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    Question La vostra versione dei fatti...

    Mi imbatto spesso in siti e video in cui si sostiene che i savoia hanno saccheggiato un ricco e prosperò sud (il regno delle Due Sicilie ottenne all'esposizione intermazionale di Parigi il premio come terzo Paese del mondo per sviluppo industriale) che poteva vantare tutta una serie di primati rispetto alle altre monarchie italiane.
    Non vi elenco tutti gli argomenti che usano contro i savoia perchè immagino che li conoscerete e perchè non intendo tediarvi.
    Potreste darmi la vostra versione dei fatti ?. Grazie.

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: La vostra versione dei fatti...

    molto semplice :

    - gli stati pre unitari, contrariamente a quelli tedeschi, non seppero o non vollero cogliere l'occasione di creare una federazione italiana, forse perchè il papa non voleva offendere l'Austria e perchè tutti gli altri stati tranne i Savoia erano virtualmente protettorati austriaci

    - I Savoia seppero capire l'importanza di questi moti, oppure si resero conto che l'unità d'Italia si sarebbe fatta comunque.
    Senza i Savoia avremmo avuto una repubblica, con i Savoia un regno unificato, onore al merito ai Savoia per aver saputo capire e cavalcare il malcontento e la tendenza all'unità e miracolo per noi di avere uno statista del calibro e l'energia di Cavour, vero artefice dell'unità d'Italia

    - Il Regno delle due Sicilie implose a causa di diversi motivi : la morte di Re Ferdinando e l'ascesa al potere di un debole e irresoluto Francesco II che non seppe dominare la situazione fu un fatto scatenante
    - mi fa ridere pensare che Garibaldi con soli 1000 uomini potesse facilmente sbaragliare un esercito di diverse decine di migliaia di uomini se questo stato non fosse già in profonda crisi
    - Cavour seppe capire e scegliere il momento piu' favorevole per dare una spallata finale e far crollare il Regno delle due Sicilie, tramite Garibaldi

    - avrei preferito una soluzione alla prussiana con un impero federale italiano guidato dai Savoia e i principi regnanti sul loro trono e magari la presidenza onoraria al papa ma se cio' non fu possibile cio' fu dovuto alla loro mancanza di visione d'insieme e forse perchè dominati dall'Austria quindi ripeto, onore al merito ai Savoia

    - Anche se Francesco II e il suo esercito erano profondamente in crisi e implosero prima che arrivasse Vittorio Emanuele II a raccoglierne le spoglie, possiamo dire che ci fu una "debellatio", cioè VEII sconfisse suo cugino Francesco II e in quel caso il vincitore si piglia i beni dello sconfitto, se per te è una spoliazione la puoi definire cosi', ci fu una guerra e chi perse perse, chi vinse vinse, per me il discorso è semplice, in guerra è sempre cosi'

  3. #3
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    Exclamation

    Non hai risposto alla mia domanda.
    Cercherò di riformularla con maggiore precisione.

    Nel Regno delle Due Sicilie la tassazione era, nel 1859, di 14 franchi a testa. Nel 1866, sotto il nuovo regime, le tasse erano salite fino a 28 franchi a testa, il doppio di quanto pagava l"’oppresso" popolo napoletano prima che Garibaldi venisse a <liberarlo>.

    La spesa pubblica appare prevalentemente concentrata al Nord tanto che "Lo Stato spendeva mediamente 50 lire per ogni cittadino del Nord e 15 per quello del Sud" (25). La ripartizione della spesa tra i singoli ministeri (26) mostra altre sorprese: a quello della Guerra (così si chiamava il Ministero della Difesa) andava il 19.52 % del totale mentre ai Lavori Pubblici solo il 9.62%. Vi era poi una grossa sperequazione nella distribuzione della spesa tra Nord e Sud; per le opere idrauliche in agricoltura, ad esempio, che era la principale attività economica italiana, troviamo questi dati:

    Tav.6 - Distribuzione della spesa per le opere idrauliche per l’agricoltura in Lire (1860-1898) (27)

