Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    Ccà nisciuno è fesso
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    Post Analisi ragionata ma non troppo elaborata della crisi

    Come anticipo nel titolo, questa email lunghissima l'ho inviata a un amico economista che vive da cinque anni in America e che crede che il potere di Silvio - e il conseguente destino dell'Italia - siano eterni. Per cui, non leggendo più i giornali da un po', si è stupito non poco rispetto ai titoli della Stampa, e mi ha chiesto lumi rispetto alla crisi incipiente. L'analisi che segue credo sia giusta per sommi capi, sebbene sia un po' troppo riassunta e sia scritta in un sicuramente pessimo italiano (soprattutto nella costruzione dei periodi e delle argomentazioni, e l'uso di punteggiatura e parentesi) e a volte sfrutto qualche luogo comune per migliorare la sintesi. Sarei curioso di sapere cosa ne pensate; per quanto non ami Berlusconi credo di non essere troppo partigiano, almeno nell'analisi.

  2. #2
    Ccà nisciuno è fesso
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    Predefinito Rif: Analisi ragionata ma non troppo elaborata della crisi

    Carissimo,

    se accetti il mio oramai sempre più infallibile metodo di analisi tattico-politica di machiavellica ispirazione ti spiego più o meno come stanno le cose.

    Finché Fini aveva AN il suo campo d'azione era limitato: 1) aveva le correnti di destra sociale di Storace da un lato e il gruppo Gasparri-La Russa (oggi tra i colonnelli di Silvio nel PdL) dall'altro che di fatto lo indebolivano; 2) AN veniva sempre dal MSI, partito storicamente emarginato dallo "arco costituzionale", e per la quale l'alleanza con FI di Berlusconi ("sdonagatore") era imposta per andare al potere. Ma l'obiettivo di lungo periodo di Fini è sempre stato quello di diventare Presidente del Consiglio come capo della destra italiana (o centrodestra).

    A fine 2007, durante il governo Prodi, il centrodestra era diviso e indebolito (come sempre quando è lontano dal potere): Silvio disse "la Casa delle Libertà è un ectoplasma"; Fini "siamo alle comiche finali". Però il governo Prodi era debolissimo, Silvio organizzò la "spallata" e costituì il PdL "dal predellino". Uno-due mesi dopo il governo cadde e furono indette elezioni. Quell'idiota di Veltroni disse "Yes we can, andiamo da soli" e Silvio reagì (e mica è meno figo, lui; la mossa era elettoralmente importante) dicendo "andiamo da soli pure noi, insieme alla Lega, chi mi ama si aggreghi al PdL". Casini non potè perché il Vaticano voleva lo scudo crociato sulla scheda elettorale; mentre Fini non aveva scelta. E questo per due motivi: 1) avrebbe perso mezzo l'elettorato che per il voto utile "contro i comunisti", data la legge elettorale avrebbe probabilmente votato il PdL (un po' la fine che fece Bertinotti); 2) avrebbe dovuto affrontare la rivolta interna delle correnti, guidate dai vari colonnelli oramai sul libro paga del Silvio. Poi così si sarebbe vinto di sicuro... fu l'unica mossa possibile; il patto implicito era che Fini sarebbe stato il successore di Silvio nel PdL. Un "contratto" chiaramente non "enforceable" e una promessa da marinaio.

    Bene, il PdL e la Lega nel 2008 vinsero le elezioni e Fini divenne presidente della Camera, come da contratto. Silvio lì ha compiuto il primo errore tattico gravissimo: ha pensato di aver così completato il "takeover" su AN e di poter così essere il padrone assoluto del PdL come lo era in FI. Ma Fini non era cambiato: invece, era completamente cambiata in meglio la sua posizione strategica. Una cosa che un uomo abituato a gestire un partito avrebbe capito al volo, ma se l'esperienza è fatta su Mediaset le cose sono un po' diverse... oramai Fini era divenuto "uomo delle istituzioni" (l'eredità del MSI sbiadita) e non era più vincolato a mantenere il controllo e il consenso di un partito riottoso. E allora ha deciso di iniziare a perseguire l'obiettivo di sostituirsi a Silvio: adottando la stessa tattica che il suo amichetto D'Alema stava adottando (e forse gli aveva spiegato) per disarcionare Veltroni dalla guida del PD: costruire una corrente interna supportata da una fondazione culturale e da organi di stampa, e logorare il partito all'interno alimentando continuamente il dissenso di minoranza.

