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    Question Sul PD fiorentino e Matteo Renzi [da Euro-Holocaust]

    da Sul PD fiorentino e Matteo Renzi | Euro-Holocaust

    Sul PD fiorentino e Matteo Renzi

    Testo di Vlad e Lif

    Alla fine di ottobre 2008, esce il regolamento per le primarie cittadine del Partito Democratico per l'elezione del sindaco di Firenze. Tra coloro che corrono per tale incarico, c'è l'assessore alla Polizia Municipale Graziano Cioni, detto "lo sceriffo". E' lui infatti, oltre ad essere uno dei politici fiorentini più in vista, la mente dei provvedimenti contro lavavetri e mendicanti, che tanto scandalo hanno prodotto nel resto d'Italia (quella "democratica", non quella vera...)..

    Ma pochi giorni dopo, ecco arrivare la mano longa della magistratura, con l'accusa di corruzione, per interessi personali e per favorire l'imprenditore Ligresti e la sua Fondiaria. Ora, è bene ricordare che Cioni era il candidato con maggiori probabilità di vincere le primarie e la corsa a sindaco. Proprio su questo punto, è utile leggere un brano da un lungo articolo, non datato, ma risalente a circa un paio di anni fa, del Movimento Solidarietà di Lyndon Larouche:

    [...] Il caso fiorentino e Licio Gelli

    A Firenze, gli osservatori più attenti, quando seppero della discesa in campo per le primarie del PD per la corsa a sindaco di Lapo Pistelli, deputato alla Camera e responsabile relazioni internazionali del partito, compresero subito che la candidatura di Graziano Cioni sarebbe saltata attraverso metodi anomali.

    Il ragionamento che quegl'osservatori facevano era il seguente: Pistelli sicuramente conosce il forte svantaggio che gli danno i sondaggi rispetto a Cioni; se ha deciso di partecipare alle primarie del suo partito, avrà sicuramente ricevuto garanzie circa l'esito delle stesse; ci saremmo altrimenti trovati di fronte ad un insolito caso di suicidio politico che chi vive di sola politica non può permettersi di correre. Di fatto, gli eventi hanno preso un corso tale da suffragare in pieno quella che ai conformisti appariva una lettura dietrologica. Ma se si analizzano i capi di accusa piombati sulla testa di Graziano Cioni a pochi mesi dalle primarie fiorentine, ci si convince ancor più che l'inchiesta contro di lui sia stata una bomba ad orologeria scoppiata in seguito alla mancata ricezione da parte dello stesso Cioni del messaggio che in più modi gli veniva fatto arrivare: a queste primarie non s'ha da partecipar!

    Il sondaggio Ipsos del luglio scorso ordinava in questo modo i consensi all'interno dei candidati PD a sindaco (a quel tempo ipotetici): 1) Graziano Cioni (32%), 2) Matteo Renzi (25% e coinvolto immotivatamente dai media di De Benedetti nell'inchiesta scoppiata a Firenze), 3) Lapo Pistelli (23%), 4) Daniela Lastri (21%) . Dopo l'inchiesta della Magistratura per il caso Castello/Fondiaria-Sai, e gli echi offerti dai media alla faccenda, l'ordine del sondaggi è completamente mutato: 1) Lapo Pistelli (12,2%), 2) Daniela Lastri (11,6%) [8], 3) Matteo Renzi (9,9%) [9]. Graziano Cioni è invece stato costretto a ritirarsi dalla corsa.

    Che si voglia riconoscere o meno allo scoppio dell'inchiesta un premeditato intento politico, il fatto resta che essa, per il timing avuto e per le notizie fuoriuscite sui media, ha avuto degli indubbi risvolti politico-elettorali.

    Gli ultimi sviluppi del caso Firenze, vanno sempre nella medesima direzione. A fronte di un PD locale che delibera per delle primarie di partito senza ballottaggio (opzione con cui Cioni sarebbe rientrato in gara), una fantomatica "interpretazione autentica" proveniente da Roma – a cui il PD fiorentino si era opposto fino all'arrivo del "commissario straordinario", Vannino Chiti – determina invece che le primarie debbano essere di coalizione e con ballottaggio. Con questa ipotesi, il candidato sicuramente perdente nell'altra ipotesi, Lapo Pistelli, diventa invece blindato, poiché anche in caso di secondo posto ottenuto al primo turno, rientra in corsa per la vittoria finale grazie al ballottaggio.

    Ma c'è anche un'altra tessera che si aggiunge a questo mosaico, e che è stata sottolineata dallo stesso Cioni. Si tratta di un'intervista rilasciata da Licio Gelli a La Stampa il 15 dicembre, in cui l'ex venerabile afferma che dietro le inchieste contro i dirigenti locali del PD vi sarebbe la massoneria fiorentina, a causa della guerra fatta dallo stesso Cioni contro le associazioni segrete.
    [1] [...]

