
Originariamente Scritto da
montearcosu
Amato e la sovranità
Unità d'Italia, inutile retorica
unione sarda
Domenica 17 ottobre 2010
N el corso del recente Convegno tenutosi a Cagliari per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, Giuliano Amato ha affermato: «Qui nella vostra Isola si discute di sovranità da affermare. Per me, che sono un giurista costituzionalista, fa rabbrividire che la sovranità venga attribuita a una parte del popolo e non all'intera nazione».
I «brividi» amatiani potrebbero essere liquidati semplicemente ricordando all'ex Presidente del Consiglio che la sovranità che i Sardi rivendicano attiene alla Nazione sarda, e dunque all'intero popolo sardo.
Ma lui, evidentemente, confonde Stato con Nazione, secondo una visione tipicamente e biecamente ottocentesca e ormai superata. Di conseguenza, pensa ai sardi non come popolo specifico e come Nazione autonoma, ma come parte indistinta del popolo italiano e della stessa nazione italiota.
Ma sarebbe arretrato anche all'interno di queste coordinate culturali e politiche. Amato dovrebbe infatti sapere, che nell'ottica e nella sagomatura dello Stato federalista verso cui si marcia - con la sostanziale condivisione di tutte le parti politiche - la sovranità non è unica, né è posta solo negli organi centrali dello Stato, ma è divisa fra Stato federale e Stati particolari - o Regioni che dir si voglia - e ognuno la esercita di pieno diritto.
Con la sua affermazione Giuliano Amato dimostra invece di essere ancora fermo allo Stato ottocentesco, unitario, indivisibile e centralista. Uno Stato che al massimo può dislocare territorialmente spezzoni di potere dal “centro” alla “periferia”. O, più semplicemente, può prevedere il decentramento amministrativo e concedere deleghe sempre limitate e parziali alla Regione, che comunque in questo modo continua ad esercitare una funzione di “scarico”, seguitando ad essere utilizzata come un terminale di politiche, sostanzialmente decise e gestite dal potere centrale.
Sarebbe bastato leggere Emilio Lussu che -fin dal 1933 - parlava di sovranità «divisa» fra Stato federale e Stati particolari - o meglio federati, aggiungo io - e dunque di «frazionamento della sovranità».
Il che comporta inevitabilmente la rottura e la disarticolazione dello stato unitario “nazionale” per dar luogo a una forma nuova di Stato di Stati.
Evidentemente tutto ciò era troppo per un Giuliano Amato che, pur conoscendo bene Bobbio, è pur sempre il Presidente del Comitato dei garanti per la celebrazione dei 150 anni dell'unità d'Italia. Tutta tesa, temo, per rispolverare e rinverdire la retorica italiota, unitarista e patriottarda. Di cui, francamente, non abbiamo alcun bisogno.
FRANCESCO CASULA