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Discussione: La guerra delle monete

  1. #8031
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    Predefinito Re: La guerra delle monete

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    https://www.rischiocalcolato.it/2017...nanziario.html

    Bitcoin Sempre meno Moneta di Scambio, Sempre più (e Solo) asset Finanziario
    Non credo che qualcuno ai piani alti non lo avesse previsto , sono tutte ruote che girano per concentrare i soldi nelle mani di pochi ... i soliti innominabili .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

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  2. #8032
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    Predefinito Re: La guerra delle monete

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #8033
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    Predefinito Re: La guerra delle monete

    PERCHE' DICO NO A CHI VUOLE ABOLIRE IL CONTANTE
    di Alessandro Montanari
    Chi controlla il denaro può controllare il mondo
    Henry Kissinger
    Vorrei sbagliarmi ma temo che le elite che governano la globalizzazione intendano sottoporre l'umanità ad un nuovo pericoloso salto nel buio, mettendo fine all'era millenaria della moneta materiale. Un processo di progressiva smaterializzazione del denaro, in effetti, è già avviato da tempo, ma quello che forse non sapete è che in alcuni Paesi-pilota è ormai prossimo al completamento.
    Lo scorso novembre, ad esempio, la Svezia ha comunicato al mondo di aver ridotto le compravendite in contanti a meno del 2 per cento delle transazioni complessive. Sotto la spinta delle campagne governative, la gran parte dei negozianti ha infatti scelto di accettare in via esclusiva il pagamento elettronico, determinando così la sostanziale scomparsa di banconote e monete. Non solo. L'euforia futurista degli svedesi è tale che le ferrovie pubbliche hanno potuto persino introdurre - senza alcuno scandalo e purtroppo con buon successo - un nuovo inquientante metodo per acquistare biglietti e abbonamenti: l'impianto di un bancomat in formato microchip nella mano dei passeggeri.
    Io non credo, come sostiene qualcuno, che la Svezia sia un caso particolare, ovvero che gli svedesi si siano spinti così in là solo in virtù della loro spiccata attitudine tecnologica. Credo al contrario che la Svezia, proprio per questa caratteristica della sua popolazione, sia stata scelta come Paese-laboratorio di una rivoluzione da presentare ed estendere al resto del mondo.
    L'abolizione del denaro contante, infatti, è esplicitamente sostenuta dal Fondo Monetario Internazionale che ha suggerito un vademecum di misure legislative all'attenzione dei governi di tutto il pianeta, raccogliendo subito il consenso della Commissione Europa che tuttavia, nello scorso luglio, ha dovuto constatare la drastica ostilità al progetto del 95 per cento dei cittadini europei. Ecco perché è così importante creare esempi “positivi” ed ecco perché alcuni Stati - oltre alla Svezia, Danimarca, Stati Uniti, e Australia – si stanno dando veri e propri crono-programmi per raggiungere l'obiettivo nell'arco, non di decenni, ma di qualche anno.
    Per scardinare un'abitudine tanto radicata nell'umanità quale quella di maneggiare il denaro, non può certo bastare l'imposizione legislativa. Resta infatti indispensabile ottenere il consenso, o quantomeno la passiva indifferenza, di un'opinione pubblica che oggi, tuttavia, è facilmente irretita da tutto ciò che le vien presentato come moderno. Come se “moderno”, nel vocabolario di questo tecno-mondo globale, fosse sempre e comunque sinonimo di “migliore”.