    Lombardia: 92.165.574

    Veneto: 174.066.407

    Emilia: 130.980.520

    Sicilia: 1.333.296

    Campania: 465.533

    Dalle cifre si evince l’enorme disparità di finanziamenti tra il Nord e il Sud. L'unica spesa di un certo rilievo per il Meridione fu l'acquedotto pugliese (peraltro realizzato dopo il 1902); la media pro-capite per queste spese fu di lire 0,39 nel Mezzogiorno (0,37 in Sicilia) contro la media nazionale di lire 19,71 (28). I prestiti di favore per costruire gli edifici scolastici raggiunsero nel Sud la punta massima in Puglia di lire 5.777 per ogni 100.000 abitanti (Campania l. 641, Calabria 80); nel Nord le punte sono lire 13.345 in Piemonte e 15.625 in Lombardia (29); al Nord le scuole tecniche sono distribuite in ragione di una ogni 141 mila abitanti, al Centro una ogni 161 mila abitanti, al Sud una ogni 400 mila abitanti,analoga la situazione delle Università (30). Gli appalti vennero concessi quasi esclusivamente alle ditte del Centro-Nord e cosi pure le società dei Monopoli.

    L'attacco dello Stato all'industria meridionale

    Si sostiene che fu la concorrenza dei prodotti del Nord ed esteri a mettere in ginocchio l'industria meridionale dopo l'Unità, tesi tuttavia poco credibile poiché l'industria settentrionale copriva a stento il fabbisogno del suo mercato. Perché allora l'industria meridionale scomparve, malgrado fosse globalmente considerata ad un livello superiore a quella del Nord? La concorrenza estera c'era sia al Nord sia al Sud, eppure il primo sopravvisse e si sviluppò, mentre il Sud perse terreno anche nei settori in cui, al momento dell'Unità, era alla pari o ad un livello più avanzato. La spiegazione va dunque ricercata in quel preciso disegno politico dei "vincitori", che prevedeva uno sviluppo accelerato del Nord, finanziato proprio dalle risorse rastrellate al Sud. Tale progetto fu costantemente perseguito, tanto che il triangolo Torino-Milano-Genova (più vicino ai mercati europei) divenne ben presto il polo industriale italiano. Gli strumenti di questa politica furono: la fiscalità, il rastrellamento di capitali e del risparmio, la strozzatura del credito, gli investimenti pubblici preferenziali per il Nord e la diminuzione delle commesse alle imprese del Sud. "Il dissidio tra la Lombardia (…) e molta altra parte d’Italia ha origini in una serie di fatti: sopra tutto il sacrificio continuo che si è fatto degli interessi meridionali" (35). Non deve quindi destare meraviglia che la frattura economica Nord-Sud cominciasse a delinearsi già dopo 20 anni d’unità, e che dopo 40 era già netta. Piuttosto stupisce che l'economia del Sud abbia retto per decenni ad una simile politica di sistematica rapina.

    I fiori all’occhiello dell’economia meridionale come Pietrarsa, che era la più grande industria metalmeccanica d’Italia, i cantieri navali, gli stabilimenti siderurgici come Mongiana o Ferdinandea, l’industria tessile e le cartiere caddero in rovina o furono immediatamente chiusi, contemporaneamente al Nord sorsero quasi dal nulla analoghi stabilimenti come l’Arsenale di La Spezia o colossi come l’Orlando. Pietrarsa, dopo vari passaggi di proprietà, nel 1885 venne addirittura declassata a officina di riparazione; nel 1900 ebbe un rapido declino fino ad essere chiusa definitivamente il 20 dicembre 1975 (attualmente è sede di un Museo ferroviario). Mongiana nel 1862 vide la produzione più che dimezzata, così come il numero dei suoi dipendenti; il 25 giugno 1874, in "ottemperanza" alla Legge 23 Giugno 1873, Mongiana venne chiusa e fabbriche, officine, forni di fusione, boschi, segherie, terreni, miniere, alloggi e caserme, tutto il complesso diventò la "casa di campagna" di Achille Fazzari, ex garibaldino, che l’acquistò per poco più di cinquecentomila lire. La costruzione della ferriera di Atina (al momento dell’Unità due altoforni erano già pronti, venne subito sospesa, mentre contemporaneamente si registrò un incremento di analoghi complessi nell'area ligure-piemontese (l'Ansaldo, che prima del 1860 contava soltanto 500 dipendenti, li raddoppiò in due anni). Paradigmatico, poi, è l’esempio della marina mercantile meridionale: prima dell’Unità era tra le più grandi del mondo, dopo il 1860 il governo di Torino preferì stanziare anticipi di capitale e sovvenzioni per le società di navigazioni genovesi, negandoli a quelle meridionali che furono così costrette a ridurre e sospendere le attività. "Il trentennio dal 1860 al 1890 segnò per l’armamento a vapore napoletano un periodo di decadenza e di stasi completa"(36). Nel ventennio 1879-1898 le commesse alla cantieristica del Sud furono solo il 33% del totale nel settore pubblico e circa l’11% di quello privato.

