Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Il vero scandalo è il presidente della Camera.

    Ogni giorno c’è una polemica scema.
    Verdini è preso di mira per una parola di troppo, dandogli un’importanza che non ha.
    Poi, sono gli stretti legami del Cav con Mosca e Putin a indignare gli ex comunisti che idolatravano la Mosca di Stalin.
    E giù una grulleria via l’altra.
    Nessuno però si accorge dello scandalo vero sotto gli occhi di tutti: l’indegnità costituzionale, politica e morale di Gianfranco Fini a presiedere la Camera.

    La prevaricazione di Gianfry era già evidente nei mesi scorsi con la faccenda della casa, la creazione di un partito antagonista del Pdl nelle cui file era stato eletto, la guerriglia contro il governo.
    Ha ora raggiunto il culmine con la firma di una mozione di sfiducia che, confluendo in quella dell’opposizione, rischia di affossare la legislatura.
    Mai il presidente di un ramo del Parlamento si era messo di traverso con chi governa, anche a costo di dissolvere in anticipo la Camera a lui affidata.


    Normalmente, uno nel ruolo di Fini è sopra le parti, si estranea dalle beghe politiche, pacifica.
    Gianfry ha invece sparso zizzania, sfogato gli odi, perseguito le proprie ambizioni personali.
    Non da semplice politico - cosa che sarebbe stata legittima anche se lo avrebbe comunque reso meschino agli occhi di molti -, ma restando incollato al trono di terza carica dello Stato.
    Da queste altezze ha fatto l’occhiolino a un’opposizione smarrita, l’ha incoraggiata a rianimarsi, aizzandola contro il governo con la promessa di aiutarla nella comune lotta al berlusconismo.
    Senza Fini, Bersani sarebbe ancora immerso nell’abulia dell’ultimo anno.

    Se oggi le sinistre di tutti i colori - comuniste, ex comuniste, giustizialiste - sono ringalluzzite, è grazie all’ex fascista.
    Questo per capire a quale Paese normale ci stiamo avviando e la bolgia in cui piomberemmo se questa bazzoffia raccogliticcia dovesse prevalere.
    Fini fa salsicce della carica.
    Dopo di lui, la Camera non sarà più la stessa.

    Pensate se a Renato Schifani, presidente del Senato, venisse l’uzzolo di imitarlo.
    Gli sta antipatico Bersani? Domattina lo attacca, gli ingiunge di comportarsi come dice lui, dubita della sua sanità mentale, gli consiglia il ricovero nell’ospizio per raggiunti limiti di età.
    La Costituzione non glielo impedisce, né c’è modo di frenarlo.
    Tocca inghiottire. Esattamente come ora si è costretti a fare con le mattane di Gianfry.

    In passato, solo Fausto Bertinotti nella scorsa legislatura gli si era avvicinato alla lontana.
    Incattivito contro il premier Prodi, dichiarò al Corriere della Sera che il suo governo aveva «fallito».
    Tutto qui. Per il resto fu un normale presidente della Camera.
    Molti notarono però l’infima anomalia, criticandola.

    Quando fu costretto a dimettersi, Prodi si tolse comunque il sassolino dichiarando che se il governo era caduto la colpa era di chi (Bertinotti, ndr) aveva fatto dichiarazioni «istituzionalmente opinabili».
    Una chiara accusa di tradimento del ruolo per averne violato la neutralità. Questo nonnulla, imparagonabile agli stracci fatti volare da Fini, è il precedente peggiore.

    Prima dell’avvento dei pataccari, i numeri uno della Camera sentivano la dignità della carica.
    Pertini si dimise dalla presidenza - era il 1969 - solo perché i socialisti unificati (Psu), in rappresentanza dei quali era stato eletto, tornarono a dividersi in Psi e Psdi.
    «È cambiata la situazione parlamentare - disse il vecchio Sandro -, correttezza vuole che rassegni il mandato».
    Con questo provocò un dibattito sulla sua persona. Amici e avversari gli confermarono la fiducia e Pertini, confortato, restò al suo posto.

