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  1. #1
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    Predefinito Codreanu e il Movimento Legionario: rivoluzione conservatrice in Romania

    Il sintagma “Rivoluzione Conservatrice”, che dopo la seconda guerra mondiale è stato reso celebre da Armin Mohler, nacque nel secolo scorso; ma fu il letterato Hugo von Hoffmanstahl, nel 1927, a darle un contenuto programmatico: in un discorso intitolato La letteratura come spazio spirituale della nazione, von Hoffmanstahl identificava, quali fattori fondamentali della Rivoluzione Conservatrice, la ricerca della totalità e dell’unità in alternativa alla divisione e alla scissione.

    A mano a mano che il concetto di Rivoluzione Conservatrice assume un significato politico, risulta chiaro che i suoi principi si contrappongono in maniera radicale a quelli che hanno trionfato con la Rivoluzione Francese. Possiamo dire che alla Rivoluzione Conservatrice appartengono coloro i quali combattono i presupposti del secolo del progresso senza però voler restaurare un qualsiasi Ancien Régime. La Rivoluzione Conservatrice, dunque, designa un processo politico che, come afferma lo stesso Armin Mohler, non si limita al mondo austro-tedesco, ma abbraccia l’Europa intera.

    Da noi, infatti, Marcello Veneziani ha potuto cercare anche nella storia italiana i caratteri precipui della Rivoluzione Conservatrice, e ha creduto di poterne riassumere le caratteristiche in questi termini: “senso della modernità, ri-creazione della tradizione, rigetto della concezione lineare e progressiva della storia, anti-egualitarismo, vitalismo e organicismo, primato del politico e del comunitario, mobilitazione ‘totale’ delle masse, ripensamento della tecnica, elogio futuristico dell’acciaio, visione estetica e lirica della vita”.

    Io sono del parere che il concetto di Rivoluzione Conservatrice possa servire, in una certa misura, per inquadrare e interpretare anche il fenomeno del Movimento legionario romeno. Potremo trarne la conferma da una breve rassegna delle posizioni di alcuni intellettuali romeni che militarono nel Movimento legionario o comunque furono ad esso assai vicini, contribuendo comunque a definirne l’identità dottrinale e programmatica.

    Lo stesso Corneliu Codreanu, nel suo libro Pentru legionari, inserisce il Movimento legionario entro un alveo culturale e politico più ampio, che si manifesta in Romania già intorno alla metà del secolo XIX. Tra quelli che Codreanu cita come precursori del Movimento Legionario, vi sono alcuni dei nomi più illustri della letteratura romena; già in questo fatto troviamo una delle caratteristiche principali della Rivoluzione Conservatrice, poiché letteratura, spiritualità e nazione sono coordinate fondamentali di tutta la nebulosa della rivoluzione conservatrice indagata da Armin Mohler.

    Ebbene, Codreanu cita tra gli antenati spirituali del Movimento Legionario il più grande dei poeti romeni, Mihai Eminescu (1850 – 1889). Eminescu, che in Italia è conosciuto più o meno come una sorta di Giacomo Leopardi romeno, fu in realtà uno strenuo militante nazionalista, che lottò con tutte le sue forze contro lo sfruttamento usuraio del contadinato romeno e contro l’alienazione cosmopolita delle classi dirigenti.

    Claudio Mutti, Rivoluzione conservatrice in Romania?
    Rivoluzione conservatrice in Romania? | Claudio Mutti
    Ultima modifica di Hagakure; 15-01-11 alle 09:45

  2. #2
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    Predefinito Rif: Codreanu e il Movimento Legionario: rivoluzione conservatrice in Romania



    C.Z. Codreanu. "L'Angelo Guerriero"


    "cultus qui deo debetur includit in se… cultum qui debeatur parentibus et patria".

