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    Predefinito Il caso Moro: l'ombra di Giuda










    IL CASO MORO - L'OMBRA DI GIUDA


    di Dagoberto Husayn Bellucci


    Il presente articolo riprende in massima parte quanto già avevamo avuto
    occasione di sottolineare molti anni fa (1) in relazione alle vicende che
    andranno intersecandosi e sovrapponendosi nel cosiddetto "affare Moro" ovvero
    l'assassinio dell'allora presidente della Democrazia Cristiana ad opera di un
    sedicente commando delle Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente: la
    sovranità nazionale, il ruolo dei rapporti e delle relazioni transatlantiche
    fra Stati Uniti e Italia, il ruolo giocato nell'intera vicenda dai servizi di
    sicurezza italiani e quello 'percepibile' avuto da diverse altre centrali
    d'Intelligence straniere, l'ombra del Mossad o , per usare un sottile
    eufemismo, il marchio di Giuda 'impresso' all'intera "operazione" da ambienti
    vicinissimi alla kehillah capitolina i'tal'yàna rispondenti a determinate
    logiche di prevaricazione e intromissione di "Israele" - quale sovrastruttura
    onnicomprensiva gli interessi del popolo ebraico cosmopolita e strumento di
    pressione economico-politica e sodomizzazione/castrazione sociale delle
    comunità "goyim"=non ebraiche - negli affari interni nazionali italiani.

    La ricognizione analitica sull'affaire Moro si impone soprattutto perchè
    questa vicenda rappresenta 'splendidamente' il livello di sudditanza
    ideologica, politica, economica, sociale e "militare" della colonia Italia alle
    volontà-diktat del padrone atlantico statunitense e l'inenarrabile predominio
    esercitato più o meno dietro le quinte dalla lobby ebraica la quale non
    solamente esiste ma è forte e determinante le scelte legislative e quelle di
    politica estera del paese...l'economia gli ebrei l'hanno 'arraffata'
    usurocraticamente da molti anni 'sigillando' questa kippizzazione del mondo del
    lavoro e della finanza, del commercio e degli affari, attraverso la scalata
    ebraica della famiglia Elkann alla principale azienda multinazionale , forse
    l'unica veramente degna di questo nome, esistente in Italia: la Fiat di Torino,
    antico feudo personale del 'pescecanismo' capitalistico della famiglia Agnelli
    lentamente e 'astutamente' estromessa - anche mediante l'eliminazione fisica
    dei suoi due rampolli Edoardo e Giovanni jr prematuramente , 'troppo'
    prematuramente, 'scomparsi' - per lasciare 'spazi' di manovra al duo
    kosherizzato dei fratelli John e Lapo Elkann (2).

    E se in Italia non si muove foglia che la Fiat non voglia, paradigma delle
    dinamiche di annullamento delle volontà politiche e dell'affermazione del turbo-
    capitalismo sovranazionale, alieno da qualsiasi "copyright" nazionale e da ogni
    controllo da parte dello Stato - peraltro ridotto a maggiordomo degli interessi
    grande-bottegai e usurocratici della casa 'regnante' torinese che stabilisce
    agli esecutivi i propri 'desiderata' ogni qualvolta in 'affanno' di liquidità...
    i 'salvataggi' della Fiat oramai non si 'contano'...'regali' miliardari di
    governucoli irresponsabili e sottomessi servilmente a questa masnada di
    filibustieri per i quali sono costretti a sudar le sette camicie centinaia di
    migliaia di 'obreros' ... la classe operaia non andrà mai in paradiso perchè le
    chiavi d'ingresso e le principali poltrone anche lassù le hanno i 'padroni'
    verso i quali s'alzano gli 'osanna' ossequiosi e riverenti della nostra classe
    politica .... un secolo abbondante di 'spremitura' legalizzata ...gli
    italiani...pecore belanti e vacche all'ingrasso ed al macello servilmente
    'riconoscenti' a questa famiglia di predoni...- , d'altro lato è indiscutibile
    il peso esercitato, più o meno 'discretamente' e altrettanto efficacemente,
    dagli ambienti kippizzati 'accampati' nel territorio coloniale italiota.

    Il cosiddetto "affare Moro" risulta senza ombra di dubbio uno di quei tanti,
    troppi, misteri del quale è 'costellata' la storia della Prima Repubblica:
    dall'assassinio di Ettore Muti ( il primo martire dei futuri 'amministratori'
    democratici del paese...fulgido esempio di Eroe e di Fascista...uomo d'azione e
    di rivoluzione...fedelissimo di Mussolini e probabile candidato alla
    'successione' all'indomani del 'golpe' badogliano-savoiardo compiuto nella
    notte tra il 24 ed il 25 luglio 1943 dalla Frammassoneria e dalle altre forze
    ostili al Fascismo che provocarono la caduta del governo e il successivo
    arresto 'preventivo' del Duce del Fascismo...) a Portella delle Ginestre fino
    ad arrivare alla stagione delle stragi di Stato e della strategia atlantico-
    sionista della tensione che determinerà l'accelerazione 'estremistico-
    terroristica' delle frange politiche 'marginali' della politica italiana e la
    conseguente reazione/repressione 'magistralmente' - 'capolavori'
    d'infiltrazione alle 'estreme' elaborati dalle centrali di controllo
    sistemiche, dai servizi e dalle forze di pubblica sicurezza - attuata con
    scientifica pianificazione, implacabile determinazione e 'sufficiente' apporto
    tecnologico dal Sistema...

    'Riscrivere' la storia dei cosiddetti "anni di piombo" è 'consegna' che
    'deleghiamo' più che volentieri ad 'altri'....basti e avanzi quanto
    lucidamente, coerentemente e incontrovertibilmente ha scritto il soldato-
    politico Maurizio Lattanzio unitamente alle ricognizioni storico-
    memorialistiche del camerata Vincenzo Vinciguerra (3).

    La ragnatela, la 'tela del ragno' legittimamente la definirà Sergio Flamigni
    (4), di depistaggi, inquinamenti giudiziari e 'memorialistici' di ex e post
    brigatisti rossi, le altrettanto inquietanti 'omissioni' della Commissione
    parlamentare sui Servizi e sulle Stragi, le colpevoli correità dell'intero arco
    parlamentare politico italiano non aiutano affatto a dare una visione d'insieme
    omogenea e organica in relazione al sequestro, alla prigionia e al successivo
    assassinio dell'allora presidente della Democrazia Cristiana ostaggio
    materialmente delle B.R. e idealmente dei vertici di tutta la classe dirigente
    italiana a cominciare dal suo stesso partito e finendo al ruolo copartecipe e
    complice della politica democristiana di non cedere ai 'ricatti' brigatistici
    tenuto dall'allora PCI.

    A questo quadro già sufficiente fosco e in questa matassa di comportamenti
    meschini si devono aggiungere le innumerevoli azioni di 'disturbo' durante lo
    svolgimento delle indagini nel periodo della prigionia e successivamente negli
    anni che verranno operate dai servizi di sicurezza nazionali con l'avallo e il
    disco verde dei loro 'padroni' d'oltreoceano. Complicità politiche, connivenze
    brigatistico-partitiche, omertà sistemiche, meccanismi di controllo
    sapientemente utilizzati da quanti , tanti, avevano interesse all'eliminazione
    fisica dell'allora presidente democristiano.

    Le relazioni tra i nostri servizi di sicurezza , quindi del nostro Governo,
    rispetto a quelli d'oltreoceano , quindi rispetto all'amministrazione
    statunitense, si inquadrano in "una storia davvero infinita di sovvertimenti,
    inquinamenti, insabbiamenti e tradimenti compiuti all'ombra delle istituzioni.
    Alle spalle e contro lo Stato democratico. E i nostri servizi segreti di questa
    storia sono stati spesso indiscussi protagonisti." (5). Noi affermiamo, al
    contrario, ai 'lati' e pro lo Stato democratico e antifascista nato dalla
    Resistenza...per il quale si sono 'alacremente' dati da fare i suoi servizi
    affatto 'deviati' come si è sempre, spesso, 'scrittoriamente' rappresentata la
    stagione delle stragi e la strategia degli 'opposti estremismi' ideata,
    pianificata, elaborata e - 'funzionalmente' ai propri interessi di
    preservazione, mantenimento e rafforzamento dello status quo democratico -
    attuata dalle centrali di controlo e dagli apparati di vigilanza sistemici.

    Una logica di totale asservimento della classe dirigente , politica ed
    economica, nei confronti della superpotenza a stelle e strisce è il principale
    dato fattuale che viene ad evidenziarsi analizzando le relazioni - spesso da
    'tragicommedia' dell'assurdo altrettanto spesso da 'operetta' criminale ....un
    'thriller' svoltosi dietro le quinte e sulle spalle del popolo italiano -
    bilaterali tra i nostri servizi di sicurezza ed i loro colleghi della CIA
    statunitense sempre operativa fin dalla primavera 1945 in tutte le più
    immorali, squallide e sanguinose vicende che hanno contrassegnato la storia
    dell'italietta repubblicana ed antifascista e responsabili della 'infinita'
    serie di operazioni 'coperte' 'commissionate' dal Governo degli Stati Uniti
    contro l'indipendenza, la sovranità e la libertà del popolo italiano.... il
    caso Mattei, Ustica, il Cermis, l'affaire Omar solo per 'ricordare' alcuni -
    tra i 'vecchi' ed i 'nuovi' - episodi nei quali sia lapalissianamente evidente
    la mano dei depistatori ed assassini della Criminal Intelligence Agency
    d'oltreoceano.

    L'assoluta dipendenza politica ed economica della colonia italiana alle
    volontà, ai diktat ed agli interessi dell'amministrazione e della plutocrazia
    statunitense caratterizzerà tutta la storia nazionale compresa tra la primavera
    '45 e l'autunno '89 che si può legittimamente disegnare come il riuscitissimo
    tentativo delle forze occulte e palesi che manovrano questo paese 'under
    controll' di neutralizzare ed escludere per oltre cinquant'anni la principale
    forza d'opposizione (politica e sindacale) operativa all'interno della
    contrapposizione sistemica ovvero il Partito Comunista Italiano il quale sarà -
    crollato il muro di Berlino - definitivamente inglobato, normalizzato (la
    'normalizzazione' del PCI incomincerà fin dagli avvenimenti ungheresi del '56 ,
    proseguirà nel decennio successivo con la sua funzione di cane da guardia
    'sinistro' del sistema parlamentaristico-partitico-mafioso evidenziata
    nitidamente durante le 'rivolte' studentesche sessantottine e si dipanerà
    connivente lungo tutti gli anni Settanta ed Ottanta mediante la formula
    dell'"eurocomunismo" di berlingueriana memoria che sarà l'ultimo 'strappo'
    rispetto alla casa-madre moscovita ed alle logiche del Cremlino compiuto dai
    dirigenti italiani del maggior partito comunista del blocco europeo
    occidentale) 'accucciato' ed infine omologato nel quadro della soluzione
    bipolarista dei due Grandi Insiemi (centro-destra/centro-sinistra) che formano
    attualmente i principali 'vettori' della politica nazionale sul modello
    anglosassone dei 'dividendi' del potere e in conformità con il disegno di
    riforma delle Istituzioni 'presentato' trent'anni or sono all'opinione pubblica
    dalla Loggia Massonica "Propaganda 2" del Venerabile Gran Maestro Licio Gelli
    alias il Piano di Rinascita Nazionale...

