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Discussione: Ildegarda di Bingen

  1. #21
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    Predefinito Re: Rif: Ildegarda di Bingen

    Citazione Originariamente Scritto da gertrud Visualizza Messaggio
    Citazione Originariamente Scritto da gertrud Visualizza Messaggio

    Titolo Originale: Vision - Aus dem Leben der Hildegard von Bingen
    Paese: Germania, Francia
    Anno: 2009
    Regia: Margarethe von Trotta
    Sceneggiatura: Margarethe von Trotta
    Produzione: ARD Degeto Film, Celluloid Dreams, Clasart Film + TV Produktions GmbH
    Durata: 110
    Interpreti: Barbara Sukowa, Heino Ferch, Hannah Herzsprung

    Segnalo il film completo su youtube in spagnolo: https://www.youtube.com/watch?v=G5ptZ75VZho
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 21-08-16 alle 22:59
    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

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  2. #22
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    Predefinito Re: Ildegarda di Bingen

    Le miniature delle visioni a noi pervenute (quelle dello Scivias furono elaborate molto probabilmente sotto la sua guida) sono immagini statiche, Ildegarda vedeva invece immagini dinamiche, che mostravano lo svolgimento della storia della salvezza ed erano accompagnate dalla "voce della luce vivente", la "voce di colui che siede sul trono". Alle parole e alle immagini di Ildegarda occorre prestare un ascolto e uno sguardo ricordando quanto ella stessa diceva di sé: "malata di pusillanimità di cuore e ripetutamente paralizzata dalla paura, talvolta risuono come un debole squillo di tromba della luce vivente. Mi aiuti Iddio a perseverare al suo servizio".




    Liber Scivias, I vis. 2: Il peccato originale

    "Le schiere degli angeli risplendono nella vita celeste,
    ma l'uomo convinto dal diavolo precipita nella morte"

    Le stelle nella parte superiore della miniatura sono gli angeli, costanti e fermi nel loro amore per Dio. Gli alberi in basso, a destra, rappresentano il Paradiso, la figura umana è Adamo. La sagoma nera simile a una torre con guizzi di fuoco rappresenta l'insaziabile fame di anime dell'inferno.



    <><><><>



    Liber Scivias II, vis. 1: Il Redentore

    Dio è rappresentato dal disco d'oro, sotto i sei giorni della Creazione. Il fiore che Adamo odora rappresenta l'offerta della vita eterna. Le luci nel buio simboleggiano i profeti che predicano la venuta del Salvatore.



    <><><><>




    Liber Scivias II, vis.3: La Chiesa e i suoi figli

    "La Chiesa genera i suoi figli. Gli angeli preparano in essa le sedi per gli uomini.
    I bambini oscuri si rigenerano entrando nel suo ventre e la Trinità prepara per
    ciascuno di essi una veste bianca".

    La miniatura, divisa in quattro parti, rappresenta la funzione salvifica della Chiesa: il bisogno di concepire e donare la vita, il suo abbraccio all'altare di Cristo, la rigenerazione dei suoi figli nel grembo (rappresentato come una rete) e l'indicazione delle due possibili strade per i credenti, verso la luce o verso l'oscurità.



    <><><><>




    Liber Divinorum Operum, III vis. 8: Le tre Virtù

    "Amore, Umiltà e Pace, radicate nell'acqua come talvolta si vedono gli alberi,
    sono il tramite tra la città degli uomini e le schiere dei beati."




    <><><><>




    Liber Scivias, III vis. 11: L'anticristo

    Ildegarda riteneva di vivere in un tempo di decadenza: i vizi degli uomini e la venuta dell'anticristo sono rappresentati da cinque bestie: il cane, leone, cavallo, maiale, lupo. La donna sanguinante con la testa dell'Anticristo al posto dei genitali è la Chiesa sfregiata.
    Ultima modifica di Silvia; 04-06-13 alle 01:07

  3. #23
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    Predefinito Re: Ildegarda di Bingen

    ILDEGARDA DI BINGEN, IL WEB SI MOBILITA PER LA PROIEZIONE DEL FILM IN ITALIANO






    Un gruppo Facebook e una serie di avvenimenti a livello nazionale per ricordare una delle più grandi figure femminili del medioevo: santa Ildegarda di Bingen. A promuovere l'iniziativa un gruppo di studenti dell’Università di Salerno, che nel 2011 ha fondato la pagina "Il Medioevo non è stata un'epoca buia!" sul più popolare social network del web.

