le persone). E poi, il riordino del sistema sanitario nazionale, per evitare il “regionalismo etico”: un assurdo contrario ai diritti umani e all’universalità propria dell’etica stessa.
(Presidente Consulta di Bioetica Onlus, Torino)
Gabriele Muccino
Caro Gianfranco Fini, nonostante non mi sia mai considerato un uomo di destra, i suoi valori, le sue parole, le sue intenzioni, la sua decisione di rottura consumata in questi ultimi mesi, mi hanno dato insperata fiducia in un reale cambiamento. Cambiamento nella fiducia che gli italiani possono riguadagnare nei confronti di se stessi. Fiducia in un governo finalmente alternativo a quello che il Pdl, purtroppo anche con la sua decisiva partecipazione, questo non possiamo dimenticarlo, ha portato avanti per troppi anni, calpestando troppe volte i diritti di persone giuste, di magistrati onesti, e della dignità di troppi, davvero troppi italiani. Questo cambiamento è necessario al nostro paese per sopravvivere e tornare a essere rispettato, guardato come esempio e non più affondato, profanato e deriso a livello internazionale. Questo cambiamento che lei ora sta portando avanti, è quello che troppi italiani hanno sentito mancare per anni come l’aria. Le grandi svolte, i grandi ripensamenti, sono degli uomini intelligenti e dei veri leader. Ed è anche per questo, per questo suo cambio di rotta, che io la stimo. E posso anche spingermi a dire che al momento attuale non vedo nessun altro leader in grado di governare il nostro paese come lei. Accade così che io, uomo di sinistra, mi trovi ad avere fiducia in lei e nel suo disegno di governo, più che in questa sinistra che purtroppo, lo dico con grande rammarico, non comunica, non cattura, non propone, non combatte. È una sinistra sotto naftalina che mi scoraggia e mi avvilisce. Vorrei essere contraddetto ogni minuto. Spero che sarà presto così. A lei allora, cosa posso chiedere? Chiedo più decisionismo, chiedo più risolutezza, chiedo di temporeggiare meno, chiedo più forza, più velocità nell’agire. Chiedo anche una grande alleanza che vada al di là dei credo politici specifici ma sposi il bene assoluto del nostro paese come unico inalienabile obiettivo. Sogno un governo che unisca gli uomini migliori di centro, di destra e di sinistra uniti in un unico governo di salvezza nazionale. Perché il nostro paese va letteralmente salvato. Il nostro paese ha oggi bisogno di tutti coloro che vogliono bene al nostro paese più che a se stessi. Chiedo che quest’Italia a cui lei si rivolge con onestà e forza, possa uscire da questo terribile senso di rassegnazione, da questo lassismo, da questa apatia, da questa crisi che sembra crisi ma poi non sembra esserlo fino in fondo. Questo spettacolo di un governo che non ha saputo governare e di una crisi che non vuole compiersi è l’ultimo spettacolo che gli italiani non meritano di vedere. Sono gli ultimi schiaffi che non vogliamo ricevere. Se si deve scegliere, che si scelga. Se si deve andare che si vada. Le auguro forza, coraggio, determinazione e coerenza. Quest’Italia smarrita, involgarita, offesa, umiliata, oggi ha bisogno di lei. E non soltanto di lei. È un Italia che già c’è. Sta oggi a lei riunirla. Grazie.
(Regista)
Peppe Nanni
Il mio augurio a Gianfranco Fini è di riuscire a mantenere saldo il timone per navigare nel varco che lui stesso ha aperto, e che è un varco di speranza e innovazione per la società, ben oltre i confini tradizionali della politica, perché aiuta a rifondarla. E in questo momento io spero che lui sappia resistere, e credo che lo farà, alle sirene - non solo dei critici ma anche dei falsi amici interessati - che cercano di ricondurlo a categorie già date, a cose vecchie, a passatismi, quando invece ora incarna la speranza del nuovo, come dimostra la trasversalità del consenso che riscuote. Quindi, Gianfranco Fini ha una grande responsabilità, che è politica, in quanto la politica c’è dove nasce il nuovo, e in questo senso la distinzione tra la politica e l’amministrazione - anche la buona amministrazione - è radicale. Fini ha suscitato questo nuovo interesse non solo tra gli addetti ai lavori, ma in tanti, anche molti giovani, che con la politica sinora non avevano mai avuto a che fare, e potremmo dire anche giustamente, visto il livello antipolitico e di gossip a cui la politica si era ridotta. Il mio augurio, dunque, è che sappia far corrispondere la politica a questo nuovo, e sappia davvero rappresentare quanti oggi non sono rappresentati e si presentano insieme a lui sulla scena politica. Un grande teatro che non è un teatrino, ma una delle attività umane più belle. Con l’auspicio che Fini possa aiutare ogni cittadino a veder riconosciuto dagli altri il proprio desiderio, il proprio volto, la propria istanza di partecipazione.