    Il caso italiano, da questo punto di vista, appare illuminante. Chi sostiene attivamente l'archiviazione del contante – perlopiù la stampa d'ispirazione mondialista, attraverso la penna di alcuni personaggi d'indubbia autorevolezza presso i cittadini – lo fa con una logica semplicistica che della scomparsa fisica dei soldi descrive solo i possibili vantaggi, trascurando accuratamente di immaginarne i molteplici, e direi più che probabili, effetti collaterali.
    Ci viene ad esempio spiegato che impedire la circolazione della cartamoneta ridurrà l'evasione fiscale, determinerà la fine di spaccio e prostituzione e renderà assai meno macchinosa, sebbene totalmente tracciabile, la nostra vita di consumatori. Smettendo di maneggiare banconote, insomma, ci trasformeremmo sic et simpliciter in un piccolo paradiso terrestre, abitato da cittadini progrediti, redenti da ogni vizio ed irreprensibili.
    Trovo questa narrazione gravemente parziale e lacunosa. Anche perché la smaterializzazione del denaro, a mio modo di vedere, finirà soprattutto per trasferire la potestà effettiva sul denaro da chi lo possiede a chi lo custodisce.
    Prima di arrivare a questa mia personale e drastica conclusione, credo però che sia il caso di rimettere un po' d'ordine nei ragionamenti altrui.
    Ritengo profondamente fuorviante, ad esempio, ricondurre il fenomeno dell'evasione e del riciclaggio alla sola irrintracciabilità del denaro contante. Chi propaganda questa vulgata difetta di senso delle proporzioni allo stesso modo di chi imputa gli ammanchi erariali ai baristi che non battono scontrino e agli idraulici che non emettono fattura. Non dispongo di dati, ma forse anche voi, come me, avete la vaga sensazione che i danni inferti al nostro erario dall'evasione delle tazzine di caffé e delle riparazioni di tubi siano di scala decisamente inferiore ai danni complessivamente inflitti alla nostra economia dagli squali della finanza derivata e dai furbetti dei trasferimenti contabili. Bene. Questa economia elettronica non si nutre di banconote, ma di voraci algoritmi del tutto indipendenti da ogni riferimento tangibile, e dubito che la scomparsa della cartamoneta potrà ridurre in alcun modo il suo potenziale distruttivo. Al contrario, semmai, aumenterà la dipendenza del reale dal virtuale.
    Sarebbe inoltre il caso di ammettere - e alcuni giudici coraggiosi, in Italia, l'hanno già riconosciuto - che l'evasione non è tutta di natura criminale, ma che c'è anche un'evasione di sopravvivenza, commessa a scopo, oserei dire, umanitario: per non licenziare i propri dipendenti, per sfamare la famiglia o per pagare forniture indispensabili a tirare avanti l'azienda.
    Quanto al problema del riciclaggio, poi, temo che la malavita organizzata abbia già realizzato che un complice nell'ambiente della tecno-finanza sia più utile di cento spalloni.
    Un altro aspetto che i sostenitori della smaterializzazione del contante non denunciano - oltre a quello, forse dato ormai per inevitabile, dell'asfissiante pedinamento dei nostri comportamenti - riguarda l'increscioso strapotere che ne deriverebbero le banche, le quali, come i signori della globalizzazione sanno bene, non godono oggi di grande fiducia popolare.
    Immaginiamoci una situazione divenuta, a noi italiani, abbastanza familiare. Supponiamo che abbiate il conto in un istituto che sta precipitando in borsa o sul quale Bankitalia abbia avviato accertamenti o la magistratura ordinaria abbia disposto un'inchiesta. Essendo in vigore il bail in, dovreste preoccuparvi di poter perdere i vostri risparmi e sarebbe vostro sacrosanto diritto ritirare, precauzionalmente, tutto il vostro patrimonio. Già oggi, con il tetto ai prelievi, questa operazione non vi sarebbe possibile oltre il limite, ridicolo, di mille euro al giorno e 5mila euro al mese, ma domani, una volta abolito per legge il contante, prelevare sarà letteralmente impossibile. Dunque non avreste altra scelta che spostare quel denaro da un istituto all'altro, nell'irragionevole speranza che l'istituto prescelto non abbia alcuna interdipendenza con la banca dalla quale desideravate fuggire.