    I ragazzi hanno ora deciso di portare all’attenzione del grande pubblico la richiesta, avanzata alle reti nazionali e alla Rai in particolare, di doppiare in italiano e trasmettere il film "Vision" del 2009 di Margarethe von Trotta, dedicato a santa Ildegarda di Bingen e «purtroppo largamente ignorato», affermano.

    Santa Ildegarda è «una delle figure più affascinanti del Medioevo. Vissuta nella Germania del XII secolo, è stata una vera e propria enciclopedia vivente: monaca e poi potente Badessa, mistica e teologa, esperta di scienze e di medicina, compositrice di non meno di 77 inni musicali, e una vera autorità nell’Europa del suo tempo, tanto da aver predicato nelle cattedrali, tenuto corrispondenza con vescovi e abati, consigliato (e bastonato) il papa Eugenio III e l’imperatore Federico Barbarossa. Un pozzo di scienza tutto femminile, che è stata dichiarata Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Attraverso l’interpretazione di Barbara Sukowa, Margarethe von Trotta ricostruisce la vita della badessa in un quadro storico di grande effetto».

    «Perché questa decisione? – proseguono - Tutto iniziò in occasione di una puntata che la trasmissione “Il Tempo e la Storia”, trasmesso su Rai Storia e Rai 3, ha dedicato a santa Ildegarda, e l’ospite della puntata, Alessandro Barbero, alla fine ha citato il film “Vision”, ancora inedito in italiano. Prendendo spunto da questa mancanza, il gruppo ha allora promosso dapprima una petizione sulla pagina Facebook di Rai Storia perché il film venisse doppiato e trasmesso in italiano. Poi, per dare alla cosa maggiore visibilità, ha deciso di creare un evento fisico ad hoc: una serie di appuntamenti congiunti in tutta Italia, da svolgersi lo stesso giorno (il 4 ottobre) che coinvolgano associazioni culturali, gruppi di rievocazione storica, compagnie teatrali, ensemble musicali case editrici e altre realtà del mondo della cultura, incentrati appunto sulla figura di santa Ildegarda e sul film “Vision”».


  4. #24
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    Predefinito Re: Ildegarda di Bingen

    LA MEDICINA DI ILDEGARDA





    Forse il manoscritto più audace di Ildegarda è il suo trattato scientifico, Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum (Le sottigliezze delle diverse nature di creature), del quale ci restano due importanti frammenti, Physica e Causae et curae, che si distinguono dalle altre opere anche perché non vengono presentate in forma profetica: Ildegarda infatti non attribuisce la propria conoscenza di questi argomenti a qualche sorta di rivelazione.

    Si tratta quindi di opere basate sull'osservazione diretta e sull'esperienza? Sappiamo che la badessa era nota per le guarigioni che operava a Rupertsberg, anche se si dice che fossero le sue "benedizioni", piuttosto che i trattamenti medici, a produrle. Ma non si può escludere che Ildegarda praticasse di fatto la medicina, poiché la mano di Dio era sempre in qualche modo di aiuto nelle terapie: nel Causae et curae sostiene che le terapie avranno effetto soltanto con l'aiuto di Dio, e in molti passi della Physica suggerisce di recitare invocazioni simili a quelle liturgiche come parte integrante del rimedio, particolarmente quando parla dell'uso curativo delle pietre preziose.

    Per Ildegarda la malattia è dovuta alla mancanza di viriditas (l’energia creativa che si perde quando viene a mancare la fede e subentra l’aridità del cuore) e alla rottura del disegno originario della creazione, con conseguente disgregazione dell'armonia delle sfere. Ildegarda vede cioè nella malattia il perturbamento dell'ordine cosmico di cui il corpo dell'uomo è parte integrante, «sottomesso allo stesso ordine quadripartito di corrispondenza fra i quattro elementi di cui è composto, esattamente come tutta la loro natura (aria, fuoco, terra, acqua), i quattro umori che sono loro rispettivamente associati (sangue, bile gialla, bile nera, pituta o flemma), le quattro qualità del freddo e del caldo, dell'umido e del secco, i quattro temperamenti (sanguigno, collerico, melanconico, flemmatico)» (J. C. Schrnitt).

    La medicina ildegardiana prende quindi in considerazione l'uomo nella sua totalità (corpo, mente e anima) e i disturbi che una persona accusa vengono esaminati nel contesto generale perché non agiscono solo sul corpo ma anche sulla mente e sull'anima: è risolvendo i problemi generali che si arriva alla soluzione di quelli particolari, e cioè della malattia.
    D'altra parte, forse proprio a causa delle infermità di cui soffrì fin da bambina, Ildegarda non considera la malattia una punizione divina, ma semmai una prova da superare per riportare l’equilibrio all'interno del corpo e l'armonia nel rapporto tra l'anima e quest'ultimo. Ne viene fuori una visione "olistica" della malattia e della cura (e non a caso i consigli e i rimedi di Ildegarda sono ancor oggi tenuti in considerazione dalla medicina non tradizionale).