    L'Italia come laboratorio 'sperimentale' per innumerevoli "ipotesi di
    complotto" all'interno delle quali si situa la nota teoria della 'zona grigia'
    di Henry Kissinger, l'ex segretario di Stato americano ed esponente dei circoli
    mondialisti ( peraltro 'sconfessato' e 'processato' dal Kahal = il Gran
    Sinedrio Ebraico di Jew York per aver 'consentito' gli accordi di pace tra
    l'entità criminale sionista e l'Egitto di Anwar Sadat ), il quale era solito
    sottolineare come fossero 'prassi' normale e logica le operazioni clandestine
    della CIA contro altri esecutivi nazionali dichiarando che "nei consueti
    rapporti fra nazioni, tra la normale attività diplomatica e l'uso della forza,
    c'è sempre una "zona grigia" "dove si può presentare la necessità di operazioni
    al di fuori della legalità" (6).

    E' dunque un datto fattuale quello che vede la nostra classe dirigente
    coresponsabile e 'assistente' dei programmi di controllo, destabilizzazione
    (volta a stabilizzare ulteriormente) e sovvertimento (mirante il rafforzamento
    del sistema stesso) della vita politica e sociale nazionale: disposizioni,
    consegne, ordini arrivavano al nostro Governo, ai suoi apparati di vigilanza e
    ai suoi strumenti repressivi - Magistrura, forze di sicurezza, servizi segreti
    civili e militari - dal padrone americano. Al servizio delle oligarchie
    d'oltreoceano, Istituzioni ed esecutivi, partiti politici dell'arco
    parlamentare ed extra-parlamentari di destra e sinistra, dirigenti industriali
    e sindacali si sono 'prestati' a questo gioco sporco di ingerenza e direzione
    dei nostri affari politico-economici interni da parte di una potenza straniera,
    occupante, militarmente massicciamente presente con le sue Basi Nato in ogni
    angolo del paese e asfitticamente onnicomprensiva rispetto alla direzione di
    'marcia' impressa da Washington alla politica 'romana'. Logiche compromissorie,
    scambi clientelar-mafiosi, ruolo determinante di organizzazioni segrete
    (Massoneria, circoli atlantico-sionisti, ambienti kosherizzati) e di ambienti
    malavitosi (mafie e altri gruppi di pressione espressione di potentati
    economici apparentemente 'indipendenti' dai presidii secondari del Sistema ma
    ad essi 'rispondenti' e funzionalmente correlati) hanno favorito la definitiva
    'occidentalizzazione' della colonia italiota , ieri "Bulgaria" della Nato oggi
    'scodinzolante' ed ubbidiente servitore delle logiche imperialistiche
    d'oltreoceano.

    Dopo la seconda guerra mondiale risulterà oltremodo conforme a verità storica
    anche l'inserimento di elementi 'alieni' ai vertici , in funzione
    destabilizzante, delle principali organizzazioni 'extra-parlamentari' della
    galassia "marxista-leninista" la quale si affermerà su di un piano cultural-
    intellettualistico-editoriale mediante iniziative quali quella , ancora
    presente come 'voce critica' della Si(o)nistra nazionale, del "Manifesto" e su
    di un altro piano - militante-organizzativo-teppistico-terroristico - i
    reazionari rossi , gli studenti 'ribelli' dell'ondata sessantottina e i loro
    'epigoni' a mano armata del movimento del '77 e del quale saranno 'eredi' i
    tanti 'arrivati' editorialisti post-lottacontinuisti alla Gad Eitan Lerner e
    alla Adriano Sofri che hanno trovato un posto all'ombra del sistema di poteri
    che intendevano , teorizzando la lotta armata e invocando i principii del
    marxismo-leninismo in tutte le sue versioni compreso quella maoista cinese,
    abbattere.

    'Giocati' e 'giocatori' di un "gioco sporco" prestabilito dagli infami
    accordi intervenuti a Yalta tra la plutocrazia statunitense e l'"impero rosso"
    sovietico, tra Roosevelt e Stalin , tra impero d'Occidente e d'Oriente, tra
    capitalismo e comunismo e secondo i quali l'Italia sarebbe dovuta rimanere più
    o meno stabilmente nel campo d'azione della superpotenza a stelle e strisce,
    nella sfera d'influenza americana a qualunque costo e a qualsivoglia prezzo.
    Non comprendere che l'Italia è da oltre sessant'anni un paese a sovranità
    limitata , sottoposta alle dirette dipendenze ed alla volontà
    dell'amministrazione statunitense (la quale ha utilizzato ogni mezzo, compreso
    il ricorso allo stragismo di Stato ed alla violenza metropolitana degli opposti
    estremismi, per mantenere salde le proprie posizioni di predominio e aumentare
    il controllo , la schedatura e l'occhio vigile nei confronti dei suoi 'sudditi'
    attualmente bellamente belanti e riconoscenti), è il principale ostacolo ad
    un'esatta comprensione del fenomeno che prende il nome di "anni di piombo" e
    delle innumerevoli intromissioni anche sanguinose, una lunga scia di sangue,
    intervenute nella politica italiana e 'partorite' da menti straniere le quali
    spesso utilizzavano per i loro lavori 'lavori sporchi' mani italianissime.

    Il caso Moro si inserisce più che legittimamente nella logica di
    dipendenza/asservimento della colonia italiana al padrone americano ne diviene
    un paradigmatico ed efficace strumento di analisi, una evidente dimostrazione
    di quanto limitante fosse lo spazio concesso ai politici-amministratori di casa
    nostra ai quali non era concesso di 'deviare' dalle 'direttive' impartite
    oltreoceano: come avverrà a Mossadeq in Iran così identica sorte toccherà
    all'allora presidente dell'ENI , Enrico Mattei, eliminato in circostanze
    rimaste 'misteriose' per aver offerto la sua collaborazione direttamente
    all'URSS di Krusciov e ai paesi arabi fornitori di petrolio attirandosi l'ira e
    la reazione delle cosiddette "sette sorelle" (le 7 compagnie petrolifere
    multinazionali statunitensi che monopolizzano i mercati internazionali) e,
    conseguentemente, la sentenza di morte decretata dall'alta finanza giudaico-
    mondialista ed eseguita dai servizi di sicurezza statunitensi.

    In un paese dilaniato dalla violenza politica quotidiana degli opposti
    estremismi, sempre sull'orlo della crisi economica ed alla ricerca di una
    irraggiungibile stabilità politica (con esecutivi scudocrociati che si
    alternavano quasi mensilmente a consigli dei ministri pentapartitici di centro-
    sinistra) la vicenda Moro si sviluppa durante gli anni più caldi della
    strategia della tensione. L'ex presidente della D.C. è stato sovente scritto
    che sia stato eliminato per il suo sforzo di portare l'allora PCI nell'area di
    governo, realizzando 'tecnicamente' la formula del cosiddetto 'compromesso
    storico' che avrebbe unito le due 'chiese' ideologiche allora dominanti la
    scena politica nazionale: quella clerical-conservatrice-filoamericana
    democristiana e quella rappresentata dal più forte partito comunista
    dell'Europa Occidentale attestato in quegli anni attorno al 30% dei consensi
    elettoralistici. Interpretazione legittima ma insufficiente.

    La presenza del PCI in un governo di unità nazionale , aborrita tra i vertici
    dell'establishment statunitense (o almeno nella stragrande maggioranza dei
    dirigenti l'oligarchia americana...esistevano infatti anche numerosi soggetti
    collegati alla Fabyan Society che 'premevano' per una accelerazione delle
    relazioni USA-URSS in nome di un internazionalismo socialista d'ispirazione
    massonica ed eterodiretto da Washington) e all'interno dei circoli conservatori
    della politica yankee, risultava assolutamente difforme dalle prospettive
    spesso ventilate altrettanto spesso 'tentate' di 'svolta a destra' (sul modello
    greco, spagnolo o portoghese) della politica italiana. L'antisovietismo in
    politica estera delle amministrazioni americane si accompagnava con
    l'anticomunismo ideologico 'esportato' con successo nei quattro angoli del
    pianeta perfettamente rispondente alle logiche imperialistiche di Washington di
    contrasto dell'altro imperialismo, quello di segno 'apparentemente' opposto
    (7), russo-marxista.

    Un partito comunista ai massimi livelli dirigenti la politica di una potenza
    occidentale inoltre era una ipotesi da scongiurare assolutamente per
    l'amministrazione statunitense oltre a rappresentare un esempio per tutti gli
    altri partiti comunisti del blocco europeo-occidentale: eventualità che avrebbe
    destabilizzato profondamente il quadro delle relazioni internazionali e rimesso
    in discussione il "balance of powers" (equilibrio di poteri) stabilito a Yalta
    tra americani e sovietici.

    Sarà proprio l'analisi della politica internazionale di quel periodo e dei
    suoi fragilissimi equilibri che dovrà essere attentamente studiata in relazione
    all'affaire Moro: la lotta per il predominio nello scacchiere geopolitico e
    militare mediterraneo, il ruolo avuto da innumerevoli organizzazioni
    d'ispirazione marxista e dedite alla lotta armata quali le Brigate Rosse - con
    la loro 'involuzione' funzionale a determinati , 'alieni', imput inconfessabili
    alla stessa manovalanza terroristica - , i sommovimenti rivoluzionari della
    nazione araba e lo sviluppo delle attività anti-sioniste e anti-imperialiste
    dei movimenti di resistenza palestinesi che 'fuoriusciranno' dal perimetro
    geopolitico vicino-orientale sono tutti tasselli di un intricato mosaico che ci
    aiuteranno a comprendere i veri motivi per i quali Aldo Moro e la sua politica
    filo-comunista in seno alla Democrazia Cristiana dovevano essere eliminati e
    ricondotti ad un livello 'accettabile' per i padroni statunitensi.

    A livello internazionale infatti, molto più di quanto non avesse dimostrato
    sul piano nazionale, Aldo Moro "come ministro degli Esteri , all'inizio degli
    anni '70, cercava una politica autonoma verso gli Arabi. Trattare con i
    produttori di petrolio direttamente senza passare attraverso la mediazione
    degli Stati Uniti" (8).

