Il cosiddetto terzo polo bolognese comincia a prenderci gusto e c’è da aspettarsi che, salvo clamorose ricuciture con Berlusconi il prossimo 14 dicembre, dopo quella data comincerà a fare sul serio anche a Bologna. Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ha intimato agli esponenti bolognesi del suo partito, via mail, di stare zitti e di non partecipare a dibattiti sul totonomi fino al giorno in cui si deciderà l’eventuale sfiducia al governo. Ma la disponibilità di Gabriele Albertini a candidarsi a Milano per l’area centrista produce comunque un’accelerazione che in qualche modo potrebbe riguardare anche Bologna. Basta sentire quello che dice il leader di Futuro e Libertà, Enzo Raisi: «La candidatura di Albertini è la svolta, comincio a pensare che ci divertiremo anche a Bologna. Stiamo lavorando ad una candidatura che rompa gli schemi, avrete delle sorprese anche se naturalmente io continuo a dire che bisogna partire dai programmi, ad esempio dal fare di Bologna una città altamente tecnologica e all’avanguardia dal punto di vista ambientale». Il raggruppamento che comprende l’Udc, Futuro e Libertà, l’associazione Bologna al centro, l’Api di Rutelli e probabilmente alcuni transfughi del Pd è al lavoro: in questi giorni sono aumentati i contatti e si comincia a pensare ad un vertice tra tutti i potenziali protagonisti. Nel totonomi è entrato anche l’ex presidente di Hera, Stefano Aldrovandi, un nome che piace sia a Futuro e Libertà che all’Udc ma che per altri non rappresenta quel segno di rottura e rinnovamento che viene predicato. Così come c’è chi spinge per la candidatura del consigliere regionale Udc, Silvia Noè ma anche questa ipotesi ha poche chances perché si punta dritti verso un civico. L’associazione Bologna al centro che riunisce molti ex popolari ieri ha fatto il nome del politologo Paolo Pombeni. «Per noi — ha spiegato ieri al Corriere Angelo Rambaldi — sarebbe una candidatura eccellente, come anche gli altri nomi che sono usciti». Di sicuro questo sarebbe un nome, per seguire il ragionamento di Raisi, capace di sparigliare le carte perché lo studioso di area Pd potrebbe certamente pescare consensi a sinistra. Pombeni, avvertito dell’interesse sul suo nome, ha risposto così: «Non mi dispiace certamente l’idea che ci sia chi mi considera una persona spendibile per la candidatura a sindaco, vista la freddezza con la quale fu accolta la mia disponibilità nel marzo scorso. Purtroppo però è tardi perché ho da poco accettato di dirigere l’istituto storico-germanico di Trento e proprio in questi giorni abbiamo bandito un bando per l’assunzione di dieci ricercatori, un bando al quale hanno partecipato 174 ricercatori provenienti da ogni parte del mondo». Lo studioso non nasconde il rimpianto per un’esperienza che probabilmente avrebbe fatto con entusiasmo: «Mi sono preso un impegno molto serio che non è certo compatibile con una candidatura a sindaco. Tra l’altro io sono sconosciuto al popolo e avrei avuto bisogno di almeno un anno per farmi conoscere». Insomma, troppo tardi. Ma Pombeni vede molto bene il terzo polo. «Nella confusione che c’è in questo momento — spiega il politologo — il terzo polo ha davvero le possibilità di mettere una zeppa tra le ruote della macchina e di portare il proprio candidato al secondo turno a causa della debolezza dei candidati del centrosinistra e del fatto che al momento il Pdl non c’è». Forse il nome buono deve ancora uscire ma mai come in questo caso la scelta di un profilo all’altezza e capace di sparigliare sarà determinante. Lo spazio politico tra un Pdl che rimane ancora in sonno e le primarie del Pd che stentano a decollare c’è sicuramente.
Olivio Romanini
corrieredibologna.it




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