Il sintagma “Rivoluzione Conservatrice”, che dopo la seconda guerra mondiale è stato reso celebre da Armin Mohler, nacque nel secolo scorso; ma fu il letterato Hugo von Hoffmanstahl, nel 1927, a darle un contenuto programmatico: in un discorso intitolato La letteratura come spazio spirituale della nazione, von Hoffmanstahl identificava, quali fattori fondamentali della Rivoluzione Conservatrice, la ricerca della totalità e dell’unità in alternativa alla divisione e alla scissione.
A mano a mano che il concetto di Rivoluzione Conservatrice assume un significato politico, risulta chiaro che i suoi principi si contrappongono in maniera radicale a quelli che hanno trionfato con la Rivoluzione Francese. Possiamo dire che alla Rivoluzione Conservatrice appartengono coloro i quali combattono i presupposti del secolo del progresso senza però voler restaurare un qualsiasi Ancien Régime. La Rivoluzione Conservatrice, dunque, designa un processo politico che, come afferma lo stesso Armin Mohler, non si limita al mondo austro-tedesco, ma abbraccia l’Europa intera.
Da noi, infatti, Marcello Veneziani ha potuto cercare anche nella storia italiana i caratteri precipui della Rivoluzione Conservatrice, e ha creduto di poterne riassumere le caratteristiche in questi termini: “senso della modernità, ri-creazione della tradizione, rigetto della concezione lineare e progressiva della storia, anti-egualitarismo, vitalismo e organicismo, primato del politico e del comunitario, mobilitazione ‘totale’ delle masse, ripensamento della tecnica, elogio futuristico dell’acciaio, visione estetica e lirica della vita”.
Io sono del parere che il concetto di Rivoluzione Conservatrice possa servire, in una certa misura, per inquadrare e interpretare anche il fenomeno del Movimento legionario romeno. Potremo trarne la conferma da una breve rassegna delle posizioni di alcuni intellettuali romeni che militarono nel Movimento legionario o comunque furono ad esso assai vicini, contribuendo comunque a definirne l’identità dottrinale e programmatica.
Lo stesso Corneliu Codreanu, nel suo libro Pentru legionari, inserisce il Movimento legionario entro un alveo culturale e politico più ampio, che si manifesta in Romania già intorno alla metà del secolo XIX. Tra quelli che Codreanu cita come precursori del Movimento Legionario, vi sono alcuni dei nomi più illustri della letteratura romena; già in questo fatto troviamo una delle caratteristiche principali della Rivoluzione Conservatrice, poiché letteratura, spiritualità e nazione sono coordinate fondamentali di tutta la nebulosa della rivoluzione conservatrice indagata da Armin Mohler.
Ebbene, Codreanu cita tra gli antenati spirituali del Movimento Legionario il più grande dei poeti romeni, Mihai Eminescu (1850 – 1889). Eminescu, che in Italia è conosciuto più o meno come una sorta di Giacomo Leopardi romeno, fu in realtà uno strenuo militante nazionalista, che lottò con tutte le sue forze contro lo sfruttamento usuraio del contadinato romeno e contro l’alienazione cosmopolita delle classi dirigenti.
Claudio Mutti, Rivoluzione conservatrice in Romania?
Rivoluzione conservatrice in Romania? | Claudio Mutti




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