    Corneliu Zelea Codreanu nasce nel bel mezzo della Moldavia, a Iasi, considerata a buona ragione la Firenze rumena, il 13 settembre 1899. Già il suo nome è un programma di vita: Codreanu in rumeno significa "uomo della foresta". Dal padre fin da piccolo Corneliu impara ad amare fortemente la sua patria e a sognare per il suo popolo, per la sua gente, un destino più grande. È giovanissimo quandi il 15 agosto 1916 la sua terra, "la piccola Romania", si getta nella mischia della I guerra mondiale; per la sua età non può arruolarsi volontario. L'1 settembre 1917, con la segreta speranza di partire per il fronte e dare il suo contributo per la vittoria, Codreanu si iscrive alla Scuola Militare Atttiva di Botosani, esperienza che lascerà un'impronta forte sul suo carattere. "Qui -scriverà- ho imparato a parlare poco. Qui ho imparato ad amare la trincea e a disprezzare il salotto".Finita la guerra la situazione politica interna della Romania è piuttosto grave: nella vicina Russia, ucciso lo zar, il potere è nelle mani dei bolscevichi ed il nuovo stato sovietico mostra chiaramente la volontà di riappropriarsi dele terre perse durante il conflitto. Con questo rischio incombente Codreanu, un pomeriggio del gennaio 1918, raduna nel bosco di Dobrina una ventina di colleghi liceali e fonda l'associazione "Michele Cogalnicaenu" allo scopo di uscire dall'individualismo e spendere tutte le proprie energie senza risparmio per la causa della libertà della Romania. La situazione rumena nel primo dopoguerra non è diversa da quella di molte altre nazioni europee al termine del primo lacerante conflitto mondiale. Tra i fenomeni sociali emergenti: il reducismo, la delusione per il clima provinciale della politica ufficiale, le reazioni per la riforma agraria del 1919. Proprio in quell'anno Corneliu Zelea si iscrive alla facoltà di Diritto dell'Università di Iasi. In questo periodo viene a conoscenza dell'esistenza di un piccolo e battagliero gruppo politico chiamato la "Guardia della Coscienza Nazionale" guidato da Costantin Pancu. Il raggruppamento, al quale aderisce Codreanu, riscuote un certo interesse tra operai e studenti e raccoglie tra le sue fila anche qualche professionista e sacerdote. "Non potrei definire come sono entrato nella lotta. Forse come un uomo che, camminando per la strada con le preoccupazioni, i bisogni ed i pensieri suoi propri, sorpreso dal fuoco che divora una casa, getta la giacca e balza al soccorso di quelli in preda alle fiamme". Il 10 febbraio 1920 viene proclamato lo sciopero generale in tutto il paese, ovunque si hanno notizie di scontri e dimostrazioni, la situazione è incandescente. Contro coloro che sostengono l'intervento governativo e militare, Codreanu sostine la necessità di agire di persona e fulmineamente. L'imperativo è stroncare il parassitismo diffuso nel Paese. La roccaforte comunista è nelle officine CPR, nei pressi delle ferrovie di Nicolina a Iasi. Ma attraverso una serie di azioni provocatorie e portando avanti una politica sociale estremamente avanzata sarà Corneliu a raccogliere per tutto l'arco della sua vita l'adesione quasi plebiscitaria delle masse operaie. Con questo spirito nascerà un nuovo raggruppamento "Socialista Nazional-Cristiano".Nel 1920, per la prima volta nella storia, il Senato Accademico dell'Università di Iasi decide di aprire l'anno accademico senza l'abituale rito religioso. Codreanu con un gruppo di amici insorge, fino a spuntarla. L'Università riaprirà con la tradizionale cerimonia. Tra le battaglie memorabili dei primi anni di attività politica di Corneliu anche quella contro la sciapka, un copricapo russo ostentato dagli studenti di fede comunista e, soprattutto, simbolo di indifferenza e mancanza di amore per la propria terra. Più volte attaccato da Codreanu, il rettore dell’Università di Iasi, il 4 maggio 1921, lo espelle dai corsi e dalle lezioni. Tutti i professori della facoltà di Diritto, alla quale è iscritto Corneliu, insorgono contro questa risoluzione e lo iscrivono agli esami autunnali, tanto forte era la stima per questo studente coraggioso ed audace. La vertenza andrà avanti per molto tempo, terminati gli studi, infatti, non verrà mai rilasciata a Codreanu la laurea in Giurisprudenza. Il 22 maggio 1922 viene fondata l’associazione "Studenti Cristiani", che incontrerà un grande successo nel paese. Nell’autunno dello stesso anno Codreanu lascia la Romania per trasferirsi a Berlino, dove si iscrive alla facoltà di Economia Politica. Nel dicembre del 1922 a Cluij l’intera popolazione studentesca è in rivolta, presto l’incendio divampa in tutta la Romania, Corneliu intuisce che si tratta di un momento decisivo per il futuro rumeno e ritorna in patria frettolosamente per mettersi a capo del movimento studentesco insieme a Mota, figlio di un sacerdote ortodosso, presidente di un circolo studentesco, con il quale nascerà un’amicizia profonda e perenne. Ben presto i due capiscono la necessità urgente di estendere la stessa lotta studentesca all’intero popolo della Romania. Si avverte il bisogno di fondare un vero e proprio partito per continuare con maggiore incisività e radicamento le tesi partorite dai banchi universitari. "Occorre un nuovo strumento, ma occorrono soprattutto uomini nuovi", questo il vero assillo di Codreanu. Per questo viene avvicinato il professore Cuza, l’uomo all’epoca più prestigioso in tutto il Paese, che prenderà la presidenza della "Lega di Difesa Nazionale e Cristiana" al cospetto di oltre diecimila cittadini. È il periodo degli scontri più violenti negli atenei, l’Università è al centro della lotta e fornisce il nerbo dei dimostranti. Durante una di queste manifestazioni contro l’esercito, Codreanu viene arrestato per la prima volta e internato nella prigione della Porta Verde. Inizia così la lunga serie di arresti che condurrà il Capitano e i suoi una vera persecuzione politica e ad essere eliminati fisicamente senza lo straccio di un processo. Nonostante la reclusione del Capitano, l’organizzazione del movimento procede a gonfie vele e viene celebrato il congresso per il 22-25 agosto 1923. In quell’occasione la polizia ordina di sbarrare la porta d’accesso della Chiesa dove si sarebbe dovuta tenere la cerimonia religiosa in suffragio degli studenti morti in guerra, quindi, come già avvenuto a Fiume, gli studenti del movimento si inginocchiano all’aperto e, circondati da una folla enorme, pregano in silenzio. Le provocazioni delle autorità procedono senza fine e gli studenti occupano le aule universitarie per tenere le proprie assemblee. Il Congreso si tiene illegalmente, il Capitano, ricercato dalla polizia, riuscirà a dare il suo contributo vestito da meccanico, non riconosciuto nemmeno dai suoi. Poco dopo Codreanu diventa popolarissimo anche tra i contadini, vessati da una situazione agricola nazionale molto precaria per l’eccessiva polverizzazione della proprietà terriera. La base studentesca, racconta in questi giorni Mota, è al limite della sopportazione. Nonostante il favore di Codreanu verso il metodo della non-violenza come arma di lotta, si decide di dare una volta per tutte un esempio "tremendo" della risolutezza della gioventù rumena. Viene insomma composta una lista di sei ministri da eliminare. La sera dell’8 ottobre 1923 mentre i congiurati sono riuniti per stabilire i dettagli dell’operazione, la Polizia irrompe nel luogo e arresta tutto il gruppo. Il delatore è uno degli stessi organizzatori: Vernichescu. Il processo che ne segue ha un epilogo eccezionale: Codreanu, come suo costume, si prende la paternità dell’azione e indica ai giurati le motivazioni ideali del getso. I giudici riconoscono la sola colpevolezza di Mota e i legionari vengono liberati dopo sette mesi di carcere. L’esperienza del carcere è centrale nella vita di Corneliu Zelea Codreanu. Dalla prigione uscirà un uomo completamente cambiato, rinnovato nell’animo. Il ricordo dell’icona dell’Arcangelo Gabriele, davanti alla quale il Capitano si era spesso ritrovato a riflettere e pregare in quei mesi, lo porterà ad assumere l’Arcangelo come protettore futuro del Movimento. Nella nuova fase l’azione di Corneliu ruota intorno al proposito di dare adeguata "educazione" a quella gioventù che crede ciecamente in lui e nella riscossa nazionale. "Prima dobbiamo conoscere e correggere i nostri difetti e poi vedere se abbiamo o no il diritto di occuparci anche di quelli degli altri". Con questo spirito di formazione interiore l’8 maggio 