(Animatore del “Forum delle idee”)
Giovanna Nuvoletti
Ho 68 anni. Il mio voto: pci, pds, ds, pd. Nel ‘95, svolta di Fiuggi, pensai: “Fini sta cambiando più a fondo di noi. Persona seria”. Nel ‘99 guardai con dispiacere il fallimento dell’Elefantino. Nel ‘03, quando visitò Israele, sentii nelle sue parole sincerità e profondità. Nel ‘07 lo vidi, dispiaciuta, salire controvoglia sul predellino. Ora, che i tempi sono maturi, lo osservo, ammirata, sfidare Berlusconi. È un uomo lucido, coerente e coraggioso, di cui l’Italia deve andare orgogliosa.
(Giornalista e scrittrice)
Gianfranco Pasquino
Caro Presidente, costruire un partito di destra moderno, democratico, laico, decente, europeo è, in questo paese, un’impresa titanica. Ci riuscì, ma non abbastanza, soltanto la Destra Storica, 1861-1876. Ma erano altri tempi, altri uomini. Mantenga, caro Presidente, la rotta. Il luogo nel quale lei combatte la sua battaglia è quello giusto. Lì è lo spazio politico. Il tempo gioca a suo favore, ma lei deve anticipare e precorrere i tempi. Se ci riuscirà, magari non subito, ma un politico vero sa che può anche perdere purché abbia la voglia e il coraggio di ricominciare a testa alta, obbligherà anche la sinistra a darsi un partito laico, moderno, europeo, decente e democratico. E, allora, avremo il bipolarismo che lei e pochi altri hanno voluto costruire e si meritano.
(Università di Bologna)
Antonio Pennacchi
Io dovrei scrivere un saggio a Fini. Intanto, gli voglio dire in bocca al lupo. Vorrei avere il tempo di scrivergli che in questo momento non ho, ma lo farò. Rivolgergli poche righe mi sembra estremamente riduttivo, più avanti gli scriverò un messaggio più articolato, però, ecco, per ora gli voglio dire che bisogna aprire una nuova fase costituente. Che ci vuole un’assemblea costituente. Su base proporzionale pura. Un’assemblea che metta il punto e progetti la terza Repubblica. In bocca al lupo! E dicesse a Bocchino di parlare un po’ meno di centrodestra, perché il profilo che Fini ha disegnato va aldilà dei recinti di destra e sinistra del ‘900. I profili che va disegnando lui sono aldilà. E gli stessi recinti di destra e sinistra andranno ormai ridiscussi e ridisegnati, sulla base delle questioni concrete. In bocca al lupo, comunque.
(Scrittore)
Giuseppe Pennisi
Caro presidente, nell’attuale contesto economico e finanziario internazionale, l’esigenza principale consiste nel tenere dritta la barra della finanza pubblica. Riesaminando, però, la tattica dei tagli lineari allo scopo di dare la priorità ai comparti - ricerca, università, istruzione - essenziali per lo sviluppo di lungo periodo della nazione. In parallelo, e nei limiti in cui la congiuntura internazionale lo consente, occorrerà riavviare il mote delle grandi riforme alla base del patto con gli elettori.
(Docente)
Franco Pittau
Egregio presidente, nel terremoto dell’Aquila, le vittime tra gli immigrati sono state “proporzionalmente” più consistenti, ma per loro, pur in un contesto produttivo bloccato, il termine di sei mesi di tempo per la ricerca di un nuovo posto di lavoro è rimasto rigido. Così è stato anche dall’inizio della crisi fino ad oggi, nonostante il crollo dell’occupazione. Ecco, il senso di giustizia impone norme più flessibili, che non costringano all’irregolarità o al rimpatrio chi vuole lavorare in Italia. Insomma, è un’esigenza per il bene del paese.
(Responsabile dossier Caritas/Migrantes)
Andrea Romano
Chi crede nella politica, a sinistra come a destra, crede nei partiti e in classi dirigenti capaci di rinnovarsi. Uno dei fallimenti storici di Silvio Berlusconi è il non essere riuscito a dotare il centrodestra italiano di un partito vero, con una vera classe dirigente, con una generazione in grado di prendere il posto della prima fila berlusconiana. Ci riuscirà Gianfranco Fini? Io lo spero, da elettore di centrosinistra ma soprattutto da cittadino che crede nella buona politica.
(Giornalista)
Daniele Scaglione
A Gianfranco Fini chiedo di “fare la rivoluzione”, ispirando ogni sua azione all’affermazione “Tutti nascono uguali in dignità e diritti”. È l’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani e applicarlo, oggi, è quanto di più rivoluzionario si possa fare. Tutto cambierebbe: nascere donna, povero o nomade non sarebbe più uno svantaggio, e neppure lo sarebbe nascere in paesi in via di sviluppo, perché l’Italia, finalmente, onorerebbe i propri impegni nella lotta all’ingiustizia nel mondo.