    La politica filoaraba di Moro , in opposizione ad un'ala più occidentalista e
    filo-americana della stessa DC ovvero la 'destra' di Fanfani e di esponenti
    scudocrociati che si raccoglievano attorno a Mariano Rumor e Francesco Cossiga,
    venne nettamente criticata dall'amministrazione statunitense ed è proprio "in
    questo progetto d'indipendenza energetica che stanno le ragioni dei suoi
    contrasti con Henry Kissinger, in quegli anni segretario di stato americano"
    (9).

    Giusto qui momentaneamente ricordare come, dopo Mattei, anche Giulio
    Andreotti (per le sue 'amicizie pericolose' verso la Repubblica Islamica
    dell'Iran e il mondo arabo) e Bettino Craxi (in particolar modo dopo l'affaire
    Sigonella (10) che permetterà al capo dei dirottatori della nave Achille Lauro
    , il leader palestinese Abu Abbas, di lasciare indisturbato l'Italia in
    opposizione alle volontà americane di prendere in consegna e detenere come
    "terroristi" lui e i suoi collaboratori) risulteranno 'sgraditi'
    all'Establishment giudaico-mondialista ed 'eliminati' politicamente (il leader
    socialista anche fisicamente) dalla scena per lasciar posto - dopo la farsa
    'giudiziaria' del biennio 92-93 denominata "Tangentopoli" che avrebbe
    'rivoltato' come un calzino gli scenari della politica italiana - a soggetti e
    formazioni politiche palesemente e marcatamente filo-sioniste fra le quali
    Forza Italia, Alleanza Nazionale, il PDS e la Lega Nord.

    I rapporti tra Aldo Moro e l'amministrazione statunitensi si fecero molto
    tesi soprattutto in seguito ad un viaggio effettuato dallo stesso presidente
    della DC , in veste di primo ministro, a Washington nel 1974. Roberto Ducci, ex
    ambasciatore italiano negli Usa e buon conoscitore di Kissinger, ha scritto che
    "per Moro, Kissinger era l'espressione forse non volontaria dell'irresistibile
    egemonismo americano che tendeva a non lasciare respiro interno alle strutture
    politiche dei propri alleati più di quanto l'egemonismo sovietico ne lasciasse
    ai suoi". Nel corso di quel viaggio americano di Moro vennero discussi
    soprattutto i problemi relativi alla politica da adottare nei confronti dei
    paesi produttori di petrolio: mentre Kissinger sosteneva l'idea di un fronte
    comune dei paesi consumatori per arrivare ad un "confronto" con gli arabi - in
    un periodo contrassegnato dalla crisi economica che aveva investito tutti i
    paesi occidentali, specie quelli europei, a seguito del blocco petrolifero
    vicino-orientale decretato dopo il conflitto dell'ottobre 73 tra Siria ed
    Egitto e entità sionista (11) - , Aldo Moro , intervistato dai principali media
    americani, replicò con un secco: "L'Italia è contro tutti i confronti". Fu
    probabilmente in occasione di quel viaggio che Moro capì l'ostilità
    statunitense verso la sua politica tesa ad instaurare un rapporto diretto con
    il mondo arabo. Venne avvertito perfino che si stavano coalizzando contro di
    lui gli ambienti USA caratterizzati da interessi ben precisi: la finanza, la
    lobby del petrolio, quella delle produzioni ritenute strategiche ossia
    l'insieme dei gruppi di pressione "intenzionati ad utilizzare contro lo
    statista democristiano ambienti operanti ai margini dei servizi segreti
    ufficiali, i più spregiudicati e i più adatti per bloccare il progetto politico
    di Moro" (12)

    Dietro a questi ambienti, 'faccia' visibile dietro alla quale si celano
    determinate strutture occulte o 'semi-palesi' che costituiscono i centri
    direttivi dell'economia capitalistica e i controllori politici del sistema
    statunitense (C.F.R. , Trilateral Commission e altre organizzazioni
    mondialiste) , che rappresentavano gli interessi immediati delle principali
    lobbie's di potere degli Stati Uniti si cela l'elemento giudaico che,
    nell'intera vicenda Moro, avrà un ruolo affatto secondario. Infatti giova
    ricordare come , quando Moro arrivò alla Farnesina assumendo la carica di
    Ministro degli Esteri, l'Italia era fondamentalmente su posizioni filo-
    israeliani , tant'è che l'ambasciatore di Gerusalemme a Roma poteva contare e
    vantarsi "per antica tradizione o per legami più che recenti di natura speciale
    sul PSI, il PSDI e il PRI nonchè sulla maggioranza dell'opinione pubblica"
    (13).

    Come ha ricordato il già citato Ducci "il leader della DC iniziò con tenacia
    a portare il governo italiano su posizioni dapprima più equilibrate e poi
    inclini verso quelli che , con passi successivi, furono chiamati "gli interessi
    legittimi", poi , "gli interessi nazionali" poi "i diritti nazionali" dei
    palestinesi ed infine come "i sacrosanti diritti ad una patria del popolo
    palestinese". Moro , nel breve volgere di pochi mesi, aveva ribaltato il
    rapporto 'speciale' instaurato dagli emissari della diplomazia sionista con il
    nostro Ministero degli Esteri a favore della causa palestinese , indicando nel
    rapporto tra l'Italia ed i paesi arabi produttori di petrolio quello che aveva
    definito come "il capitolo più importante della nostra politica estera"
    attirandosi così le intuibili pressioni statunitensi e le altrettanto
    facilmente prevedibili reazioni della lobby pro-sionista interna.

    Un altro punto di contrasto tra l'amministrazione statunitense e la politica
    estera di Moro fu quello relativo alla subordinazione dell'Italia alle esigenze
    politico-militari della NATO , soprattutto in virtù della richiesta americana
    di utilizzare le basi aeree italiane per i rifornimenti concessi da Washington
    al suo alleato principale nello scacchiere geopolitico del Vicino Oriente, il
    sedicente "stato d'Israele", in occasione del conflitto dell'ottobre 1973;
    richiesta alla quale fu risposto negativamente.

    La vicenda del successivo sequestro ed assassinio di Moro assume dunque nuovi
    particolari significati anche considerando le ostinate resistenze dei
    brigatisti rossi che formavano il nucleo del commando entrato in azione la
    mattina del 16 marzo 1978 in Via Fani e le innumerevoli e irresponsabili
    lacune operative dimostrate dalle forze di pronto intervento dei servizi
    segreti e dai reparti speciali dei corpi di pubblica sicurezza durante e
    soprattutto nella fase terminale della detenzione di Moro nel covo brigatista.

    Le BR di Moretti, infatti, negano qualsiasi coinvolgimento 'estero' da parte
    sia dei servizi di sicurezza italiani che di qualsivoglia altro Stato tutto ciò
    malgrado lo stesso Alberto Franceschini - tra i fondatori e massimi dirigenti
    della 'direzione strategica' del partito comunista combattente - nel suo volume
    "Io, Renato e Mara" citi i contatti avuti con il Mossad israeliano oltre a
    quelli intessuti con alcune formazioni marxiste-leniniste della Resistenza
    palestinese. L'avvocato Nino Marazzita, legale dei familiari di Moro, in
    un'intervista rilasciata al quotidiano torinese proprietà Agnelli de "La
    Stampa" in data 31 gennaio 1993 ha sostenuto che "gli ex terroristi non parlano
    delle trattative segrete con i servizi per poter tenere in pugno quei politici
    che volevano morto Moro" arrivando perfino a denunciare che "Mario Moretti è
    uscito di galera perchè in questo modo si compra il suo silenzio".

    "Determinati uomini politici italiani hanno scelto la linea della fermezza
    mettendo avanti le ragioni morali, gli stessi uomini politici che ci hanno
    ridotti all'ultimo gradino dell'infamia con lo scandalo delle tangenti" afferma
    ancora Marazzita concludendo che "Moretti ed i brigatisti rossi che hanno
    partecipato a quella vicenda godono di troppi benefici dalla legge carceraria,
    hanno venduto il loro silenzio" (14).

    Una larga parte della classe politica nazionale, in particolar modo gli
    ambienti già ricordati più vicini alla lobby pro-sionista della stessa DC, così
    come le stesse BR (la cui 'verginità ideologico-rivoluzionaria' sarebbero da
    riconsiderare sin dall'arresto del loro fondatore, Renato Curcio,
    dall'esecuzione della sua compagna , Mara Cagol, e in particolare dall'avvento
    di Moretti al vertice militare dell'organizzazione terroristico-clandestina del
    PCC) hanno tutto interesse ad insabbiare le vere ragioni che portarono al
    sequestro e all'omicidio di Aldo Moro 'giustiziato' in una 'prigione del
    popolo' in nome della dottrina terroristico-marxista-leninista della lotta di
    classe (o come , anche 'legittimamente' , rivendicavano allora nei loro
    comunicati di fuoco i brigatisti nella lotta contro il SIM Stato Imperialista
    delle Multinazionali).




    (segue)
    Ultima modifica di stanis ruinas; 03-12-10 alle 09:27
    “Non vi è socialismo senza nazionalizzazione e socializzazione delle industrie” STANIS RUINAS

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    Predefinito Rif: Il caso Moro: l'ombra di Giuda

    Una 'sinergia' di interessi che , seguendo le tracce dell'intera vicenda
    Moro, ci porta a concludere che esistesse una regia 'occulta' eterodiretta da
    quei potentati economici d'oltreoceano e da quelle fortissime lobbie's del
    petrolio americane che avevano tutto da guadagnare dalla scomparsa del leader
    democristiano.

    Nella ricostruzione dei momenti più significativi del sequestro Moro è
    impossibile non soffermarsi sull'analisi di quelle che furono le innumerevoli
    discordanze di informazioni circolate in quei giorni di primavera del 78
    relativamente al covo-prigione dove lo statista democristiano sarebbe stato
    detenuto. La risposta a questa serie di volontarie disinformazioni fornite per
    depistare da tutti i corpi delle forze di pubblica sicurezza sulla base delle
    veline 'passate' dai servizi di sicurezza sembra arrivata, molti anni più
    tardi, grazie al ritrovamento di due appunti dell'ex capo brigatista Moretti.
    Alla notizia hanno dato risalto, all'epoca, soltanto "L'Unità" e il settimanale
    cattolico "Il Sabato" contrariamente a quanto fatto dagli altri organi
    d'informazione di regime che preferirono ignorare completamente o inserire tra
    le 'brevi' di cronaca una verità probabilmente scomoda per molti.

