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Discussione: Ildegarda di Bingen

  1. #11
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    Predefinito Rif: Ildegarda di Bingen

    Andrea Tornielli

    LA SIBILLA DEL RENO DOTTORE DELLA CHIESA




    Ha paragonato le sue visioni a quelle dei profeti dell'Antico Testamento, la cita spesso e le ha dedicato due catechesi all'udienza del mercoledì. L'ha additata come esempio di donna teologa, ne ha lodato i componimenti musicali tutt'oggi eseguiti, come pure il coraggio che le faceva tener testa a Federico Barbarossa al quale comunicava ammonimenti divini. Benedetto XVI è molto legato alla figura di santa Ildegarda di Bingen e intende proclamarla, nell'ottobre 2012, «dottore della Chiesa»: un titolo raro e solenne, attribuito a santi che grazie alla loro vita e ai loro scritti sono stati illuminanti per la dottrina cattolica.

    La Chiesa ha riconosciuto fino ad oggi 33 «dottori», trenta dei quali uomini. Le donne nell'elenco sono soltanto tre: Teresa d'Avila, Caterina da Siena e Teresina di Lisieux, le prime due proclamate da Paolo VI nel 1970, l'ultima da Giovanni Paolo II nel 1997. Ora Ratzinger vuole aggiungerne una quarta all'elenco, invitando così le donne a seguire l'esempio della mistica renana e a contribuire alla riflessione teologica.

    Ildegarda, ultima di dieci fratelli della nobile famiglia dei Vermessheim, nacque nel 1098 a Bermersheim, in Renania, e morì ottantunenne nel 1179. L'etimologia del suo nome significa «colei che è audace in battaglia», una prima profezia che si sarebbe pienamente realizzata. Votata dai suoi genitori alla vita religiosa fin da quando aveva otto anni, si fece benedettina nel monastero di san Disibodo, quindi divenne priora (magistra) della comunità femminile e, visto il numero sempre crescente di aspiranti che bussavano al suo convento, decise di separarsi dal complesso monastico maschile trasferendo la sua comunità a Bingen, dove trascorse il resto della sua vita. Fin da giovane aveva ricevuto visioni mistiche, che faceva mettere per iscritto da una consorella. Temendo che fossero soltanto illusioni, chiese consiglio a san Bernardo di Chiaravalle, che la rassicurò. E nel 1147 ottenne l'approvazione di Papa Eugenio III, che mentre presiedeva un sinodo a Treviri, lesse un testo di Ildegarda. Il Pontefice la autorizzò a scrivere le sue visioni e a parlare in pubblico. La sua fama si diffuse presto: i suoi contemporanei le attribuirono il titolo di «profetessa teutonica» e «Sibilla del Reno».

    La mistica, santa per il popolo ma mai ufficialmente canonizzata, alla cui figura è dedicato il film Vision di Margarethe von Trotta, nella sua opera più nota, Scivias («Conosci le vie»), riassume in trentacinque visioni gli eventi della storia della salvezza, dalla creazione del mondo fino alla fine dei tempi. «Con i tratti caratteristici della sensibilità femminile – ha detto di lei Benedetto XVI – Ildegarda sviluppa il tema del matrimonio mistico tra Dio e l'umanità realizzato nell'incarnazione. Sull'albero della croce si compiono le nozze del Figlio di Dio con la Chiesa, sua sposa, resa capace di donare a Dio nuovi figli». Per Papa Ratzinger, che nel ricordarla un anno fa aveva incoraggiato le teologhe, è evidente proprio da esempi come quello di Ildegarda che la teologia può «ricevere un contributo peculiare dalle donne, perché esse sono capaci di parlare di Dio e dei misteri della fede con la loro peculiare intelligenza e sensibilità».

    Non mancano nelle sue visioni profezie a breve termine, come quella sull'affermazione dell'eresia catara, ma anche squarci apocalittici, come quella sull'Anticristo che seminerà morte tra le genti «quando sul trono di Pietro siederà un Papa che avrà preso i nomi di due apostoli». O quella in cui fa balenare la possibilità che un musulmano convertito al cristianesimo, divenuto cardinale, uccida il Papa legittimo perché vuole il suo trono e non riuscendo a ottenerlo, si proclami antipapa.
    La storia di Ildegarda attesta la vivacità culturale dei monasteri femminili dell'epoca e contribuisce a sfatare certi pregiudizi sul Medioevo. Era una monaca, teologa, cosmologa, botanica, musicista: è considerata la prima donna compositrice della storia cristiana. Sapeva governare, condannava le immoralità dei sacerdoti che con i loro peccati facevano «restare aperte le ferite di Cristo», teneva testa agli stessi vescovi tedeschi. Come pure a Federico Barbarossa, al quale fece arrivare un messaggio da parte di Dio, dopo che l'imperatore aveva nominato per la seconda volta un antipapa: «Io posso abbattere la malizia degli uomini che mi offendono. O re, se ti preme vivere, ascoltami o la mia spada ti trafiggerà».