    Ma Silvio è un osso ben più duro di Veltroni: per carisma, per potere economico e mediatico, per capacità di controllo sui suoi uomini fedeli. E quindi giù pazientemente con la fondazione culturale ("FareFuturo", presto divenuta la più cool di tutte presso la borghesia dei salotti, e dopo un po' seguita da "ItaliaFutura" del Montezemolo), difesa dei magistrati, aperture agli immigrati e sui temi bioetici, eccetera a darsi un'immagine di borghese per bene e liberale, un po' come tentò di fare Almirante con ben maggiori limiti. Il dissidio, per quanto clamoroso a livello mediatico, non avrebbe urtato tanto il potere berlusconiano se 1) quest'ultimo non fosse stato ultrasensibile ai temi giudiziari, per i motivi che sappiamo; 2) Fini non avesse potuto contare su un numero di fedeli da lui nominati nelle liste elettorali, in grado potenzialmente di mettere in minoranza il governo in parlamento così da permettergli di "rilanciare" a livello politico all'interno del PdL pena la minaccia di scissione e fine del supporto al governo.

    Ebbene, cosa è successo quest'anno. Innanzitutto una serie di scandali di corruzione che hanno coinvolto membri del governo e del PdL, che hanno portato a una serie di battaglie parlamentari (mozioni di sfiducia a Caliendo, Cosentino) grazie a cui Fini si è potuto costruire la reputazione di difensore della legalità - con conseguente indebolimento dell'immagine del governo e dell'abusata argomentazione delle "toghe rosse". Da qui la ridicola reazione con la storiaccia della "Casa a Montecarlo" (l'hai seguita?!). Secondariamente, una mala gestione da parte di Berlusconi dell'intera vicenda: ancora una volta, un partito del 35% non è Mediaset: per eliminare il dissidio interno ("la gente ci vota perché non litighiamo tra noi come fa il PD" il ragionamento) furono espulsi dal partito, a fine luglio, i principali rappresentanti del "dissenso" - mi pare, Bocchino, Granata e Briguglio.

    Questo fu il clamoroso secondo errore tattico di Silvio, bisognava rilanciare a "non vedere le carte" e possibilmente tentare una mediazione, ma così facendo Fini - che aveva per obiettivo delegittimare Silvio a poco a poco e prendersi il PdL dall'interno - non aveva altra scelta che fare un gruppo parlamentare - di forza sufficiente a far cadere il governo - e prendere tempo per organizzarsi e farlo cadere davvero. Fuori dal PdL, bisognava far collassare il PdL secondo il modello DC-PSI ne '91-'92, per poi prenderne parte selezionata di elettorato e classe dirigente: sarebbe stata una strada più rischiosa, ma avrebbe messo in crisi Berlusconi di sicuro. Perché Silvio ha sbagliato i calcoli?! Per il problema di "selezione avversa" (passami l'utilizzo poco ortodosso dell'espressione) all'interno della gerarchia di partito e di governo. Ne abbiamo già parlato e sei d'accordo con me: oltre di lui c'è il nulla o quasi, perché per costruire il potere assoluto la fedeltà viene prima della qualità di una persona - e abbiamo qualche sospetto che le due cose siano statisticamente negativamente correlate.

    Non sono in grado di ricostruire i meccanismi psicologici e i calcoli che hanno indotto i vari La Russa, Gasparri, Matteoli e altri a indurre Berlusconi a espellere Fini e i suoi e a chiedere le dimissioni del presidente della Camera. Odio verso il vecchio capo, timore di contraddire il nuovo, logiche interne all'organizzazione, vecchi favori da obbligare... chissà. Certo che se fossero stati più svegli si sarebbero fatti i loro calcoli e sarebbero giunti a una mediazione, come nel 2004 dopo le europee: ora è troppo tardi, e il prezzo da pagare troppo più alto. Il potere assoluto dà la vertigine ma porta anche confusione. Il resto è cronaca recente: gli ulteriori scandali sessuali hanno catalizzato e giustificato la richiesta di dimissioni di Berlusconi da parte di Fini, che sta organizzando il suo nuovo partito, domenica scorsa (finora attaccava solo sulla giustizia). Tra un mese la sentenza della Corte Costituzionale inferirà un altro colpo gravissimo al Silvio. La road map è quindi la seguente:

    1) si fa cadere il governo in un momento conveniente, possibilmente dopo Finanziaria e legge di Stabilità (o si induce la Lega a farlo);

    2) si fa un breve governo tecnico con UDC-PD-IDV per fare la legge elettorale e che faccia cuocere a fuoco lento Silvio abbastanza a lungo affinché il processo Mills, riapertosi, si avvii verso la sentenza;

    3) si va a elezioni con una legge elettorale favorevole - tipo doppio turno - che faccia convergere i voti del PdL in disfacimento verso Fini, mentre i giornali e le tv parlano dell'avvenuta o imminente condanna di Berlusconi. E poi dovrebbe nascere la "Terza Repubblica" con il PD (Vendola?) contro il nuovo aggregato Fini-UDC.

    Il piano è estremamente rischioso: Berlusconi non è ancora morto e ancora gode di consenso. Ma se Fini e Casini da un lato, D'Alema e Bersani dall'altro si giocano bene le loro carte, dovrebbero realizzarlo almeno in gran parte. Ho pochi dubbi sui primi, molti di più sui secondi. Vediamo come va a finire: sicuramente è eccitante perché non si sa come va a finire e ci sono tatticismi da interpretare in continuazione, su tutti i fronti. Ma è tutto anche molto pericoloso, specie perché l'Italia non è che se la passi al meglio, e un ritorno del Silvio a un potere ancora più assoluto sarebbe disastroso, prolungherebbe la lunga stagnazione economica che stiamo subendo. Berlusconi ha una sola possibilità di salvarsi salvo errori altrui: fare enormi concessioni a Fini affinché tenga in piedi il governo (domani c'è la mediazione di Bossi). Ma questo sarebbe stato impensabile solo pochi mesi fa, e rappresenterebbe per Fini comunque una notevole vittoria nel breve termine.

    Bottomline: non c'è NESSUN motivo politico su nessun articolo di giornale che spieghi la crisi di governo. C'è un problema con la Lega, politicamente ed economicamente legato ai trasferimenti regionali (UDC e forse Fini sono più radicati al Sud) ma alla fine è solo l'epilogo di una lunghissima lotta di potere. E personale: nemmeno gli attacchi reciproci sulle vite private e sentimentali si sono risparmiati. Ma questo conta di meno: seri argomenti politici in ogni caso non ce ne sono. Triste, solitario y final (si spera).

    Paolo

  3. #3
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    Predefinito Rif: Analisi ragionata ma non troppo elaborata della crisi

    mi sa che hai perso un amico, fratello.

    Bisogna prendersi una giornata di ferie per leggere tutta la mail.

  4. #4
    Ccà nisciuno è fesso
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    Predefinito Rif: Analisi ragionata ma non troppo elaborata della crisi

    Probabile, me ne rendo conto. Però per uno che non legge i giornali da anni, era necessario riassumere la storia volta per volta. L'amico apprezzerà.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Analisi ragionata ma non troppo elaborata della crisi

    Carissimo,

    Ti ringrazio della tua analisi. Prima di fare qualche riflessione pero', ho dovuto leggere qua e la' qualche giornale e poi ri-leggere la tua analisi.

    Concordo sulla visione di Fini e dei suoi alleati, e tra questi ci metto tutti: Casini, Rutelli, Franceschini, Bersani, ed anche Di Pietro -- e' il caso di dire: Berlusconi contro tutti. Non condivido pero' molto la tua visione di Berlusconi. Eccone le ragioni.

    In generale, mi pare che Bersluconi sia un interprete moderno della politica italiana mentre gli altri ripetono quello che hanno visto nel passato.