    "L'Unità" del 16 giugno 1993 pubblicò in prima pagina : "Due appunti del BR
    Moretti portano al quartiere ebraico di Roma - Ora spunta l'ultima prigione di
    Moro?". Ed ecco cosa riportò nel suo articolo Giampaolo Tucci: "Due appunti di
    Mario Moretti portano ad un vecchio palazzo rinascimentale in Via Monte Savello
    n.30: fu qui l'ultima prigione di Aldo Moro? Gran parte dell'edificio
    appartiene alla marchesa Valeria Rossi in Litta Modigliani, la sua famiglia è
    quella dei Rossi di Montelera. La marchesa al telefono risponde: "il mio numero
    di telefono in un covo di brigatisti? Quando? No, nessuno, nè giudici, nè
    polizia mi ha chiesto niente". Il portiere dell'edificio: "Durante il sequestro
    Moro venne la polizia ma non perquisirono il palazzo, scesereo giù nei cunicoli
    del Teatro Marcello, trovarono i cancelli aperti." (15)

    L'ipotesi che l'ultima prigione di Moro potesse essere situata all'interno
    del vecchio quartiere ebraico non è nuova. A formularla per primo fu il
    giornalista Mino Pecorelli, elemento legato alla loggia Propaganda 2 di Gelli e
    molto addentrato in numerose inchieste relative alla politica nazionale e
    sicuramente anche per questo eliminato in circostanze affatto chiare (16), il
    quale scriverà nell'ottobre 1978 che un generale aveva detto all'allora
    ministro degli Interni, Francesco Cossiga, che "Moro era tenuto prigioniero
    dalle parti del ghetto (ebraico)" (17).

    Vediamo di ricostruire dunque l'intera vicenda partendo proprio dalle
    dichiarazioni di Pecorelli: oggi si sa che il giornalista, vicino a Licio Gelli
    e autore di feroci articoli contro Giulio Andreotti, dalle pagine del suo
    settimanale fece pesanti rivelazioni sia in merito all'ultima prigione di Moro
    che, soprattutto, al ruolo avuto nell'intera vicenda dallo stesso senatore
    Andreotti. Si sa, anche e soprattutto grazie alle rivelazioni del superpentito
    Tommaso Buscetta, che il generale di cui Pecorelli parlava era quasi
    sicuramente lo stesso Carlo Alberto Dalla Chiesa, eliminato a sua volta dalla
    mafia e contro il quale si mosse "un'entità politica di rilievo". L'entità di
    cui solamente accenna Buscetta avrebbe "sato la mafia prima di trattare con le
    BR, poi per assassinare il generale alla Chiesa dopo aver fatto fuori il
    giornalista Pecorelli. Pecorelli e Dalla Chiesa - dichiarò il superpentito di
    Cosa Nostra (18) - sono cose intrecciate. Sono stati uccisi per le stesse
    ragioni, quindi dallo stesso mandante.".


    All'epoca in cui apparvero i due articoli sopra riportati il settimanale "Il
    Sabato" si domandò come mai il sen. Andreotti fosse inquisito solamente per il
    delitto Pecorelli e non per quello di Dalla Chiesa 'chiosando' : "forse si
    vuole procedere per gradi, si esita a compiere l'ultimo passo; il punto di
    arrivo è quello inevitabile.".

    Ma se il mandante plausibile risultasse Giulio Andreotti, il movente,
    altrettanto plausibile, sarebbe esclusivamente da collegare alla vicende Moro
    sulla quale Roberto Chiodi scriverà: "Pecorelli scrisse che l'ultimo rifugio di
    Moro era nel ghetto e che un generale ne aveva riferito a Cossiga, poi nessuno
    indagò: perchè? ...Moretti continuò a pilotare il sequestro che si concluse con
    l'uccisione dello statista, il cui cadavere venne fatto ritrovare il 9 maggio
    1978 in Via Caetani, a due passi dalle sedi del PCI e della DC" (19).

    In modo altrettanto chiaro Chiodi continua affermando che "la difficoltà di
    uccidere Moro nel garage condominiale di Via Montalcini e gli enormi rischi
    connessi al trasporto del cadavere fino al centro di Roma fecero subito pensare
    ad un'altra base delle BR vicina a Via Caetani e da dove l'intera fase finale
    dell'uccisione poteva essere attuata senza rischi eccessivi. Via Caetani si
    trova in prossimità del ghetto ebraico e i primi espliciti riferimenti a questo
    luogo li fece proprio il giornalista Mino Pecorelli , direttore di OP. (20)

    In particolare, di rilievo , è giusto sottolineare come sul numero del 17
    ottobre 1978 - dopo la scoperta del covo brigatista di Via Montenevoso a Milano
    - del suo settimanale il Pecorelli si chiedeva come mai il Gen. Dalla Chiesa
    "non fu chiamato subito dopo Via Fani , quando Moro era ancora vivo?".... In
    un'altra parte del settimanale Pecorelli pubblicò anche una falsa lettera al
    direttore in cui appunto si affermava che un generale aveva avvertito il
    ministro Cossiga, informandolo su dove Moro era tenuto prigioniero" (21)

    "Il ministro non poteva decidere nulla su due piedi; doveva sentire più in
    alto e qui sorge il rebus: quanto in altro, magari sino alla Loggia di Cristo
    in Paradiso? L'allusione alla P2 è chiarissima. Comunque la risposta di Cossiga
    , proseguì la lettera, fu negativa; c'era il rischio di un conflitto a fuoc. Ed
    ecco la conclusione profetica di Pecorelli: ora la vita di Dalla Chiesa è
    davvero in pericolo!" (22).

    Nè poteva essere altrimenti: ai piani 'alti' dell'affaire Moro si situava
    quella 'zona d'ombra' di cui aveva parlato Kissinger, quella zona 'grigia' dove
    l'illecito diviene lecito ed operano le centrali di disinformazione, i centri
    operativi, i controllori sistemici mediante l'uso di spregiudicati strumenti di
    morte fra i quali rientrano - per le operazioni 'coperte' - tutti i servizi di
    sicurezza , civili o militari che siano. E dietro ai quali tramano, nell'ombra,
    interessati potentati politici ed economici quali quelli che si muoveranno
    nella vicenda Moro.

    Alcuni anni dopo l'avvocato De Gori, legale di parte civile della Democrazia
    Cristiana, si ritrovò un messaggio anonimo sulla propria segreteria telefonica
    nel quale si fornivano ulteriori indicazioni proprio sulla locazione
    dell'ultima prigione di Moro: un locale del Ghetto ebraico, al quale si poteva
    accedere attraverso un ampio passo carraio, sormontato da due leoni di pietra.
    La registrazione della telefonata fu consegnata agli investigatori, poi non se
    ne seppe più nulla. I due manoscritti di Moretti , comunque, parlavano chiaro:
    "659127 - Immobiliare Savellia". "L'immobiliare esiste ancora, ha lo stesso
    numero di telefono e lo stesso indirizzo: Via Monte Savello 30, ossia un
    edificio rinascimentale di fronte all'Isola Tiberina a due passi dal Portico
    d'Ottavia e dalla sinagoga, in pieno ghetto ebraico." (23).

    Come esplicitamente scrisse sedici anni fa il settimanale "Il Sabato" nella
    sua copertina del nr 25 del 19 Giugno 1993 "c'è dunque una pista ben più oscura
    e su cui non si è mai indagato. E che rivela un quadro davvero inquietante!".

    Noi , sedici anni or sono scrivevamo: " La pista è quella del quartiere
    ebraico, la regia occulta è quella che lega brigatisti rossi, servizi segreti
    italiani e stranieri, comunità ebraica in una trama che si concretizza
    nell'eliminazione dello statista DC, scomodo alle lobbies economiche
    internazionali e ai centri di potere (occulti e non) italiani, la cui politica
    minava dall'interno i rapporti di forza fra la "colonia Italia" e i
    "colonizzatori Stati Uniti", soprattutto nel bacino del Mediterraneo, laddove
    una presenza filo-araba sul fronte occidentale , non rientrava affatto nella
    logica di Yalta." (24).

    Facciamo solo 'notare' che il settimanale "Il Sabato" sia , di lì a pochi
    anni, fallito e abbia chiuso i battenti...

    Ovviamente non abbiamo mutato 'opinione': dietro alla vicenda Moro si staglia
    l'ombra di Giuda e del suo esercito di lacchè....E' Sion che 'detta' la lex
    judaica che tiene prigioniero in casa propria il nostro popolo e sono gli Stati
    Uniti d'America che ne opprimono politicamente, economicamente e militarmente
    le legittime aspirazioni ad una sovranità nazionale derisa, calpestata ed
    umiliata da oltre sessant'anni dagli invasori a stelle e strisce 'sbarcati' in
    Sicilia nell'estate del 1943...



    DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

    DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"

    Note -

    1 - si veda nostri articoli "Ombre occulte e regia giudaica dietro il caso
    Moro" e "Morol caso non è chiuso" pubblicati rispettivamente sui numeri 93 e
    95 del mensile "Avanguardia" del Settembre e Novembre 1993;

    2 - Lapo Elkann oltre alla 'fama' di 'sciupa-trans' 'guadagnatasi' a livello
    interplanetario la nottata dell'11 ottobre 2005 quando venne 'salvato' per un
    pelo da una notte 'brava' consumata tra micidiali cocktail di stupefacenti,
    alcool e sodomizzazioni è anche figlio di Margherita Agnelli e del giornalista
    Alain Elkann, fratello di John Elkann, attuale vice-presidente del gruppo Fiat,
    e di Ginevra Elkann, nonché nipote prediletto di Gianni Agnelli, Lapo Elkann
    nasce a New York nel 1977. Ha vissuto in Brasile, ha studiato a Parigi e si è
    laureato all' European Business School di Londra. Prima di diventare
    responsabile del Brand Promotion Fiat ha fatto esperienze in Piaggio, Salomon
    Smith Barney, Danone, Maserati e Ferrari. Nel 2001 è stato assistente personale
    di Henry Kissinger. Entrato in Fiat Lapo Elkann si è accreditato per aver
    rilanciato l'immagine del gruppo quando invece il suo apporto si è limitato a
    gadget di diverso tipo, prime fra tutte le felpe con il marchio vintage della
    casa automobilistica. Si è inoltre attribuito un ruolo rilevante nel lancio
    della Fiat Grande Punto e nella progettazione della nuova Fiat 500.
    Il fratello John che porta il secondo fiammante nome ebraico di Jacob (New
    York, 1º aprile 1976) è un imprenditore e dirigente d'azienda statunitense
    naturalizzato italiano, presidente di Exor, azionista e vice presidente della
    FIAT, figlio del giornalista italo-statunitense Alain Elkann e di Margherita
    Agnelli, a sua volta figlia di Gianni Agnelli. Ha iniziato la sua carriera
    professionale nel 2001 presso la General Electric come membro del Corporate
    Audit Staff con incarichi in Asia, Stati Uniti e in Europa. Nel 2003 è entrato
    all’IFIL e ha lavorato al piano di rilancio del Gruppo Fiat, di cui ha assunto
    la Vice Presidenza nel 2004 (è stato Consigliere di Fiat Spa dal dicembre 1997)
    dopo la morte dello zio Umberto Agnelli. È vicepresidente della Giovanni
    Agnelli e C. S.A.p.A. (Presidente Gianluigi Gabetti). È presidente
    dell'Editrice La Stampa e di Itedi, membro del Consiglio di Amministrazione di
    RCS MediaGroup e di Banca Leonardo; è inoltre vice presidente dell’Italian
    Aspen Institute, della fondazione Italia-Cina e della fondazione Giovanni
    Agnelli. Nel maggio 2008, per decisione unanime dei Soci e del Consiglio di
    Amministrazione, viene eletto Presidente dell'IFIL che raggruppata con IFI è
    stata rinominata Exor.