  5. #25
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    Predefinito Re: Ildegarda di Bingen

    In opposizione alla cultura del suo tempo che disprezzava il corpo come fonte di ogni male, Ildegarda affermava: “L’anima e il corpo sono una sola realtà. Grazie a corpo, anima e mente l’uomo è completo e in grado di agire e può fare cose meravigliose…”. E ancora: “corpo e anima vivono insieme e si fortificano a vicenda come fa il firmamento coi pianeti: collaborano e si rafforzano.”
    Mettendo in guardia dal trascurare i bisogni del corpo diceva: “… da eccessive privazioni l’organismo umano viene danneggiato in quanto gli vengono negate le forze necessarie alla vita e in particolare alla vita virtuosa” e osservava come tali privazioni generino scontentezza e un atteggiamento mentale da cui non possono che derivare ostacoli alla possibilità di un’esistenza serena e predisposta all’amore verso gli altri.

    Se la virtù viene per Ildegarda anche dalla forza vitale del corpo, è impedita dai sentimenti che turbano l’animo umano, impedendogli di mantenersi tranquillo ed equilibrato, allora ci si può aiutare col Finocchio che vince la malinconia, con la Salvia che consola e col profumo di Rosa che rallegra.

    Scrive ancora Santa Ildegarda: "Quando l'anima percepisce qualcosa che è nocivo ad essa e al corpo, contrae il cuore, il fegato e i vasi sanguigni.. Allora intorno al cuore si forma per così dire, una nebbia, che lo avvolge creando oscurità che rende l'uomo triste; ma dopo la tristezza esplode la rabbia ... Dall'amarezza della bile insorge sordamente la rabbia... Quando poi questo sapore raggiunge il cervello dell'uomo, lo fa prima ammalare alla testa, poi scende nell'addome turbando gravemente i vasi sanguigni e l'intestino. Così, molto spesso, l'uomo si ammala gravemente a causa della rabbia".

    E' sorprendente qui la connessione, che viene stabilita per via simbolica e analogica, fra le emozione e gli organi, fra il mondo visibile e ciò che non si vede ma produce indiscutibili effetti.


  6. #26
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    Predefinito Re: Ildegarda di Bingen

    Michela Pereira


    La figura di Ildegarda come scienziata venne inizialmente messa in ombra dalla sua notorietà come profetessa, sia per la discontinuità con la nuova scienza acquisita attraverso le traduzioni dall'arabo, sia per la difficoltà a riconoscere autorevolezza scientifica ad una donna. I suoi manoscritti scientifici probabilmente circolarono anonimi, e nel ‘500 ci fu persino chi ritenne che la profetessa e la scienziata fossero due donne diverse. Tuttavia la sua opera medica e naturalistica, con la ricchezza dei suoi contenuti empirici, non venne del tutto dimenticata; la storia affascinante dei percorsi attraverso cui il Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum raggiunse il XVI secolo, quando alcune sue parti vennero date alle stampe, è uno dei tanti episodi che ci permettono di intravedere, sotto la superficie dell'aristotelismo scolastico, il fluire carsico di una sapienza ottenuta dall'esperienza, sia interiore (le ‘visioni’) che esteriore (l’osservazione della realtà), e orientata non alla pura speculazione ma al benessere delle creature umane.

    Ma l'importanza scientifica dell'opera ildegardiana all’interno della rinascita del XII secolo non si limita alla ristrutturazione di un'immagine del cosmo ereditata da conoscenze tradizionali acquisite in maniera non scolastica. Ildegarda ha scritto un'opera di 'fisica' nella quale presenta il suo sapere senza far ricorso al dispositivo delle visioni, pur sostenendo che alla loro origine sta 'la stessa visione' che ha ispirato anche i contenuti delle lettere e gli altri scritti non redatti in forma profetica, e che 'le ha mostratogli aspetti più fini delle diverse nature delle creature, affinché li spiegasse'. Così si chiarisce che per Ildegarda il termine 'visione' non indica un evento o un contenuto determinato, ma denota in generale la conoscenza come processo intuitivo--percettivo, 'sguardo' che può essere rivolto dentro o fuori di sé ma che in ogni caso è capace di vedere oltre la superficie delle cose e delle parole.