    La monaca tedesca è anche patrona dei cultori dell'esperanto, in quanto autrice di una delle prime lingue artificiali, la Lingua ignota, un idioma segreto che utilizzava per scopi mistici e si componeva di 23 lettere. È lei stessa a descriverla in un codice che contiene anche un glossario di 1011 parole in «lingua ignota».

    La Congregazione per le cause dei santi, guidata dal cardinale Angelo Amato, sta concludendo lo studio dei documenti su Ildegarda. Anche se i Papi avevano permesso il suo culto in Germania – l'ultimo a esprimersi in questo senso era stato Pio XII – la mistica renana non è mai stata veramente canonizzata, perché il processo apertosi mezzo secolo dopo la sua morte venne interrotto. Si prevede perciò che Papa Ratzinger, che l'ha già più volte definita «santa» nei suoi discorsi, la canonizzi ufficialmente prima di inscriverla nell'esclusivo albo dei dottori la cui vita e le cui opere sono state illuminanti per la dottrina cattolica.

    Andrea Tornielli - La Sibilla del Reno dottore della Chiesa - LASTAMPA.it - 15 dicembre 2011

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  2. #12
    girevoli
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    Predefinito Rif: Ildegarda di Bingen

    .


    Alcuni libri di Ildegarda di Bingen leggibili gratuitamente on-line:


    Scivias

    Scivias - Saint Hildegard


    Il centro della ruota

    http://books.google.it/books?id=aVLH...ota%22&f=false


    .
    Ultima modifica di Regina di Coppe; 17-12-11 alle 18:06
    Corpo sano in ambiente sano.

    Chi avvelena una persona per vendetta viene condannato per veneficio.
    Chi avvelena milioni di esseri umani per profitto viene onorato come capitano d'industria.

  3. #13
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    Predefinito Re: Rif: Ildegarda di Bingen

    MACROCOSMO E MICROCOSMO

    Mentre nel Liber Scivias la sfera del mondo viene rappresentata a forma d'uovo che, con la sua struttura multistrato, è simile all'universo con i suoi diversi elementi, nel Liber divinorum operum viene raffigurata come una ruota, per mostrarne la circolarità e la giusta collocazione degli elementi.



    Liber divinorum operum, I vis. 2 - Il mondo retto dallo Spirito
    (Biblioteca di Lucca - ms 1942, fol. 9 r )

    "Poi nel petto dell'immagine di cui ho già detto apparve la mirabile figura di una ruota"


    La dilatazione di una parte dell'immagine dello Spirito del mondo raffigura il cosmo. L'uomo si trova al centro della ruota: su di lui convergono i raggi cosmici, da cui si propaga l'energia di Dio. Ai lati, quattro teste di animali (leopardo, lupo, leone e orso) raffigurano l'azione dei venti e sottolineano la dipendenza di tutte le creature dallo Spirito e la corrispondenza invisibile tra macrocosmo e microcosmo. Ma Ildegarda va oltre e individua il dato oggettivo che giustifica la stretta relazione fra universo e uomo: "Con le braccia e le mani tese ai lati del torace, l'altezza della figura umana coincide con la sua larghezza, proprio come l'altezza del firmamento è uguale alla sua larghezza".