1924 ad Ungheni viene organizzato il primo campo volontario del mondo. Il lavoro viene però interrotto molto presto dal Prefetto di Polizia Manciu che arresta tutti i presenti. Agli arrestati vengono inflitte vere e proprie sevizie, molti studenti vengono frustati a sangue. Il 25 ottobre il Capitano, che ha assunto le difese di uno studente torturato dal Prefetto, fa il suo ingresso in tribunale e alla prima scomposta reazione di Manciu tira fuori un revolver e lo fredda. Immediatamente arrestato viene internato nella prigione di Galata. La stampa inanime si schiera a suo favore, la popolazione è tutta incondizionatamente per lui; il processo, durato sei giorni, si svolge in un clima trionfale per il Capitano. Il verdetto lo conferma: Codreanu ha agito per legittima difesa ed è portato in trionfo fino a Iasi. Il 14 giugno 1924 il Capitano sposa la bellissima Elena Ilinoiu: la cerimonia, secondo il rito ortodosso, viene filmata. La colonna di invitati che segue la coppia supera i sette chilometri. Mentre Codreanu è in Francia per conseguire il dottorato in Legge, la situazione in Romania si complica. I risultati elettorali sono soddisfacenti, entrano altri nove deputati in Parlamento, ma il professor Cuza non riesce a controllare la situazione sotto il profilo politico-strategico. Il gruppo parlamentare si spacca in due tronconi, per Codreanu la scelta è durissima. La decisione è di dare un taglio netto al passato. Il 24 giugno 1927 convoca per le dieci di sera i suoi amici più fidati, non servono molte parole; tutti già sanno. Il Capitano si alza in piedi : "Oggi, San Giovanni Battista, si costituisce la Legione dell’Arcangelo Michele, sotto la mia guida. Chi verrà con noi deve avere una fede illimitata, resti lontano chi non ne ha a sufficienza o nutre dei dubbi". La Legione è quanto di più lontano da un partito inteso in senso classico, è un movimento assolutamente originale per la creazione di un nuovo individuo, in rottura con l’uomo economico, pragmatista ed egoista. Cuza, informato da Codreanu della nascita della Legione, comprende la distanza che li separa, apprezza il grande coraggio dei legionari e li scioglie dal giuramento prestato all’atto della costituzione della Lega di Difesa Nazional-Cristiana. In brevissimo tempo la Legione mette in allarme i vari centri del potere, la stampa contraria prima cerca di ignorare il fenomeno, poi incomincia ad ospitare gli articoli vibranti di Codreanu e dei suoi collaboratori. Il Capitano riesce a raggiungere il cuore del contadino come dello studente e dell’operaio con un linguaggio semplice e mai demagogico; le adesioni si moltiplicano. Il 20 giugno del 1930, poco dopo il ritorno nel Paese di Carol II, si costituisce ufficialmente la "Guardia di Ferro" che sarà presto conosciuta con questo nome in tutto l’Occidente. "I centri vitali della nostra esistenza nazionale sono attaccati... Difronte a questo pericoolo, mentre i politici lottano tra loro per banali liti, noi, figli di questa terra, teniamoci per mano e proclamiamo tutti insieme l’unione della gioventù rumena". Per dare maggiore valore simbolico dell’azione antibolscevica, che in Romania assunse caratteri di grande forza popolare, viene decisa una marcia sulla Bessarabia, un territorio oggetto delle mire espansionistiche della Russia. La stampa reagisce con una politica persecutoria, il governo temporeggia e poi vieta la manifestazione, conoscendo bene le simpatie della popolazione della Bessarabia per Codreanu. Sono in troppi ormai a temere seriamente la Guardia di Ferro: tutti i gruppi politici si coalizzano per stroncare il Movimento Legionario. L’11 gennaio 1931 un decreto ne sancisce lo scioglimento, tutte le sedi vengono perquisite, migliaia di militanti interrogati e molti trattenuti in carcere. L’accusa pretestuosa è di aver intrapreso un’azione violenta contro la forma di Governo stabilita dalla Costituzione; ma mancando qualsiaisi prova concreta (documenti, armi, bombe) si contesta al Capitano di essere un "traditore" e di essersi fatto condizionare da modelli stranieri. Corneliu, come suo costume, smonterà una ad una tutte le accuse, i giudici sono costretti ad assolverlo, dopo che il Capitano ha comunque passato quasi due mesi in carcere come detenuto comune. Il governo nazional contadino cade e si indicono nuove elezioni. Il Capitano decide di candidarsi al Parlamento rumeno con la lista chiamata "Partito di Corneliu Codreanu". Sarà eletto deputato il 31 agosto 1931 con 11.176 voti. Il primo discorso di Corneliu in Parlamento resterà famoso per il suo rigore: richiesta immediata della pena di morte per tutti coloro che si sono appropriati con la frode del denaro dello Stato. Prima delle successive elezioni il nuovo governo scioglierà nuovamente la "Guardia di Ferro". Dalle urne però il Movimento vedrà più che raddoppiati i consensi. Codreanu e i suoi riescono a penetrare nelle roccaforti delle province orientali ed a stabilire nuovi centri di diffusione tra le masse contadine. "Noi e gli uomini di buon senso non abbiamo paura né del comunismo, né del bolscevismo. C’è una cosa che ci fa paura: è che gli operai di queste fabbriche non hanno a sufficienza da mangiare". Per Codreanu e i suoi compagni di partito il potere parlamentare è soltanto un "mezzo" per saziare la fame di giustizia sociale del Paese. Corneliu provvede a devolvere buona parte dell’indennità parlamentare alle casse della Legione, trattenendo per sé solo l’indispensabile. Nell’estate del 1933 la Legione dà una grande prova di amore e di stile nell’affrontare le emergenze della nazione. Ciclicamente a Visani, il fiume Buzau, ingrossatosi per le piogge continue, straripa con conseguenze disastrose. Ogni volta lo stesso copione: il governo assicura il proprio interessamento, testimonia tutta la solidarietà e non fa nulla di serio. Il Capitano decide di sostituirsi alle carenze dei politici e di costruire sul fiume una gigantesca diga, lunga due chilometri, capace di imbrigliare il fiume. Il 10 luglio tutto è pronto, si tratta di un campo volontario di lavoro: l’entusiasmo è alle stelle. Ancora una volta il governo è contrario, gli ordini sono tassativi: la Polizia deve intervenire, molti studenti resteranno feriti gravemente. I Legionari in questa occasione attuano una "resistenza passiva": si sdraiano nel fango alto due palmi cantando "Dio è con noi".Il clima è ormai di vero e proprio terrorismo politico: ai legionari diventa difficile perfino trovare una tipografia che possa stampare le loro pubblicazioni che di fatto vengono censurate. Codreanu ha in mente un’altra grande iniziativa: la costruzione della "Casa Verde", quartier generale del Movimento. Il problema annoso della mancanza di fondi viene risolto: circa cento militanti lavorano per tre mesi come operai in una fornace, richiedendo come unico compenso quotidiano un certo quantitativo di tegole e mattoni. In breve tempo la costruzione-simbolo è ultimata; qui si tengono le riunioni più importanti, qui un giorno riposeranno i martiri della Legione. In tutta la Romania strade, ponti, chiese ed opere pubbliche testimoniano la valida concretezza della "mistica del lavoro" della Guardia. Alla vigilia delle elezioni del dicembre 1933 però, il leader del partito liberale, Duca, intervistato a Parigi, dichiara che la Guardia è uno sporco esercito di mercenari al soldo di Hitler. Malgrado l’intervista fece il giro del mondo, la Guardia proseguì nel suo progetto anche grazie al successo di "Libertà", la rivista curata da Mota. Ma la repressione nei confronti del Movimento Legionario assume un’accellerazione fatale. Durante la campagna elettorale uno studente viene ucciso alle spalle da un ufficiale di polizia a Costanza, mentre affigge un manifesto. Il governo sente perdere il terreno sotto i piedi ed il Consiglio dei Ministri decreta per la terza volta lo scioglimento della Guardia di Ferro. Segue una folle ondata di arresti: 18.000 persone, tra le quali lo stato maggiore della Guardia. Il bilancio è atroce: 300 ammalati nelle prigioni, 16 morti e 3 tumulati vivi sottoterra. A questo punto tre legionari fatti torturare dal capo del partito liberale decidono che Duca deve morire. Il 30 dicembre il leader viene ucciso e subito dopo i tre si consegnano spontaneamente alle autorità, dichiarandosi pronti a scontare tutte le conseguenze della loro azione. Ma l’uccisione rinvigorisce la campagna contro la Legione che porta ad un nuovo processo. Ancora una volta Codreanu