    3 - si consultino i libri : "Ergastolo per la libertà - Verso la verità sulla
    strategia della tensione" - ediz. "Arnaud" , Firenze 1989; "La strategia del
    depistaggio" - ediz. del Fenicottero 1993; "Camerati addio" - ediz. di
    "Avanguardia" , Trapani 2000;
    4 - Sergio Flamigni - "La tela del ragno - Il delitto Moro" - ediz. "Kaos" ,
    Roma 2003;
    5 - (a cura di Pietro Calderoni) - "Servizi segreti" - ediz. "Tullio Pironti"
    - Napoli 1986;
    6 - Ibidem;
    7 - Sulla funzionalità dell'URSS e del capitalismo di stato marxista-
    sovietico nel quadro delle relazioni internazionali si veda l'ottimo saggio
    dell'ebreo Charles Levinson "Vodka-Cola" - ediz. "Vallecchi", Firenze 1978; "
    In particolare, esso documenta:
    a) che le principali banche dell'area liberalcapitalista, prime fra tutte
    quelle targate Morgan e Rockefeller, hanno proprie filiali nei paesi
    socialcomunisti, e che le banche dell'area socialcomunista hanno anch'esse
    filiali proprie nei paesi liberalcapitalisti;
    b) che i governi del sistema socialcomunista affittano i loro lavoratori, a
    basso salario e senza diritto di sciopero, alle multinazionali del sistema
    liberalcapitalista;
    c) che l'economia liberalcapitalista sorregge quella socialcomunista con un
    flusso continuo di credito agevolato.
    Un dossier pubblicato dal periodico OP Nuovo nel maggio 1982 ha reso noto
    inoltre che la Gosbank , cioè la banca centrale sovietica, è una società per
    azioni, con partecipazione di capitali privati stranieri. Luigi d'Amato,
    docente universitario e giornalista, scriveva sul "Giornale d'Italia" del 21
    giugno 1982: "La storia del grande capitale finanziario è quella di un potere
    demoniaco; essa gronda sangue". Questa frase lapidaria condensa molto bene i
    tre millenni di storia che è necessario prendere in considerazione, qualora si
    voglia avere una visione chiara, inclusiva di ogni nesso causale, circa
    l'origine e l'evoluzione del sistema di potere dei manipolatori di capitali.
    Insegna infatti Giacinto Auriti che la radice originaria del lunghissimo
    processo storico, che in epoca moderna ha condotto all'avvento tra i popoli
    dell'usurocrazia mondiale, è situata appunto tre millenni addietro nel tempo;
    per l'esattezza, al 1250 a .C., momento presunto dell'esodo degli ebrei
    dall'Egitto." ( articolo "Il Grande Parassita" dal sito internet www.
    disinformazione.it )

    8 - "La pista del petrolio" di R.T. articolo apparso su "30 Giorni"
    supplemento del mensile "Il Sabato", nr. 3, marzo 1992;
    9 - ibidem;
    10 - Il 7 ottobre 1985 un commando palestinese del Fronte Popolare di
    Liberazione della Palestina (FPLP) di Abu Abbas, mescolatosi tra i passeggeri,
    bloccò la nave da crociera italiana «Achille Lauro», appena salpata da
    Alessandria (Egitto). I quattro militanti palestinesi presero in ostaggio 450
    passeggeri e l'equipaggio chiedendo in cambio la liberazione di 52 palestinesi
    detenuti nelle carceri dell'entità criminale sionista alias "stato d'Israele".
    Altrimenti, minacciarono, avrebbero fatto saltare la nave. La trattativa si
    mostrò subito difficilissima. Scese in campo l'Olp di Yasser Arafat, che inviò
    a Porto Said un dirigente di Al Fatah, Hani al-Hassan, ed anche il capo
    dell'Fplp Abu Abbas.

    La trattativa ebbe una immediata svolta drammatica: l'8 ottobre, a bordo
    della nave, fu ucciso a sangue freddo un cittadino americano handicappato, Leon
    Klinghoffer. Il suo corpo fu gettato in mare dal commando. L'omicidio sollevò
    l'indignazione mondiale e la canea di reazioni dell'opinione pubblica
    eterodiretta dai media filo-sionisti di mezzo mondo. La resa avvenne il 9
    ottobre quando il commando lasciò la nave a bordo di una motovedetta egiziana e
    il giorno dopo la «Achille Lauro» attraccò a Porto Said. L'11 ottobre un aereo
    egiziano che stava portando il commando di sequestratori e Abu Abbas in Tunisia
    venne dirottato da quattro aerei americani e fatto dirigere verso la base Usa
    di Sigonella, in Sicilia. Il presidente americano dell'epoca Ronald Reagan
    telefonò all'allora presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi per
    chiedere l'autorizzazione per l'aereo egiziano di atterrare a Sigonella,
    autorizzazione che venne accordata.

    Craxi però rifiutò di consegnare agli Stati Uniti i sequestratori e i
    militari italiani della base di Sigonella si opposero alle truppe speciali
    statunitensi. Probabilmente questo , nella storia delle relazioni bilaterali
    italo-statunitense, rimane l'unico atto di autentica sovranità e indipendenza
    nazionali dimostrato da un esecutivo di Roma. Le autorità italiane presero in
    consegna i dirottatori, mentre l'aereo egiziano con a bordo Abu Abbas si
    trasferì a Ciampino e successivamente a Fiumicino. I quattro dirottatori furono
    accusati di omicidio volontario, sequestro e detenzione di ostaggi e trasferiti
    nel carcere di Siracusa il 12 ottobre. Ma Abu Abbas, considerato dall'Italia un
    semplice testimone, fu lasciato partire da Fiumicino con un aereo jugoslavo
    alla volta di Belgrado. Gli Usa, che avevano chiesto di processare i
    dirottatori, protestarono duramente con il governo italiano. Lo smacco per
    l'amministrazione Reagan fu enorme e , neanche un decennio più tardi, il leader
    socialista avrebbe pagato un conto salatissimo per questa sua onorevolissima
    levata di scudi nei confronti dell'"alleato" americano.
    11 - "La crisi energetica del 1973 fu dovuta principalmente ad un'improvvisa
    e inaspettata interruzione del flusso dell'approvvigionamento di petrolio dai
    paesi appartenenti all'Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries)
    ai Paesi importatori dell'oro nero. In quegli anni infatti la situazione
    mediorientale era incandescente: i Paesi arabi non avevano ancora riconosciuto
    il diritto dello Stato di Israele ad esistere. Nell'ottobre del 1973, il giorno
    dello Yom Kippur (da cui il nome Guerra del Kippur), l'esercito egiziano
    attaccò Israele da sud, ovvero dalla penisola del Sinai di concerto con quello
    siriano che attaccò invece da nord, dalle alture del Golan. Israele si trovò in
    grave difficoltà durante i primi giorni della guerra, ma dopo i primi momenti
    di smarrimento iniziale, l'esercito israeliano risultò vincente su entrambi i
    fronti, tanto da minacciare Il Cairo. La guerra finì dopo una ventina di giorni
    con la proclamazione di un cessate-il-fuoco tra le due parti. Durante i
    combattimenti Egitto e Siria furono aiutati e supportati dalla quasi totalità
    dei Paesi arabi e anti-americani, mentre Israele fu appoggiato da Stati Uniti e
    dei Paesi europei. È per questo motivo - punire l'Occidente per la sua politica
    filo-israeliana - che i Paesi Arabi appartenenti all'Opec bloccarono le proprie
    esportazioni di petrolio verso questi paesi.
    Questo processo portò all'innalzamento vertiginoso del prezzo del petrolio,
    che in molti casi aumentò più del triplo rispetto alle tariffe precedenti. I
    governi dei Paesi dell'Europa Occidentale, i più colpiti dal rincaro del prezzo
    del petrolio, vararono provvedimenti per diminuire il consumo di petrolio e per
    evitare gli sprechi. In Italia il governo, presieduto da Mariano Rumor, varò un
    piano nazionale di “austerity economica” per il risparmio energetico che
    prevedeva cambiamenti immediati: il divieto di circolare in auto la domenica,
    la fine anticipata dei programmi televisivi, la riduzione dell'illuminazione
    stradale e commerciale. Le cosiddette "domeniche austere". Insieme a questi
    provvedimenti con effetti immediati, il governo impostò anche una riforma
    energetica complessiva con la costruzione, da parte dell'Enel, di centrali
    nucleari per limitare l'uso del greggio." (da www.wikipedia.it)
    Per ulteriori informazioni si consulti di Eric Laurent - "La verità nascosta
    sul petrolio - Un'inchiesta esplosiva sul 'sangue del mondo'" ediz. "Nuovi
    mondi media" - Bologna
    12 - "La pista del petrolio" di R.T. articolo apparso su "30 Giorni"
    supplemento del mensile "Il Sabato", nr. 3, marzo 1992;
    13 - ibidem ;
    14 - "Pagano Moretti per il suo silenzio" , intervista di Giovanni Bianconi
    da "La Stampa" del 31 Gennaio 1993;
    15 - "Due appunti del BR Moretti portano al quartiere ebraico di Roma - Ora
    spunta l'ultima prigione di Moro?" , articolo di Giampaolo Tucci da "L'Unità"
    del 16 Giugno 1993;
    16 - Carmine , detto Mino, Pecorelli , direttore del periodico "OP" venne
    freddato a colpi di pistola mentre usciva dalla redazione del suo giornale la
    sera del 20 marzo 1979. Una vera e propria esecuzione a sangue freddo. Il
    movente dell'omicidio rimane a tutt'oggi sconosciuto anche se riconducibile
    alla controversa personalità della vittima. "OP - Osservatorio Politico
    Internazionale" il suo peridico è il punto di riferimento per molti
    dell'ambiente giornalistico romano, per altri sarà uno strumento legato ai
    servizi di sicurezza utilizzato per far arrivare 'messaggi' scomodi a eminenti
    personalità della politica e della società italiana. Pecorelli sicuramente è
    stato collegato ad alcuni corpi dello Stato come riferì il col. Nicola Falde,
    del SID , e come confermerebbero i suoi legami con Vito Miceli, capo del
    servizio segreto militare dal 1970 al 1974, e anche - stando ad alcune
    testimonianze pienamente confermate da due sentenze processuali - con l'allora
    Gen. Carlo Albeto Dalla Chiesa. "OP" , diventato settimanale dal marzo 1978,
    anticiperà lo scandalo dei petroli e mostrò di sapere molto in particolar modo
    sul caso Moro.
    17 - "La casa dei misteri" , articolo di Roberto Chiodi da "Il Sabato" del 19
    Giugno 1993;
    18 - "Buscetta ha fango per tutti" , articolo di Lino Jannuzzi, da "Il
    Sabato" del 19 Giugno 1993;
    19 - "La casa dei misteri" , ibidem;
    20 - ibidem;
    21 - ibidem;
    22 - ibidem;
    23 - ibidem;
    24 - nostro articolo "Ombre occulte e regia giudaica dietro il caso Moro" -
    da "Avanguardia" nr 93 - Settembre 1993;
    __________________
    “Non vi è socialismo senza nazionalizzazione e socializzazione delle industrie” STANIS RUINAS