    Liber divinorum operum (PL vol. CXCVII, coll. 739-1038), "Visio secunda primae partis"

    "Descrizione della sfera del mondo, coi circoli e i pianeti e i suoi venti, che apparve in forma di una ruota nel petto della prima visione. Poi nel petto dell' immagine descritta, che avevo visto nel mezzo dell' aria verso meridione, apparve una ruota dall' aspetto mirabile, con i suoi segni a somiglianza di quella immagine in forma di uovo, che avevo visto e di cui avevo svelato il significato ventotto anni fa, come si vede nella terza visione dello Scivias: sicché nella parte in alto per tutta la sua criconferenza c' era un cerchio a somiglianza di un fuoco luminoso; e sotto quella sfera se ne vedeva un altro di fuoco nero; e la sfera di fuoco luminoso era spessa il doppio di quella di fuoco nero. Ed entrambe erano unite, quasi come se fossero una sola. Sotto quella sfera di fuoco nero ve ne era un' altra a somiglianza di puro etere, ed era spessa dappertutto quanto le altre due insieme. Poi, sotto quella sfera di puro etere, un' altra sfera di aria acquosa, così spessa per tutta la sua circonferenza, quando quella di fuoco luminoso. E sotto quella sfera di aria acquosa, un' altra sfera di aria forte, bianca, luminosa, rigida come i nervi del corpo umano, e spessa in ogni parte della sua circonferenza quanto la sfera di fuoco nero. Anche queste ultime due sfere si abbracciavano, quasi come se fossero una sola. Sotto questa sfera di aria forte, bianca e luminosa, era indicata una certa aria leggera, che sembrava sorreggere come delle nubi, talvolta alte e luminose, talvolta oblique e ombrose, e si diffondeva per tutta la ruota. Tutte queste sei sfere erano vicendevolmente unite, senza spazi vuoti. La sfera più alta inondava tutte le altre col suo fuoco; quella acquosa le irrigava con la sua umidità. All' inizio della parte orientale della ruota e quasi fino alla fine della parte occidentale si stendeva una linea verso la parte settentrionale, come per distinguere la regione settentrionale da tutte le altre. Inoltre in mezzo all' aria leggera era indicato un globo, da ogni parte ugualmente distante da quello dell' aria bianca e luminosa, e tanto ampio lateralmente, quanta è la distanza fra la sfera più alta e l' estremità delle nubi, o fra l' estremità delle nubi e quello stesso globo. Nel mezzo di questa ruota appariva l' immagine di una creatura umana, la cui testa e i cui piedi in alto e in basso toccavano la sfera di aria forte, bianca e luminosa. A destra e a sinistra la punta delle dita della sua mano destra e della sinistra raggiungevano lo stesso circolo, poiché l' immagine umana aveva le braccia allargate. Dagli stessi lati si vedevano quattro teste, di leopardo, lupo, orso e leone. Al di sopra della testa dell' immagine umana, nella sfera del puro etere, vedevo la testa di un leopardo, che mandava dalla sua bocca un vento, che si incurvava un po' verso la destra, inclinandosi con due pinze, come con due piedi, verso la testa di un granchio; e, vorticando un po' anche verso la sinistra, terminava verso la testa di un cervo. Dalla testa di questo granchio un altro vento usciva fino nel punto intermedio fra la testa del leopardo e del leone; e dalla testa del cervo un altro vento, che arrivava fino al punto intermedio fra la testa del leopardo e quella dell' orso. E tutti questi venti (quello che andava dalla destra della testa del leopardo fino alla testa del granchio; quello che andava dalla sua sinistra fino alla testa del cervo; quello che andava dalla testa del cervo fino al punto intermedio fra la testa del leone e quella del leopardo; e quello che dalla testa del cervo andava fino al punto intermediome fra quella del leopardo e dell' orso) erano di uguale lunghezza. Tutte queste teste soffiavano all' interno della ruota e verso l' immagine umane. ... Al di sopra della testa di questa immagine erano raffigurati sette pianeti, tre nella sfera di fuoco luminoso, uno nella sfera sottostante di fuoco nero, e tre nella sfera ancora sottostante di puro etere, così come nel lato verso meridione, e sotto i piedi della stessa immagine, il sole appare raffigurato separatamente, ma sempre nella sua orbita. E dalla metà del primo e più alto pianeta, che era indicato al di sopra del capo della stessa immagine, uscivano come dei raggi ... All' interno della sfera, in cui si vedeva l' immagine del fuoco luminoso, apparivano sedici stelle principali ... E anche la sfera del puro etere e quello dell' aria forte, bianca e luminosa erano pieni di stelle, che mandavano i loro bagliori alle nubi di fronte ad esse. Ed esse estendendosi alla destra dell' immagine umana come due lingue separate, come ruscelli si dirigevano vero l' immagine, all' interno della ruota. In questo modo l' immagine umana era intrecciata e circondata da queste figure. Vidi anche che dalla bocca dell' immagine, nel cui petto appariva la ruota, usciva una luce più chiara della luce del giorno, come dei filamenti, che misuravano con misura esatta e distinta le sfere, le figure che erano nella ruota, e le singole membra dell' immagine umana, quella cioè, che appariva all' interno della ruota. Come per la visione precedente, si manifestò con le sue parole."
    P 6, Ivan, Ada De Santis and 1 others like this.