    Anche il settore tessile fu danneggiato dalla mancanza di commesse, dopo l’unità l’opificio di San Leucio venne chiuso per cinque anni e poi dato in appalto ad un piemontese, successivamente passò al Comune, poi in fitto ai privati e nel 1910 fu chiuso per sempre. Per quanto riguarda la fiorente industria della carta, lo Stato preferì acquistare il prodotto all’estero mandando sul lastrico migliaia di operai meridionali. Ricordiamo, per inciso, che in ogni caso l’industria italiana nei primi 90 anni postunitari rimase a livelli molto inferiori alla media europea: il Paese rimase sostanzialmente agricolo tanto che fino agli anni 50 del 1900 le maggiori entrate del bilancio dello Stato erano dovute alle esportazioni di agrumi meridionali e alle rimesse degli emigranti, anch’essi in gran parte del Sud. Ancora nel 1954 il 42,4% della popolazione attiva italiana era occupata nell’agricoltura contro il 31.6 % dell’industria.

    Nell’Esposizione Internazionale di Parigi del 1856 al Regno delle Due Sicilie fu assegnato il Premio per il terzo Paese al mondo come sviluppo industriale (I in Italia)
    .

    Alla luce di ciò di cui sopra potresti darmi un solo motivo per il quale un meridionale non dovrebbe nutrire un sovrano disprezzo verso i savoiardi ???.

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: La vostra versione dei fatti...

    ho capito sei un duosiciliano, io non sono un esperto di economia e guardo ai fatti storico-politici, se il regno premiato a Parigi implose in quel modo, dovete prendervela solo con chi permise allo stato di farsi battere da 1000 garibaldini, e non tirate fuori la storia della corruzione massiccia, c'è dell'altro, Francesco II fu inetto che perse un regno, se non fossero arrivati i Savoia, sarebbero arrivati i repubblicani o magari altri.

    Mi pare logico anche se ammetto che fu ingiusto che essendo la capitale Torino ed essendo il sud un regno conquistato, ci fu un comportamento coloniale da parte degli amministratori sabaudi, ma non credo che cio' fu una volontà dei regnanti, quanto il comportamento dei politici che da sempre guardano sempre a casa loro e al loro seggio elettorale piuttosto di fare il bene comune

    Ci sono conseguenze che si pagano caro e il fatto che l'Italia non si sviluppo' in senso federale ebbe una gravissima conseguenza specialmente al sud: cio' fu un errore dell'Austria che impedi' la federazione, e dei vari regnanti italiani, che non seppero vedere piu' in là del loro naso, compreso il papa

    Bada pur essendo nato al nord ho sangue meridionale, quindi da parte mia nessun razzismo o pregiudizio

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: La vostra versione dei fatti...

    Citazione Originariamente Scritto da contropotere Visualizza Messaggio
    Mi imbatto spesso in siti e video in cui si sostiene che i savoia hanno saccheggiato un ricco e prosperò sud (il regno delle Due Sicilie ottenne all'esposizione intermazionale di Parigi il premio come terzo Paese del mondo per sviluppo industriale) che poteva vantare tutta una serie di primati rispetto alle altre monarchie italiane.
    Non vi elenco tutti gli argomenti che usano contro i savoia perchè immagino che li conoscerete e perchè non intendo tediarvi.
    Potreste darmi la vostra versione dei fatti ?. Grazie.
    di siti che dicono che i Savoia (anzi i Sa-Boia come li hanno soprannominati) abbiano depredato il Meridione ce ne sono a bizzeffe,però si scordano di citare tutti i dati.
    Faccio un esempio. L'economia borbonica,sebbene apparisse florida,non la era. Le industrie,ad esempio, erano attive solo (o almeno in buona parte) grazie ai dazi che erano del 100%. In pratica,quando un prodotto forestiero giungeva ai confini del Reame,metà veniva sequestrato ed il prezzo doveva così raddoppiare. Quando il Meridione venne unito al resto d'Italia il regime protezionista venne sostituito dal liberismo,facendo crollare le industrie del sud,che non erano pronte ad un simile passaggio.
    Passando poi ai primati tecnologici,posso dirti la situazione ferroviaria (credo sia la terza volta che espondo questi dati ma ripetere giova)l Reame fu il primo ad avere una ferrovia,è vero,ma nel 1860 questa ferrovia contava appena 100 chilometri. Per fare dei confronti,basti pensare che il Piemonte aveva oltre 900 chilometri di ferrovie,la Lombardia ne aveva 500,la Toscana 250.
    C'è poi il discorso dei bilanci,che viene spesso usato come motivo per ritenere che il Meridione fosse prospero. In effetti nel 1860 le casse piemontesi erano vuote mentre quelle del regno borbonico erano piene. Ma questo è comprensibile:nel Piemonte quei soldi erano stati usati per costruire strade,ferrovie,scuole e per pagare le guerre d'unificazione. Il Reame invece tendeva a tesaurizzare tutto il denaro non usandolo per opere di pubblica utilità.

