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Discussione: 'Vieniviaconme'

  1. #1
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    Predefinito 'Vieniviaconme'

    Nove milioni di spettatori, qualcuno parla "nuova televisione" post-berlusconiana, facili attacchi alla Chiesa cattolica sulla bioetica, e ovviamente la politica: l'uomo delle liberalizzazioni sotto il governo Prodi (Bersani), la 'nuova sinistra' (Vendola) e la 'nuova destra' (Fini) infine l'attacco diretto alla Lega - associata alla 'ndrangheta - di Saviano (Maroni rimasto, ed a ragione, di sasso).

    Ma seppur lungi dal preoccuparci del calo di ascolti del 'Grande fratello' - anzi tutto il contrario - l'impressione è quella di un ritorno in auge della sinistra più nauseabonda che recita ancora un volta la stessa solfa lungo il solito copione, e fa impunemente politica attraverso un servizio pubblico, oltretutto sfacciatamente in barba di "pluralismo & parcondicio" - Santoro con i monologhi di Travaglio o il pubblico di Ballarò già erano ben poco credibili, ma tant'è... - con la Rai che nega il diritto di replica ad un Maroni ministro di un Interno da cifre record nella lotta alla mafia e che preferisce di gran lunga celebrare uno scrittore che con la letteratura antimafia si è indubbiamente arricchito (senza contare che non è stato dato alcuno spazio nemmeno a chi ha una sensibilità differente da quella di Beppino Englaro...).

    Insomma, il ribaltone è pronto, i megafoni della propaganda già ci assillano.

    Comunque, se la scelta è tra 'Grande fretello' e Fazio, tanto vale spegnere la televisione.


    carlomartello
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  2. #2
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    Predefinito Rif: 'Vieniviaconme'

    17 novembre 2010

    La tv tribunizia/ Chiesa nel mirino

    Nel nuovo tempio un antichissimo livore





    Quanto sussiego. Quanta retorica. E che propensione al predicozzo. Quanto ricorso al tremolare di lacrimuccia sotto i fari tv. Poca storia. Molte chiacchiere e molta furbizia. Molti slogan. La De Filippi in confronto è una dilettante. «Aria nuova» dicono i vertici di Raitre. Sarà… Aspettiamo dunque che di questa aria possa godere anche chi non la pensa come i due predicatori Saviano-Fazio. La puntata di lunedì ha avuto un convitato di pietra. Come se i due "mattatori" avessero un complesso grande come una casa. E questo complesso si chiama cristianesimo, si chiama Chiesa.

    L’unico bersaglio vero, tenacemente e persino violentemente cercato, è stata infatti la Chiesa. Fatta passare per una realtà assurda che disonora i giusti, asseconda i potenti e i ladri, viola le coscienze e non vuole i poveri tra i piedi. La Chiesa evidentemente va bene, ma solo se la pensa come loro. È insopportabile per questi nuovi "giusti" tribunizi che ci sia qualcuno che non segue il filo così buono, carino, ricercato eppure casual, moderno, ovvio delle loro posizioni. Lo diceva cent’anni fa Newman: non la vogliono eliminare, ma vorrebbero la Chiesa come ancella. E infatti, han trovato qualche prete vanitoso che si è prestato a fare in tv da scendiletto delle loro prediche squinternate e faziose. Un servo vanitoso si trova sempre.

    Ma come tutti quelli oppressi da un complesso Saviano e Fazio restano per così dire impigliati, e un poco grotteschi, nel loro agitarsi. Come quelli che hanno il complesso della statura e mettendosi tacchi evidenziano di più la loro insofferenza. Un che di posticcio come risultato. Di finto. Hanno dato fondo al repertorio più consono a somigliare a custodi di una verità, hanno dato il massimo finendo per diventare in definitiva una brutta caricatura del loro avversario dichiarato. E si è capito che non sono giornalisti – ché non lo sono, evidentemente – non sono solo predicatori, ma possibilmente a vescovi e papi vorrebbero farsi somiglianti, ma non a quelli veri bensì a quelli che spacciano per veri e insolentiscono. Finendo più volte nel patetico e nel grottesco.

    La Rai coi nostri soldi ha permesso loro di celebrare la liturgia dell’attacco fazioso, del pensiero a senso unico su questioni drammatiche e discusse, su ferite aperte per migliaia di famiglie. Ha permesso di pontificare con sussiego su questioni gravi. Forti del successo di share (naturalmente i successi tv sono sporchi e cattivi solo quando li fanno altri e con la massificazione no, loro non c’entrano) ora fanno dire in Rai: era ora che si sperimentassero vie nuove. Certo, c’è bisogno di nuove piste, di nuove idee. Di volti nuovi. Di nuovi "format". E di «aria nuova». Ma non di questa retorica vecchia di almeno cinquant’anni.

