Scritto da Marco Cassini
Ci siamo. Il quattordici dicembre si vota la fiducia. Che il Governo regga o che non regga (mentre viene redatto l’articolo la sensazione è generalmente di scarsa fiducia nei confronti della capacità di tenuta), vale la pena soffermarsi su un po’ di curiosi “personaggi” (per non dire altro) che a prima vista sarebbero arruolabili in questo o in quello schieramento (poltiglia antiberlusconiana o pattume berlusconiano), ma che a ben vedere … chissà.
I numeri sono impietosi: 307 sicuramente a favore del Governo, 306 sicuramente a sfavore, 1 che non vota (il Presidente, Gianfranco Fini), gli altri "indecisi".
Passino i deputati dell’Alto Adige di lingua tedesca, che sono sempre stati contro questa timida rivendicazione di identità italiana. Sono politicamente conservatori, ma si trovano meglio con l’anti-italia progressista e antinazionale.
Passi il Guzzanti (autore dell’assai ridicola definizione di Berlusconi come un novello Kim Il-Sung all’amatriciana) e passino anche i Radicali, che in realtà stanno trattando con un esponente magari non di così sicura fede liberale (Ignazio La Russa) la loro astensione per il 14 e la politica delle mani libere: sono veri liberali e guardano il programma.
Chi stupisce maggiormente sono i parlamentari del gruppo dell’Italia dei Valori, la novella congrega di fratelli nella fede bastarda dell’antiberlusconismo vituperante e insolente. Il novello “ribaldo” on. Razzi e il suo collega on. Scilipuoti hanno inficiato di due voti il già non straripante gruppo parlamentare che fa riferimento a Di Pietro. Purtroppo tale folgorazione sulla via di Damasco non è una presa d’atto dell’inciviltà congenita a questo tonitruante arruffapopoli che risponde al nome di Antonio Di Pietro, né del becero e miope oltranzismo all’attuale Robespierre dei poveri, che reca scritto sui suoi documenti “Massimo Donadi”, ma a un sostanzioso aiuto da parte del centrodestra, consistente nell’inclusione nelle liste che si autodefiniscono di tale parte politica. Ciò lascia, indubitabilmente, l’amaro in bocca, anche se vien da chiedersi forse non per la prima volta che diamine di parlamentari sedicenti puri templari della legalità e del disinteresse abbia reclutato il politico abruzzese per poter costituire la sua massa di manovra, purtroppo così dissimile al “plotone di soldati” di jungeriana memoria.
Ma, per quanto i dipietristi siano comici nelle loro pretensioni di irriducibilità e nei loro comportamenti assai poco conseguenti, saltano all’occhio due eccezioni alla sedicente falange sedicente di destra e sedicente compatta nella pluralità.
In effetti ci sono due eccezioni a chi vuol mandare a casa Berlusconi e a chi pur non volendolo si è sottomesso alla disciplina di Partito, come l’Onorevole Roberto Menia e il suo collega Onorevole Gianfranco Paglia. Una, palese, è il tal Catone (a dispetto dell’illustre cognome è più un carneade di Palazzo Montecitorio), che non ha firmato la mozione di quell’aggregato che dalla stampa viene definito terzo polo, e che attualmente sembra presentarsi in pieno stile totocalcio, favorendo lo scatenarsi di una ridda di ipotesi più o meno sensate (voto con FLI, astensione, uscita, voto con il centrodestra, pellegrinaggio in Tibet).
L’altra poco edificante eccezione ancora si ammanta nell’oscurità per noi comuni mortali (c’è chi sussurra Giuseppe Consolo, chi giura per l’anima della sua mamma niente di meno che Silvano Moffa), che pur avendo firmato la mozione improvvisamente si farebbe degli scrupoli di coscienza, mettendosi una mano sul cuore, senz’altro tricolore, e un’altra sul portafoglio, senz’altro rigonfio.
I voti sicuri e palesi per la Patria (che, giova ripeterlo, non è più la terra dei padri ma solo quella dove si sta bene) e per la legalità (altrui) si fermano rispettivamente a 33 e a 22, pericolosamente inficiando quella che doveva essere la giornata già da alcuni impavidamente paragonata ad un novello 25 aprile (invece sbagliano, è San Giovanni, non San Marco), simbolo dell’UNICA sconfitta parlamentare di quel porco terribile, indegno traditore della Sacra Causa Colonial-Atlantista, che ha osato fare affari multimilionari anche nell’Impero del Male di reaganiana memoria, dove si fa tiro al bersaglio di giornaliste e i bambini invece che al forno ora vengono mangiati inzuppandoli nella vodka.
Il ridicolo e scomposto incedere della novella santa alleanza antiberlusconiana denuncia con chiarezza il loro intento: non già quello di difendere una “presunta” onestà e dignità della Politica, onestà che non è mai esistita e dignità che non si recupera certo facendo fuori in questo modo Berlusconi, ma quello subdolo e spregevole di sovvertire il Governo liberamente eletto e di installarsi sulle “poltrone che contano” per poter meglio servire una masnada di poteri finanziari, interessati unicamente a spogliare l’Italia, scaricando sul popolo-bue, opportunamente ammaestrato, tutti i sacrifici della Crisi.
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