    Nell’opera scientifica Ildegarda perlopiù non descrive l’aspetto esteriore delle cose, ma le analizza nella loro ‘finezza’, nei loro aspetti più nascosti (ecco la quasi assenza del colore dalla sua opera scientifica, in contrasto con la ricchezza cromatica delle visioni profetiche). Negli scritti profetici come in quelli naturalistici si riconosce allora la stessa modalità del conoscere, e l’autrice dei grandi affreschi cosmologico--profetici è anche colei che ci dà pagine naturalistiche di eccezionale immediatezza e vivacità, soprattutto quando parla dell’ambiente in cui vive (i fiumi ed i pesci della regione renana; le piante medicinali), e descrizioni di animali quasi da etologa. Del resto lo scopo dell’opera naturalistica, come di quelle profetiche, è orientato praticamente: ad Ildegarda non interessa tanto conoscere speculativamente, quanto indagare la realtà creata per ridarne la ‘chiave’ agli esseri umani, che l’hanno persa con il peccato originale.

    Il Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum, nel suo insieme, appare come un trattato di scienza naturale e di medicina ragionata, che la tradizione manoscritta successiva ha impoverito e smembrato, ma la cui portata scientifica originaria non era dissonante rispetto all’opera cosmologica e antropologica complessiva di Ildegarda. Essa si adopera per conciliare il racconto biblico della Creazione con le conoscenze sugli elementi, le piante, gli animali, e con il sapere medico basato sulla dottrina classica dei quattro umori (sangue, colera, flegma, atrabile). La sua conoscenza della fisiologia umana ben si accorda con l’idea centrale del ruolo degli esseri umani nella creazione, e insieme testimonia la capacità che Ildegarda ha di osservare e mettere in parole aspetti della realtà viva. P

    roprio per questa attenzione empirica e per l’importanza che attribuisce alla fecondità umana, valorizzando la sessualità e la procreazione, l’opera scientifica di Ildegarda presenta caratteristiche originali. Ma questo non significa che essa non conosca le fonti naturalistiche diffuse nella cultura monastica tedesca (fra cui il Physiologus, che utilizza liberamente) e anche alcuni tratti della medicina salernitana: tuttavia il modo in cui queste conoscenze tradizionali sono da lei elaborate ci mostra la sua indipendenza di fondo dal sapere dei libri, che usa senza permettere che offuschi la sua ‘visione’.



  7. #27
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    Predefinito Re: Ildegarda di Bingen

    Due nuovi volumi ricostruiscono la complessità del pensiero di Ildegarda di Bingen, una delle figure più originali e affascinanti del Medioevo (e non solo)...


    SANTA MISTICA. ILDEGARDA, L'UNIVERSO È FEMMINA

    ________________________________________


    Escono da Pistoia due ottimi libri su santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), una delle figure più straordinarie non solo del Medioevo, dichiarata Dottore della Chiesa nel 2012. Ildegarda si distingue per complessità e bellezza della sua opera tra poesia, teologia, arte, per la sua fisionomia personale e storica d'immenso fascino e rilievo. Il libro di Michela Pereira (Ildegarda di Bingen, Gabrielli, pagine 176, euro 15,00) è fondamentale per la sua conoscenza, anche sul versante dell'innovazione teologica dell'esperienza femminile; l'altro di Giordano Frosini (Ildegarda di Bingen,Edb, pagine 268, euro 23,80) lo è per il suo inquadramento negli ambiti storici della teologia, anche postconciliare.

    Nata a Bermesheim sul Reno da una famiglia feudale, entrata a otto anni nel monastero benedettino di Disibodenberg, Ildegarda possedeva dall'infanzia il dono della lucida visione, all'«ombra della luce vivente»; ma solo a quarantadue anni, divenuta badessa, ubbidì alla voce che le imponeva di scrivere al modo dei profeti, manifestando un'autorità indiscussa anche presso papi e sovrani, da Eugenio III a Federico I Barbarossa, che fustigò quando insisteva con i suoi antipapi.

    Era sempre fragile e malata. Eppure affrontò continui viaggi per predicare, e vincendo dure opposizioni, fondò un grande monastero sul Ruperstberg. Verso la fine della vita manifestò ancora la sua natura di Antigone fedele solo alla legge divina, quando disubbidì ai prelati di Magonza che le intimavano di disseppellire dal Rupertsberg il cadavere di un gentiluomo scomunicato.

