
Originariamente Scritto da
stanis ruinas
LI CHIAMANO “FUTURISTI”.
Posted on 1 dicembre 2010 by lupoalfa
Anche con l’interessata complicità dei media di regime i “finiani” vengono chiamati “futuristi”. Il termine evoca ancora una stirpe di uomini veri, geniali e creativi, promotori di una stagione rivoluzionaria che ha segnato positivamente la Storia dell’Italia e dell’Europa.
E’ pur vero che viviamo attualmente in un periodo storico in cui l’ignoranza, nel suo significato etimologico la fa da padrone, ma definire “futuristi” un gruppo di apolidi (politicamente, s’intende ! ) che riconoscono in “Gianfry” l loro duce, significa impossessarsi abusivamente di un termine carico di valori e di significati storico-culturali e che si riferisce ad uomini che con il loro movimento letterario, artistico e politico portarono in quest’ultimo settore i principi rivoluzionari ed innovatori che lo animarono nel campo delle lettere e delle arti. Un movimento concretato da Filippo Tommaso Marinetti con la pubblicazione nel 1909 del famoso “Manifesto del futurismo” al quale voglio rinviare alla lettura i giornalisti ed i mestieranti politicamente corretti.
Il contenuto politico del Futurismo fu latente ai suoi inizi sebbene l’impostazione dei problemi affrontati da Marinetti implicasse un fondamento politico per la loro aderenza alla vita. Nel marzo del 1909, in occasione delle elezioni generali, i futuristi lanciarono un violento manifesto la cui intemperanza di linguaggio non era sufficiente a nascondere gli obiettivi della campagna: “unico programma: orgoglio, energia, espansione nazionale, invito ai giovani ingegni di lottare contro il vecchiume, contro l’invasione dei valori passati (riferimento a quelli piccolo borghesi, n.d.r.) a detrimento della vita contemporanea. Tutte le libertà e tutti i progressi nel grande cerchio della nazione ! Noi esaltiamo il patriottismo e il militarismo; cantiamo la guerra sola igiene del mondo”.
L’11 ottobre 1911 la concezione politica del futurismo venne precisata nel manifesto per la guerra libica. “Sia proclamato che la parola Italia deve dominare, sulla parola Libertà …..invitiamo il governo italiano a ingigantire tutte le ambizioni nazionali….. proclamiamo la nascita del Panitalianismo.” Questi postulati furono rafforzati nel 1915: “Italia sovrana assoluta. Una più grande flotta e un più grande esercito; un popolo orgoglioso di essere italiano per la grandezza di un’Italia intensamente agricola. industriale, e commerciale. Difesa economica ed educazione patriottica del proletariato. Politica estera cinica, astuta, aggressiva. Espansionismo coloniale, Irredentismo. Primato dell’Italia”, precisando poi in corollario la posizione antimarxista e anticlericale.
Potrei continuare all’infinito con citazioni caratterizzanti il Movimento futurista, ma sinceramente non riuscirei a trovare nei cosiddetti ”FLIniani” punti di contatto o di convergenza, non soltanto sul piano ideologico-programmatico, ma soprattutto etico e caratteriale. Mettendo in parallelo il Movimento futurista e i “FLIniani” nelle loro rispettive componenti umane, balza subito evidente una diversità di tipo culturale e antropologico che non ammette affinità di alcun genere, anzi li pone agli antipodi.
Certo il contesto storico-sociale è profondamente mutato, ma coloro che volessero riprendere ed attualizare il messaggio ”futurista” non dovrebbero giocherellare con un riformismo impotente e fallimentare da sempre, ma rovesciare il modello di sviluppo perverso che sta schiacciando tutti, un modello paranoico che ha disgregato i popoli, distrutto culture, identità, specificità, diversità, territori, omologando tutti ad un pensiero unico.
Il manifesto “FLIniano” non affronta l’argomento della identità nazionale, non tocca il problema della sovranità nazionale e monetaria, non attacca il potere usuraio delle banche private, non affronta il problema del “signoraggio”, non spiega come nasce e si ingigantisce in maniera esponenziale il debito pubblico e chi determina il tasso di interesse, non denuncia il fenomeno della creazione della moneta dal nulla, non attacca il potere usuraio dei “Bankstein “.
Diciamo la verità: il movimento “Futuro e Libertà italiano” (FLI) è uno dei tanti frutti malati espressione dell’attuale partitocrazia mafiosa che ha ridotto lo Stato a mercimonio di privilegi e di voti di scambio. E li chiamano futuristi ! “Ma mi faccia il piacere !” esclamerebbe Totò.
Nel dicembre 1919, dal carcere di San Vittore, dove era rinchiuso insieme a Mussolini,Vecchi e Bolzon, Marinetti lanciò un manifesto intitolato: ”Al di là del comunismo” in cui viene tratteggiato il nuovo dinamismo spirituale e sociale che dovrebbe animare l’Italia.
“La Patria rappresenta per noi il massimo allargamento della generosità dell’individuo straripante in cerchio su tutti gli esseri umani simili a lui, simpatizzanti e simpatici. Rappresenta la più vasta solidarietà concreta d’interessi spirituali, agricoli, fluviali, portuali, industriali legati da un’unica configurazione geografica, da una stessa miscela di climi e da una stessa colorazione di orizzonti. Il cerchio affettivo del nostro cuore italiano, allargandosi, abbraccia la Patria, cioè la massima quantità manovrabile di ideali, interessi, bisogni miei, nostri, legati e senza contrasti. La Patria è il massimo prolungamento dell’individuo, o meglio il più vasto individuo capace di vivere lungamente, dirigere, dominare e difendere tutte le parti del suo corpo. La Patria é la coscienza psichica e geografica dello sforzo di miglioramento individuale.”
Riappropriamoci, coerentemente da italiani e da socialisti nazionali, di questo messaggio e solo dopo si può essere veri ”FUTURISTI”.
Stelvio Dal Piaz
LI CHIAMANO