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Discussione: La guerra delle monete

  1. #981
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    Predefinito Rif: La guerra delle monete

    Ultimatum Ue alla Grecia 'Subito austerity o stop agli aiuti' - Economia - ANSA.it

    LUSSEMBURGO - Ultimatum della Ue alla Grecia: o il Parlamento ellenico approva subito il nuovo programma di austerity - dal risanamento dei conti alle privatizzazioni - oppure dall'Europa e dal Fondo monetario internazionale non arriverà più un euro. Nemmeno la quinta tranche di prestiti prevista dal piano di salvataggio da 110 miliardi varato lo scorso anno. Tranche da 12 miliardi (8,7 dalla Ue e 3,3 dall'Fmi) senza la quale Atene non riuscirà a rimborsare i titoli di Stato in scadenza tra luglio e agosto, andando incontro a bancarotta sicura. L'Eurogruppo - che ieri notte a Lussemburgo, dopo una seduta fiume, ha rinviato la decisione sui prestiti - ha dato quindi ad Atene due settimane di tempo. Il suo presidente, Jean-Claude Juncker, ha convocato l'ennesima riunione straordinaria dei ministri di Eurolandia per domenica 3 luglio: questa è la deadline e in quell'occasione, non oltre, si deciderà se versare o meno i soldi nelle casse dello Stato greco. 'Mister Euro' è chiaro: "La sostenibilità del debito pubblico greco può essere garantita solo attuando il programma di austerity. Non ci sono alternative". E a chi gli chiede sull'enorme difficoltà di realizzare in poco tempo privatizzazioni per 50 miliardi di euro, taglia corto: "Le devono fare e basta".
    Segue.

    E' pur vero che la Grecia ha colpe perchè ha falsificato i bilanci.
    Ma non è certo la sola, e la colpa è tutta dei politici.
    Viceversa a pagare sarà come al solito il popolo.
    Mi auguro che quello greco abbia la possibilità di farsi sentire.
    Anche perchè sta passando il pericolosissimo principio per le nazioni europee dell'addio alla propria sovranità.
    E chiaramente questo sarebbe solo l'inizio.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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  2. #982
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    Predefinito Rif: La guerra delle monete

    Sole24ore
    Moody's: possibile downgrade per Enel, Eni, Finmeccanica, Poste e Terna -
    Borse pesanti, Piazza Affari la peggiore in Europa (- 2,1 %) 21:09

    La decisione dell'agenzia di rating, spiega la nota, è legata alla messa sotto osservazione del rating sovrano dell'Italia comunicata venerdì scorso che oggi ha spinto al ribasso la Borsa di Milano
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #983
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    Predefinito Rif: La guerra delle monete

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio



    E' pur vero che la Grecia ha colpe perchè ha falsificato i bilanci.

    è vero,
    ma i poteri apolidi che volevano a ogni costo la sua entrata
    in zona euro, lo sapevano benissimo.

    del resto si sta già trattando per l'entrata della croazia, albania,
    poi il maghreb il sahel, etc. che dovranno naturalmente
    misurarsi e parametrarsi sui livelli economici, produttivi e
    organizzativi di francoforte.

    chiaro che gli stessi poteri nel breve periodo,
    ripeteranno la sceneggiata odierna, biasimando e ammonendo
    le new entry per la manifesta incapacità di imitare alla perfezione
    le virtù teutoniche.

    la smettessero una buona volta, e lasciassero ogni paese libero
    di darsi una economia e una statualità coincidente con le sue reali
    potenzialità e attitudini.

  4. #984
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    Predefinito Rif: La guerra delle monete

    E bravo!
    Merkel e Sarkosy sempre ebrei sono.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #985
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    Predefinito Rif: La guerra delle monete

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubri...816428810.html

    Ore di attesa ad Atene, anche se la fiducia pare scontata.
    Ma in piazza stanno arrivando fiumi di persone.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 22-06-11 alle 00:02
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #986
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    Predefinito Rif: La guerra delle monete

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #987
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    Predefinito Rif: La guerra delle monete

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #988
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    Predefinito Rif: La guerra delle monete

    Grecia: Bernanke, e' rischio potenziale per sistema globale
    22 giugno, ore 21:05
    Roma, 22 giu. (Adnkronos) - La Grecia e' un "rischio potenziale" per il sistema finanziario globale. E' quanto sostiene il presidente della Fed, Ben Bernanke. Questo, soprattutto perche' un "default disordinato" in un paese europeo potrebbe "intorbidire i mercati finanziari" e "incidere sugli Usa".