  4. #14
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    Predefinito Re: Rif: Ildegarda di Bingen

    Citazione Originariamente Scritto da Silvia Visualizza Messaggio



    [size=1]Liber divinorum operum, I vis. 2 - Il mondo retto dallo Spirito
    (Biblioteca di Lucca - ms 1942, fol. 9 r )
    Interessante miniatura del XII sec che illustra il Liber Div.operum, l'unico dubbio è che in alcuni siti le figure sono girate verso l'altro senso

    ... in ogni caso io ho risolto il dubbio così

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 30-06-12 alle 00:51
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  5. #15
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    Predefinito Re: Rif: Ildegarda di Bingen


    Liber divinorum operum, I vis. 2 - Il mondo retto dallo Spirito
    (Biblioteca di Lucca - ms 1942, fol. 9 r )

    "Poi nel petto dell'immagine di cui ho già detto apparve la mirabile figura di una ruota"

    Liber Divinorum Operum, I vis. 3: Macrocosmo e microcosmo

    Dopo un'introduzione che tratta più dettagliatamente dei venti e dei pianeti, la visione successiva si sviluppa sulle loro influenze (soprattutto quelle dei venti) e sulla salute e il benessere dell'uomo. Qui la forma visionaria in cui il pensiero di Ildegarda si esplica sembra un po' meno appropriata, poiché l'interazione fra gli umori non è facile da rappresentare con immagini. Implicitamente lo riconosce la stessa badessa, che sostituisce la descrizione dei processi effettivamente visti con una teorizzazione più astratta: "Vidi poi che per le diverse qualità dei venti e dell'aria quando si corrono incontro, gli umori che sono nell'uomo vengono mossi e modificati, e prendono le qualità di quei venti." (LDO, vis. 3, cap. 1)

    In questo modo le qualità dei vari venti, rappresentate nella visione da alcuni animali, sono trasferite agli umori: "Gli umori infatti di tanto in tanto si agitano nell'uomo feroci come un leopardo, ma poi diventano più lievi, e ora venendo avanti, ora tornando indietro come un granchio, mutano più di frequente". (ibid.)

    Secondo Ildegarda, lo squilibrio degli umori conduce alla malattia o all'eccesso di certi tipi di temperamento e di condotta. Tutte le cose che Dio ha creato perché fossero utili all'uomo non servono soltanto alla salute del suo corpo, ma anche alle sue necessità spirituali. Analogamente, anche la disposizione degli organi nel corpo ha un significato spirituale. Il fegato, sostiene Ildegarda, è collocato sul lato destro del corpo ed è la fonte principale del suo calore, e questo indica "che sul lato destro, che è nella prosperità della salvezza dell'uomo buono e giusto, la giustizia è al lavoro insieme allo Spirito Santo" (LDO, vis. 3, cap. 10). Anche le malattie fìsiche hanno una contropartita spirituale e talvolta la metafora diventa veicolo del discorso, come nel seguente caso: "Chiunque infatti non affligge la carne con l'opportuna astinenza, ma la nutre di vizi e lussuria, accumula su di sé il grasso dei peccati e diventa fetore e lordume al cospetto di Dio". (LDO, vis. 3, cap. 18)

  6. #16
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    Predefinito Re: Rif: Ildegarda di Bingen

    Simone Baroncia

    ILDEGARDA DI BINGEN NUOVO DOTTORE DELLA CHIESA






    Domenica 7 ottobre, apertura dell'Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, papa Benedetto XVI proclama dottore della Chiesa universale, insieme a san Giovanni d'Avila, santa Ildegarda di Bingen, scrittrice, musicista, astrologa, drammaturga, filosofa, che si aggiunge a Caterina da Siena, Teresa d'Avila e Teresa di Lisieux, già proclamate da Paolo VI e Giovanni Paolo II. Alla conoscenza mistica unisce la conoscenza razionale e scientifica; inoltre Ildegarda di Bingen aveva svolto cicli di predicazione nelle chiese della valle del Reno, sia in latino per il clero che in volgare per il popolo, per scongiurare il dilagare dell'eresia catara. Ma guariva anche i malati utilizzando principi e cure ancora oggi validi: "Ogni qualvolta il corpo dell'uomo mangia e beve senza discrezione o fa qualcos'altro di questo genere, le forze dell'anima ne sono ferite. L'anima ama in tutte le cose la moderazione".