(Scrittore)
Antonio Scurati
Da un leader italiano di una nuova destra europea mi aspetterei, innanzitutto, il riscatto dell’orgoglio nazionale attraverso la rivendicazione del nostro immenso patrimonio culturale. Si tratta di rinazionalizzare la cultura. Non una ulteriore statalizzazione ma una nuova considerazione della cultura come bene primario per la buona vita (e per la ricchezza) della comunità nazionale. Viviamo un terzo dopoguerra, in un paesaggio di rovine morali. Usiamo, simbolicamente, le pietre della scuola dei gladiatori crollata per ricostruire le scuole e le università dell’avvenire.
(Scrittore)
Mario Seminerio
Caro presidente Fini, è tempo di spingere per una vera liberalizzazione del sistema-paese. E ci vuole coraggio, perché all’Italia non servono “aggiustamenti al margine”, traccheggiamenti, schemi consunti, “principi solenni” tanto apprezzabili quanto fumosi. No, serve discontinuità autentica, un cambiamento radicale. Serve, insomma, un messaggio che sia per davvero innovativo. Anzi, anticonformista. Liberiamo le risorse di questo paese senza aver paura di passare per “darwinisti sociali”, creiamo le condizioni per un nuovo welfare, realizziamo una vera agenda riformista: c’è un tempo per crescere e uno per redistribuire. Adesso dobbiamo crescere. Anche perché, francamente, quella torta da “redistribuire” è ormai scaduta e pure un po’ rancida…
(Economista)
Walter Siti
Caro Fini, continui a sparigliare le carte della politica italiana e non si fidi degli stereotipi, da qualunque parte vengano. Mi fa piacere se ora pensa che gli omosessuali possono fare gli insegnanti come tutti gli altri, ma apprezzi anche quelli che uguali non saranno mai. È bello sentirle dire che la patria non è più soltanto la terra dei padri, ma non dimentichi che anche senza patria si può vivere bene.
(Scrittore)
Caterina Soffici
Occhio al fighettismo. Occhio al buonismo. Occhio al “politicamentecorrettismo”. Occhio a non caderci. Tutto qui.
(Giornalista e scrittrice)
Luca Sofri
Malgrado gli interventi a “Vieni via con me”, io le differenze tra una destra perbene e una sinistra per bene non le vedo ancora, nel 2010. E non escludo che non ci siano, sulle linee generali e di principio: non sarà usare con più disinvoltura il termine “patria” a cambiare un concetto condiviso come l’amore per il posto a cui si appartiene. Quindi, ora che la destra perbene si è invece efficacemente distinta dalla destra permale, spiegandolo, forse quello che mi aspetterei è una maggiore chiarezza e definizione non tanto dei principi - siamo tutti cristiani, almeno a parole - quanto sulle loro declinazioni concrete. Meno Morricone, meno manifesti, e meno retorica enfatica: ci volevano, ora andiamo al sodo. Che programmi hanno, le persone di Futuro e Libertà?
(Giornalista e blogger)
Marcello Staglieno
Grazie, caro Presidente, per averci ridato casa. Grazie per restituire dignità alla politica, responsabilità ai militanti e invocarla soprattutto per chi governa. Grazie per guardare con attenzione - invocando cifre precise e non flatus vocis - a un federalismo che resta a tutt’oggi una scatola vuota
(Giornalista)
Mario Tozzi
Caro presidente Fini, a “Vieni via con me” Pierluigi Bersani non ha nominato né il paesaggio né l’ambiente. Lei invece lo ha fatto. Continui su questa strada, protegga l’ambiente, visto che è l’unico politico che lo sta facendo. Metta questo tema fondamentale al centro dell’azione politica.
(Scienziato)
Enrico Vaime
Attento alle spalle e avanti così.
(Giornalista)
Roberto Vecchioni
Auguro all’onorevole Fini che nel futuro del suo movimento politico la cultura possa sempre essere ai primi posti del programma. Perché è lei a garantirci, sempre, la libertà di scegliere…
(Cantautore)
Sofia Ventura
Caro Presidente, ci hai promesso una destra liberale, laica e repubblicana; hai ridato speranza a chi crede che attraverso la politica si possa rilanciare l’Italia e renderla un luogo dove sia possibile costruire il proprio futuro. Per questo, ti chiedo di non abbandonare la strada, lunga e difficile, che potrà rendere concreti i nostri sogni. Richiamando tutti al senso di responsabilità, hai mostrato di non volere risolvere l’attuale crisi con governicchi e compromessi al ribasso, mantieni la rotta e le risorse di intelligenza, entusiasmo e impegno che sono state messe a tua disposizione non andranno disperse.
(Politologa)

(da “il Secolo d’Italia“)
www.destradipopoolo.net