Desidero conoscere il punto di vista di voi pagani sulla sessualità e l'omosessualità in particolare.


Desidero conoscere il punto di vista di voi pagani sulla sessualità e l'omosessualità in particolare.
"Non c'è amore più grande di chi dona la vita per gli amici" (Gv 15,13)


Ci sono varie sfumature, le differenze principali si notano tra l'universo neopagano-wiccan, nel quale mi pare non si pongano limitazioni di sorta, ed il mondo pagano-tradizionale, nel quale non si rinuncia comunque a mettere qualche paletto.
In sostanza nell'ambito privato, tra adulti consenzienti si riconosce la massima libertà in questo campo, ma le cose cambiano di molto quando ci si sposta sul piano sociale e giuridico, dove si è più rigorosi. La maggior parte dei pagani tradizionali pur riconoscendo la libertà degli omosessuali di disporre di sé stessi, li concepiscono comunque come un atteggiamento anomalo che pertanto non può chiedere riconoscimenti e parificazioni di sorta.
"C'era un Tempo in cui l'uomo viveva accanto agli Dei..poi la predicazione galilea ci porto' il deserto del nulla...e infine caddero le tenebre della modernità"


Gli antichi greci e latini erano bisessuali, e anche le divinità che veneravano erano considerate tali.
Prima che i giudei e le loro religioni monoteiste dominassero Roma e poi il mondo, era considerato normale essere attratti da persone dello stesso sesso.
La pederastia, ossia avere rapporti sessuali con minorenni, era invece condannata anche dai pagani (esemplare in tal senso la condanna a Socrate).
Ultima modifica di Regina di Coppe; 08-11-10 alle 11:35
Corpo sano in ambiente sano.
Chi avvelena una persona per vendetta viene condannato per veneficio.
Chi avvelena milioni di esseri umani per profitto viene onorato come capitano d'industria.




Leggi bene quello che scrivo prima di dedurre false illazioni!
Io ho parlato degli antichi greci e latini... che praticavano di fatto la bisessualità senza alcuna inibizione, ed era la situazione più 'normale' e vissuta dell'epoca...
Le classificazioni e sfumature tra completamente etero e completamente omosex sono venute dopo... con l'emergere della sessuofobia e dell'omofobia in particolare.
Non ho trovato sfumature del genere leggendo la letteratura pagana, ma soltanto i testi omofobi distinguono 'secondo natura' e 'contro natura', secondo vari ordini e gradi, per distinguere ciò che sarebbe più peccaminoso o meno.
Ultima modifica di Regina di Coppe; 08-11-10 alle 17:31
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Chi avvelena una persona per vendetta viene condannato per veneficio.
Chi avvelena milioni di esseri umani per profitto viene onorato come capitano d'industria.


Dire che
Greci e Latini erano bisessuali
è un errore grossolano, che può far pensare che quella fosse la situazione normale in quelle civiltà, cioé che la maggior parte di maschi e femmine andassero indifferentemente con maschi e femmine.
Naturalmente non è così, la maggior parte dei nostri antenati era eterosessuale come noi, la grande differenza era la considerazione culturale della bisessualità, che non era ritenuta peccaminosa o deleteria.
C'erano però altri tipi di filtri, culturali e sociali: era deplorato e condannato il maschio che assumesse il ruolo passivo, a meno che questo non fosse di ceto servile. Viceversa per chi assumesse il ruolo attivo non vi erano restrizioni particolari, in quanto questo comportamento era visto come una sorte di estensione della propria virilità.
"C'era un Tempo in cui l'uomo viveva accanto agli Dei..poi la predicazione galilea ci porto' il deserto del nulla...e infine caddero le tenebre della modernità"


Anzi, per meglio dire dalla letteratura rimastaci sembra che i maschi preferissero i bei giovani alle belle donne, soprattutto i greci.
Però anche gli uomini che avevano storie con altri maschi di solito erano sposati. Questo non significa che fossero prevalentemente etero.iaociao:
Ultima modifica di Regina di Coppe; 08-11-10 alle 18:01
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Chi avvelena una persona per vendetta viene condannato per veneficio.
Chi avvelena milioni di esseri umani per profitto viene onorato come capitano d'industria.