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il caso Moro: l'ombra di Giuda






    “Non vi è socialismo senza nazionalizzazione e socializzazione delle industrie” STANIS RUINAS

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il caso Moro: l'ombra di Giuda

    Giulietto Chiesa: Mossad


    A LEZIONE DAL MOSSAD





    Quante volte, discutendo dell'11 settembre, mi sono sentito rivolgere domande sul funzionamento dei servizi segreti e sulla loro possibile connessione con attentati terroristici. Ogni volta è difficile spiegare a pubblici inesperti come funzionano le cose. Non ne capiscono un acca nemmeno molti giornalisti. I quali, infatti, da anni corrono dietro ad al-Qa'ida, che è la sigla, il logo, che non ha dietro un bel niente se non le capacità inventive della CIA, del Mossad e dell'MI-5.
    Non ne capisce molto nemmeno quel degno e ammirevole intellettuale critico che si chiama Noam Chomsky, figuriamoci.

    Per questo scrivo questa postilla alle istruttive rivelazioni che emergono dallo scandalo dell'assassinio, in Dubai, di Mahmoud Al-Mabhouh, uno dei principali dirigenti dell'ala militare di Hamas.
    In scena, ovviamente, il Mossad, ma la firma non la si troverà mai. Gl'imbecilli che continuano a pensare che i complotti non esistono, non possono ovviamente capire un mondo dove il complotto è diventato la regola generale, inclusa la finanza e l'economia. Ma basta dare un'occhiata nel mucchio delle cose che si vedono, per capire come funzionano queste operazioni. Lasciamo stare i passaporti veri, rubati, con le foto false. A parte il fatto che il trucco ricorda da vicino quello che venne usato per rivelare le identità dei 19 terroristi presunti dell'11 settembre: questo è l'abc delle spie. Ma guarda invece chi ha partecipato all'operazione in Dubai.
    Nota 1 – Il Mossad è imbottito di agenti arabi. Così come di ogni altra nazionalità immaginabile, in ogni scenario. Ma questo è solo il primo strato. Ce ne sono molti altri. Per esempio nelle indagini in Dubai sono incappati due ex funzionari della polizia politica palestinese (Ahmad Hasnain e Awar Shekhaiber). Nota l'”ex”. Lo erano. Adesso sono businessmen in Giordania. Si fa sempre così. E' la forma di outsourcing dei servizi segreti. Comunque sappiamo che il Mossad ha suoi uomini direttamente nei gangli vitali dell'Autorità Nazionale Palestinese di Abu Mazen. La quale è interamente al soldo della CIA. Si chiama infiltrazione. E poi andate a chiede ad Hamas di fare pace con Al Fatah: se vi ridono in faccia è perché sono gentili.
    Nota 2 - Ma non penserete mica che il Mossad abbia le sue mani così corte da fermarsi agli amici degli amici! Infatti ha infiltrati anche dentro Hamas. E' finito in carcere, in Siria, uno dei più vicini consiglieri di Khaled Mashaal, il capo di Hamas. L'accusa è di essere stato la talpa per liquidare Mahmoud Al Mabhouh.
    Nota 3 (storica) – A parte lo stranissimo “anarchico” Gianfranco Bertoli - che tirò la bomba contro la folla che stazionava attorno alla Questura di Milano dopo il passaggio dell'allora premier Mariano Rumor - (“anarchico” proveniente da un kibbutz israeliano, ex agente - per ammissione esplicita di Niccolò Pollari – prima del SIFAR e poi del SID) torna alla mente la rivelazione che Giovanni Galloni, stretto collaboratore di Aldo Moro, fece dopo l'assassinio dello statista democristiano. Sono le parole pronunciate da Aldo Moro in persona prima di essere rapito e ucciso: “La mia preoccupazione è questa: che io so per certa la notizia che i servizi segreti, sia americani che israeliani, hanno infiltrati nelle Brigate Rosse, ma noi non siamo stati avvertiti di questo, sennò i covi li avremmo trovati”.
    Lo ricordo perché tutti (in particolare i più giovani) si guardino dalle sciocchezze che circolano e non mi chiedano più se io penso che CIA e Mossad avessero infiltrati nei gruppi terroristici che parteciparono all'11 settembre. Certo che li avevano! E che li hanno! Dunque ogni volta che un attentato produce morte e paura ricordatevelo sempre: loro come minimo sapevano, come massimo hanno partecipato. La percentuale azionaria varia da caso a caso.



    Scritto da Giulietto Chiesa - 21 Febbraio 2010




    Giulietto Chiesa: Mossad
    Ultima modifica di Avamposto; 03-12-10 alle 11:45

  5. #5
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    Wednesday 21 april 2010 3 21 /04 /2010 226



    Il Mossad collaborò con le Brigate Rosse nell'uccisione di Aldo Moro
    Da:IRIB

    intervista a Eric Salerno

    Può presentare brevemente il suo libro ai nostri ascoltatori?

    È una storia dei rapporti percosri tra gli ebrei della Palestina e poi gli ebrei dello Stato d'Israele tramite soprattutto i servizi segreti d'Italia; è una storia che comincia ancor prima della fondazione dello Stato d'Israele. È la storia delle immigrazioni clandestine degli ebrei sopravvissuti dall'Olocausto verso la Palestina. Molte di queste operazioni sono avvenute in Italia e grazie alle autorità italiane è stato possibile portare circa 26 mila ebrei verso la Palestina, questo (avviene) negli anni precedenti della costruzione d’Israele. Poi il Mossad, il servizio segreto israeliano, si è occupato di trasporto calndestino di armi e di operazioni anche in Italia contro quelle industrie che collaboravano in qualche modo con i paesi arabi.

    Perché tra i paesi europei l’Italia è stata scelta come un luogo ideale dai fondatori del Mossad?

    L'Italia è una specie di portaerei in mezzo al Mediterraneo e geograficamente ha molte coste, molte insenature e molti luoghi là dove è possibile operare e come posizione geografica è abbastanza vicina al Medio Oriente. Questo è stato sempre una posizione importante nei rapporti tra l'Europa e il sud del Mediterraneo, quella di avere questo paese (Italia), che è così vicino agli amici che sono dall'altra parte sulla costa del sud; dal Magreb (Marocco) ovviamente al Medioriente.

    Stando al suo libro, l’Italia a causa di un accordo raggiunto negli anni passati con i fondatori del Mossad, ancora adesso è costretta a chiudere gli occhi alle operazioni clandestine degli israeliani. Quest'atteggiamento morbido da parte delle autorità italiane nei confronti del Mossad che effetto ha sulla sicurezza del popolo italiano? Saranno gli effetti positivi o negativi?

    Al momento direi che noi non vediamo gli effetti negativi perché la situazione in Italia per fortuna rispetto a quella degli anni settanta; quando noi avevamo dei momenti di terrorismo interno cioè gli italiani che compirono atti di terrorismo contro altri italiani e quando nello stesso periodo in cui gli israeliani e i palestinesi e gli altri arabi si combattevano in qualche modo sul suolo italiano, direi che in questi ultimi anni non abbiamo visto gli incidenti o ne abbiamo saputo di casi in cui la sicurezza degli italiani è stata messa a repentaglio a causa dei rapporti intercorsi tra i servizi israeliani e quelli italiani. Ormai i paesi europei, Israele e gli Stati Uniti in qualche modo collaborano al livello di servizi segreti in funzione anti-terroristica e poi ovviamente collaborano per aiutarsi su altre vicende, però fino ad adesso non abbiamo visto dei casi in cui questa vicinanza tra i nostri servizi segreti abbia danneggiato gli italiani.

    Se ho capito bene dalla recensione del suo libro ci sono delle connessioni tra il Mossad e il caso di Aldo Moro. Ci può dare delle spiegaizoni a questo proposito?

    Questa è una delle vicende di cui ancora noi non abbiamo delle grandi risposte. Purtroppo sono le vicende - appunto di cui parlavo prima - del terrorismo interno in Italia; dell'uccisone di Aldo Moro, allora premier italiano. Il periodo in cui tutti i servizi segreti in qualche modo erano coinvolti e ci sono dichiarazioni riportate nei verbali della Commissione parlamentare d’inchiesta di persone legate alle Brigate Rosse che raccontano e sostengono di aver avuto dei rapporti con il Mossad. Il Mossad sapeva quello che stava succedendo e almeno questa è una testimonianza che risulta agli atti e il Mossad avrebbe detto a uno dei leader della Brigate Rosse, della prima fase delle Brigate Rosse: “Noi siamo felici di aiutarvi anche in qualche modo se vi serve. Non a compiere gli attentati ma soltanto perché ci fa comodo se voi esistete”.

    Dei casi come l’assassinio di Wael Zwaiter, intellettuale palestinese, il rapimento del tecnico nucleare israeliano Mordechai Vanunu e la scomparsa dell’imam Musa al-Sadr ci sono delle novità da dire?