    Si, Fini ha giocato e gioca la parte dell'uomo delle istituzioni. La domanda pero' e': Cosa *@* vuol dire essere l'uomo delle istituzioni in questo momento? E' forse l'uomo che puo' rappresentare autorevolmente l'Italia all'estero? In un momento in cui tutto il mondo e' in crisi per mancanza di soldi e valori, non penso che molti si preoccupino di avere Fini al posto di un altro come rappresentante dell'Italia. Se vanno a guardare il suo passato, scoprono che era un fascista. Se guardano il suo presente (o passato recente) scoprono che era un alleato di Berlusconi che ha tramato per farlo fuori attraverso i problemi giudiziari. Esser uomo delle istituzioni vuole forse dire aver a cuore ed esser capace di metter l'interesse del Paese di fronte al resto? Se e' cosi', davvero non vedo nulla nel passato recente di Fini al governo che possa farlo cadere in questa categoria distinguendolo da Berlusconi. La vera verita' a proposito di essere c.d. "Uomo delle Istituzioni" e' che ormai e' solo il luogo comune di un passato politico alimentato da ideali che non hanno piu' presa nella societa' attuale. Uomo delle istituzioni poteva esser DeGasperi che avave tirato fuori l'Italia dal Dopoguerra, ma poteva finanche esserlo Craxi che aveva abolito la Scala Mobile oppure tenuto testa agli americani a Sigonella. Uso volontariamente queste due figure per segnare cronologicamente l'inizio e la fine di un periodo storico durante il quale penso che l'espressione abbia un senso. Dopo tangentopoli, la politica italiana e' cambiata.

    Tangentopoli non e' stato soltanto un problema giudiziario non risolto politicamente e strumentalizzato per far cadere la classe dirigente del penta-partito. Tangentopoli rappresenta un momento in cui contemporaneamente avviene la caduta del comunismo, l'inizio dell'indebolimento del socialismo, e forse anche l'inizio della crisi del capitalismo. Tutto questo ha messo le persone e la classe politica a confronto con problemi di sempre senza pero' il supporto culturale che veniva dal fondamento ideologico del passato. Ecco perche' quella di oggi e' una pura lotta per il potere fatta *dentro* al Palazzo e senza alcun legame ai problemi della gente. La vera verita' e' che nessuno dei personaggi di sopra ha alcuna idea di come risolvere problemi legati a (e.g.) Giustizia, Sanita', Educazione, Lavoro, Pensioni, Energia, Trasporti, etc. Non solo gli mancano le minime basi tecniche (a quello si pone facilmente rimedio); gli mancano le basi ideologiche. A prova di questo, basta considerare il discorso di Fini e quello di Bersani sui Valori di destra e di sinistra: Indistinguibili se Fini non avesse citato la bandiera. Seconda prova: Fini e Casini hanno un unico argomento contro Berlusconi, e si tratta dell'unico argomento dell'intera Sinistra -- i.e., Berlusconi e' un disonesto.

    Domanda: Cosa *@!* frega agli italiani dei loro discorsi, quando il loro problema e' il lavoro, la sanita', le pensioni, etc. Ed il fatto che continuino a votare per Berlusconi testimonia di fatto che gli italiani non considerano la (presunta ed ormai mai piu' dimostrabile) colpevolezza di Berluconi come un argomento politico. Su questo c'e' da dire che gli italiani sono piu' svegli di quanto la classe dirigente costituita da Fini, Casini & Co. rappresentano: La colpa giudiziaria *non e'* un argomento politico. Non lo e' in quanto non risolve i problemi di Sanita', Lavoro, Educazione, etc.

    Si puo' obbiettare: Un disonesto alla guida del Paese incita ogni cittadino alla disonesta'. Possibile. Tuttavia, si puo' contro-obiettare che: I cittadini che eleggono un disonesto stanno pensando di fare la scelta sul meno disonesto -- i.e., i cittadini pensano di scegliere tra tanti disonesti quello meno peggiore; oppure quello piu' simpaticol; oppure scelgono il peggiore aspettandosi che questo possa dare un segnale agli altri per non essere come lui.

    In tutto questo, Fini, Casini & Co. continuano ad usare termini come "Uomini delle Istituzioni" perche' l'Italia che hanno in mente e' quella del penta-partito. Allora erano i ragazzini; adesso si sentono uomini che prendono il posto di Andreotti, Cossiga, Altissimo, Craxi, etc. Non hanno capito che i tempi sono cambiati, e nel momento in cui veramente Berlusconi morisse, loro si ammazzerebbero l'uno contro l'altro per le poltrone mentre il Paese va in malora. E tuttavia, continuerebbero a pensare di essere "Uomini delle Istituzioni" che premettono l'interesse del Paese ad ogni cosa.