Argomento molto interessante, di cui so poco.
Mi chiedo un Giulio Cesare, un Ottaviano Augusto o più indietro un re di Roma erano omosessuali, bisessuali ? Virgilio parla di omosessualità nell'Eneide?
Tra le fila dell'esercito romano l'omosessualità era tollerata ??
In rete ho trovato questo:
"Il fenomeno dell'omosessualità nell'antica Roma può essere visto sotto due diversi aspetti: uno antecedente ed uno successivo alla conquista della Grecia. I romani infatti identificavano il rapporto fra persone dello stesso sesso come il vizio dei greci e sostenevano che fra i loro antenati non esisteva l'omosessualità e che l'importazione dell'amore per i ragazzi aveva indolenzito il rigore del "cives romanus", aveva offeso il costume degli avi ed aveva rammollito il popolo romano destinato alla conquista del mondo. La radice dell'omosessualità romana, scrive Eva Cantarella nel suo libro "secondo natura", va cercata nell'educazione data ai giovani romani, grazie alla quale l'individuo doveva in ogni momento imporre la sua ragione sugli altri, doveva esprimersi senza limiti e possedere ciò che voleva, indipendentemente dal suo sesso. I romani non praticavano l'omosessualità con persone libere, ma con gli schiavi; ad esempio, si legge in una lettera a Ponzio, scritta da Plinio il Giovane, di un epigramma dedicato da Cicerone a Tirone, un giovane schiavo che egli continuò ad amare anche dopo averlo liberato dalla schiavitù. L'omosessualità, che per i "cives" romani veniva praticata in modo lecito esclusivamente con gli schiavi, ed era una dimostrazione del loro potere e quindi del potere di Roma: un'espressione virile a cui non vi era limite, a patto che però essa venisse praticata solo con gli schiavi. Si hanno addirittura tracce di cause intentate da giovani romani fattisi schiavi per pagare debiti, i quali avevano denunciato il padrone che aveva tentato di abusare sessualmente di loro; essi vinsero la causa, per il fatto che la "pudicitia" romana proibiva, come detto sopra, il rapporto sessuale fra cittadini liberi, ed il giovane romano, che si era venduto come schiavo per pagare i debiti, non poteva essere considerato uno schiavo a tutti gli effetti, ma più un servitore. La possibilità di vendersi come schiavi venne abolita proprio per evitare che avvenissero rapporti omosessuali fra cittadini liberi, cosa che avrebbe infangato il sangue dominatore romano. Dall'era repubblicana proviene la "lex Scatinia", di cui se ne ha traccia negli scritti di Cicerone, Ausonio, Svetonio, Giovenale, Tertulliano e Prudenzio. Essa regolava il comportamento sessuale romano, ed in particolare il comportamento omosessuale punendo la pederastia rivolta ai ragazzi liberi. Il desiderio omosessuale andava quindi trasformandosi e diffondendosi, passando dal bisogno di esprimere la propria superiorità sugli schiavi al desiderio affettivo ed amoroso, represso dalle norme della "lex Scatinia", ma praticato in tutti gli ambienti sociali.
I POETI - Molti poeti e scrittori romani hanno trattato del rapporto omoerotico. In particolar modo si hanno notizie del poeta veronese Gaio Catullo, il quale oltre ad amare l'amica Lesbia, cantata in vari versi, non meno era ambizioso dei baci del libero Giovenzio, che esalta in vari versi di volta in volta amorosi od ironici, definendolo effeminato e passivo. Nel "De rerum natura" di Lucrezio si può leggere che il piacere sublime consiste nel trasferire il proprio seme in un'altra persona, meglio in un ragazzo che in una donna. A testimoniare il fatto che il fenomeno omosessuale stava divenendo sempre più un rapporto di desiderio ed amore, interviene anche Virgilio, il quale racconta nell'Eneide che Eurialo e Niso nel reciproco amore trovano la forza per combattere e morire da eroi. La fine dell'era repubblicana fu accompagnata anche da un cambiamento del modo di concepire l'omosessualità, la quale cominciava ad essere vista come un malcostume che rammolliva i virili romani, rendendoli sensibili ed effeminati, tant'è vero che Giovenale protesta per la bassezza del comportamento omosessuale romano e vede nell'omosessualità il male e la decadenza di Roma; non solo: lo scrittore manifesta il timore che le coppie omosessuali pretendano il riconoscimento dell'unione civile. Poco dopo l'imperatore Alessandro Severo, in segno di disgusto, ordinò che le tasse versate dalle prostitute e dai prostituti non venissero versate nell'erario, ma fossero depositate in un fondo per il restauro dei monumenti. Nel 342 Costanzo e Costante emanano una legge successivamente inserita nel codice Teodosiano (27 Febbraio 380), dove per la prima volta viene condannato a morte chi pratica rapporti omosessuali in modo passivo e, nel 390 viene inoltre condannata l'effeminatezza all'essere bruciati vivi; sarà Giustiniano, nelle "Istituzioni" pubblicate nel 533 a condannare alla stessa pena anche chi pratica l'omosessualità attiva, sentenza praticata per tutto il medioevo".
Fonte: www.oliari.com / classica


Ma è un grave errore generalizzare da alcuni testi letterari, come se fossero delle indagini statistiche, le testimonianze sulla bisessualità e attribuirle in blocco a dei popoli tout court, come se quello fosse l'atteggiamento prevalente. Qualsiasi storico riderebbe di questo pseudo-procedimento. Senza contare che in un rilevante numero di casi, si tratta di personaggi come poeti ed artisti, quindi personalità tendenzialmente più eccentriche e sregolate della norma.
In realtà non c'è nessuna ragione valida per affermare che complessivamente
Gli antichi greci e latini erano bisessuali.
Così come nessuna popolazione, anche contemporanea e quindi osservabile, è a maggioranza bisex. La maggioranza è sempre eterosessuale perchè è costitutivamente programmata per riprodurre la vita, e ciò avviene solo con una unione eterosessuale.
Niente affatto.era considerato normale essere attratti da persone dello stesso sesso
"C'era un Tempo in cui l'uomo viveva accanto agli Dei..poi la predicazione galilea ci porto' il deserto del nulla...e infine caddero le tenebre della modernità"