e altri 50 legionari sono assolti tra il tripudio del popolo. Una morte terribile li attenderà il 30 novembre 1938. Il successore di Duca come Primo Ministro, Tatarescu, sebbene uomo energico, si mostra più comprensivo verso il Movimento Legionario, avendo capito che la strada delle persecuzioni spietate porta l’opinione pubblica, ormai conquistata dal coraggio dei ragazzi del Capitano, a ribaltare la situazione. Viene quindi ricostituita la Guardia su basi legali e nasce il partito "Tutto per la Patria" riconosciuto il 20 marzo 1935. I nemici storici di Codreanu, frattanto, approfittando dell’invidia di un deputato della Guardia nei confronti del Capitano, si accordano con lui per fare fuori il capo della Legione. L’autore dei due tentativi falliti di uccisione di Codreanu è Stelescu. Prima si serve di un allievo delle scuole normali che, appostato dietro una finestra, avrebbe dovuto sparare contro Corneliu, poi (in caso di insuccesso) aveva previsto un piano per avvelenarlo con il cianuro di potassio. Secondo le leggi legionarie Mihai Stelescu sarebbe dovuto essere giudicato dai suoi compagni ed espulso dal Movimento, mentre se si fosse pentito avrebbe potuto far ritorno nella famiglia della Guardia come un figliol prodigo. Invece costui, accecato dall’ambizione, continua a condurre una campagna scandalistica contro la Legione. Fonda così "La Crociata del Rumenismo" con il chiaro scopo di far concorrenza a Codreanu e lancia sulla stampa accuse gravissime e infondate a Corneliu, ma nessuno degli appartenenti all’ex Guardia di Ferro si lascia ingannare. Per l’etica legionaria la colpa più grave e ignobile è quella del tradimento dei propri fratelli di lotta o amici. Gli ambienti estremisti della Guardia decidono quindi la morte del traditore. Il 16 luglio 1936 infatti il gruppo dei "Decenviri" raggiunge Stelescu in ospedale e lo uccide. Si tratta dell’unico esempio di tradimento in seno alla Legione dalla sua fondazione. Nonostante questo episodio la fama di Codreanu varca i confini della Romania e si diffonde in Europa. In una lettera indirizzata al re alla fine del 1936 il Capitano si fa interprete del ribaltamento della politica rumena e di un avvicinamento alle altre nazioni dalle rivoluzioni nazionali. Moltissimi in Italia parlano in termini entusiasti dell’esperimento legionario rumeno. È giunta l’ora per i capi legionari: Codreanu, Mota, Marin e Sima, decidono di fare il grande salto di qualità. Percorrono la propria terra in lungo e in largo per scuotere la gioventù e rompere col vecchio mondo. La Legione comprende chiaramente che le scelte di civiltà si fanno su scala europea. Sono circa 10.000 i legionari che vogliono arruolarsi volontari nell’armata di Franco in Spagna, tra questi Ion Mota, braccio destro di Codreanu, e Vasile Marin, uno dei più grandi avvocati di Bucarest, troveranno la morte arma in pugno il 13 gennaio 1937. Nella capitale rumena una cerimonia grandiosa attende i due legionari caduti: oltre 300.000 persone fanno da ala al corteo funebre. Il Capitano, in ricordo dei due indimenticabili legionari, decide di creare il corpo scelto "Mota-Marin".Sul fronte elettorale la situazione con il partito "Tutto per la Patria" è ormai matura; la campagna elettorale incandescente viene affrontata con grande dignità e coerenza. "Non dite -racconta Codreanu- votate per noi perché gli altri sono cattivi, ma date a noi il vostro voto per quello che abbiamo fatto di buono. Andate fra la gente con allegria, parlate solo di cose costruttive... comunicate gioia e luce". I risultati del dicembre 1937 sono clamorosi: la lista del Capitano porta alla Camera ben 66 deputati e supera del 6,43% il partito Nazional-Cristiano. A formare il governo però viene chiamato questo partito, di Cuza e Giova. La manovra del re è perfida: il ministro Goga, facilmente manovrabile dall’alto, deve erodere le posizioni del Movimento di Corneliu Zelea Codreanu, ma la popolarità del Capitano continua invece ad aumentare. Il governo Goga fallisce completamente il suo obiettivo e torna il Terrore. L’11 febbraio 1938 con un colpo di stato, il re Carol sospende la Costituzione, scioglie i partiti ed instaura una vera e propria dittatura personale. Il colpo di stato, covato dal sovrano per oltre dieci anni, è la chiara testimonianza dell’ultima chance di un mondo ormai completamente alla deriva. Viene creato un partito unico "Il Fronte della Rinascita Nazionale", al dicastero degli interni viene chiamato Calinescu, che ha dato numerose prove di avversione alla Guardia di Ferro. Le reazioni di Codreanu sono estremamente caute e responsabili, una mossa falsa avrebbe compromesso la vita di tanti legionari. Il 21 febbraio 1938 Corneliu convoca i giornalisti ed inaspettatamente dichiara la volontà di chiudere il partito. "Noi, manifestando la nostra fede, abbiamo inteso agire in conformità con la legge, non vogliamo usare la forza. Siamo lontanissimi dall’idea di colpi di Stato". I pieni poteri a Calinescu significano inequivocabilmente una nuova ondata repressiva. Il pretesto per incriminare Codreanu è fornito da una lettera inviata allo scrittore e uomo politico Iorga, nella quale il Capitano rimproverava al grande nazionalista rumeno di aver tradito le aspettative della gioventù. La Magistratura, informata della lettera da un articolo dello stesso Iorga, condanna Corneliu a sei mesi di carcere per oltraggio. Contemporaneamente Calinescu ordina che tutti i Legionari siano internati in campi di concentramento. Il Capitano, che potrebbe rifugiarsi all’estero, non se la sente di lasciare i compagni e la sua terra consapevole della imminente fine. I rapporti difficili tra il Capitano ed il generale e poi maresciallo Ion Antonescu fanno comprendere a pieno la drammaticità della parabola finale della Guardia di Ferro. Fin dal ‘24 Antonescu, simbolo del perfetto soldato rumeno, nonostante una indubbia stima personale per Codreanu gli aveva riservato giudizi molto pesanti e dopo il colpo di stato del 1937 aveva ottenuto il tanto ambito Ministero della Difesa. Con questa carica Antonescu si dimostra intransigente assertore dell’ordine pubblico, applicando limitazioni severissime ai manifestanti. Dopo l’affare però Iorga si oppone duramente all’arresto di Codreanu. Senza Antonescu alla Difesa viene ricostituito il governo del Patriarca e la fine per il Capitano è alle porte. Corneliu Zelea, in venti anni di fervida attività politica, ha subìto numerosi processi terminati tutti con assoluzioni piene eppure tutto ciò viene dimenticato. Si rispolverano vecchie e ridicole accuse, si riaprono processi di anni prima, si inventa una lettera ad Hiltler mai scritta... Per dieci lunghe ore il Capitano si difende strenuamente, testimoniando la sua totale innocenza ed estraneità ai fatti che gli vengono contestati. La stampa si vede censurate le cronache del processo, anche se l’opinione pubblica è tutta ancora con il fondatore del Movimento Legionario; il collegio dei giudici, formato da Galinescu, lo condanna a dieci anni di carcere. Il calvario del Capitano inizia il 17 aprile 1938; durante i giorni di prigionia Codreanu tiene un diario, che sarà pubblicato dopo la sua morte, che ci offre la fotografia reale della sua immensa forza interiore e grandezza d’animo. "Fede e Amore, non le ho perdute, ma sento che a un tratto si è disseccato il filo della speranza. Sono 60 giorni che dormo vestito sul tavolato e su questa stuoia, 60 giorni e 60 notti che le mie ossa succhiano, come una carta assorbente, l’umidità che trasuda dalle pareti e dal pavimento".Anche in queste condizioni il Capitano fa paura. Governo e Sovrano sanno bene che la "gente" guarda ancora e sempre a lui come l’unico uomo capace di risolvere i problemi secolari della Romania. Per ordine di Calinescu e col pretesto di un inesistente tentativo di fuga, Corneliu Zelea Codreanu, il 30 novembre 1938, viene fatto strangolare insieme a tredici legionari durante un trasferimento da un carcere ad un altro. L’annuncio ufficiale della morte dato dal Comando della Seconda Divisione Militare, al quale nessuno crede, afferma che durante il trasferimento ad una trentina di chilometri da Jilava il convoglio si ferma per un guasto al motore, i prigionieri approfittano di questo "strano incidente" per cercare di evadere e i gendarmi si vedono costretti ad aprire il fuoco. Più tardi il Maggiore Dinulescu, che diresse l’assassinio per ventimila lei, e l’autista confessarono la tremenda verità.