    Non c’è bisogno di questi visini compunti da finti chierichetti già veduti mille volte. Non di questi oratori complessati. Non di queste faziose ricostruzioni dei fatti, di questi monologhi da inviato della Giustizia nei salotti tv. Forse i nuovi predicatori non capiranno mai la differenza tra il loro predicare e il cristianesimo. Forse il loro complesso li porta a pensare di essere in questo modo quel che la Chiesa dovrebbe essere. Lo fanno persino (forse) in buona fede, certo non solo per i molti soldi che ci guadagnano. Lo fanno per salvarci tutti. Per rendere tutti migliori. Così da non aver più bisogno del cristianesimo. Di non aver più bisogno della Chiesa. Perché bastano loro, piacevoli, in primo piano, in quel che hanno deciso essere il nuovo tempio: la tv.

    Ma nel luccichio che a tutti compiace i più svegli vedono lo scintillio di uno strano, nuovo e antichissimo livore.

    Davide Rondoni

    Avvenire


    carlomartello
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  3. #3
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    Predefinito Rif: 'Vieniviaconme'

    Saviano, un'ammucchiata contro Silvio


    La seconda puntata di "Vieni via con me" mette a punto il programma del governo tecnico e attacca la Lega

    di Francesco Borgonovo




    Viene smentito chi pensava che Roberto Saviano non fosse più in grado di scrivere un libro. Lo ha scritto eccome: è il manifesto programmatico del grande inciucione che mira a detronizzare Silvio Berlusconi.Undecalogo chehain “Vieni via con me” - la trasmissione che l’autore di Gomorra conduce assieme a Fabio Fazio e di cui ieri sera è andata in onda la seconda puntata - la sua realizzazione concreta. L’unica possibile, fra l’altro, trattandosi di semplice intrattenimento televisivo. Il programma stilato da Saviano, a dire il vero, non è gran cosa: nulla a che vedere con il tomo mostruoso che sfornò Romano Prodi ai tempi in cui guidava il centrosinistra. A Robertino è bastato mettere assieme il congiurato Gianfranco Fini e il leader del Pd Pier Luigi Bersani. Aggiunta qualche
    banalità buonista di contorno, la frittata era bell’e fatta. Oltre al consueto Silviuccio, il bersaglio di “Vieni via con me” è stata la Lega, accusata di essere sodale della mafia. Sì, davvero: Saviano ha parlato per un tempo interminabile allo scopo di dimostrare che il problema dei clan riguarda soprattutto il Nord. Roberto ha citato pure Gianfranco Miglio, un pensiero sulle mafie estrapolato a caso da chissà dove, onde dimostrare che i padani, al pari del Cavaliere, sono il male assoluto E a chi bisogna dare fiducia, allora, cari elettori? Ma a Fini e alla sinistra. Lo ha detto anche Silvio Orlando a inizio puntata: che bello vedere i progressisti amare Indro Montanelli e il presidente della Camera. In questa frase c’è tutto il programma. Una patina di liberalismo d’accatto, un po’ di patriottismo di maniera (siamo tutti italiani, volemosse bbene, canta Luciano Ligabue, ospite d’eccezione), amicizia verso gli immigrati e verso i rom, giustizialismo d’assalto, elogi farlocchi alla Costituzione e, soprattutto, odio per il Cavaliere.

    Sotto la superficie il nulla assoluto: Robertino si misura con la bioetica e incensa Piergiorgio Welby, poi dà campo libero allo pseudocristianesimo di don Andrea Gallo. Ma quel che conta è disarcionare Silvio puntando
    sull’emotività e sui giochetti, a costo di mettere insieme un postfascista e un ex comunista, i quali si scoprono tutti nazionalisti, guarda un po’. Dunque via con i servizietti a Gianfranco e Bersani. I quali parlano per slogan e emettono sentenze incredibilmente affini, per non dire sovrapponibili. Perché, ovviamente, non vengono
    intervistati, ma comiziano. Bersani spiega che cos’è la sinistra. Elogia il 25 aprile e dice che l’ingiustizia «fa male all’economia», che la «laicità» è fondamentale, che per governare «bisogna essere persone per bene, che è un
    fatto privato», poi cala il sonno. A Fini tocca spiegare che cosa sia la destra, e singolarmente sono gli stessi concetti espressi da Bersani. «Bisogna essere italiani», dunque via la Lega. Destra è «senso dello Stato, etica pubblica», niente clientele. «La legge deve essere uguale per tutti», sai che genialata. Bisogna essere persone per bene, è il succo, e ovviamente, ci spiegano Fazio, Gianfry e Pier, Silvio non lo è. Evviva, l’inciucione è pronto. Tutti i temi sono buoni per il programma dell’ammucchiata stilato da Saviano. Al quale, mentre parla, sembra spuntare l’aureola. Però, se uno guarda bene, si accorge che è solo il riflesso della luce di studio sulla pelata.