    Illustrati da miniature meravigliose lo Scivias ("Conosci le vie", 1147-1151), il Liber vitae meritorum ("Il libro dei meriti della vita", 1158-1163), il Liber divinorum operum ("Il libro delle opere divine", 1163-1174) si intrecciano alle opere naturalistiche e mediche, al Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum ("Le sottili differenze delle diverse nature delle creature"), alla rappresentazione sacra Ordo virtutum ("L'ordine delle virtù", 1141-1151), alle liriche musicate, la Symphonia harmoniae caelestium revelationum (" La sinfonia dell'armonia delle rivelazioni celesti", 1151-1158), a esegesi e agiografie, alle splendide epistole in un sistema che corrisponde alla concezione unitaria dell'universo creato dall'Amore di Dio-Trinità: uovo cosmico, poi ruota mossa dallo Spirito infuocato, con al centro l'uomo nella sua duplice forma maschile e femminile.

    Sebbene protesti di essere « paupercula » e conoscere solo i Salmi e i Vangeli, Ildegarda fonde tutta la teologia platonico- cristiana: gli stoici, Plotino, Agostino, Dionigi l'Areopagita, Giovanni Scoto (dal Libro sulle nature dell'universo Ildegarda mutua l'homo- omnis, unità ontologica tra uomo e universo, il microcosmo descritto nel [i]Libro delle opere divine[/i)], la scuola di Chartres con Guglielmo di Conches, Ugo di San Vittore.

    Ildegarda si fa specchio ed eco della bellezza sinfonica dell'incarnazione trinitaria di Amore, regolata da Discrezione: vuole combaciare con Carità-Chiarità che è sposa di Dio e Sapienza, lo Spirito Santo che per la verde forza di vita germinante (viriditas) è anima del mondo, e dal seno della Vergine Aurora, trae la luce di zaffiro del Cristo che riconduce all'unità dell'Eden, luogo della prima e ultima intimità con lui.

    Michela Pereira è tra i maggiori studiosi di filosofia medievale e alchimia, nonché tra i massimi di Ildegarda, e ne curò con Marta Cristiani Il libro delle opere divine (Mondadori 2002). La sua profonda competenza matura dal 1980, prima dell'exploit storiografico della badessa, sicché il suo saggio è aggiornato ed esaustivo. Espone per quadri il pensiero e le opere con grande ricchezza di documenti, fra cui stralci degli scritti di diversa tipologia, lettere rilevanti a san Bernardo da Chiaravalle e ad altri religiosi, per la prima volta tradotte. Ildegarda, scrive, riconosce la trascendenza nell'esperienza femminile: «l'aspetto femminile del principio divino (...) si esprime nel creato, manifestandosi nella bellezza luminosa della materia vivificata dallo spirito, che in essa si cela e attraverso essa si lascia intravedere».

    Nella sua ricca esposizione, monsignor Frosini dispiega la vasta conoscenza teologica di studioso e insegnante, di pastore al cuore della ricerca ecclesiale odierna, perfezionata in anni di opere e pubblicazioni considerevoli, anche nell'ambito della comunicazione. Dalla dotta esegesi storiografica che illustra anche l'eccezionale contesto del XII secolo, emerge la passione per un rinnovamento spirituale che fonde la sostanza delle origini con il messaggio del pensiero simbolico di Ildegarda, basato sulla «concezione integrale dell'uomo». La sua teologia della creazione parla di un Dio che crea per amore: genera come la donna desidera il figlio, ed è un padre «che parla, che ascolta, che ama»: un Dio Persona, immanente e trascendente. Sebbene condivida della propria epoca apocalissi e severità, crede in un Dio di misericordia: il rapporto con la morte non è solo punitivo. Anticipa il panenteismo, l'ecologia che santifica la materia vivente; sa che il peccato dell'uomo si ritorce su di lui e il castigo è un'autodistruzione inerente all'atto stesso. Indica la cooperazione dell'uomo nel progetto di Dio, la Chiesa come mistero nella storia, il giusto rapporto fra la Chiesa e il Regno.

    Prima mistica a personificare l'Amore divino in una creatura femminile, Ildegarda dà alla luce germi vitali nel linguaggio simbolico della conoscenza profetica, che Pereira accosta alla conoscenza carnale femminile: il calore di gioia nelle viscere «quando ogni sinfonia del cielo» risuona di Maria. La vergine madre, prima materia lucente della creazione, anticipa la "quintessenza" (il paragone, ricorda Pereira, è di Mary Daly) che nutrirà il sogno alchemico di riportare la terra alla purezza del " Fiat": virgo/viriditas ha «radici nel sole / e, luminosa e serena / risplende nella ruota / che nessuna altezza sulla terra / racchiude».



