Un anno di Scout: 4.800 multe per chi sosta in doppia fila
Telecamere mobili in Massarenti, Sant’Isaia e Andrea Costa
di RITA BARTOLOMEI
PENSA a raddoppiare Scout dopo Pasqua — non svela dove ma l’esperienza dei vigili suggerisce via Mazzini o via Toscana — e sogna gli autovelox.
L’assessore al Traffico Maurizio Zamboni presenta il bilancio di un anno trascorso con «la cassetta degli attrezzi», come la chiamano quelli della Sintex che l’hanno inventata. Macchinetta da seimila euro chiavi in mano.
Redditizia: telecamera mobile per multare gli indisciplinati, soprattutto i patiti della sosta in seconda fila.
Nel 2008, da marzo a dicembre, le contravvenzioni hanno sfiorato quota 4.800.
Ma non deprimiamoci: nei primi tre mesi di quest’anno il numero cala, e la diminuizone sfiora il 20%. Più educati o più rassegnati, dipende.
Il picco è riservato al divieto di sosta e di fermata — 41 % delle contravvenzioni — ma sono soprattutto gli automobilisti a peccare: 7 volte e mezzo su dieci.
I furgoni, ad esempio quelli degli artigiani, contano due volte e mezzo.
Conferma un’agente della municipale, in giro di prova sul Doblò con la stampa: «Con i commercianti c’è collaborazione, abbiamo cercato da subito il dialogo. Ottimo rapporto».
E mentre lo dice la telecamera inchioda un’auto parcheggiata davanti a un bar in piazza Malpighi.
La macchinetta fotografa la targa, poi i vigili s’accertano che a bordo non ci sia nessuno, quindi registrano vocalmente una nota breve.
Non si scappa. «Le contestazioni sono pochissime», riconosce il comandante dei vigili Romano Mignani.
Solo che alla scheda «sosta selvaggia» c’è quasi una confessione pubblica dell’amministrazione. Sono due le cause indicate dalla municipale: «carenza infrastrutture / comportamenti automobilisti».
Ma alla domanda Zamboni si smarca: «Bologna è una città storica, non è stata pensata per le auto ma per andare a piedi, in carretto e o cavallo. Non si dà in natura che questa città possa avere spazi tali per ospitare le auto di chiunque. Non è una questione ideologica ma geometrica. E poi nel centro storico c’è disponibilità di parcheggio ogni tre auto di proprietà dei residenti».
MA quanto ha incassato l’amministrazione con Scout, per ora limitato a 12 chilometri, lungo l’asse Massarenti-Andrea Costa?
«Non è questo che c’interessa», passa ad altro l’assessore. Fatti un po’ di conti, tra i 38 euro della contravvenzione per divieto di fermata, divieto di sosta e doppia fila e i 74 del parcheggio sul marciapiede, nel 2008 si sono superati i 220mila euro. Ma Zamboni punta su ben altro.
«Mi scuserete se il saluto non sarà così formale — premette nella sala affollata di vigili, più che di cronisti —. Questo è uno strano Paese. Pensiamo di combattere gli incidenti stradali inasprendo le pene. Ma non serve a niente, senza i controlli. Il Comune può mandare le pattuglie a fare le multe ma non installare gli autovelox. Qual è la logica? I nostri governanti si baloccano con inutili inasprimenti delle pene. Se invece dessero la possibilità alle amministrazioni di poter installare efficaci sistemi di controllo sulla velocità, probabilmente riusciremmo a far calare in modo drastico gli incidenti».
Poi suona la carica: è l’ora di «fare le pressioni giuste. Cosa vuol dire? Che si dovrebbero muovere tutti i sindaci di questa regione».
da: Il Resto del Carlino - ed. Bologna - pag. 9 - 7 aprile 2009




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