    Chi parla ancora usando termini che non hanno attinenza con il presente ha poche chance di diventare interprete del futuro prossimo. Berlusconi, in tutto questo, e' un interprete del futuro in quanto riesce a comunicare che qualsiasi avversario sarebbe peggio. Lo ha fatto con successo con la Sinistra (ovviamente aiutato dalla classe politica di sinistra) e presto lo fara' con Fini e Casini. Ha gia' iniziato a chiamare i primi "Traditori." E di fatto questo sono. Quale grande argomento politico ha portato Fini a lasciare il PdL? Problemi giudiziari di Berlusconi? 1. Ma non era quello che la Sinistra ha sempre detto? Allora sei anche tu, Fini, uno di Sinistra? 2. Ma non sei sempre stato al Governo con Berlusconi? Mi vuoi dire che solo adesso hai scoperto che mascalzone sia Berlusconi?


    La dinamica del complotto e' chiara. Probabilmente, ha delle possibilita' di far cadere il Governo. Non penso ci siano le possibilita' di cambiare la legge elettorale Tuttavia. Quella e' forse la chiave di volta di tutto il complotto, in quanto senza nuova legge elettorale, Berlusconi non solo e' il favorito, ma prende anche piu' seggi al Parlamento di quanti ne avesse gia'.
    Unica alternativa sarebbe allearsi tutti insieme: Fini + Casini + Rutelli + Franceschini + Bersani + Di Pietro. Come fanno pero' a stare insieme ex-fascisti + ex-democristiani + ex-radicali-ex-sedicenti-democristiani + ex-comunisti + ex-giudici?
    Il complotto rischia di trasformarsi in quello che una volta Corrado Guzzanti-Rocco Peterson chiamava: "Il Missile di D'Alema." Dalle mie parti lo chiamano: " ... u citrulu ... " (i.e., il cetriolo) quello che va sempre a finire ... all'ortolano.

    Concordo con te sul mio approccio. Continuo a credere nell'elettore mediano. Continuo a non *comprare* l'idea che esistano c.d. Poteri Forti e che tutto sia deciso da Accordi di Palazzo. Secondo me, alla fine tutti devono affrontare le Urne. Li si decide chi passa e chi non passa. E nelle urne continuo a non vedere come si possa far entrare un potere forte oppure un accordo di palazzo. Berlusconi invece riesce ad entrare nelle urne attraverso l'idea di essere furbo, ricco, potente, al di sopra della legge che sta nello spirito di ogni italiano, oggi piu' che mai. E per far questo non ha bisogno di alcun accordo di palazzzo. Forse il suo carisma e' un Potere Forte. Un potere mediatico.

    Mi perdonerai se vado di fretta e non tocco l'argomento Lega. Lo faro' non appena trovo un attimo di tempo ...

  6. #6
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    Predefinito Rif: Analisi ragionata ma non troppo elaborata della crisi

    ... sfortunatamente, non ho ancora tempo per scrivere della Lega. Volevo lascviare qui un riferimento sul tema: "Essere Uomo delle Istituzioni."

    multimedia - LASTAMPA.it

    E' proprio questo quello che un Presidente della Camera dice da uomo delle istituzioni?

    A me pare piuttosto il messaggio di chi cerca di dare quante cariche puo' contro la *parte nemica.*

    Un amico di mio fratello avrebbe detto: "... davvero un uomo delle istituzioni coi baffi ... "

  7. #7
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    Predefinito Rif: Analisi ragionata ma non troppo elaborata della crisi

    Citazione Originariamente Scritto da Paul Z. Visualizza Messaggio
    Carissimo,
    ...
    Paolo
    Secondo me hai fatto un ottima sintesi, mancano due punti (secondo me) fondamentali:
    - poco dopo avere formato pdl ed essere andati al governo, fini&segni fanno il referendum per un forte maggioritario, l'arma con cui fini vuole ipotecare tutto il PDL del dopo berlusconi, senza avere più bisogno della lega: praticamente punta ad un duopolio PD-PDL, senza ali estreme. Il referendum fallisce, perchè berlusconi asseconda la lega e non fa un richiamo al voto.
    - fondazione montezemolo e farefuturo si rafforzano in posizione critiche verso il cdx in previsione di una caporetto alle regionali del 2009. fini ha pronto uno smarcamento, l'operazione non riesce perchè il pdl tiene, anzi conquista lazio,piemonte. Il giornale comincia a martellare in crescendo fini.