  8. #28
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    Predefinito Re: Ildegarda di Bingen

    SANTA ILDEGARDA DI BINGEN, GLI STUDIOSI DELLA MISTICA A CONVEGNO SUL LAGO MAGGIORE





    Sarà un appuntamento imprescindibile per chi già conosce e segue Ildegarda di Bingen, ma si tratta senza dubbio di un'ottima occasione per avvicinarsi, magari per la prima volta, a questo personaggio dalla storia incredibile che ha lasciato un patrimonio di sapere e conoscenza davvero ineguagliato per il suo tempo.

    Medicina, alimentazione, benessere, psiche, arte, musica, fisica, fitoterapia… Sono molteplici gli ambiti che verranno analizzati durante le due giornate di questo convegno, che porterà sul Lago Maggiore i principali conoscitori del mondo, ancora poco esplorato in Italia, di Santa Ildegarda. Un percorso tra scienza, coscienza e spiritualità, che guida verso una nuova medicina.

    "Ho conosciuto Ildegarda – sottolinea la dottoressa Sabrina Melino, organizzatrice del convegno – sotto l'aspetto più vicino alla mia formazione ovvero ne ho approfondito il pensiero di erborista guaritrice e, creando la linea di prodotti Thesaura Naturae, intendo in realtà lanciare un messaggio che va al di là della semplice cura di un sintomo. Ogni rimedio di Ildegarda è diretto a curare non solo un disturbo fisico ma anche un disagio interiore di cui sovente il disturbo è solo la parte più evidente."

    Saranno dunque questi i temi protagonisti del primo convegno nazionale che si terrà a Stresa i prossimi 16 e 17 settembre, intercettando un interesse assolutamente trasversale, così come trasversale e dinamico è stato il lungo lavoro di ricerca, studio e approfondimento di questo personaggio straordinario.
    Santa Ildegarda di Bingen, vissuta tra il 1098 e il 1179, è una figura dalla personalità unica. Il suo eclettismo, la sua capacità di approfondire il mistero dell'esistenza umana, la rendono una delle figure più importanti del nostro Medioevo, una delle donne più intelligenti della storia. Fu consigliera di papi e imperatori e dei grandi potenti del suo tempo.

    Spirito anticonformista, non esitò a opporsi alla Chiesa ufficiale e a denunciarne la corruzione. Pur da monaca votata alla clausura, svolse viaggi di predicazione e fondò tre monasteri. Fu una mistica, una profetessa e una teologa oltre che donna di scienza e artista. Tre le sue opere visionarie e profetiche: Scivias, Liber Divinarum Operum e Liber Vitae Meritorum. A queste se ne aggiungono altre, alcune delle quali frutto di uno studio tanto approfondito quanto concreto della Natura e dei suoi impieghi in medicina, come il Liber Subtilitatum Diversarum Naturarum, in seguito diviso in Physica e Causae et Curae. Il primo è a carattere enciclopedico-fisico-naturalistico, il secondo a carattere medico-fisiologicocosmologico ed è tuttora utilizzato dalla medicina olistica. Famosi sono ancora l'Ordo Virtutum, la prima sacra rappresentazione del Medioevo, la Symphonia Harmoniae Celestium Revelationum, ovvero le liriche musicate da Ildegarda e il grande Epistolario.

    Perché un convegno di medicina ildegardiana oggi? Qual è la modernità di una pensatrice del XII secolo? Cos'ha da dire Ildegarda agli uomini di oggi? Forse più di quanto si pensi, considerando che la badessa di Bingen è stata la prima ambientalista della storia, ha formulato nei confronti del paziente e della cura un approccio psicoterapeutico oltre che farmacologico, ha esplorato i nessi, in tutta la realtà manifesta, tra la fisica e l'energetica, arrivando a mettere a fuoco, con il linguaggio e le forme della sua epoca, concetti che sono allo studio delle più avanzate branche della scienza contemporanea, come la fisica quantistica, l'epigenetica e la PNEI (Psico-Neuro-Immuno-Endocrinologia), nelle quali si verifica con strumenti attuali come la singola cellula risponda a stimoli non solo fisici e chimici ma anche energetici.