    Lo immaginate voi, Fini che chiede all’Aula di verificare la stima di cui è circondato?
    Sarebbe un bel vedere.
    Ma con tutti gli scheletri che ha in cassaforte, Gianfry si rannicchia, tiene strette le prebende e tira avanti impettito.
    Delle regole se ne impipa.
    Ha già annunciato che se gli gira, in caso di elezioni, si dimetterà per dedicarsi alla campagna elettorale.

    Dunque, lascerà l’Aula senza guida per oltre un mese, creando un altro sconquasso senza precedenti.
    Conferma adamantina dell’uso ad personam dell’istituzione che sciaguratamente incarna.

    G. Perna su ilgiornale.it del 7 12 2010 pg.1 e pg.2

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il vero scandalo è il presidente della Camera.

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    Ogni giorno c’è una polemica scema.
    Verdini è preso di mira per una parola di troppo, dandogli un’importanza che non ha.
    Poi, sono gli stretti legami del Cav con Mosca e Putin a indignare gli ex comunisti che idolatravano la Mosca di Stalin.
    E giù una grulleria via l’altra.
    Nessuno però si accorge dello scandalo vero sotto gli occhi di tutti: l’indegnità costituzionale, politica e morale di Gianfranco Fini a presiedere la Camera.

    La prevaricazione di Gianfry era già evidente nei mesi scorsi con la faccenda della casa, la creazione di un partito antagonista del Pdl nelle cui file era stato eletto, la guerriglia contro il governo.
    Ha ora raggiunto il culmine con la firma di una mozione di sfiducia che, confluendo in quella dell’opposizione, rischia di affossare la legislatura.
    Mai il presidente di un ramo del Parlamento si era messo di traverso con chi governa, anche a costo di dissolvere in anticipo la Camera a lui affidata.


    Normalmente, uno nel ruolo di Fini è sopra le parti, si estranea dalle beghe politiche, pacifica.
    Gianfry ha invece sparso zizzania, sfogato gli odi, perseguito le proprie ambizioni personali.
    Non da semplice politico - cosa che sarebbe stata legittima anche se lo avrebbe comunque reso meschino agli occhi di molti -, ma restando incollato al trono di terza carica dello Stato.
    Da queste altezze ha fatto l’occhiolino a un’opposizione smarrita, l’ha incoraggiata a rianimarsi, aizzandola contro il governo con la promessa di aiutarla nella comune lotta al berlusconismo.
    Senza Fini, Bersani sarebbe ancora immerso nell’abulia dell’ultimo anno.

    Se oggi le sinistre di tutti i colori - comuniste, ex comuniste, giustizialiste - sono ringalluzzite, è grazie all’ex fascista.
    Questo per capire a quale Paese normale ci stiamo avviando e la bolgia in cui piomberemmo se questa bazzoffia raccogliticcia dovesse prevalere.
    Fini fa salsicce della carica.
    Dopo di lui, la Camera non sarà più la stessa.

    Pensate se a Renato Schifani, presidente del Senato, venisse l’uzzolo di imitarlo.
    Gli sta antipatico Bersani? Domattina lo attacca, gli ingiunge di comportarsi come dice lui, dubita della sua sanità mentale, gli consiglia il ricovero nell’ospizio per raggiunti limiti di età.
    La Costituzione non glielo impedisce, né c’è modo di frenarlo.
    Tocca inghiottire. Esattamente come ora si è costretti a fare con le mattane di Gianfry.

    In passato, solo Fausto Bertinotti nella scorsa legislatura gli si era avvicinato alla lontana.
    Incattivito contro il premier Prodi, dichiarò al Corriere della Sera che il suo governo aveva «fallito».
    Tutto qui. Per il resto fu un normale presidente della Camera.
    Molti notarono però l’infima anomalia, criticandola.

    Quando fu costretto a dimettersi, Prodi si tolse comunque il sassolino dichiarando che se il governo era caduto la colpa era di chi (Bertinotti, ndr) aveva fatto dichiarazioni «istituzionalmente opinabili».
    Una chiara accusa di tradimento del ruolo per averne violato la neutralità. Questo nonnulla, imparagonabile agli stracci fatti volare da Fini, è il precedente peggiore.