    Ma in generale, ottima sintesi

  8. #8
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    Predefinito Rif: Analisi ragionata ma non troppo elaborata della crisi

    Citazione Originariamente Scritto da Dante Visualizza Messaggio
    Carissimo,

    Ti ringrazio della tua analisi. Prima di fare qualche riflessione pero', ho dovuto leggere qua e la' qualche giornale e poi ri-leggere la tua analisi.

    ...

    Concordo con te sul mio approccio. Continuo a credere nell'elettore mediano.
    Ah ma l'elettore mediano non esiste in Italia! Ti pare che noi si sia così stupidamente americaneggianti da avere "preferenze" così semplici da far valere la single-crossing condition?! Noi siamo il Paese per eccellenza del Probabilistic Voting Model (Coughlin, 1992; Persson e Tabellini, 2000). Siamo un paese diviso in gruppi di interesse, e alcuni sono più forti e organizzati degli altri, il che non vuol dire parlare di poteri forti.

    (Per i non cultori della materia: http://en.wikipedia.org/wiki/Probabi..._voting_theory .)

    Premetto che sono meno ottimista che in passato rispetto agli sviluppi della crisi, non perché l'evoluzione della situazione paia favorevole a Berlusconi - apparenza - ma perché Fini ha commesso un paio di errori che non mi aspettavo, né Napolitano sembra essere davvero molto partigiano, nemmeno questo me l'aspettavo. Vediamo come va a finire, di sicuro è divertente (non ultima la storia della Carfagna) e può succedere di tutto.

    Trovo due contraddizioni al tuo discorso. Primo: se tutti si scannerebbero dopo Berlusconi, vuol dire che tutti vogliono il potere, e se tutti vogliono il potere, perché non dovrebbero fare di tutto ora per la rimozione del primo e principale ostacolo al di questo raggiungimento? Mi pare che con assunzioni abbastanza semplici sugli obiettivi degli attori menzionati, una "teoria di scelta razionale" dovrebbe indurre all'azione in tal senso. Concordo sulla vanità delle arie di uomo delle istituzioni, non era un punto centrale del mio discorso, ma queste servono a chiunque voglia aspirare ai vertici, a meno di non avere un'origine da "outsider" (come il Silvio).

    Secondo: perché Berlusconi vincerebbe sui temi che interessano la gente, e comunicherebbe una visione per il futuro migliore perlomeno degli altri, se in lunghi anni di governo non ha fatto nulla per risolvere problemi di interesse generale, o quelli relativi alla competitività del sistema economico?! Puro "carisma" e capacità di identificazione con l'italico Volksgeist?! Poco credibile. La verità è che la struttura ineguale della società italiana - tante piccole imprese e bassi salari - è ben interpretata dal capo del governo, che ha costruito un blocco sociale che (qui ti do ragione, ma lo avevo già fatto) lo vede come l'alternativa "meno peggiore" per la difesa dell'attuale struttura economica, dei soli interessi della quale il governo si occupa, in ultima analisi! Finché questo blocco non sarà scardinato con le armi della politica, c'è poco da fare. Anche perché, ne abbiamo parlato: attualmente lo status quo "economico-industriale" non pare in grado di reggere il peso della concorrenza globale, ed è espressione di una generazione che non guarda più al futuro (investimenti? ricerca di soluzioni nuove?), bensì a capitalizzare le posizioni di rendita create in una vita. La difesa a oltranza di questo sistema, che è ben rappresentato da un monopolista di 74 anni a capo di un'azienda sostanzialmente a conduzione familiare, non è benefico al rilancio della crescita e della competitività del Paese! Ciò detto, riconosco che la piccola e media impresa diffusa quelle sì, sono puro italico Volksgeist (una parola bella per la meno bella espressione "preferenze culturali") e ogni futura politica economica dovrà confrontarsi con questo e rispettare tale particolarità.

    In conclusione: che poi le alternative a Berlusconi a nostra disposizione non abbiano molte carte da giocare è vero, ma a mio parere il loro ruolo dev'essere deporre l'autarca per preparare la strada a un cambio generazionale che possa davvero porre mano alla situazione (anche di questo, ne abbiamo parlato!). Voglio continuare a essere ottimista sul lungo periodo, non mi aspetto di morire tanto presto. Almeno in questo, sono d'accordo con Silvio!

    Ciao!