    I Dieci Comandamenti


    A cui il legionario deve conformarsi per non deviare dal suo cammino di gloria in questi giorni di oscurità, di sventura e di tentazione satanica. Affinchè tutto il mondo sappia che noi siamo Legionari e restiamo Legionari per l'eternità.


    1 Non credere in alcun modo alle informazioni, alle notizie sul movimento legionario lette su qualsiasi giornale - pur se questo appaia nazionalista - o sussurrate all'orecchio da agenti provocatori a anche da uomini onesti. Il Legionario crede solo all'ordine a alla parola del suo Capo. Se questa parola non viene, significa che nulla è cambiato e che il legionario prosegue tranquillo per la sua strada.

    2 Stai bene attento a chi frequenti. E valutalo come si deve, sia quando è un avversario che vuole ingannarti, sia quando è un amico stolto che è stato ingannato da un avversario.

    3 Guardati come da una grande calamità dallo sconosciuto che ti esorta a fare qualcosa. Egli ha un interesse e vuole perseguire il suo interesse tramite te, oppure vuole compromettere te di fronte agli altri legionari. Il legionario agisce soltanto in base ad un ordine o per sua spontanea iniziativa.

    4 Se qualcuno vuole tentarti o comprarti, sputagli in faccia. I legionari non sono ne stupidi ne merce d'acquisto.

    5 Evita coloro che vogliono farti doni. Non accettare nulla.

    6 Allontanati da coloro che ti adulano e ti lodano

    7 Dove esistono soltanto tre legionari, costoro vivono fra loro come fratelli: unita', unita' e ancora unita'! Sacrifica tutto, immola te stesso, i tuoi desideri e l'intero tuo egoismo per questa unita'. Essa, l'unita', ci dara' la vittoria. Chi e' contro l'unita', e' contro la vittoria legionaria.

    8 Non parlar male dei tuoi camerati. Non accusarli. Non mormorare all'orecchio degli altri e non tollerare che si venga a mormorare al tuo.

    9 Non spaventarti se non ricevi ordine, notizia, risposte lettere, o se ti pare che la lotta ristagni. Non allarmarti, non prender le cose sul tragico, giacche' Dio e' al di sopra di noi e i tuoi capi conoscono la via giusta e sanno quello che vogliono.

    10 Nella solitudine prega Dio in nome dei nostri morti, affinche' ci aiuti a sopportare tutti i colpi sino alla fine delle sofferenze, sino alla grande resurrezione e alla vittoria legionaria.

    Marzo 1935 C.Z. Codreanu -da "Capo di Cuib"
    Codreanu
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    Predefinito Rif: Codreanu e il Movimento Legionario: rivoluzione conservatrice in Romania



    Così diceva Codreanu


    Fra le molte figure di dirigenti di movimenti nazionali da noi conosciute nei nostri viaggi in Europa, poche, per non dire nessuna, ci fecero un’impressione più viva di Cornelio Codreanu, il capo della “Guardia di Ferro” romena. Ricordiamo l’incontro con lui, nel marzo del 1938, nella “Casa Verde”, sede centrale che i legionari stessi si erano costruita con le proprie mani, a Bucarest.

    Egli ci si fece incontro: un giovane di alta statura, aitante, con una espressione di nobiltà, di lealtà e di coraggio impressa nel volto dai tratti del puro tipo dacio-romano, ci si mescolava qualcosa di contemplativo, di ispirato. Fra noi due si stabilì subito una spontanea simpatia; in effetti, molte delle nostre idee concordavano, specie quanto all’esigenza di dare ai movimenti di rinnovamento nazionale una autentica base spirituale.

    Il livello dell’organizzazione che Codreanu aveva creato e con la quale si proponeva di rinnovare la Romania, era notevolmente alto. Il movimento complessivo aveva un orientamento originale; si affiancava idealmente ai movimenti nazionali affermatisi in Italia e in Germania, ma con una propria, specifica fisionomia. In un colloquio, lo stesso Codreanu ci indicò questa direzione particolare, usando un’immagine. Egli disse: “L’essere umano è composto dal corpo, dall’energia vitale e dall’anima. Così anche ogni nazione, e un moto di rinnovamento, può far leva su uno o sull’altro di tali elementi e investire il resto partendo da esso. Ora il fascismo italiano mi sembra che parta dall’elemento corpo, cioè dall’elemento forma, riprendendo ideale romano dello Stato quale forza formatrice. Il nazionalsocialismo tedesco, col risalto dato a tutto ciò che è razza e sangue parte invece dall’elemento vita. Quanto alla Guardia di Ferro romena, essa per raggiungere lo stesso scopo vorrebbe agire partendo dall’elemento spirituale, dall’anima”.

    Nel caso del movimento di Codreanu, quest’ultima espressione assumeva però un significato peculiare. Per Codreanu, più che di una lotta politica per la semplice conquista del potere, si trattava di creare un uomo nuovo. Egli riteneva che la sostanza del popolo romeno fosse così guasta, che senza un rinnovamento dall’interno, dal profondo, nulla di valido avrebbe potuto essere raggiunto. L’opera di formazione doveva realizzarsi a tutta prima in una minoranza, a che essa facesse poi da spina dorsale alla nazione.

    L’orientamento spirituale, religioso, come controparte di quello militante, si palesava già nella designazione che la prima organizzazione aveva avuto: “Legione dell’Arcangelo Michele”. Quando questa divenne la Guardia di Ferro, vi si mantennero tratti di una specie di ascetismo guerriero, analoghi a quelli di alcuni antichi ordini cavallereschi. Così per gli appartenenti ad uno speciale corpo che si fregiava dei nomi di Moza e Marin (due capi della Guardia caduti nella guerra di Spagna) vigeva la clausola del celibato: nessuna cura mondana e familiare doveva diminuire, in loro, la capacità di consacrarsi assolutamente alla causa. Ci si doveva anche astenere dal frequentare balli e cinematografi, si doveva evitare ogni sfoggio di ricchezza e di lusso. Doveva essere amata una certa tenuta spartana di vita. In più, era contemplata la pratica del digiuno, due volte alla settimana. Codreanu era il primo a sottoporvisi.

    Particolare importanza veniva poi attribuita alla preghiera intesa come una vocazione. “La preghiera è un elemento decisivo – diceva Codreanu. Vince chi sa attrarre dall’etere, dai cieli, le forz e misteriose del mondo invisibile e assicurarsene il concorso”. Per lui fra tali forze vi erano le anime degli antenati e dei morti. E nei “nidi” (così venivano chiamati i centri della Guardia) ogni riunione s’iniziava e si terminava con una preghiera invocativa rivolta a coloro che lungo i secoli erano caduti per la difesa della patria e della fede e che si riteneva essere rimasti invisibilmente uniti alla stirpe.

    [...] Si sa della tragedia della Guardia di Ferro e della fine di Codreanu. [...] Alla fine Codreanu fu arrestato e processato [...] "si tagliò corto" e si ricorse all’assasinio mascherato.


    Julius Evola


    Brani tratti dall’articolo Così diceva Codreanu apparso sul quotidiano Roma il 12 dicembre 1958.
    Azione Tradizionale
    Ultima modifica di carlomartello; 20-07-11 alle 14:57

  4. #4
    Bushidō
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    Predefinito Rif: Codreanu e il Movimento Legionario: rivoluzione conservatrice in Romania



    LEGIONARISMO ASCETICO

    di Julius Evola


    Rapidamente la nostra auto lascia dietro di se quella curiosa cosa che è la Bukarest del centro: un insieme di piccoli grattacieli e di edifici modernissimi, prevalentemente di tipo "funzionale", con mostre e magazzini fra la parigina e l'americana, l'unico elemento esotico essendo i frequenti cappelli di astrakan degli agenti e dei borghesi. Raggiungiamo la stazione del Nord, imbocchiamo una polverosa strada provinciale costeggiata da piccoli edifici del tipo della vecchia Vienna, che con rigorosa rettilineità raggiunge la campagna. Dopo una buona mezz'ora, l'automobile svolta improvvisamente a sinistra, prende una via campestre, si arresta di fronte ad un edificio quasi isolato fra i campi: è la cosiddetta "Casa Verde", residenza del Capo delle "Guardie di Ferro" romene.