    E nel libro sulla medicina scriveva che alcuni cibi sono fonte non soltanto di salute ma anche di gioia: "Certe piante crescono grazie all'aria e sono per l'uomo leggere da digerire e di natura gioiosa, al punto che rendono felice chi ne mangia… L'avena è calda ed è un cibo gioioso e sano per gli uomini sani: conferisce loro un'anima gioiosa, un'intelligenza pura e chiara, un bel colorito e una carne piena di salute… La spelta fornisce a chi ne mangia buona carne e buon sangue, rende lieta la mente e mette allegria nello spirito dell'uomo. In qualunque modo la si mangi, nel pane o in altri cibi, è buona e gradevole… La noce moscata, buona già di per sé, valorizza le sue proprietà se usata in combinazione con altri ingredienti. In sé ha un gran calore e un felice equilibrio nelle sue forze. L'uomo che mangia della noce moscata apre il proprio cuore, purifica i propri sensi e ne trae delle buone disposizioni". Ed infine una ricetta per fortificare il nostro corpo e la nostra mente: "Prendi una noce moscata, della cannella (il medesimo peso rispetto alla noce moscata), un po' di chiodi di garofano e riduci in polvere il tutto. Poi, con quella polvere, della farina di semola e un po' d'acqua, prepara delle gallette e mangiane spesso: ciò placa l'amarezza del corpo e della mente, apre il cuore e i sensi, rende lieta la mente, fa diminuire gli umori cattivi, apporta del buon succo al tuo sangue e ti fortifica".

    Per questa poliedricità cattolica lo stesso Papa nel Regina Coeli del 27 maggio scorso aveva annunciato: "Lo Spirito, che 'ha parlato per mezzo dei profeti', con i doni della sapienza e della scienza continua ad ispirare donne e uomini che si impegnano nella ricerca della verità, proponendo vie originali di conoscenza e di approfondimento del mistero di Dio, dell'uomo e del mondo. In questo contesto, sono lieto di annunciare che il prossimo 7 ottobre, all'inizio dell'Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, proclamerò san Giovanni d'Avila e santa Ildegarda di Bingen Dottori della Chiesa universale. Questi due grandi testimoni della fede vissero in periodi storici e ambienti culturali assai diversi. Ildegarda fu monaca benedettina nel cuore del Medioevo tedesco, autentica maestra di teologia e profonda studiosa delle scienze naturali e della musica… Ma la santità della vita e la profondità della dottrina li rendono perennemente attuali: la grazia dello Spirito Santo, infatti, li proiettò in quell'esperienza di penetrante comprensione della rivelazione divina e di intelligente dialogo con il mondo che costituiscono l'orizzonte permanente della vita e dell'azione della Chiesa".

    In effetti papa Benedetto XVI aveva dedicato ben due catechesi a settembre 2010 a santa Ildegarda: "Anche in quei secoli della storia che noi abitualmente chiamiamo Medioevo, diverse figure femminili spiccano per la santità della vita e la ricchezza dell'insegnamento. Oggi vorrei iniziare a presentarvi una di esse: santa Ildegarda di Bingen, vissuta in Germania nel XII secolo. Nacque nel 1098 in Renania, probabilmente a Bermersheim, nei pressi di Alzey, e morì nel 1179, all'età di 81 anni, nonostante la permanente fragilità della sua salute. Ildegarda apparteneva a una famiglia nobile e numerosa e, fin dalla nascita, venne votata dai suoi genitori al servizio di Dio. A otto anni, fu offerta per lo stato religioso (secondo la Regola di san Benedetto), e, per ricevere un'adeguata formazione umana e cristiana, fu affidata alle cure della vedova consacrata Uda di Göllheim e poi di Giuditta di Spanheim, che si era ritirata in clausura presso il monastero benedettino di san Disibodo. Si andò formando un piccolo monastero femminile di clausura, che seguiva la Regola di san Benedetto… Lo stile con cui esercitava il ministero dell'autorità è esemplare per ogni comunità religiosa: esso suscitava una santa emulazione nella pratica del bene, tanto che, come risulta da testimonianze del tempo, la madre e le figlie gareggiavano nello stimarsi e nel servirsi a vicenda…