    Viene da urlare:
    FORZA GRECIA!!!!!!!!!!!!

    Fuori le bandiere!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #989
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    Predefinito Rif: La guerra delle monete

    E proprio oggi la Merkel ha detto chiaro e tondo che non esiste modo perchè il default possa essere "ordinato".
    Non parla per interessi delle banche tedesche, lo fa piuttosto perchè deve stare molto attenta all'opinione pubblica.
    I tedeschi, ed in generale tutti i popoli nordici, non ne vogliono più sentir parlare di aiuti a chicchessia, ben sapendo che sono soldi che non torneranno mai.
    Alle banche, che nel frattempo si sono liberate di quasi il 40% dei titoli greci, chiede, come fa pure Sarkò, di intervenire volontariamente.
    Come? Semplice, rinnovando le scadenze dei titoli, cioè in pratica riconoscendo che la Grecia debitrice non può tener fede agli impegni.
    Ma secondo voi le banche potranno fare ciò?
    Un gran bel casino.
    A mio avviso non so se ne verranno fuori, mi sa che ogni giorno che passa si fa sempre più concreta la possibilità del default, chiamato magari in altro modo. Spesso basta cambiare le terminologie per far cambiare le cose, in politica. In economia non so, non credo.
    E il nuovo governo greco, che ha assolto il facile compito di raggiungere la maggioranza, ha ora il compito difficilissimo, per non dire impossibile, di approvare la manovra lacrime e sangue che metterebbe in ginocchio definitivamente il Paese, con la piazza che sembra disposta a tutto pur di non farlo approvare.
    Anche perchè servirebbe solo ad avere altri aiuti, che dovranno essere restituiti con tanto di interessi, e i problemi non si risolverebbero mai.
    E quindi mi sa che è meglio prepararsi.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #990
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    Predefinito Rif: La guerra delle monete

    Islanda un paese che vuole punire i banchieri responsabili della crisi
    22 giugno 2011 | Autore Nicoletta Forcheri