    "L'abbiamo costruita con le nostre stesse mani" ci dicono con un certo orgoglio i legionari che ci accompagnano. Intellettuali e artigiani si sono associati per costruire la residenza del loro capo, quasi nel significato di un simbolo e di un rito. Lo stile della costruzione è romeno: ai due lati, essa si prolunga con una specie di portico, tanto da dar quasi l'impressione di un chiostro.

    Entriamo, raggiungiamo il primo piano. Ci viene incontro un giovane alto e slanciato, in vestito sportivo, con un volto aperto, il quale dà immediatamente una impressione di nobiltà, di forza e di lealtà. è appunto Cornelio Codreanu, capo della Guardia di Ferro. Il tipo è caratteristicamente ariano-romano: sembra una riapparizione dell'antico mondo ario-italico. Mentre i suoi occhi grigio-azzurri esprimono la durezza e la fredda volontà propria ai Capi, nell'insieme dell'espressione vi è simultaneamente una singolare nota di idealità, di interiorità, di forza, di umana comprensione. Anche il suo modo di conversare è caratteristico: prima di rispondere, egli sembra assorbirsi, allontanarsi, poi, ad un tratto, comincia a parlare, esprimendosi con precisione quasi geometrica, in frasi bene articolate ed organiche.

    "Dopo tutta una falange di giornalisti, di ogni nazione e colore, che altro non sapevano rivolgermi se non domande della politica più legata al momento, è la prima volta, e con soddisfazione" dice Codreanu "che viene da me qualcuno che si interessa, prima di tutto, all'anima, al nucleo spirituale del mio movimento. Per quei giornalisti avevo trovato una formula per soddisfarli e per dire poco più che nulla, cioè: nazionalismo costruttivo.

    "L'uomo si compone di un organismo, cioè di una forma organizzata, poi di forze vitali, poi di un'anima. Lo stesso può dirsi per un popolo. E la costruzione nazionale di uno Stato, benché riprenda naturalmente tutti e tre gli elementi, pure, per ragioni di varia qualificazione e varia eredità, può soprattutto prendere le mosse da uno particolare di essi.

    "Secondo me, nel movimento fascista predomina l'elemento Stato, che equivale a quello della forma organizzata. Qui parla la potenza formatrice dell'antica Roma, maestra del diritto e dell'organizzazione politica, della quale d'Italiano è il più puro erede. Nel nazionalsocialismo viene invece in risalto quanto si connette alle forze vitali; la razza, l'istinto di razza, l'elemento etnico-nazionale. Nel movimento legionario romeno l'accento cade soprattutto su quel che, in un organismo, corrisponde all'elemento anima: sull'aspetto spirituale e religioso.

    "Da ciò sorge la caratteristica dei vari movimenti nazionali, per quanto essi, alla fine, comprendano tutti e tre questi elementi, e non ne trascurino nessuno. Il carattere specifico del nostro movimento ci viene da una remota eredità. Già Erodoto chiamava i nostri progenitori: "I Daci immortali". I nostri antenati getotraci avevano per fede, già prima del cristianesimo, l'immortalità e l'indistruttibilità dell'anima, ciò che prova il loro orientamento verso la spiritualità. La colonizzazione romana ha aggiunto a questo elemento lo spirito romano di organizzazione e di forma. Tutti i secoli successivi hanno fatto miserabile e disgregato il nostro popolo: ma come anche in un cavallo malato e frustro si può riconoscere la nobiltà della sua tazza, così anche in ciò che ieri e oggi è il popolo romeno si possono riconoscere gli elementi latenti di questa doppia eredità.

    "Ed è questa eredità che il movimento legionario vuole destare" continua Codreanu. "Esso parte dallo spirito: vuole creare un uomo spiritualmente nuovo. Realizzato come "movimento" questo compito, ci attende il risveglio della seconda eredità, cioè della forza romana politicamente formatrice. Così lo spirito e la religione sono per noi il punto di partenza, il "nazionalismo costruttivo" è il punto di arrivo e quasi una conseguenza. A congiungere l'un punto con l'altro sta l'etica ascetica e simultaneamente eroica della "Guardia di Ferro"".

    Chiediamo a Codreanu in che rapporto stia la spiritualità del suo movimento con la religione cristiano-ortodossa. La risposta è:

    "In genere, noi tendiamo a vivificare nella forma di una coscienza nazionale e di una esperienza vissuta ciò che, in questa religione, molto spesso si è mummificato ed è diventato il tradizionalismo di un clero sonnolento. Noi poi ci troviamo in una condizione felice per il fatto che alla nostra religione, articolata nazionalmente, è estraneo il dualismo tra fede e politica ed essa può fornirci elementi etici e spirituali senza imporsi come una entità comunque politica. Dalla nostra religione il movimento delle Guardie di Ferro riprende poi un'idea fondamentale: quella della ecumenicità. Questo è il superamento positivo di ogni internazionalismo e di ogni universalismo astratto e razionalistico. L'idea ecumenica è quella di una societas come unità di vita, come organismo vivo, come un vivere insieme non solo col nostro popolo, ma anche con i nostri morti e con Dio. L'attuazione di una simile idea in forma di esperienza effettiva è il centro del nostro movimento; politica, partito, cultura, ecc. per noi non so
    no che conseguenze e derivazioni. Noi dobbiamo rivivificare questa realtà centrale, e rinnovare per tal via l'uomo romeno, per poi procedere e costruire anche la nazione e lo Stato. Un punto particolare è che, per noi, la presenza dei morti nella nazione ecumenica non è astratta, ma reale: dei nostri morti e soprattutto dei nostri eroi. Noi non possiamo separarci da essi; essi, come forze divenute libere dalla condizione umana, compenetrano e sostengono la nostra vita più alta. I legionari si radunano periodicamente in piccoli gruppi, chiamati "nidi" ["cuib" n.d.c.]. Queste adunanze seguono riti speciali. Quello con cui si apre ogni riunione è l'appello a tutti i nostri compagni caduti, al quale i convenuti rispondono con "Presente". Ma ciò per noi non è una pura cerimonia e una allegoria, bensì una evocazione reale.

    "Noi distinguiamo l'individuo, la nazione e la spiritualità trascendente" continua Codreanu "e nella dedizione eroica consideriamo ciò che porta dall'uno all'altro di tali elementi, fino ad una superiore unità. Noi neghiamo in ogni sua forma il principio dell'utilità bruta e materialistica: non solo sul piano del singolo, ma anche su quello della nazione. Di là dalla nazione noi riconosciamo dei principi eterni ed immutabili, in nome dei quali si deve esser pronti a combattere, a morire e a tutto subordinare almeno con la stessa decisione in nome del nostro diritto di vivere e di difendere la nostra vita. La verità e l'onore sono, per es., dei principi metafisici, che noi poniamo più in alto della nostra stessa nazione".