    L'ultimo caso non riguarda il Mossad per quello che noi sappiamo, è una questione che riguarda la Libia e che riguarda le denunce che sono venute dal libano sulla sua sorte (di al-Sadr, ndr). La polizia italiana - mi risulta che - abbia cercato in qualche modo di dare una mano di indagare sul caso però non ci sono novità. Sulla questione di Wael Zwaiter, il palestinese ucciso come rappresaglia - chiamiamo così come vendetta - per gli atleti israeliani uccisi a Monaco durante le Olimpiadi qui sappiamo che gli stessi israeliani hanno riconosciuto successivamente che Zwaiter non era un terrorista, era soltanto un dirigente o quanto meno un rappresentante del suo popolo in Italia. Per quanto rigurada la questione di Vanunu, il tecnico nucleare, noi sappiamo tutti che è stato rapito in Italia dal Mossad, portato in Israele e processato. Lui stesso ha denunciato questa cosa ma quando gli italiani, il giudice italiano, ha indagato sulla questione a un certo punto ha trovato tanti modi per non portare a termine l'inchiesta e dire che tutto sommato non c'era motivo di indagare sulla responsabilità israeliana.






    Il Mossad collaborò con le Brigate Rosse nell'uccisione di Aldo Moro - BLOG DI CONTROINFORMAZIONE
    Ultima modifica di stanis ruinas; 30-12-10 alle 16:17
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    Anche Galloni è un sovversivo antiamericano?

    di Lucio Garofalo

    Con quasi 30 anni di ritardo, in Italia si viene a conoscenza di una verità che era già stata ipotizzata nel 1978: le Brigate rosse furono infiltrate da agenti segreti della CIA, l'intelligence nord-americana, e del Mossad, i temibili servizi segreti israeliani.
    Solo che allora, nel 1978, ad avanzare tale ipotesi erano soltanto alcune voci della sinistra extraparlamentare, ossia organizzazioni politiche come, ad esempio, Avanguardia operaia, Lotta continua (e l'omonimo quotidiano), tacciate di "antiamericanismo ideologico".
    Invece, questa è la novità di oggi, l'autorevole ed insospettabile fonte della notizia è niente di meno che l'ex vice-segretario politico nazionale della Democrazia cristiana di Aldo Moro, Giovanni Galloni, che di certo non è sospettabile di antiamericanismo, oppure sì?
    Ebbene, non è casuale che le preoccupazioni esternate da Moro al suo vice Galloni, e da questo rivelate negli ultimi giorni ad una nota trasmissione giornalistica televisiva, risalgano al periodo successivo al 1974, anno in cui avvenne l'arresto di Renato Curcio, Franceschini e degli altri leader che componevano il nucleo storico fondatore delle Brigate rosse.
    Dopo quegli arresti, infatti, l'organizzazione brigatista si trovò ad essere totalmente decapitata, ovvero privata della sua mente pensante e del suo gruppo dirigente, per cui fu una facile operazione infiltrarla da parte dei servizi segreti statunitensi ed israeliani. I quali, ovviamente, si adoperarono per insinuare tra i brigatisti quegli agenti più capaci di diventare in breve tempo dirigenti e prendere in mano le redini dell'organizzazione, per poi compiere quei passaggi e quelle azioni che hanno fatto la storia del nostro Paese, e mi riferisco anche e soprattutto al sequestro e all'omicidio di Moro. Il quale, vale la pena ricordarlo, era un'eminente personalità politica italiana, segretario nazionale del partito di maggioranza relativa, ma soprattutto era una figura alquanto scomoda ed ingombrante, sia all'interno della stessa Dc, dove era osteggiato da varie correnti (si pensi ai dorotei e agli andreottiani), sia all'estero, soprattutto era inviso agli Stati Uniti, a causa della sua propensione al "compromesso storico" con il Partito Comunista, e allo Stato d'Israele, in virtù del suo aperto orientamento filo-arabo.
    Probabilmente, non sarebbe male se si facessero vivi, seppure con notevole ritardo, altri autorevoli personaggi come Giovanni Galloni, per far luce sulle numerose vicende politiche del nostro passato (non più tanto recente) che restano ancora nell'ombra o sono precipitate nell'oblio, in modo particolare sui tragici avvenimenti di quella fase storica battezzata come "anni di piombo".
    Anni terribili ed infuocati, segnati da cruente stragi di Stato, da crimini efferati, da tutta una sequenza di orrendi misfatti e delitti, soprattutto di matrice politica neofascista, che hanno insanguinato la vita del Paese, creando un clima di terrore e di repressione violenta scatenatasi soprattutto contro i movimenti sociali e popolari di lotta e di rivendicazione sorti nelle scuole e nelle università, nelle fabbriche, nelle piazze, movimenti che si erano generati soprattutto in seguito alle esaltanti esperienze del biennio 1968/69.
    Ebbene, quando comparirà qualche altro Galloni a rivelare che gran parte di quei tragici "episodi" sono riconducibili ad un'unica regia, vale a dire a quella che fu denominata "strategia della tensione", non sarà mai troppo tardi!
    Mi auguro, ad esempio, che qualcuno che sa veramente le cose e che conta (o contava) politicamente, si faccia vivo per raccontare la verità sulla vicenda di Adriano Sofri e dei suoi compagni di sventura, per riabilitarli e scagionarli dalle accuse, ma più in generale, sulla vicenda di Lotta continua (definita all'epoca come "il movimento del casino organizzato", e poi confusa ed accomunata ad organizzazioni eversive ed armate come le Br!) e di altre simili esperienze politiche, ingiustamente e artatamente criminalizzate, al fine di screditare ed infangare un'intera generazione di giovani ed un intero ciclo di lotte e di vertenze sociali che hanno contribuito a far progredire notevolmente la nostra società sul versante dei diritti sindacali e civili e delle libertà democratiche.
    Magari, fra altri 30 anni.

    Lucio Garofalo






    Brigate rosse infiltrate da agenti segreti della CIA

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    Predefinito Rif: Il caso Moro: l'ombra di Giuda

    Genesi del delitto Moro (1)

    Ho faticato un po’ per trovare il libro di John Coleman: “Genealogia dei Cospiratori: Storia del Comitato dei 300″ (è del 1992, pubblicato in America), e non è neppure a buon mercato. Eppure lo sto leggendo e lo trovo estremamente interessante. Ecco qualche passo che cita l’omicidio di Aldo Moro.

    Il Comitato dei Trecento
    Fu fondato dalla Nobiltà Nera (Veneziana) nel 1729 mediante la BEIC (British East India Company, la Compagnia delle Indie) per occuparsi dell’attività bancaria internazionale, dei problemi legati al commercio e per sostenere il traffico dell’oppio. E’ controllato dalla Corona britannica.
    Comprende l’intero sistema bancario mondiale e i più importanti rappresentanti delle nazioni occidentali. Tutte le banche sono collegate ai Rothschild attraverso il “Comitato dei Trecento“.
    Tutte le organizzazioni che hanno collegamenti col Nuovo Ordine Mondiale sono state “create” dal Comitato dei Trecento.
    Il dott. John Coleman nel suo libro “Conspirators’ Hierarchy: The Committee of 300 (1992)” pubblica i nomi di 209 organizzazioni, 125 banche e 341 membri passati e presenti del comitato dei quali vi elenco gli italiani più importanti che hanno fatto parte (almeno fino al 1992) del Comitato dei 300.

    Giuseppe Mazzini
    Giovanni Agnelli
    Maria Beatrice Elena Margherita di Savoia, Principessa
    Vittorio Cini, Conte di Monselice, nato a Ferrara (Fondazione Cini; cave di trachite a Padova e terreni a Ferrara)
    Lamberto Frescobaldi
    Umberto Ortolani (considerato la “vera mente” della loggia P2)
    Aurelio Peccei
    Giuseppe Volpi Conte di Misurata
    Carlo de Benedetti, editore di Repubblica e tessera n° 1 del Partito Democratico di Valter Veltroni

    Il dott. Coleman dice:
    “La prima delle tre crociate, dal 1063 al 1123, instaurò il potere della Nobiltà Nera veneziana, e rafforzò il potere della ricca classe dirigente. L’aristocrazia della Nobiltà Nera ottenne il potere assoluto su Venezia nel 1171, quando la nomina del doge fu trasferita a quello che fu conosciuto come il Gran Consiglio. Esso comprendeva i membri dell’aristocrazia commerciale, e ciò fu un totale trionfo per loro. Da allora, Venezia restò nelle loro mani, ma il potere e l’influenza della Nobiltà Nera veneziana estende ben oltre i suoi confini, e oggi, nel 1986, è sentito in ogni angolo del globo. Nel 1204, l ‘oligarchia distribuì delle enclaves feudali ai suoi membri, e da allora iniziò la grande crescita del suo potere e della pressione finché il governo non diventò una corporazione chiusa formata dalle più potenti famiglie della Nobiltà Nera.”

    Ecco secondo il sito Menphis 75 a cosa punta la Commissione (o Comitato) dei 300





    Nelle foto: Giuseppe Mazzini, Vittorio Cini, il Conte Volpi, Giovanni Agnelli ( a destra) con i nipoti Lapo e John Elkann -membro del Gruppo Bilderberg-, Umberto Ortolani e Carlo de Benedetti.

    Genesi del delitto Moro (2)

    La Commissione dei 300, il Club di Roma e l’assassinio di Aldo Moro.

    Ecco, sempre tratta dal libro di Coleman, una parte della vicenda che coinvolge Henry Kissinger (ed altri) nel rapimento e nell’assassinio di Aldo Moro.



    Aldo Moro fu un leader che si oppose alla “crescita zero” e alla riduzione della popolazione pianificata dal NWO per l’Italia, per questo incorrendo nelle ire del Club di Roma, un’entità creata dagli Olympians della Commissione dei 300 per portare a compimento le sue politiche. In un tribunale di Roma, un amico intimo di Aldo Moro, il 10 di Novembre del 1982, testimoniò che l’ex Presidente del Consiglio fu minacciato da un agente della RIIA (Istituto Reale per gli Affari Internazionali) – che era anche membro della Commisione dei 300 – mentre era il Segretario di Stato USA in carica. Quest’uomo era Henry Kissinger (nella foto con Gianni Agnelli, membro della Commissione dei 300)

