La storia
Il re si traveste per smascherare
la sanità malata
Missione segreta per Abdallah di Giordania Con la barba e il bastone in un consultorio
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE


Il disegno pubblicato da un giornale giordano mostra il travestimento del re
GERUSALEMME — Alle 10 di mer*coledì mattina c'è già coda al consul*torio pubblico di Shmeisani, zona ovest di Amman, proprio dietro l’al*bergo Le Meridien. La kefiah biancorossa in testa, una lunga ja*labiya nera, un bastone a simula*re vecchiaia, la barba incolta e ingrigita, un uomo d’una certa età si presenta sottobraccio a un giovane. Si registra allo spor*tello, aspetta il suo turno: «Que*sta è la cartella medica di mia moglie. Si chiama Intisar al-Rashdan, deve fare degli esa*mi urgenti».

L’impiegato dà un’occhiata: «E dov’è la pazien*te? ». «Vive a Irbid. Ma è vecchia, ha problemi di cuore, non può venire». «Va bene, compili questo modulo...». I due si siedono. Scrivono. Annotano anche il numero di carta d’identità della signora Intisar. Riconsegnano il papiro e aspettano. Quindici minuti. Finché l’impiegato non controlla i do*cumenti, richiamandoli: «Ma la vo*stra famiglia non ha un’assicurazio*ne medica, vero?». «No, siamo pove*ra gente...». «Allora dovete salire al primo piano e chiedere della dotto*ressa Fatima Khalifa...». «Ma dobbia*mo rifare la coda?». «Mi spiace...». Il re non è nudo. Ama travestirsi. E smascherare la burocrazia malata. Re Abdallah II di Giordania ha due cose in comune col nostro ministro Brunetta: l’altezza e l’odio per i fannulloni.

Come usava il calif*fo Omar ibn al-Khattab, che si fingeva mendicante per sag*giare la generosità dei suddi*ti, come faceva papà Hus*sein che di nascosto entrava nelle caserme ad assaggiare il rancio dei suoi soldati, sta*volta Sua Maestà voleva con*trollare se è vero che la sani*tà funziona così così, nel re*gno hashemita, e se soltanto i ricchi hanno la possibilità di rice*vere cure adeguate in cliniche pri*vate da settecento euro a notte e perché mai questo consultorio di Sh*meisani rimandi a casa, senza visitar*li, centocinquanta pazienti al giorno. Abdallah non s’è mascherato molto bene, però: quand’è salito al primo piano, e s’è messo a far domande a chi aspettava in coda, qualcuno l’ha sgamato. Inutile fare «ssssst!...» col dito, im*plorare discrezione. Per tutta la Gior*dania è stato subito un tamtam di sms, la notizia è finita sul web e in poche ore è stata confermata dalla corte reale. Il tutto mentre l’ignara, povera dottoressa Khalifa, che non aveva capito affatto, indifferente e un po’ seccata spiegava al sovrano che «senza pazien*te non si può nulla, l’uni*ca è mandare la documen*tazione al dipartimento centrale che poi chiederà un parere al Royal Divan, per le autorizzazioni, e in*somma tornate fra una set*timana per avere una rispo*sta... ». Realista, il re.

Era da un po’ che non si camuffava: nel ’99 si fe*ce visitare tre volte all’ospedale Al Bashir e poi, finto businessman, an*dò alla frontiera saudita per verifica*re quante mazzette intascassero i do*ganieri. Due anni dopo, assieme al principe Alì, si presentò all’ufficio tasse per chiedere (senza ottenerlo) un rimborso. «Quand’ero erede al tro*no — ha spiegato una volta —, usci*vo a teatro, al supermarket o a fare i picnic con mia moglie. Diventato re, una sera ero a New York e provai ad andare al cinema per vedere Matrix: mi vennero dietro dieci auto, moto, la polizia col lampeggiatore, ventisei agenti... Allora mi dissi: devo fare qualcosa, per tenere il contatto con la realtà». Un po’ c’è riuscito. Sul sito del quotidiano giordano Al arab Al yawm (Arabi oggi), i commenti sono 51.244 e quasi tutti favorevoli. Le sue improvvisate sono diventate l’incu*bo del pubblico impiego giordano: «Mi dicono che, dopo, il servizio mi*gliora... ». I cittadini non avranno an*cora un trattamento da re. Ma, alme*no in quegli uffici, non li considera*no più come sudditi.

Francesco Battistini
29 maggio 2009
Il re si traveste per smascherare la sanità malata - Corriere della Sera