    Ecco allora che Ildegarda – per la quale TUTTO concorre alla salute come alla malattia, dentro un sistema in cui è necessario cogliere i collegamenti che legano le manifestazioni del reale, per la legge di corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo – appare come colei che solo oggi può essere compresa pienamente: fino a qualche decennio fa, il suo messaggio sarebbe rimasto oscuro o relegato a operazioni di filologia. Nello specifico delle applicazioni mediche e fitoterapiche, l'approccio ildegardiano mira a cogliere le sinergie tra i principi delle diverse piante: la formulazione dei suoi rimedi parte da come questi possono lavorare in maniera integrata sul disturbo, agendo sulla funzione organica e sulla componente energetica e persino emozionale. Ildegarda parla per l'oggi.


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  9. #29
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    Predefinito Re: Ildegarda di Bingen

    Elisabetta Muritti

    ILDEGARDA SUPERSTAR





    Così il piacere nella donna è tenero e lieve, ma con assiduo calore.... Tutto ci saremmo aspettati, meno che una benedettina amica di penna del Barbarossa, mai accusata di stregoneria e/o eresia, discettasse di orgasmo femminile. Ma Ildegarda è la donna che visse due volte. Prima nel Medioevo. E poi a cavallo tra il primo e il secondo millennio.

    Macilenta, snob, secchiona, baciata da una spiccata attitudine al comando, capace sia di comporre inni purissimi sia di curare la lebbra e le infezioni, tormentata da micidiali emicranie, lei, potente badessa del XII secolo è infatti diventata un emblema contemporaneo della cultura delle donne europee, una visionaria delle nuove frontiere della musica, un’icona del femminismo della differenza, una risposta occidentale alla fame di spiritualità e introspezione. E, ultimamente sempre di più, è assurta al ruolo di prima “dottoressa” nutrizionista esperta in medicina allopatica, fitoterapia e psicosomatica. «Non meravigliamocene. Ildegarda ascoltava le confidenze delle persone che aveva vicino. Studiava la medicina ma conosceva a memoria la Bibbia, che è ricca di parole carnali. I sensi di colpa sono venuti dopo. Del resto, il suo Causae et Curae, o "Libro delle medicine composte", è quasi un manuale di sessuologia », sorride Maria Teresa Brolis, storica medievista e autrice del recentissimo Storie di donne nel Medioevo (Il Mulino). «In lei il quotidiano diventa eroico. E viceversa», aggiunge.

    Il che le ha consentito di trasformarsi in un personaggio ormai quasi pop, detto in parole povere. La cui misteriosa eccentricità è vicina al nostro bisogno di personalità forti e taumaturgiche. Solo per fare qualche esempio (di successo): l’omaggiano un bizzarro giallo tedesco (Il caso Ildegarda, di Edgar Noske, Emons), in cui l’investigatore indossa il saio del suo ultimo segretario, il monaco Wibert von Gembloux, a caccia di scheletri e di regimi dietetici per combattere l’abitudine alla buona tavola; un appassionato manuale francese (Le secret de bienêtre d’Hildegarde de Bingen, compilato da Mélanie Schmidt- Ulmann, autorevole “conseillère hildegardienne” diplomatasi all’Institute Hildegardien di Saint-Avé-Vannes; un delizioso romanzo italiano (Fuoco verde, della giovane musicista Costanza Cavalli, collana Vite esagerate di Famiglia Cristiana); e un sofisticato servizio di cucina appena pubblicato sulla rivista francese We Demain, che si occupa di economia collaborativa, ambientalismo e cultura tecnologica. Ed è qui che, tra le ricette di un elettuario sciropposo alla pera, ottimo in caso di emicranie e tossi catarrose, o dei deliziosi biscottini della gioia, veri e propri antidepressivi a base di noce moscata, cannella e chiodi di garofano, si applaude la “nuova papessa della naturopatia”. E si consiglia di fare scorta di farro spelta, l’alimento prediletto dalla badessa, guarda caso poverissimo di glutine e ricchissimo di ferro, magnesio, fosforo, vitamine e aminoacidi essenziali, solo attraverso i canali giusti.

    Al Festival delle Nazioni di Città di Castello ha debuttato il 2 settembre (Auditorium Santa Chiara di Sansepolcro) lo spettacolo Ildegarda di Francesco Maria Paradiso, prodotto con Agon Acustica Informatica Musica: e che l’armonia mistica della badessa non potesse non condurre ai live electronics è un’interpretazione artistica non trascurabile. Ma tutto questo è tanto, troppo. Forse anche per la nobile Ildegarda di Vendersheim, nata nel 1098 nell’Assia Renana, ultimogenita di Hildepert e Machtilde, e fin da piccola manageriale, decisa, superdotata e preda di visioni a occhi aperti. Per darle pace e un futuro, e perché così si usava nelle prolifiche famiglie aristocratiche di allora, i genitori la mettono in convento che ha appena 8 anni. Saggia decisione. A 12 prende i voti ed entra nel monastero benedettino di Disibodenberg. Di cui a 38 è già badessa. E già rincorsa dal suo brand (il convento lucra sui suoi deliqui e sulle folle di pazienti che cercano le sue terapie). Tant’è che poi si mette in proprio e fonda altre due comunità monastiche, a Rupertsberg e a Eibingen. Ormai è la Sibilla Renana, che dal suo angolo di mondo nei dintorni di Magonza dà del tu a papi, teologi, imperatori. A tutti quanti preferendo le donne del suo entourage, che ascolta, istruisce, guarisce e rimbrotta.