    I vostri soldi, come già detto, non saranno più solo vostri, ma saranno anche di chi li custodisce e, se permettete, dubito che sollevare le banche dal rischio della corsa agli sportelli le indurrà ad una minore spregiudicatezza finanziaria.
    Vorrei poi che mi faceste la personale cortesia di non abboccare alla favoletta di chi racconta che l'informatizzazione del denaro è il metodo di custodia più sicuro perché, a conti fatti, non appare molto più sicuro del materasso. Il denaro virtuale, infatti, vi espone a numerosissimi pericoli di sottrazioni indebite, che vanno dall'applicazione di costi occulti all'infiltrazione telematica, tralasciando qui l'eventualità – che sbagliereste a considerare remota giacché contemplata in tutti gli scenari di pubblica sicurezza - di un black-out vasto o prolungato che sarebbe in grado, in comunità senza contanti, di paralizzare completamente ogni attività umana.
    Temo infine che, bombardati da valutazioni di ordine pratico, si corra il rischio di sottovalutare le gravi implicazioni psico-pedagogiche che la smaterializzazione del denaro avrebbe, in particolare, sulle nuove generazioni.
    Sono stato bambino negli anni '80 e ricordo perfettamente che venivamo educati a maneggiare il denaro. Genitori e nonni ci concedevano piccole mance da amministrare oculatamente, per poi provare l'ebbrezza di acquistare, da soli, ciò che più desideravamo. Ricordo ancora il momento in cui, dopo estenuanti settimane di attesa, consegnai al negoziante una cinquantina di banconote da 500 lire per ricevere in cambio un meraviglioso pallone di basket, marca Spalding, che a quel punto non era più solo un gioco, ma anche la mia prima esperienza autonoma di gestione finanziaria. Ricordo peraltro che alle elementari, in perfetta armonia con gli insegnamenti familiari allora in voga, le insegnanti ci fecero costruire un salvadanaio di cartone, a forma di casa, invitandoci ad usarlo come gli adulti facevano uso della banca, ovvero depositandovi, quando potevamo, una moneta da cento lire.
    Quello sarà forse stato un mondo piccolo e provinciale, ne convengo, ma attraverso quell'esperienza materiale del denaro noi bambini imparavamo a risparmiare, a non spendere più di quanto era possibile spendere ed anche, forse, a selezionare i desideri.
    Privare i bambini di questa esperienza tattile, visiva e dunque concreta del denaro rischia di avere effetti secondari dirompenti. Se il denaro esiste solo come astrazione, il processo educativo alla spesa responsabile e al risparmio viene automaticamente a cadere, soppiantato dalla libertà ingannevole di questa contabilità neo-liberistica del debito/credito per cui chiunque può ottenere immediatamente tutto ciò che vuole – senza nemmeno provare il gusto di desiderarlo – semplicemente diminuendo l'entità dei propri crediti o aumentando l'entità dei propri debiti. Nella scuola di oggi, peraltro, non ci sono case di cartone e gli scolari, guarda caso, vengono valutati proprio così: attribuendo debiti e crediti.
    Non ho fatto studi di pedagogia, ma credo che questo sistema non potrà che trasformare i bambini in consumatori precoci e compulsivi ed i consumatori compulsivi in cittadini sottomessi. Perché chi contrae un debito ha l'onere di ripagarlo, chi deve ripagare un debito necessita di denaro e chi ha bisogno di denaro deve lavorare per guadagnarselo. Ed io ho il sospetto, che confina ormai con la certezza, che quel lavoratore non riuscirà a dire un solo no. E nessuno mi toglierà dalla testa che un salvadanaio di cartone, a forma di casa, gli avrebbe garantito un futuro migliore. Più solido, consapevole e dignitoso.
    PERCHE' DICO NO A CHI VUOLE ABOLIRE IL CONTANTE | L'interesse nazionale