    Moro fu rapito dalle Brigate Rosse nel 1978 ed in seguito assassinato brutalmente. Fu al processo alle Brigate Rosse che diversi di loro testimoniarono che erano a conoscenza di un coinvolgimento degli USA ai massimi livelli nel complotto per uccidere Aldo Moro. Mentre minacciava Moro, Kissinger stava agendo non in qualità di rappresentante della politica estera degli Stati Uniti, ma piuttosto secondo le istruzioni ricevute dal Club di Roma, il braccio che si occupava della politica estera della Commissione dei 300.
    Il testimone che fece esplodere la bomba nella sala del tribunale fu un giornalista tra i più stretti collaboratori di Aldo Moro, Corrado Guerzoni, di cui è uscito quest’anno il libro Aldo Moro per i tipi di Sellerio, libro non certo pubblicizzato e nemmeno troppo distribuito (vedasi recensione qui). La sua testimonianza esplosiva fu trasmessa dalla televisione italiana e alla radio nella data del 10 Novembre 1982, e riportata da molti giornali. Nonostante questo nulla apparve sui media americani. Quei famosi baluardi della libertà con un irresistibile diritto di sapere, il Washington Post e il New York Times, non pensavano che fosse importante stampare una sola riga della testimonianza di Guerzoni. Neppure la notizia fu riportata da altri media. Il fatto che Aldo Moro fosse stato un leader politico da decenni, e che fosse stato rapito in pieno giorno nella primavera del 1978, tutte le sue guardie del corpo freddate in pozze di sangue, non fu ritenuto degno di pubblicazione, nemmeno dopo le accuse a Kissinger di essere complice di questo crimine. Oppure, semplicemente, il silenzio era sceso proprio a causa del coinvolgimento di Kissinger.
    Nella sua esposizione del 1982 di questo atroce crimine, Coleman dimostrò come Aldo Moro, un leale membro del partito della Democrazia Cristiana, fu ucciso da assassini controllati dalla loggia Massonica P2 con l’obiettivo di riportare l’Italia in linea con i piani del Club di Roma per deindustrializzare il paese e ridurre in modo considerevole la sua popolazione. Il piano di Moro di stabilizzare l’Italia attraverso la piena occupazione e la pace industriale e politica avrebbe da una parte rafforzato l’opposizione cattolica al comunismo e dall’altra reso la destabilizzazione del Medio Oriente molto più difficile.
    L’Italia fu scelta come paese-test dalla Commisione dei 300. L’Italia è importante per i piani dei cospiratori perché è il paese occidentale avente rapporti politici ed economici col Medio Oriente più vicino a tale area. Inoltre ospita alcune delle famiglie della Nobiltà Nera più potenti d’Europa. Se l’Italia fosse uscita indebolita dall’affaire Moro, ci sarebbero state ripercussioni anche nel Medio Oriente, e questo avrebbe indebolito l’influenza degli USA nella regione. L’Italia è importante anche per un’altra ragione: è la porta d’ingresso in Europa della droga proveniente dall’Iran e dal Libano.
    Vari gruppi si sono aggregati sotto la bandiera del “socialismo” da quando si formò ufficialmente il Club di Roma nel 1968. Fra questi, la Nobiltà Nera di Venezia e Genova, la loggia Massonica P2 e le Brigate Rosse, tutti operanti per i medesimi scopi. Investigatori della Polizia a Roma che operavano nel caso di Aldo Moro rapito dalle Brigate Rosse incapparono nei nomi di diverse potenti famiglie italiane che operavano in modo stretto con i terroristi. La Polizia scoprì anche che in almeno una dozzina di casi, queste potenti famiglie bene in vista avevano messo a disposizione le loro case o proprietà come covi sicuri per le Brigate Rosse.
    La “nobiltà” americana operava analogamente per distruggere la Repubblica Italiana, ed un grande apporto venne da Richard Gardner anche nel periodo in cui svolgeva il ruolo di Ambasciatore del Presidente Carter a Roma.

    A quei tempi Gardner operava sotto il controllo diretto di Bettino Craxi, un importante membro del Club di Roma e uomo chiave della NATO (nella foto sopra ritratto con Giorgio Napolitano, Ciriaco de Mita, Luciano Lama e Gianni Agnelli). Craxi era la punta di diamante in mano ai cospiratori per distruggere la Repubblica Italiana. Come si sarà potuto notare, Craxi ebbe un certo successo nel rovinare l’Italia, in qualità di giocatore avente un ruolo principale per i piani della cospirazione.


    Genesi del delitto Moro (3)



    Grazie alla testimonianza giurata di Corrado Guerzoni, l’Italia e l’Europa (ma non gli Stati Uniti) appresero che Kissinger era dietro la morte di Aldo Moro. Questo tragico affare dimostra l’abilità del Comitato dei 300 di imporre la propria volontà sopra ogni governo e senza eccezioni. Sicuro nella sua posizione di membro della più potente fra le società segrete del mondo, e non si tratta della Massoneria, Kissinger non solo terrorizzò Moro, ma portò avanti le sue minacce di “eliminare” Moro se non avesse rinunciato al progetto di far progredire l’economia e l’industria in Italia.
    Nel giugno e luglio del 1982, la moglie di Aldo Moro, Eleonora Chiavarelli Moro,

    testimoniò in tribunale che l’assassinio del marito fece seguito a serie minacce di morte, esercitate da colui che lei chiamò “una figura politica americana di alto livello“. La signora Eleonora Moro ripetè la stessa frase attribuita ad Henry Kissinger nella testimonianza giurata di Guerzoni: “O tu cessi la tua linea politica oppure pagherai a caro prezzo per questo“. Richiamato dai giudici, a Guerzoni fu chiesto se poteva identificare la persona di cui aveva parlato la Signora Moro. Guerzoni confermò che si trattava di Henry Kissinger come d’altra parte aveva precedentemente dichiarato.
    Guerzoni spiegò come Kissinger fece le sue minacce ad Aldo Moro in una stanza d’albergo durante una visita ufficiale di alcuni leader italiani. Secondo Guerzoni, Moro, che solo in seguito divenne Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, era un uomo di prim’ordine, uno che non si sarebbe mai piegato a minacce ed avvertimenti di stile mafioso. Moro era accompagnato nella sua visita agli USA dal Presidente della Repubblica in carica. Kissinger era un importante agente del RIIA, un membro del CFR e del Club di Roma (al pari di Bettino Craxi ed Aurelio Peccei). Approfondimenti su Aurelio Peccei tratti dal libro di Coleman anche in questo thread.



    Vi segnalo questo video di una recente puntata di “Mezz’ora con…” di Lucia Annunziata in cui l’ospite era Corrado Guerzoni, già portavoce di Aldo Moro. In tale puntata l’uomo, in tutta serenità e franchezza, esponeva il segreto di Pulcinella del sequestro Moro, vale a dire che le BR furono infiltrate e guidate dai servizi segreti deviati e dalla CIA. Guerzoni, che ovviamente ha seguito tutta la vicenda da vicino, invoca la desecretazione dei dossier e denuncia che diverse forze politiche premono perchè questa avvenga non già a 30 anni dai fatti, ma bensì a 30 anni dall’approvazione della legge con cui si consente la desecretazione … vale a dire a 60 anni dai fatti!

    Invece in quest’altro video, se andate al minuto 39, potrete ascoltare una testimonianza della moglie di Aldo Moro, Eleonora.

    Penso che a questo punto sia interessante leggere questa testimonianza della figlia di Aldo Moro, Maria Fida, comparsa tra l’altro sul palco a Torino recentemente insieme a Beppe Grillo durante il V-day-2 (guarda il video youtube):

    … ricordo il 3 agosto del 1974, altra data infausta della storia italiana. Papà allora era ministro degli esteri e avrebbe dovuto raggiungerci in treno a Bellamente, sulle montagne del Trentino, dove di solito trascorrevamo insieme le vacanze estive. Era già salito sulla sua carrozza, alla stazione Termini, e il treno stava per partire, quando all’ultimo momento arrivarono dei funzionari e lo fecero scendere perché doveva tornare per firmare delle carte. A causa di quell’imprevisto perse il treno e fu costretto a raggiungerci in macchina. Un ritardo provvidenziale, perché quel treno era l’Italicus. Non ho alcuna prova per dirlo con certezza, però ho avuto il sospetto che la bomba esplosa poche ore dopo nella galleria di San Benedetto Val di Sambro avesse come obiettivo proprio lui – dal 1974, dopo la strage dell’Italicus , papà volle che avessimo una scorta anche noi figli-



    Dunque, secondo Maria Fida il primo tentativo di assassinare Aldo Moro è stato compiuto nell’estate del 1974. A quella data Aldo Moro ricopriva la carica di ministro degli esteri e l’episodio dell’Italicus destò in lui tali preoccupazioni da richiedere la scorta anche per i propri famigliari . Un mese dopo, nel settembre del ’74 Moro incontrò Henry Kissinger a Washington, alla Blair House. Dopo il colloquio fu colpito da un malore e venne soccorso dal suo medico personale Mario Giacovazzo e da quello del Presidente Giovanni Leone, Giuseppe Giunchi, che lo fecero rientrare in anticipo in Italia. Che cosa aveva detto Kissinger di tanto sconvolgente a Moro perchè questi fosse colpito da un malore ? C’entrava forse qualcosa la strage dell’Italicus ?

    Poteve vedere la strage dell’Italicus al TG1 del 5 agosto 1974 in questo video youtube.

    Bravo , mi ero scordato Enrico Mattei la madre degli omicidi made CIA/mafia/servizi segreti.
    Venendo ad oggi vorrei sapere che fine hanno fatto Renato Farina e Pio Pompa…..
    Come dimenticarlo? Gli fu affidato l’incarico di dismettere l’AGIP e lui – preso l’incarico – si adoperò, invece, per FARLA RISORGERE. Andò contro le “sette sorelle” – termine da lui coniato – sette_sètte – andò PALESEMENTE contro l’egemonia U.S.A. Si permise di dire ad un espinente della SHELL: Avete finito di decidere la politica in Italia. Da ora ci penseremo noi. E POI fu ucciso. Come dimenticare chi si oppose ai NEMICI – INTERNI ed esterni – DELL’ITALIA?

    “Supercortemaggiore, la potente benzina italiana”.

    « Una ventina di anni fa ero un buon cacciatore e andavo molto spesso a caccia. Avevo due cani, un bracco tedesco e un setter, e, cominciando all’alba e finendo a sera, su e giù per i canaloni, i cani erano stanchissimi. Ritornando a casa dai contadini, la prima cosa che facevamo era da dare da mangiare ai cani e gli veniva dato un catino di zuppa, che forse bastava per cinque.
    Una volta vidi entrare un piccolo gattino, così magro, affamato, debole. Aveva una gran paura, e si avvicinò piano piano. Guardò ancora i cani, fece un miagolio e appoggiò una zampina al bordo del catino.
    Il bracco tedesco gli dette un colpo lanciando il gattino a tre o quattro metri, con la spina dorsale rotta. Questo episodio mi fece molta impressione. Ecco, noi siamo stati il gattino, per i primi anni … » (Enrico Mattei, 23 marzo 1961)

    … e continuiamo ad esserlo. Non è difficile comprendere A CAUSA di chi. INTERNO ed esteno – SIAMO ANCORA GATTINI CON LA SPINA DORSALE ROTTA!






    IL DIVO GIULIO , IL CASO MORO,LE STRAGI DI STATO,. LO IOR , LA P2 , LA CIA, LA MAFIA,GELLI E BERLUSCONI….. – Beppe Grillo Meetups | Ho visto cose che voi umani…
    “Non vi è socialismo senza nazionalizzazione e socializzazione delle industrie” STANIS RUINAS

 

 
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