    Noi abbiamo saputo che il carattere ascetico del movimento delle Guardie di Ferro non è generico, ma anche concreto e, per dir così, praticante. Ad esempio, vige la regola del digiuno: tre giorni alla settimana circa 800.000 uomini praticano il cosiddetto "digiuno nero", cioè l'astinenza da ogni specie di cibo, da bevande, da tabacco. Del pari, la preghiera ha nel movimento una parte importante. In più, per il corpo scelto di assalto che porta il nome dei due capi legionari caduti in Spagna, Mota e Marin, vige la regola del celibato. Chiediamo al Codreanu che ci indichi il senso preciso di tutto ciò. Egli sembra concentrarsi un momento, poi risponde:

    "Vi sono due aspetti, per chiarire i quali bisogna tener presente il dualismo dell'essere umano, composto di un elemento materiale naturalistico e di un elemento spirituale. Quando il primo domina il secondo, è l'"inferno". Ogni equilibrio fra i due è cosa precaria e contingente. Solo il dominio assoluto dello spirito sul corpo è la condizione normale e il presupposto di ogni vera forza, di ogni vero eroismo. Il digiuno viene da noi praticato perché propizia una tale condizione, allenta i vincoli corporei, propizia l'autoliberarsi e l'autoaffermarsi della pura volontà. E quando a ciò si aggiunge la preghiera, noi chiediamo che forze dall'alto si uniscano alle nostre e ci sostengano invisibilmente. Il che conduce al secondo aspetto: è una superstizione pensare che in ogni combattimento solo le forze materiali e semplicemente umane siano decisive; in esso entrano invece in giuoco anche delle forze invisibili, spirituali, almeno altrettanto efficaci quanto le prime. Noi siamo coscienti della positività e dell'importanza di tali forze. Per questo diamo al movimento legionario un preciso carattere ascetico. Anche negli antichi ordini cavallereschi vigeva il principio della castità. Rilevo tuttavia che esso da noi è ristretto al Corpo di Assalto, anche sulla base di una giustificazione pratica, cioè che chi deve votarsi interamente alla lotta e non deve temere la morte è bene non abbia gli impedimenti della famiglia. Del resto, in quel corpo si resta solo fino ai 30 anni compiuti. Ma, in ogni caso, resta sempre una apposizione di principio: vi sono da un lato coloro che conoscono solo la "vita" e che quindi non cercano che la prosperità, la ricchezza, il benessere, l'opulenza; dall'altro lato vi sono coloro che aspirano a qualcosa più che la vita, alla gloria e alla vittoria in una lotta interiore quanto esteriore. Le Guardie di Ferro appartengono a questa seconda schiera. E il loro ascetismo guerriero si completa con una ultima norma: col voto di povertà a cui è tenuta l'élite dei capi del movimento, con i precetti di rinuncia al lusso, ai vuoti divertimenti, agli svaghi cosiddetti mondani, insomma con l'invito ad un vero cambiamento di vita che noi facciamo ad ogni legionario".
    codreanu.ro
    Ultima modifica di carlomartello; 20-07-11 alle 14:53

  5. #5
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    Predefinito Rif: Codreanu e il Movimento Legionario: rivoluzione conservatrice in Romania



    Dai suoi scritti

    L'uomo si compone di un organismo, cioè di una forma organizzata, poi di forze vitali, poi di un'anima. Lo stesso può dirsi per un popolo. E la costruzione nazionale di uno Stato, benché riprenda naturalmente tutti e tre gli elementi, pure, per ragioni di varia qualificazione e varia eredità, può soprattutto prendere le mosse da uno particolare di essi.

    Sii legionario disciplinato, perchè solo in questo modo sarai vittorioso. Segui il tuo capo nella buona e nella cattiva fortuna.

    Lavora. Lavora ogni giorno. Lavora con amore. Ricompensa del lavoro ti sia non il guadagno, ma la soddisfazione di aver posto un mattone per la gloria della Legione e per il fiorire della Romania.

    Parla poco. Parla quando occorre. Dì quanto occorre. La tua oratoria è l'oratoria dell'azione. Tu opera; lascia che siano gli altri a parlare.

    Devi diventare un altro. Un eroe. La tua scuola compila tutta nel cuib. Conosci bene la Legione.

    Aiuta il tuo fratello a cui è successa una disgrazia. Non abbandonarlo.

    Percorri soltanto le vie indicate dall'onore. Lotta e non essere mai vile. Lascia agli altri le vie dell'infamia. Piuttosto che vincere per mezzo di un'infamia, meglio cadere lottando sulla via dell'onore.


    La disciplina e l'amore

    Tutta la storia sociale dell'umanità è piena di lotte, che hanno come fondamento i due grandi principi che tentano di farsi luogo l'uno a danno dell'altro: il principio dell'autorità e il principio della libertà.
    L'autorità ha tentato di espandersi a danno della libertà; e questa, a sua volta, ha cercato di limitare il più possibile il potere dell'autorità; messe fronte a fronte, esse non possono significare altro che conflitto.
    Orientare un movimento secondo l'uno o l'altro di questi due principi, significa continuare la linea storica di disordini e di guerra sociale; significa continuare, da una parte, la linea della tirannide, dell'oppressione e dell'ingiustizia, e dall'altra, la linea della rivolta sanguinosa e del conflitto permanente.
    Su questo desidero attirare l'attenzione di tutti i legionari e specialmente dei più giovani, perché essi, per un equivoco, non deviino dalla linea del movimento. Ho osservato in molti casi che appena un legionario ha acquistato un grado s'investe con tutto il suo essere dell'«autorità», e si svincola da tutto quello che lo legava fino allora ai camerati, sentendosi obbligato a «imporsi» e facendo uso dell'autoritarismo.
    Il movimento legionario non si fonda esclusivamente né sul principio dell'autorità né su quello della libertà. Esso ha il suo fondamento nel principio dell'amore, nel quale hanno le loro radici tanto la libertà quanto l'autorità.