  4. #8034
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #8035
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    Predefinito Re: La guerra delle monete

    Nel nuovo anno la borsa "Shanghai International Energy Exchange" lancerà i futures di greggio quotati in yuan. Il debutto di questo nuovo strumento avrà pesanti conseguenze geopolitiche e finanziarie, scrivono gli analisti.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #8036
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    Predefinito Re: La guerra delle monete

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #8037
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    Predefinito Re: La guerra delle monete

    Alle 16.45 è stata superata per la prima volta dal 2015 la soglia dell'1.18 CHF per 1 euro (1.1802).

  8. #8038
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    Predefinito Re: Rif: La guerra delle monete

    L’oro statunitense è invendibile
    Secondo Ronan Manly, esperto di lingotti del BullionStar di Singapore, gli Stati Uniti non permettono a nessuno di esaminare le proprie riserve auree. Anche se il Tesoro USA avesse i miliardi che dichiara di avere, questo oro non è vendibile.
    Il governo degli Stati Uniti afferma di detenere 8133,5 tonnellate di metallo dorato nelle riserve ufficiali. Il cinquantotto percento si troverebbe a Fort Knox, nel Kentucky, il 20 percento a West Point, a New York, il 16 percento a Denver Mint in Colorado e il 5 percento presso la Federal Reserve di New York.
    “L’intera faccenda delle riserve auree degli Stati Uniti è opaca e segreta. Queste riserve non sono mai state oggetto di una completa revisione indipendente, e i loro guardiani della Zecca e della FED di New York non lasceranno che nessuno entri nei caveau per vederli e contarli”, diceva Manly a RT.
    In ogni caso, secondo l’esperto, anche se il Tesoro statunitense è stato accusato molte volte di possedere molto meno oro di quanto sostiene, c’è un altro motivo: l’oro statunitense è di scarsa qualità. “Anche i dettagli forniti sulle presunte riserve auree degli Stati Uniti mostrano che la maggior parte dei lingotti ha poco oro e il loro peso non soddisfa le specifiche del lingotto d’oro standard ‘di buona lega’”, aggiungeva. “Ecco perché, anche se gli Stati Uniti avessero la quantità di oro che affermano di avere, la maggior parte è invendibile sul mercato internazionale e può essere utilizzata solo nel commercio con altre banche centrali che vogliano scambiare lingotti d’oro di buona qualità con quelli di qualità inferiore e dal peso insolito degli Stati Uniti“, aggiungeva.
    Se è vero che le riserve auree degli Stati Uniti sono inferiori a quanto affermato, si riconfigurerebbe completamente l’economia globale, predice Manly. Ciò non influenzerebbe direttamente il dollaro USA, né comporterebbe un cambio immediato nell’uso del dollaro USA nel commercio internazionale, ma le conseguenze sarebbero considerevoli. “In primo luogo, la prova che le riserve auree degli Stati Uniti sono inferiori a quelle dichiarate aumenterebbe la pressione per un controllo indipendente completo di tutte le riserve auree degli Stati Uniti. Punterebbe anche sulle riserve auree di altri importanti blocchi commerciali, come eurozona, Cina e Russia, e aprirebbe il dibattito sul ruolo dell’oro nel sistema monetario internazionale. Qualcosa che il governo degli Stati Uniti cerca sempre di evitare“, dice l’esperto. “Poi dovremmo spostare l’attenzione verso i detentori internazionali di dollari USA prima dell’agosto 1971, quando Nixon chiuse il mercato commerciale dell’oro perché in fin dei conti quei dollari fluttuanti per le liquidazioni, detenuti all’epoca dalle banche centrali estere, sono ancora tecnicamente convertibili in oro al prezzo ufficiale dell’epoca“, aggiungeva. E per di più, se l’oro detenuto dal Tesoro degli Stati Uniti è denaturato, si avrà ulteriore pressione sulle altre banche centrali il cui oro si trova negli Stati Uniti.
    Un serio controllo delle riserve auree degli Stati Uniti dovrebbe includere la pesatura di tutti i lingotti, la verifica del loro contenuto in oro e pubblicazione del peso totale; la verifica dovrebbe essere effettuata da un revisore completamente indipendente. Secondo Manly, Washington non lo permetterà mai.
    https://aurorasito.wordpress.com/201...e-invendibile/