    Naturalmente cito la fonte di questi dati,ossiala "Storia d'Italia" di Indro Montanelli.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da tipo destro Visualizza Messaggio
    di siti che dicono che i Savoia (anzi i Sa-Boia come li hanno soprannominati) abbiano depredato il Meridione ce ne sono a bizzeffe,però si scordano di citare tutti i dati.
    Faccio un esempio. L'economia borbonica,sebbene apparisse florida,non la era. Le industrie,ad esempio, erano attive solo (o almeno in buona parte) grazie ai dazi che erano del 100%. In pratica,quando un prodotto forestiero giungeva ai confini del Reame,metà veniva sequestrato ed il prezzo doveva così raddoppiare. Quando il Meridione venne unito al resto d'Italia il regime protezionista venne sostituito dal liberismo,facendo crollare le industrie del sud,che non erano pronte ad un simile passaggio.
    Passando poi ai primati tecnologici,posso dirti la situazione ferroviaria (credo sia la terza volta che espondo questi dati ma ripetere giova)l Reame fu il primo ad avere una ferrovia,è vero,ma nel 1860 questa ferrovia contava appena 100 chilometri. Per fare dei confronti,basti pensare che il Piemonte aveva oltre 900 chilometri di ferrovie,la Lombardia ne aveva 500,la Toscana 250.
    C'è poi il discorso dei bilanci,che viene spesso usato come motivo per ritenere che il Meridione fosse prospero. In effetti nel 1860 le casse piemontesi erano vuote mentre quelle del regno borbonico erano piene. Ma questo è comprensibile:nel Piemonte quei soldi erano stati usati per costruire strade,ferrovie,scuole e per pagare le guerre d'unificazione. Il Reame invece tendeva a tesaurizzare tutto il denaro non usandolo per opere di pubblica utilità.

    Naturalmente cito la fonte di questi dati,ossiala "Storia d'Italia" di Indro Montanelli.
    Interessante. Ho letto che i piemontesi hanno raddoppiato la pressione fiscale utilizzando le risorse così ottenute a favore del nord e quindi a spese del sud. Potresti fornirmi ulteriori fonti grazie alle quali potrei approfondire l'argomento ?. Grazie.

  7. #7
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    Predefinito Veneto

    Il fatto che non solo le Due Sicilie ma anche altre nazioni come il Veneto abbiano conosciuto un inesorabile declino a causa dell'annessione al regno sabaudo credo confermi che il disegno perseguito dai savoia è stato solo quello di un volgare colonialismo da cui solo loro hanno tratto vantaggio.

    Dopo aver annesso il Veneto a seguito di un plebiscito farsa i savoia hanno triplicato le tasse, hanno fatto arrivare i latifondisti e questa nazione è sprofondata in una miseria che ha costretto il suo popolo ad emigrare in massa.
    Ancora orgogliosi di agitare la bandiera dei savoia...:mmm: ?.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da contropotere Visualizza Messaggio
    massa.
    Ancora orgogliosi di agitare la bandiera dei savoia...:mmm: ?.
    si
    «Puoi togliere il selvaggio dalla foresta, ma non puoi togliere la foresta dal selvaggio.»
    Paolo Sizzi

  9. #9
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    si
    why ?.

  10. #10
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    why ?.
    è il simbolo della mia nazione, sic et simpliciter
    «Puoi togliere il selvaggio dalla foresta, ma non puoi togliere la foresta dal selvaggio.»
    Paolo Sizzi

 

 
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