    Paolo

  9. #9
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    Predefinito Rif: Analisi ragionata ma non troppo elaborata della crisi

    Carissimo,

    mi perdonerai per il ritardo nella risposta -- sono alle prese con il job-marketing.

    Inizio a rispondere dalla fine del tuo ultimo intervento, se mi permetti.

    Che tutti si scannino gia' da ora non e' determinato dalla mancanza di "aspettative razionali." Piuttosto, e' determinato dal fatto che le aspettative razionali dei signori in questione sono molto simili le une con le altre. Piu' specificamente ci sono 2 fatti che rendono le loro aspettative simili: Uno e' generazionale-ideologico; l'altro e' *tattico* (come diresti tu.) Con il primo intendo dire che Fini, Casini, Rutelli, Franceschini piu' Bersani-D'Alema si sentono tutti sulla stessa linea ed hanno tutti pretesa di esser l'uno migliore degli altri; quindi, non accetterebbero di esser sub-alterno a nessuno. L'altro e' che allo stesso tempo hanno preoccupazione che un passo falso possa dar vantaggio algli altri -- i.e., tutti hanno probabilmente paura di apparire troppo uguali l'uno all'altro e quindi non piu' distinguibili l'uno *dal* altro da parte dell'elettorato.

    Per me, questo sarebbe gia' un punto a favore dell'elettore mediano -- i.e., le piattaforme politiche convergono verso il centro. Tuttavia, tu mi diresti che l'elettore mediano non esiste in Italia; piuttosto esistono i c.d. *poteri forti* come quelli delle banche, della Chiesa Cattolica, e della Confindustria. Lascio per ultimo questo argomento pero'.

    Berlusconi e' meglio di Onofrio del Grillo. Non interpreta solo lo spirito del vincente figlio-di-p... che fa le regole della societa' a suo piacimento. B. e' anche il piu' potente alleato della Lega Lombarda. Quest'ultimo e' l'ultimo baluardo delle vere piccole imprese italiane che producono il reddito necessario a pagare i conti di Roma-Padrona e dei Terroni senza sanita'. Quindi, le piccole imprese del Nord-Est rimangono legate a Berlusconi perche' sono rappresentate dalla Lega. Il resto del sistema produttivo italiano come ENI, Finmeccanica, Alitalia (buona), RAI, etc restano nelle mani di B. direttamente od indirettamente tremite il Tesoro.


    Concludo con una riflessione sull'elettore mediano che non esiste in Italia.

    Se esistono i *Poteri Forti* mi concederai l'assunto che i baroni dell'Universita' ne rappresentano uno cruciale. Adesso, se i Baroni hanno cosi' bisogno di soldi come si vede ma il Governo non ne ha, allora perche' non chiedono al Governo di alzare le tasse universitarie? Perche' non inducono il Governo a vendere l'idea che adesso l'italia vuole diventare meritocratica e premiare solo gli studenti migliori che sono pronti ad investire di piu' sul loro futuro spendendo (es.) 50 euro in piu' al mese? In fondo e' una ricarica del telefono che vale 600 euro all'anno -- i.e., probabilmente un incremento del 50 per cento delle tasse annuali di molti atenei.

    La mia risposta: Non lo fanno perche' ... SAREBBE IMPOPOLARE!!!!

    Per me, questa e' la prova-provata che i politici parlano dei *poteri forti* ma poi vogliono esser ri-eletti con i voti dell'elettore mediano: Quello che non si sente di pagare 50euro in piu' al mese in tasse universitarie ma ne spende 100 in iPhone ... ;-)


    -- D.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Analisi ragionata ma non troppo elaborata della crisi

    ADDENDUM:

    Se Berlusconi, da 74-enne miliardario, monopolista, proprietario di una delle piu' grandi imprese italiane, e' il rappresentante dell'italia di oggi che *vuole solo continuare ad approfittare della propria posizione di rendita* allora, cosa pensare di chi per viene da una famiglia (c.d.) nobile che nella vita ha fatto solo il manager di altre famiglie (c.d.) nobili?

    http://en.wikipedia.org/wiki/Luca_Co...di_Montezemolo


    Se questa e' la speranza dell'Italia, allora rimane da considerare che siamo sempre al punto di prima:

    " ... bisogna cambiare tutto per non cambiare niente ... "
    ~ Tommasi di Lampedusa, Il Gattopardo
    Ultima modifica di Dante; 02-12-10 alle 23:45

 

 

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