    Saviano, un'ammucchiata contro Silvio - saviano, Lega, Berlusconi, politica, rai, borgonovo - Libero-News.it


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 17-11-10 alle 17:39

  4. #4
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    Predefinito Rif: Gianfranco Fini e Futuro e Libertà per l'Italia

    Cavalli di Troia e troie a cavallo


    di Ernesto Ferrante




    “Rachitici intellettualoidi del tubercoloso conservatorismo liberale, malati di cronica sifilide democratica, eunuchi del socialismo ed anemici del comunismo”, così li avrebbe definiti Abele Riccieri Ferrari, più noto come Renzo Novatore, nobile figlio dell’Italia che fu.
    Sono gli avanguardisti della variopinta armata che sta accerchiando Arcore per servire al gregge belante lo scalpo del Cavaliere Errante.
    E’ incredibile come la storia dello Stivale dall’etichetta tricolore tenda sempre più ad assomigliare ad un noioso refrain.
    Le sgrammaticate raffiche nel mucchio di un mediocre valletto del tubo catodico e di un ordinario redattore di mattinali questurini, meglio conosciuti come il duo “Vieniviaconme”, hanno preso il posto delle monetine contro Craxi all'uscita dall'hotel Raphael, ma tempi e modi del nuovo ribaltone-ribaltabile sono praticamente i medesimi.
    Cavalli di Troia (Fini e Casini) e troie a cavallo (Nina, Lina, Mina, Pina, Gina e le altre presunte ospiti del talamo del reuccio di Arcore), galoppano in direzione del nuovo Britannia.
    E’ la riedizione dei governi Ciampi e Amato, ovvero la tecnocrazia transnazionale e il ragionierismo finanziarista al potere con i loro luogotenenti coloniali Draghi e Montezemolo, da preparare in fretta.
    La “natura”, ancora troppo pubblica di Eni, Enel e Finmeccanica e i buoni rapporti con Russia e Libia non vanno proprio giù ai signorotti di Washington.
    Berlusconi ha ormai il fiatone: quale miglior momento di quello attuale per mandarlo in pensione?
    Al resto ci vorrebbero pensare i camerieri italioti uniti in un bel “trenino ancheggiante” travestito da governo di “unità nazionale” o delle “larghe intese”, con il compito di rompere le relazioni strategiche, facendo saltare delle importanti partecipazioni (Gheddafi con l'Unicredit, per esempio) per far sprofondare il paese in una crisi profondissima, che fungerà da alibi per dare la stura ad una nuova ondata di privatizzazioni a tutto spiano.
    Ma siamo sicuri che si tratti del 2010 e non del 1992?
    Ah, già: questa volta, però, c'è pure l'ex trotzkista Vendola che va da Fazio a leggere i sinonimi della parola “omosessuale”.

    Cavalli di Troia e troie a cavallo | Editoriali | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale


    carlomartello
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    Predefinito Rif: 'Vieniviaconme'

    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  6. #6

  7. #7
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: 'Vieniviaconme'







    iaociao: :see:
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  8. #8
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    Predefinito Rif: 'Vieniviaconme'

    Sgarbi è un mito, indiscusso.

    Leggendo la sua risposta a Saviano stamane sul quotidiano c'è venuto subito il buon umore. :gluglu:

    In ogni caso fa bene a ricordare che sin dalle origini la Lega osteggiò le infiltrazioni mafiose al Nord, e sempre a tal proposito un ultim'ora:

    Arrestato il boss Antonio Iovine - Corriere della Sera

    Altro successo dell'impegno del ministro Maroni e del governo nella lotta alla mafia, che dal 2008 è arrivato a portare all'arresto fino a 8 mafiosi al giorno. Saviano e mariuoli vari permettendo... :gluglu:


    carlomartello
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  9. #9
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    Predefinito Rif: 'Vieniviaconme'

    Saviano, facendo il programma sulla Rai con Fazio e sinistrati vari - diventandone l'icona - ha gettato finalmente la maschera. Personalmente lo lascerei ai vari boss della Campania.

  10. #10
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    Predefinito Rif: 'Vieniviaconme'

    Ci mancava solo che straparlasse del Prof. Gianfranco Miglio...