    L'amore rappresenta la riconciliazione fra i due principi dell'autorità e della libertà. L'amore si trova in mezzo, tra di essi e sopra di essi, comprendendoli entrambi in tutto quello che hanno di migliore ed eliminando i conflitti fra di loro.
    L'amore non può produrre né tirannide né oppressione, né ingiustizia, né rivolta sanguinosa, né guerra civile. Esso non può significare mai conflitto. Esiste anche una concezione ipocrita del principio dell'amore, praticata dai tiranni e dagli ebrei, che continuamente e sistematicamente fanno appello al sentimento dell'amore tra gli altri per potere, al riparo di questo, odiare ed opprimere indisturbati.
    L'amore operante significa pace negli animi, nella società e nel mondo.
    La pace non appare più come la povera espressione di un equilibrio meccanico e freddo tra i due principi: autorità e libertà -condannati ad eterna guerra, cioè all'impossibilità di un equilibrio.
    La pace non ce la darà la giustizia, ma soltanto la bontà e l'amore, perché la giustizia è molto difficile che si realizzi integralmente, e, anche se si trovasse un meccanismo per la sua perfetta realizzazione, è imperfetto l'uomo, il quale, non potendola capire ed apprezzare, sarà un eterno insoddisfatto.
    L'amore è la chiave della pace che il Redentore ha dato a tutte le stirpi del mondo. E queste, dopo che avranno errato, esaminato e provato tutto, si dovranno alla fine convincere che all'infuori dell'amore che Dio ha seminato nelle anime degli uomini come una sintesi di tutte le qualità umane, per mezzo dello stesso Redentore Gesù Cristo che lo ha posto al di sopra di tutte le virtù, non esiste niente che possa darci tranquillità e pace.
    Tutte le altre virtù hanno la loro radice nell'amore: la fede e il lavoro, l'ordine e la disciplina. In che modo meraviglioso e saggio parla l'apostolo Paolo!
    «Anche se parlassi tutte le lingue umane e angeliche, e non avessi l'amore, sarai un rame sonante o un timballo tintinnante. E anche se avessi il dono della profezia e intendessi tutti i misteri e tutta la scienza, anche se avessi tutta la fede, tanto da poter smuovere persino i monti, se non avessi l'amore non sarei niente.
    «E anche se distribuissi tutta la mia sostanza per il [294] nutrimento dei poveri, anche se dessi il mio corpo perché fosse arso e non avessi l'amore, non mi servirebbe a niente.
    «L'amore è lungamente paziente, è pieno di bontà, l'amore non invidia, l'amore non si vanta, non si gonfia di superbia.
    «Non si comporta in modo insolente, non cerca il suo utile, non si adira, non pensa al male.
    «Non gode dei misfatti, bensì gode delle verità.
    «Sopporta tutto, crede a tutto, spera in tutto, soffre in tutto.
    «L'amore non perirà mai.
    «Le profezie finiranno, le lingue cesseranno, la conoscenza finirà».
    (Ai Corinti I, 13, 1-8).
    Questo è il punto di partenza del nostro movimento. Non so come possa esortarvi oltre a coltivare l'amore, voi che comandate e voi che siete sottoposti al comando. Esso darà possibilità incredibili e infinite per la soluzione di tutti i problemi difficili che vi si presenteranno.
    Laddove non vi sia amore, non esiste vita legionaria. Guardate un momento questa vita legionaria, e comprenderete quello che ci lega tutti, uno all'altro, grandi e piccoli, poveri e ricchi, vecchi è giovani.
    L'amore non scioglie, però, l'obbligo d'essere disciplinato, così come non scioglie l'obbligo di lavorare o quello d'essere ordinato.
    La disciplina è un limite nostro, sia per conformarci a delle norme etiche di vita, sia per conformarci alla volontà d'un capo.
    Nel primo caso la pratichiamo per salire sulle vette della vita, nel secondo caso per ottenere il snccesso nella lotta: con la natura o contro i nemici.
    Ci possono essere cento uomini che si amano tra di loro come fratelli. Ma di fronte a un'azione, e possibile che ognuno abbia un parere diverso. Cento pareri non vinceranno mai, l'amore da solo non li potrà rendere vincitori. Occorre la disciplina. Per vincere occorre che ognuno faccia proprio un unico parere, quello del più sperimentato di loro, del capo.
    La disciplina è la garanzia della vittoria, perché essa assicura l'unità dello sforzo.
    Ci sono difficoltà che solo un'intera stirpe unita, obbediente a un solo comando, può vincere. Chi è l'imbecille che in un caso [295] simile rifiuti di raggrupparsi insieme con tutti i suoi e di obbedire allo stesso comando, avanzando il motivo che la disciplina diminuirebbe la sua personalità?
    In simili casi, quando la stirpe è minacciata e quando la natura delle cose ci sprona a subire ferite, a perdere la vita e la famiglia, a mettere a repentaglio l'avvenire dei figli, a rinunciare a tutto quello che si ha sulla terra pur di salvarla, e per lo meno ridicolo parlare di «diminuzione della personalità».
    La disciplina non ci abbassa perché ci rende vincitori. E se le vittorie si possono conquistare solo col sacrificio, la disciplina è il più piccolo fra tutti i sacrifici che un uomo possa compiere per la vittoria della sua stirpe.
    Se la disciplina è una rinuncia, un sacrificio, essa non abbassa nessuno, perché ogni sacrificio innalza, non abbassa.
    Poiché questa nostra stirpe trova sul suo cammino gigantesche difficoltà da superare, ogni romeno deve ricevere l'educazione della. disciplina di buon animo e con la coscienza che in tal modo contribuisce alla vittoria di domani.
    Non esiste vittoria senza unità. E non esiste unità senza disciplina. Per questo la nostra stirpe dovrà condannare e considerare come atto ostile ogni deviazione dalla scuola della disciplina, come qualcosa che compromette le sue vittorie e la sua vita.
    Ultima modifica di carlomartello; 20-07-11 alle 14:59

  6. #6
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    Predefinito Rif: Codreanu e il Movimento Legionario: rivoluzione conservatrice in Romania

    Sito multilingue dedicato al Capitano Codreanu : Corneliu Zelea Codreanu - Pagina dedicata fondatorului Miscarii Legionare
    Ultima modifica di carlomartello; 20-01-11 alle 17:12

  7. #7
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    Predefinito Rif: Codreanu e il Movimento Legionario: rivoluzione conservatrice in Romania

    La monarchia e la legge della monarchia

    A capo delle stirpi, al di sopra dell'élite, si trova la monarchia.

    Respingo la repubblica. Nella storia si sono visti monarchi buoni, buonissimi, deboli o cattivi; gli uni sono stati onorati e hanno goduto dell'amore dei popoli sino al termine della vita, ad altri fu tagliata la testa. Non tutti i monarchi, quindi, sono stati buoni. La monarchia, però, e sempre buona. Non bisogna confondere l'uomo con l'istituzione, traendone conclusioni false.

    Possono esserci preti cattivi, ma non per questo possiamo trarre la conclusione che bisogna sciogliere la Chiesa e lapidare Dio.

    Ci sono certamente monarchi deboli o cattivi, ma non possiamo rinunciare alla monarchia.

    In agricoltura, capita un anno buono e un anno cattivo o uno buono e due cattivi; nonostante questo, alla gente non è passato ancora per la testa d'abbandonare l'agricoltura.

    * * *

    [388]

    Un monarca fa quello che vuole? Allora, quando è grande quando è piccolo? Quando è buono e quando è cattivo?

    Un monarca non fa quello che vuole: un monarca è meschino quando fa quello che vuole, ed è grande quando fa quello che deve.

    Esiste una linea di vita della stirpe. Un monarca è grande, è buono, allorché si mantiene su questa linea; è meschino, cattivo, nella misura in cui s'allontana da questa linea di vita della stirpe o si oppone ad essa.

    Ecco la legge della monarchia. Ci sono anche altre linee che possono tentare un monarca: la linea degli interessi personali, la linea degli interessi di una classe, la linea degli interessi di un gruppo, la linea degli interessi stranieri (dentro e fuori dei confini).

    Egli deve scartarle tutte e seguire la linea della stirpe.

    Stefan cel Mare, da 500 anni, splende nella storia, e i Romeni non lo dimenticano più, perché egli s'è identificato perfettamente con la linea di vita della stirpe.

    Il Re Ferdinando, contro qualsiasi vincolo o interesse, s'è posto sulla linea della stirpe, ha sofferto con lei, ha fatto sacrifici al suo fianco, ha vinto con lei. Per questo egli è grande e immortale.

    Corneliu Zelea Codreanu - Pagina dedicata fondatorului Miscarii Legionare

  8. #8
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    Predefinito Rif: Codreanu e il Movimento Legionario: rivoluzione conservatrice in Romania

    Romania d'altri tempi.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Codreanu e il Movimento Legionario: rivoluzione conservatrice in Romania

    “Il Capitano” e' e resta un altissimo e indiscutibile esempio di militanza rivoluzionar-conservatrice per tutti coloro che lottano in Europa la decadenza.
    Ultima modifica di carlomartello; 20-07-11 alle 15:09

 

 

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    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 04-04-06, 12:35

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