Il prete milionario con i soldi dei fedeli, investiva il capitale in bar e negozi
11/10/2012 - DAVANTI AI GIUDICI IL PARROCO DI SANTA CROCE A VANCHIGLIA.
Don Giovanni Ballesio, 82 anni, è il parroco della chiesa di Santa Croce in piazza Fontanesi, nel quartiere Vanchiglia.
Per don Ballesio l’accusa è di essersi impadronito di 1,5 milioni di euro.
ALBERTO GAINO - Torino -
«Il vescovo mi ha assolto». Stringi stringi, questo è stato l’ esordio dell’ autodifesa di don Giovanni Ballesio, 82 anni, ex parroco di Santa Croce di piazza Fontanesi (Vanchiglia) e ora processato per appropriazione indebita di un milione e mezzo di euro («derivanti da offerte dei fedeli») e per evasione fiscale. L’anziano sacerdote si è presentato ieri in aula con il cappello da alpino in testa, decorato con cinque medaglie di bronzo ricevute come cappellano militare. «Per farsi vedere battagliero» ha sorriso l’ avvocato Alessandro Maranpon, il suo legale. E come è stato il suo momento, don Ballesio non ha certo tentennato: «Avevo polizze assicurative, le ho riscattate, avevo 800 mila euro alla Credem li ho ritirati. Ho messo tutti i soldi nelle scatole e li ho tenuti in casa mia non appena ho sentito che stava per arrivare la crisi economica. Un milione e 575 mila euro, ed erano soldi miei. Se si tengono sotto il materasso non si devono pagare le tasse. Mezzo Borgo li tiene in casa i risparmi. Chiedetelo in giro».
L’accusa è di aver donato 400 mila euro al titolare di un colorificio di zona, con cui ha costituito una società, per avviare un’attività di bar e self-service, e di aver rilevato con la medesima società i muri di due negozi per oltre un milione di euro in Lungo Dora Colletta 67. Le indagini nei suoi confronti partirono da quelle transazioni per cui è stato richiesto un rimborso fiscale di 100 mila euro dal socio e coimputato Angelo Marturano, il cui avvocato, Domenico Peila, dice: «E’ stato solo un prestanome di quote che ha regolarmente restituito a don Ballesio».
Il sacerdote parla così del socio: «Gli avevo dato altri 350 mila euro. Poi mi sono accorto che voleva fregarmi e alla lunga mi montava dentro una rabbia che non riuscivo più a fare il mio lavoro. Così mi dissi: “Giovanni, regalagli le 400 mila euro e ti metti il cuore in pace”. Feci così. E comunque non vidi nemmeno un euro». Le quote della Narfab Sas? «Adesso ho l’1 per cento, il 99 l’ho dato alla mia figlioccia». Ha già introdotto una variante che sembra far venire il capogiro a tutti, giudici compresi che chiedono chiarimenti: «Diedi 800 mila euro a una signora che era a terra, il marito l’aveva lasciata».
Il pm Vincenzo Pacileo: «A che titolo glieli diede?». Il don: «Beneficenza». Il pm: «Non sarebbe stato meglio dividere la somma per 100 beneficiari?». Il don: «In realtà era un prestito e adesso siamo pure in causa. Mi sono accorto che con quei denari la donna ha comprato un immobile e ha fatto investimenti». Il suo avvocato: «Lui non ha niente, vive delle pensioncina di parroco, in povertà. Chi lo conosce sa che la sua esistenza non si è mai discostata da questi contenuti francescani».
Gira e rigira, quella montagna di denaro continua a gravitare sul progetto mai realizzato (e sui cui ha pure testimoniato l’ex assessore Lepri) di una casa di riposo in quartiere che ora vuol realizzare il Comune. Don Ballesio: «Per un milione erano soldi miei di rinunce totali al godimento di stipendi, ferie, riscaldamento in 50 anni di sacerdozio». I due negozi sono sempre là.
La Stampa - Il prete milionario con i soldi dei fedeli investiva il capitale in bar e negozi




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