    Dal 2008 la gran maggioranza della popolazione occidentale sogna di dire “no” alle banche, ma nessuno ha osato farlo. Nessuno eccetto gli islandesi, che hanno fatto una rivoluzione pacifica che non solo è riuscita a rovesciare un governo e abbozzare una nuova costituzione, ma cerca anche di incarcerare i responsabili della débacle economica del paese.
    La scorsa settimana a Londra e Reykjavik sono state arrestate 9 persone per la loro presunta responsabilità nel crollo finanziario dell’Islanda del 2008, una crisi profonda che si è sviluppata in una reazione pubblica senza precedenti che sta cambiando la direzione del paese.
    È stata una rivoluzione senz’armi in Islanda, paese che ospita la più antica democrazia al mondo (dal 930), e i cui cittadini sono riusciti a effettuare il cambiamento solo facendo dimostrazioni e sbattendo pentole e tegami. Perché gli altri paesi d’Occidente non ne hanno neppur sentito parlare?
    La pressione dei cittadini islandesi è riuscita non solo a far cadere un governo, ma anche a iniziare la stesura di una nuova costituzione (in corso), e sta cercando di incarcerare i banchieri responsabili della crisi finanziaria del paese. Come dice il proverbio, chiedendo le cose con garbo, è molto più facile ottenerle.
    Questo tranquillo processo rivoluzionario ha le sue origini nel 2008 quando il governo islandese decise di nazionalizzare le tre maggiori banche, Landsbanki, Kaupthing e Glitnir, i cui clienti erano principalmente britannici, e nord- e sud-americani.
    Dopo la presa in carico da parte statale, la moneta ufficiale (krona) precipitò e la borsa valori sospese l’ attività dopo un crollo del 76%. L’Islanda stava andando in bancarotta e per salvare la situazione, il Fondo Monetario Internazionale iniettò 2.100 milioni di dollari USA e i paesi Nordici contribuirono con altri 2.500 milioni.
    Grandi piccole vittorie di gente comune
    Mentre le banche e le autorità locali ed estere stavano disperatamente cercando soluzioni economiche, gli islandesi si sono riversati in strada e le loro persistenti dimostrazioni quotidiane davanti al parlamento a Reykjavik hanno provocato le dimissioni del primo ministro conservatore Geir H. Haarde e del suo intero gabinetto.
    I cittadini esigevano inoltre di convocare elezioni anticipate, e ci sono riusciti: in aprile è stato eletto un governo di coalizione formato dall’Alleanza Social-democratica e dal Movimento Verde di Sinistra, capeggiato dalla nuova prima ministra Jóhanna Sigurðardóttir.
    Per tutto il 2009 l’economia islandese continuò a essere in situazione precaria (alla fine dell’anno il PIL era calato del 7%) ma ciononostante il parlamento propose di rifondere il debito alla Gran Bretagna e ai Paesi Bassi con un esborso di 3.500 milioni di euro, somma da pagarsi ogni mese da parte delle famiglie islandesi per 15 anni all’interesse del 5.5%.
    La decisione riaccese la rabbia negli islandesi, che tornarono in strada esigendo che, almeno, tale scelta fosse sottoposta a referendum. Altra piccola vittoria per i dimostranti: nel marzo 2010 si tenne appunto tale consultazione elettorale e uno schiacciante 93% della popolazione rifiutò di rifondere il debito, almeno a quelle condizioni.
    Ciò costrinse i creditori a ripensare l’operazione migliorandola con l’offerta di un tasso del 3% protratto per 37 anni. Ma anche questo non bastava. L’attuale presidente, al vedere il parlamento approvare l’accordo con un margine esiguo, ha deciso il mese scorso di non ratificarlo e di chiamare il popolo islandese alle urne per un referendum in cui avrà l’ultima parola.
    I banchieri scappano per la paura
    Tornando alla situazione tesa del 2010, quando gli islandesi si rifiutavano di pagare un debito contratto da squali finanziari senza consultazione, il governo di coalizione aveva promosso un’indagine per stabilire le responsabilità legali della fatale crisi economica arrestando già parecchi banchieri e alti dirigenti strettamente collegati alle operazioni arrischiate.
    Fonte: » Islanda, un paese che vuole punire i banchieri responsabili della crisi – Pressenza › Centro Studi Sereno Regis
    L’Interpol frattanto aveva emesso mandato di cattura internazionale contro Sigurdur Einarsson, ex-presidente di una delle banche coinvolte. Questa situazione ha spaventato banchieri e dirigenti inducendoli a lasciare il paese in massa.
    In questo contesto di crisi, si è eletta un’assemblea per redigere una nuova costituzione che rifletta le lezioni apprese nel frattempo sostituendo quella attuale, ispirata alla costituzione danese.
    Per far ciò, anziché chiamare esperti e politici, gli islandesi hanno deciso di rivolgersi direttamente alla gente, che dopo tutto detiene il potere sovrano sulla legge. Più di 500 islandesi si sono presentati come candidati a partecipare a tale esercizio di democrazia diretta e a scrivere una nuova costituzione. Ne sono stati eletti 25, senza affiliazioni partitiche, compresi avvocati, studenti, giornalisti, agricoltori e sindacalisti.
    Fra l’altro, questa costituzione richiederà come nessun’altra la protezione della libertà d’informazione e d’ espressione nella cosiddetta Iniziativa per i Media Moderni Islandesi, in un progetto di legge che mira a rendere il paese un porto sicuro per il giornalismo d’indagine e per la libertà d’informazione, dove si proteggano fonti, giornalisti e provider d’Internet che ospitino reportage di notizie.
    La gente, per una volta, deciderà il futuro del paese mentre banchieri e politici assistono alla trasformazione di una nazione dai margini.
    Fonte: El Confidencial, diario de información en español
    TRANSCEND Media Service. Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis
    Titolo originale: Iceland, a Country That Wants to Punish the Bankers Responsible for the Crisis

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    Islanda un paese che vuole punire i banchieri responsabili della crisi | STAMPA LIBERA
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 

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