    Prima dell’avvento dei pataccari, i numeri uno della Camera sentivano la dignità della carica.
    Pertini si dimise dalla presidenza - era il 1969 - solo perché i socialisti unificati (Psu), in rappresentanza dei quali era stato eletto, tornarono a dividersi in Psi e Psdi.
    «È cambiata la situazione parlamentare - disse il vecchio Sandro -, correttezza vuole che rassegni il mandato».
    Con questo provocò un dibattito sulla sua persona. Amici e avversari gli confermarono la fiducia e Pertini, confortato, restò al suo posto.

    Lo immaginate voi, Fini che chiede all’Aula di verificare la stima di cui è circondato?
    Sarebbe un bel vedere.
    Ma con tutti gli scheletri che ha in cassaforte, Gianfry si rannicchia, tiene strette le prebende e tira avanti impettito.
    Delle regole se ne impipa.
    Ha già annunciato che se gli gira, in caso di elezioni, si dimetterà per dedicarsi alla campagna elettorale.

    Dunque, lascerà l’Aula senza guida per oltre un mese, creando un altro sconquasso senza precedenti.
    Conferma adamantina dell’uso ad personam dell’istituzione che sciaguratamente incarna.

    G. Perna su ilgiornale.it del 7 12 2010 pg.1 e pg.2

    saluti
    Mi pare che sbagli: riguardo a fini mi pare si trattasse di cucina, non di camera.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Congeliamo politici e giudici per due anni!

    La proposta.

    Cari Italiani, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano mi incarica di scrivere un appello solenne al Parlamento, alle Istituzioni e al Paese che egli pronuncerà davanti alle Camere e alle telecamere riunite.
    L’appello è ispirato al bene supremo della Nazione italiana e nasce da una duplice esigenza.
    Da una parte la necessità di fronteggiare la profonda crisi economica e sociale che stiamo vivendo, a livello nazionale e internazionale, con un governo saldamente in carica.
    Dall’altra la volontà di evitare che la crisi al buio verso cui stiamo marciando e la guerra fredda civile che la sta accompagnando, tra manifestazioni di piazza, veleni di palazzo e l’ipotesi di elezioni anticipate, producano lo sfascio dell’Italia nella ricorrenza del suo 150° compleanno.

    Non vogliamo che a festeggiare l’Unità d’Italia resti da solo il Milite Ignoto.
    A questo scopo, nel nome degli italiani e per il loro esclusivo interesse, chiedo a tutte le forze in campo di fermarsi.
    Sospendete ogni conflitto e ogni richiesta di crisi.
    Fermiamo tutto, lasciamo in carica il governo guidato da Berlusconi, la Camera dei deputati presieduta da Fini, la maggioranza uscita dalle urne.
    Niente voto anticipato e niente ribaltone.
    Fermi tutti.

    Sospendete ogni ostilità per consentire tre cose:
    1) il governo porterà a conclusione il suo mandato fino alla scadenza prevista, realizzi gli impegni che ha promesso e porti l’Italia fuori dalla crisi, in sintonia con l’Unione Europea.
    2) Le opposizioni, il nuovo partito di Fini e lo stesso Pdl avranno più di due anni a disposizione per costruire una seria alternativa al presente governo, insieme o divisi, che poi affronterà il giudizio del popolo sovrano.
    3) Berlusconi si impegna a non candidarsi più alla guida del governo alla fine del suo mandato, farà un passo indietro definitivo, pur avendo la facoltà di proporre un suo possibile successore.

    La tregua dovrà coinvolgere tutte le forze politiche ma anche tutti i processi in corso della magistratura che riguardano il presidente del Consiglio, consentendo al premier di governare fino alla fine del suo mandato senza vivere con una pistola puntata alla tempia.
    Tutto questo è finalizzato a servire gli interessi dell’Italia, ad avere un governo concentrato sul Paese e a far quadrare il cerchio, dando a ciascuno il suo e chiedendo a ciascuno di sacrificare qualcosa.
    Sospendete ogni ostilità e ogni reciproca accusa, svelenite il clima.