    La popolarità di cui Ildegarda era circondata spingeva molte persone a interpellarla. Per questo motivo disponiamo di molte sue lettere. A lei si rivolgevano comunità monastiche maschili e femminili, vescovi e abati… E quando l'Imperatore Federico Barbarossa causò uno scisma ecclesiale opponendo ben tre antipapi al Papa legittimo Alessandro III, Ildegarda, ispirata dalle sue visioni, non esitò a ricordargli che anch'egli, l'imperatore, era soggetto al giudizio di Dio. Con l'audacia che caratterizza ogni profeta, ella scrisse all'Imperatore queste parole da parte di Dio: 'Guai, guai a questa malvagia condotta degli empi che mi disprezzano! Presta ascolto, o re, se vuoi vivere! Altrimenti la mia spada ti trafiggerà!'. Con l'autorità spirituale di cui era dotata, negli ultimi anni della sua vita Ildegarda si mise in viaggio, nonostante l'età avanzata e le condizioni disagevoli degli spostamenti, per parlare di Dio alla gente. Tutti l'ascoltavano volentieri, anche quando adoperava un tono severo: la consideravano una messaggera mandata da Dio".

    E su Ildegarda di Bingen la prof.ssa Lucia Tancredi ha scritto il libro 'Ildegarda. La potenza e la grazia', edito da Città Nuova, un romanzo biografico sulla vita della mistica tedesca: "Il suo è un destino 'femminile' segnato: è la decima figlia di una nobile famiglia, ha una salute fragile e viene oblata. Le sue visioni, fatte di luci e suoni, che l'accompagnano fin dalla tenera età, da lei vengono inizialmente combattute. Visioni coscienti e che lei stessa definiva 'dell'anima', differenti da quelle maschili in cui spesso si ha una mescolanza di teologia e filosofia, in modo del tutto metafisico… Dalle visioni capisce che deve fondare un monastero femminile a Rupertsberg, in una zona impervia della Renania. Opta per una serie di scelte anticonformiste per il tempo. Innanzitutto la nuova struttura si presenta come fondazione autonoma, un caso eccezionale per l'epoca. Inoltre, Ildegarda parte dall'idea che per poter arrivare a Dio occorrono due fattori: essere in salute e glorificare le bellezze del mondo. E' per questo che decide di scegliere i colori del bianco e del verde per l'abito delle consorelle, rifiutando categoricamente il nero, che secondo lei annulla la corporeità. Sarà la prima donna a comporre un dramma musicato".

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  7. #17
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    Predefinito Re: Rif: Ildegarda di Bingen

    Citazione Originariamente Scritto da zucchetta Visualizza Messaggio
    Ildegarda fu anche un'abile compositrice musicale...
    http://retedue.rsi.ch/home/networks/...rda.html#Audio
    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

  8. #18
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    Predefinito Re: Rif: Ildegarda di Bingen



    Titolo Originale: Vision - Aus dem Leben der Hildegard von Bingen
    Paese: Germania, Francia
    Anno: 2009
    Regia: Margarethe von Trotta
    Sceneggiatura: Margarethe von Trotta
    Produzione: ARD Degeto Film, Celluloid Dreams, Clasart Film + TV Produktions GmbH
    Durata: 110
    Interpreti: Barbara Sukowa, Heino Ferch, Hannah Herzsprung
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 21-08-16 alle 22:55
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    Orientata verso l'immenso mare della bellezza

  9. #19
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    Predefinito Re: Rif: Ildegarda di Bingen

    Testo Breve:
    La biografia di una santa e dottore della Chiesa raccontata in modo esauriente con l’ausilo di un’ottima fotografia, ma il racconto privilegia soprattutto la sua posizione di femminista ante litteram


    Margarethe von Trotta è sempre stata interessata alle donne forti della storia. Dopo “Rosa Luxemburg “(1985) non poteva non restare affascinata dalla figura di Ildegarda di Bingen, dichiarata santa attraverso una canonizzazione equipollente da Benedetto XVI il 10 maggio 2012 e pochi mesi dopo, il 7 ottobre 2012, proclamata anche dottore della Chiesa.

