
Originariamente Scritto da
mustang
di Gian Maria De Francesco
su ilgiornale.it di sabato 04 dicembre 2010, aggiornato alle 09:41
Roma - I «piccoli imprenditori di piccoli partitini politici», co*me li ha definiti Silvio Berlu*sconi, magari non si impegne*ranno al massimo per il bene del Paese, ma sono imbattibi*l*i nella cura del proprio orticel*lo, machiavellicamente dedi*ti al particulare.
Quanto vale, infatti, un par*titino?
In cinque anni di legi*slatura si possono incamera*re circa 95 milioni di euro che non faranno la fortuna del**l’Italia, ma di ogni sedicente leader certamente sì.
Si tratta di una stima parametrata su una formazione che riesca a conseguire il 6% alle elezioni politiche.
Un valore che i son*daggi attualmente accredita*no all’Udc di Casini, all’Italia dei valori di Di Pietro e anche a Futuro e libertà di Gianfran*co Fini.
Ipotizzando che l’affluenza alla prossima chiamata alle ur*ne si attesti prudenzialmente attorno al 75%, il «partitino X» otterrebbe circa 2 milioni di voti alla Camera (47 milioni la base elettorale) e circa 1,9 mi*lioni di preferenze al Senato (43 milioni gli aventi diritto).
Il rimborso per i cinque anni di legislatura elargito dalle Ca*mere di appartenenza dovreb*be pertanto attestarsi sui 28,5 milioni di euro.
Una cifra co*munque ragguardevole consi*derato che i partiti tendono a spendere per le campagne elettorali importi di gran lun*ga inferiori a quelli che saran*no rimborsati.
Se non stringesse alleanze, il «partitino X» con un forte ra*dicamento territoriale ( ponia*mo a caso il Centro-Sud) po*trebbe, in base all’attuale leg*ge elettorale, far eleggere una trentina di deputati e una deci*na di senatori.
Una pattuglia di tutto rispetto e soprattutto capace di formare gruppi au*tonomi in entrambi i rami del Parlamento.
Un onorevole ha un costo medio annuo lordo per le casse della Camera di circa 160mila euro.
Trenta de*putati «valgono» pertanto 4,8 milioni.
Dieci senatori, inve*ce, vengono retribuiti a vario titolo ogni anno per 2,3 milio*ni di euro circa (231mila euro di retribuzione media annua lorda).
Se la nuova legislatura durasse cinque anni si arrive*rebbe a un totale di 35 milioni.
E il «partitino X» cosa c’en*tra se le indennità e le diarie dei deputati sono elargite indi*vidualmente?
È prassi che ogni parlamentare contribui*sca alle casse del proprio parti*to con una quota del proprio «stipendio», dunque di quei 35 milioni una parte giunge*rebbe sicuramente al tesorie*re e comunque i parlamentari svolgono attività politica an*che autofinanziandosi.
Non è finita qui: Montecito*rio e Palazzo Madama contri*buiscono al funzionamento dei gruppi parlamentari stan*ziando rispettivamente 35 e 38 milioni di euro ogni anno.
Il «partitino X» potrebbe rice*vere pro*quota circa 3,5 milio*ni all’anno.
Una parte di que*sto ammontare viene corri*sposta dai gruppi ai singoli parlamentari per agevolare il rapporto con gli elettori. Logi*co pensare, quindi, che depu*tati e senatori utilizzino que*ste somme destinandole alle casse del partito, anche a livel*lo locale.
Per cinque anni di le*gislatura si ottiene dunque un importo di 16,5 milioni.
Ultimo ma non meno im*portante, l’organo di partito.
Il «partitino X» potrebbe edita*re un quotidiano, come fa l’Udc (e anche Fli considerato che Il Secolo è ormai la voce di Fini).
Liberal e Il Secolo per l’anno 2008 hanno ottenuto contributi pubblici per l’edito*ria prossimi ai 3 milioni di eu*ro.
Se il partitino X li imitasse in una legislatura otterrebbe per il proprio house organ ben 15 milioni di euro.
Tirare le somme è semplice: 28,5 milioni di rimborsi eletto*rali, 35 milioni per deputati e senatori, 16,5 milioni per i gruppi e 15 milioni per il quoti*diano fanno 95 milioni in una legislatura.
Ben 19 milioni al*l’anno che non cambieranno il destino del Paese, ma che consentiranno a quelli che il Cavaliere chiama «professio*nisti della politica» di prospe*rare per lungo tempo. Ovvia*mente, a nostre spese.
saluti