  9. #8039
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    Predefinito Re: Rif: La guerra delle monete

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    L’oro statunitense è invendibile
    Secondo Ronan Manly, esperto di lingotti del BullionStar di Singapore, gli Stati Uniti non permettono a nessuno di esaminare le proprie riserve auree. Anche se il Tesoro USA avesse i miliardi che dichiara di avere, questo oro non è vendibile.
    Il governo degli Stati Uniti afferma di detenere 8133,5 tonnellate di metallo dorato nelle riserve ufficiali. Il cinquantotto percento si troverebbe a Fort Knox, nel Kentucky, il 20 percento a West Point, a New York, il 16 percento a Denver Mint in Colorado e il 5 percento presso la Federal Reserve di New York.
    “L’intera faccenda delle riserve auree degli Stati Uniti è opaca e segreta. Queste riserve non sono mai state oggetto di una completa revisione indipendente, e i loro guardiani della Zecca e della FED di New York non lasceranno che nessuno entri nei caveau per vederli e contarli”, diceva Manly a RT.
    In ogni caso, secondo l’esperto, anche se il Tesoro statunitense è stato accusato molte volte di possedere molto meno oro di quanto sostiene, c’è un altro motivo: l’oro statunitense è di scarsa qualità. “Anche i dettagli forniti sulle presunte riserve auree degli Stati Uniti mostrano che la maggior parte dei lingotti ha poco oro e il loro peso non soddisfa le specifiche del lingotto d’oro standard ‘di buona lega’”, aggiungeva. “Ecco perché, anche se gli Stati Uniti avessero la quantità di oro che affermano di avere, la maggior parte è invendibile sul mercato internazionale e può essere utilizzata solo nel commercio con altre banche centrali che vogliano scambiare lingotti d’oro di buona qualità con quelli di qualità inferiore e dal peso insolito degli Stati Uniti“, aggiungeva.
    Se è vero che le riserve auree degli Stati Uniti sono inferiori a quanto affermato, si riconfigurerebbe completamente l’economia globale, predice Manly. Ciò non influenzerebbe direttamente il dollaro USA, né comporterebbe un cambio immediato nell’uso del dollaro USA nel commercio internazionale, ma le conseguenze sarebbero considerevoli. “In primo luogo, la prova che le riserve auree degli Stati Uniti sono inferiori a quelle dichiarate aumenterebbe la pressione per un controllo indipendente completo di tutte le riserve auree degli Stati Uniti. Punterebbe anche sulle riserve auree di altri importanti blocchi commerciali, come eurozona, Cina e Russia, e aprirebbe il dibattito sul ruolo dell’oro nel sistema monetario internazionale. Qualcosa che il governo degli Stati Uniti cerca sempre di evitare“, dice l’esperto. “Poi dovremmo spostare l’attenzione verso i detentori internazionali di dollari USA prima dell’agosto 1971, quando Nixon chiuse il mercato commerciale dell’oro perché in fin dei conti quei dollari fluttuanti per le liquidazioni, detenuti all’epoca dalle banche centrali estere, sono ancora tecnicamente convertibili in oro al prezzo ufficiale dell’epoca“, aggiungeva. E per di più, se l’oro detenuto dal Tesoro degli Stati Uniti è denaturato, si avrà ulteriore pressione sulle altre banche centrali il cui oro si trova negli Stati Uniti.
    Un serio controllo delle riserve auree degli Stati Uniti dovrebbe includere la pesatura di tutti i lingotti, la verifica del loro contenuto in oro e pubblicazione del peso totale; la verifica dovrebbe essere effettuata da un revisore completamente indipendente. Secondo Manly, Washington non lo permetterà mai.
    https://aurorasito.wordpress.com/201...e-invendibile/
    Tutto tungsteno placcato?
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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