    E’ indubbio che l’autrice abbia voluto cogliere nella biografia in questa badessa benedettina del XII secolo (1098-1179) un anticipo di istanze femministe (che in effetti ci furono) ma bisogna riconoscere che il ritratto che ne scaturisce nelle quasi due ore del film è sostanzialmente corretto e in diversi momenti vengono pronunciate dalla protagonista alcune meditazioni o visioni ricavate direttamente dalla sua opera principale, Scivias.

    Le prime sequenze sembrano soprattutto voler rimarcare la distanza temporale di quelli che l’autrice percepisce come secoli bui: atteggiamenti millenaristici, mortificazioni con il cilicio nella vita di clausura, la liceità di inviare Ildegarda, bambina di soli 8 anni, alla clausura femminile annessa all’abazia benedettina di Disibodenberg in qualità di oblata.

    A questa oscurità iniziale fanno da contrasto lo spirito e le iniziative di Ildegarda, diventata “magistra” della clausura a trentotto anni. Dotata di una mentalità curiosa di esplorare le ricchezze del creato, si rivela esperta nelle arti mediche, non disdegna di comporre inni e cantare lei stessa, in abiti di scena con le sue sorelle, proprie composizioni in onore degli ospiti della clausura. E’ un modo cinematografico per ricordare che Ildegarda, di nobili origini, disponeva di una buona cultura e che interpretò la regola benedettina con equilibrio spirituale evitando estremismi ascetici.

    Si trattava di un atteggiamento coerente con la sua spiritualità, tutta orientata a lodare i prodigi della creazione, segno tangibile della mano di Dio (all’inizio del film viene letto un elogio della creazione ricavato dalla sua opera).
    Anche Il suo interesse verso le scoperte dei medici arabi di Cordova vuole sottolineare la sua convinzione sull’esistenza di una razionalità del mondo percepibile da gli uomini di tutte le fedi.

    Un altro filone del racconto è costituito dalle continue lotte che deve sostenere con le gerarchie ecclesiastiche (tutte maschili) che cercano di ridurre le sue preprogative di magistra e di donna. Riesce ugualmente a raggiungere una serie ripetuta di successi, grazie alla sua fama di santità: il riconoscimento di Bernardo di Chiaravalle del valore delle sue visioni, l’autorizazzione del Papa Eugenio III a metterle per iscritto: l’autorizzazione a costruire un convento solo femminile alla confluenza fra il Reno e il Nahe.

    Più complessa la rappresentazione della vita all’interno della clausura; la regista ricostruisce con un po’ di libertà situazioni molto plausibili di gelosie e di insubordinazioni ma più difficile comprendere la storia di un rapporto affettivo quasi morboso di Ildegarda con un una giovane consorella vista come una sua figlia, dalla quale caparbiamente non si vuole staccare. Una Ildegarda debolmente umana e poco santa.

    La magistra ebbe rapporti diretti o epistolari con il Papa e i grandi del tempo. In una breve sequenza la vediamo far visita a Federico Barbarossa con il quale ebbe un rapporto di schietta cordialità. Non vengono citati invece i momenti successivi di grande tensione: la santa ebbe verso di lui parole durissime quando osò contrappore tre antipapi al papa legittimo Alessandro III.

    Il film stranamente si chiude proprio alla vigilia dell’episodio più clamoroso: l’inizio del primo dei tre viaggi apostolici durante i quali Ildegarda predica nelle cattedrali ma anche nelle pubbiche piazze: evento assolutamente inusuale per una donna e una monaca di clausura. Non viene neanche citato il motivo che la spinse a uscire dal convento: l’impellente necessità di difendere i fedeli dall’eresia catara, proprio per la sua valutazione negativa sul creato, la donna e il matrimonio.

    Il film beneficia dell’ottima interpretazione di Barbara Sukova ma soprattutto di una eccellente fotografia sia negli esterni, dove viene ricostruita una Germania medioevale ricca di boschi, sia negli interni, dove deboli luci illuminano gli abiti blu e bianchi delle monache che si muovono frettolose lungo le mura possenti del monastero.

    Complessivamente un film non perfetto, che non ha forse trovato il centro di gravità dello spirito della santa, ma comunque aderente ai fatti salienti della sua biografia.

    Il film è disponibile in DVD ma attualmente è solo in lingua tedesca

    Autore: Franco Olearo
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 21-08-16 alle 22:56
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    Orientata verso l'immenso mare della bellezza

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