    Sarebbe altresì auspicabile mutare la legge elettorale in due punti cruciali e salvarne un terzo: restituite agli elettori il diritto di scegliersi i propri rappresentanti, con voto di preferenza o con il collegio uninominale; uniformate il sistema elettorale del Senato a quello della Camera, evitando di frantumare il premio di maggioranza per ogni regione.
    Salvaguardate invece il premio di maggioranza perché serve a rendere governabile il Paese. Chi prende un voto in più abbia una vera maggioranza per governare.

    Nessuna preclusione per la successione al Quirinale, mani libere per tutti: chi riuscirà a far convergere la maggioranza semplice dei grandi elettori sul suo nome sarà il capo dello Stato.

    Considerando la difficile transizione che saremo costretti ad attraversare, auspichiamo che venga salvaguardato con il sistema bipolare anche il bipolarismo tra presidenza del Consiglio e presidenza della Repubblica. Ovvero, sarebbe saggio che al leader di uno schieramento tocchi il ruolo di guidare il Paese e all’altro di esprimere l’arbitro e il garante supremo dello Stato.
    Chi si pone nella posizione di terzo polo o di outsider avrà una carta in meno e una in più rispetto ai due poli: in meno perché dovrà inevitabilmente convergere su uno dei due schieramenti elettoralmente più cospicui, in più perché potrà decidere da che parte convergere e dunque potrà con ogni probabilità far pesare il suo ruolo, in alcuni casi determinante.
    La stessa cosa vale naturalmente per la Lega.

    So bene che nessun rimedio è perfetto, tante tensioni resteranno ancora vive, tanti nodi resteranno irrisolti e tutti saranno un po’ delusi rispetto alle proprie aspettative.
    Ma ognuno dovrà rinunciare a qualcosa se vogliamo salvare il Paese.
    Berlusconi dovrà rinunciare a pensare che dopo di lui venga il diluvio o ancora lui; e insieme a Bossi e Di Pietro dovrà rinunciare alle elezioni anticipate.
    Fini, Casini e Bersani dovranno rinunciare a pretendere che il governo cada subito e Berlusconi venga mandato a casa o in luoghi peggiori.

    Esercitando tutti i poteri che la Costituzione mi assegna, più il potere di esternazione e di riunire Camere e telecamere, rivolgendomi alle Camere riunite e al popolo italiano, sono pronto a mettere sul piatto della bilancia il mio ruolo di presidente della Repubblica, fino a dimettermi se non vi sarà da parte di tutti un atto di responsabilità verso la Repubblica e la Nazione.

    (Mi affretto a chiudere perché i corazzieri mi stanno portando via con la forza).

    di M. Veneziani pg.1 e pg.5 de ilgiornale .it del 7 121 2010

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Rif: Congeliamo politici e giudici per due anni!

    migliaia di pagine per far dimettere il Presidente della Camera e alla fine quello che si dimetterà sarà il presidente del consiglio.
    Ultima modifica di brunik; 07-12-10 alle 14:19

  5. #5
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    Predefinito Rif: Congeliamo politici e giudici per due anni!

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    migliaia di pagine per far dimettere il Presidente della Camera e alla fine quello che si dimetterà sarà il presidente del consiglio.
    In forza di quello che è un vero e proprio tradimento.
    Pertini aveva un diverso stile, bisogna ammetterlo.
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Congeliamo politici e giudici per due anni!

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    migliaia di pagine per far dimettere il Presidente della Camera e alla fine quello che si dimetterà sarà il presidente del consiglio.
    Ti piaceresse, vero?

  7. #7
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    Predefinito Rif: Congeliamo politici e giudici per due anni!

    Citazione Originariamente Scritto da occidentale Visualizza Messaggio
    In forza di quello che è un vero e proprio tradimento.
    Pertini aveva un diverso stile, bisogna ammetterlo.
    Pertini era di sinistra da sempre, fini ex fascsta ora comunista.

    A guardar bene sembra più opportunista.
    Ultima modifica di yure22; 07-12-10 alle 16:53

  8. #8
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    Predefinito Rif: Il vero scandalo è il presidente della Camera.

    Simile bastardone traditore non lo considero più Presidente della Camera , semmai del cesso di casa mia .
    la giustizia dei Robespierre ancora una volta ha collocato il nostro Paese tra il Ruanda ed il Burundi

 

 

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