    Ci chiama fabbrica del fango poi ci manipola contro Miglio

    L’intervista del senatore al "Giornale" nel ’99 stravolta nello show di Fazio e Saviano. L’ideologo accusato di voler legalizzare le cosche era solito fare ragionamenti provocatori. Secondo la sua tesi il Sud avrebbe dovuto "costituzionalizzare alcune manifestazioni tipiche"



    Ci chiama fabbrica del fango poi ci manipola contro Miglio - Interni - ilGiornale.it del 17-11-2010

    L’ultima invenzione della premiata ditta Fabio Fazio & Roberto Saviano: far dire a un morto che la Lega è l’alleata naturale della mafia. È accaduto, a spese dei teleutenti Rai, nell’ultima puntata di Vieni via con me. Come? Riesumando un’intervista col professor Gianfranco Miglio che Stefano Lorenzetto raccolse per Il Giornale nel marzo del 1999, nella tenuta di Domaso, sul lago di Como, un anno e mezzo prima che l’insigne costituzionalista cessasse di vivere. E riportata dall’autore anche nel libro Dimenticati (Marsilio). Un’intervista dai toni volutamente surreali, in cui Miglio, com’era nel suo stile, duellava con Lorenzetto spargendo iperboli e paradossi a ogni risposta.

    E Roberto Saviano che fa? Senza citare la fonte (e come avrebbe potuto riferire ai suoi supporter che stava attingendo dall’odiata «macchina del fango» del Giornale? avrebbe irrimediabilmente inficiato tutto il suo ragionamento), estrapola un’unica frase per sostenere che l’ideologo della Lega si definiva a favore del «mantenimento anche della mafia e della ’ndrangheta». «Insomma», ha concluso l’autore di Gomorra, «Miglio diceva che le mafie devono essere costituzionalizzate».

    Sarebbe bastato leggere che cosa precedeva quel botta e risposta di 11 anni fa per capire come Miglio estremizzasse il suo pensiero per il solo gusto della provocazione. Non avendolo fatto la faziosissima compagnia di giro di Vieni via con me, provvede Il Giornale. Qui di seguito alcuni estratti.

    Che cos’hanno di tanto diverso nordisti e sudisti?
    «Il modo stesso di concepire la vita. Noi abbiamo nelle vene sangue barbaro, siamo legati al negotium, al lavoro. I meridionali invece vivono per l’otium, il dolce far nulla, i sollazzi, un totale disprezzo per la fatica. Questa è la storia dei due popoli. Una differenza antropologica, inutile star lì. Detto questo...».

    Detto questo?
    «Riconosco che i meridionali sono stati danneggiati dall’unificazione. Il loro inserimento nel Regno è avvenuto soltanto per effetto della spedizione garibaldina. Da lì in avanti lo Stato unitario li ha sempre fregati. Ogni volta che appariva all’orizzonte una prospettiva finanziaria, il Nord se ne appropriava. È dalla fine degli anni Cinquanta che cerco una via per raddrizzare questo Stato unitario».

    L’ha trovata nel federalismo?
    «Tutti ne parlano e nessuno sa che cos’è, neppure i vescovi del Veneto».

    In concreto: tre cantoni, Nord, Centro e Sud?
    «Esatto. Il reddito complessivo della Basilicata è un quarantesimo di quello della Lombardia. Ci vuole un equilibrio fra i componenti della federazione e il contenitore federale. Altrimenti le differenze producono differenze».

    Quindi poveri con poveri e ricchi con ricchi?
    «Non è proprio così. Diciamo che la Lucania deve batter cassa con le regioni del Sud. Del resto non è colpa nostra se il Nord gode di condizioni geoeconomiche migliori. La Padania l’ho inventata io negli anni Sessanta e adesso la Fondazione Agnelli ha dimostrato che se stesse per conto suo sarebbe la più ricca regione d’Europa».

    Però accanto ai tre cantoni lei continua a prevedere le cinque regioni a statuto speciale. Perché?
    «Perché hanno combattuto per la loro indipendenza. La Sicilia contro l’armata di Nino Bixio. La Valle d’Aosta contro l’esercito di De Gaulle. L’Alto Adige contro l’ottusità di Roma. Tutti dimenticano che gli statuti speciali sono in realtà armistizi, concessi a queste regioni prima della Costituente».

    Professore, da quarant’anni predica il federalismo ma non c’è verso di vederlo fiorire. Come mai?
    «Perché gli italiani sono ignoranti. Io gli ho cucinato il piatto in tutti i modi. Non vogliono saperne di mangiarlo».

    Ogni cantone avrebbe le sue leggi?
    «Certo. Non si può dare lo stesso diritto civile e penale a tutte le regioni. Lei capisce che la vendetta per tradimento, consumata abitualmente al Sud, non è concepibile al Nord».

    Mi faccia capire: il codice meridionale dovrebbe consentire a un marito cornificato di farsi giustizia da solo?
    «Di più. Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ’ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate» (...)

    Fin qui Miglio. Va detto che, passati 15 anni, il crac vaticinato non c’è ancora stato. Per fortuna. Altrimenti Fazio e Saviano avrebbero incolpato la Lega anche di quello.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 
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