    Una carriera veloce, la sua. Che, dicevamo, improvvisamente sbiadisce nei secoli. Fino all’apoteosi contemporanea, quando Benedetto XVI, nel 2012, la proclama prima santa e poi dottore della Chiesa. «Sì, Ildegarda è ben banalizzata. Ma lei non si lascia mai tradire. Il suo messaggio magari viene diluito, ma mai deformato. Lei resiste persino alla canonizzazione, che rischiava di renderla ortodossa», replica Michela Pereira, già docente di storia della filosofia medievale dell’Università di Siena e studiosa e traduttrice degli scritti della badessa fin da tempi non sospetti. Nel 2002 ha curato con Marta Cristiani la prima traduzione italiana integrale del suo Liber divinorum operum per i Meridiani Classici della Spiritualità di Mondadori (ristampato nel 2014) e oggi ha appena dato alle stampe il saggio Ildegarda di Bingen (Gabrielli editori); pressoché in contemporanea con un libro che si intitola nello stesso modo ma è portato nelle librerie da Edb, scritto da Giordano Frosini. I due studi si aggiungono a Ildegarda di Bingen.Visioni, e cioè le traduzioni dello Scivias, del Liber vitae meritorum e del Liber divinorum operum effettuate da Anna Maria Sciacca e pubblicato da Castelvecchi. E molto lodato da Monsignor Ravasi, guarda caso il presidente del Pontificio consiglio della cultura che ha voluto una consulta femminile. Insomma, Ildegarda sarà pure diventata una superstar contemporanea, ma il suo decoro dalle nostre parti è ben difeso.

    Già, appunto: ma perché piace così tanto, oggi? «La sua epoca e la nostra sono diverse ma qualitativamente simili, perché coinvolgono anni in cui si avverte una mancanza di punti fermi. E poi c’è la sua profezia, così incoraggiante ieri e oggi: alla fine del regno dell’Anticristo arriva la pace, la fine dei tempi è la vittoria del bene», risponde Pereira. «Credo si tratti del grande bisogno di bellezza e armonia che ci coinvolge tutti. Il Medioevo è finalmente diventato luminoso, dopo che le sue presunte ombre sono state fin troppo vendute sul mercato. E quindi, ora, ci viene spontaneo tirare in ballo la sua modernità per giustificarlo. E poi c’è il fascino dei suoi grandi geni, di cui Ildegarda è parte: non sono mai moralisti, semmai sono esistenziali», aggiunge Maria Teresa Brolis. Brolis dice poi che la fama attuale della badessa deve molto all’empito ecologico e bio. E non la stupisce che oggi vada per la maggiore il “digiuno ildegardiano”, dolce e detox, fatto apposta per ritrovare la viriditas e per prevenire le patologie. Sostanzialmente, la preconizzazione delle mono-diete di oggi, che fanno riposare stomaco e intestino, non affamano e rilanciano il metabolismo. E l’elogio della tisana di finocchio, della minestra di farro e delle spezie energizzanti, cannella, zenzero, galenga. «Tutto andrebbe contestualizzato nella sua visione religiosa, certo. Ma va bene lo stesso. Sono solo i grandi che corrono il rischio di una riduzione. Non è Ildegarda ad avere bisogno di noi, siamo noi ad avere bisogno di lei!», ride.

    Anche Michela Pereira non è contraria agli entusiasmi pop. Ma avanza un distinguo: «Per Ildegarda l’essere umano ha ricevuto un corpo proprio per imparare a conoscere i suoi limiti. Dunque il corpo è un valore. Astenersi eccessivamente dal cibo è perciò irragionevole. E produce una sorta di orgoglio che fa credere di poterli superare, quei limiti. Siamo al servizio dell’armonia e abbiamo in mano le chiavi per ritrovare o mantenere la nostra salute, il nostro corpo è come uno strumento musicale. Da tenere sempre accordato».


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