    Come riportato sopra, la banda De Benedetti ha lavorato per sporcare l'immagine di Matteo Renzi. Costui, a differenza di Cioni, politico navigato, e degli altri candidati, tutti "politicamente apparentati", non aveva padrini e di questa mancanza se n'è fatto sempre un vanto. Non poteva perciò che risultare antipatico ai vecchi del partito e alla loro linea anti-democratica. Ricorda infatti il Cioni [2]:

    [...] Primarie: il sindaco Domenici le ha chiesto di fare un passo indietro?
    «Sì, e aggiungo che Domenici con grande coerenza mi aveva sconsigliato di partecipare alla gara fin dall'inizio. Da amico mi ha chiesto di non espormi più di tanto, quindi di non candidarmi. Probabilmente, nello stesso giorno aveva detto anche un'altra cosa, e cioè che il suo candidato era un altro, Daniela Lastri. Probabilmente, proprio da amico, mi ha detto: "Non esporti, perché il mio candidato è un altro"». [...]

    E poco più avanti:

    [...] Pistelli nel suo intervento ha detto di essere d'accordo con Billi sul passo indietro da chiederle. Se l'aspettava?
    «Fossi Pistelli, io avrei fatto a meno di dirlo. Se a correre siamo quattro, la divisione si fa per quattro. Se a correre siamo tre, la divisione si fa per tre. E il problema è: i voti che avrebbe preso Cioni, a chi vanno? Ora se ne fa una questione di Cioni in quanto tale, e perché? Ognuno pensa di poter raschiare dal mio bacino elettorale».

    Il Partito democratico le chiede con insistenza di ritirarsi dalle primarie. Perché?
    «Da qualche mese la sinistra interna ed esterna dice che non vuole Cioni e loro sono un elemento abbastanza fondamentale per alcuni, per l'alleanza da costituire in futuro. E la sinistra — Claudio Fava (segretario nazionale di Sd, ndr) e il Varrasi (capogruppo dei Verdi in Palazzo Vecchio, ndr) — mi ha attaccato in continuazione prima dell'avviso di garanzia; sui mendicanti, sui lavavetri, sul regolamento di polizia municipale. Io dico: le primarie sono del Pd, il programma lo fa il Pd e lo fa consultandosi anche coi possibili alleati. Prima però viene il programma, e poi le alleanze. E io credo che la demagogia per cui si deve guardare solo da una parte, a sinistra, è finita. Il Cioni è probabilmente un ostacolo all'alleanza a sinistra. Forse questo è uno dei motivi per cui vogliono far fuori il Cioni. E nel Pd c'è una sinistra che mi sta attaccando e vede in me un ostacolo a chi come Fava ha detto che se vince il Cioni non si fanno alleanze. Sono ipotesi, supposizioni».

    Senta, se si ritirasse dalle primarie, la farebbe la lista Cioni?
    «Noi si corre nel Pd».

    Se la buttano fuori dal partito?
    «Vuol dire che non c'è più il Pd. Si ricorda quando è iniziata la polemica? 8 agosto 2008, dove c'è stato un tentativo di dire: vabbé, volete le primarie, ma il candidato del Pd lo scegliamo noi. E questo che cos'era? Un trucco. Ora si sta arrivando piano piano, attraverso percorsi più triviali, alle stesse conclusioni. Noi ci staremo? No».
    [...]

    Perciò, Cioni è stato variamente ostacolato da subito. Dovevano concorrere e vincere altri, evidentemente. Sul blog di Lapo Pistelli (il candidato veltroniano), tra i commenti di un articolo contro Matteo Renzi, una certa Antonella ricorda [3]:

    Cioni – come risulta dalle intercettazioni telefoniche pubblicate nell’autunno 2008 – diceva: «O vinco io o vince Renzi e va bene… o vince la Lastri e è un disastro… o vince Pistelli ed è un´epoca secondo me di quelle micidiali… quindi bisogna che si corra tutti e due, Renzi e io: se vince lui gli fo da vicesindaco, se vinco io fa il vicesindaco lui».

    Il quadro è chiaro. Non sappiamo come finirà l'inchiesta che vede coinvolto il Cioni, nè quanto ci sia di vero, così come ci interessa entro certi limiti l'operato da sindaco di Matteo Renzi. Quello che invece è interessante è notare il fastidio che i gruppi più paludati del PD mostrano per politici non "apparentati". Dal disprezzo dichiarato dal solito Massimo D'Alema [4] per Renzi allo stupore, misto a fastidio, per la visita ad Arcore, da Silvio Berlusconi, del sindaco fiorentino [5]. Dove voglia e possa arrivare Matteo Renzi, punta del movimento dei "rottamatori", ossia di coloro che vogliono svecchiare il PD, non lo sappiamo, ma è evidente dove stanno gli altri, i vecchi.

    [1] PD: "D" come Democratico o "D" come De Benedetti? Movisol

    [2] «Vogliono far fuori il Cioni per fare l'accordo a sinistra» (David Allegranti) (Corriere Fiorentino) 5 dicembre 2008

    [3] A proposito di Matteo (Lapo Pistelli) (blog personale di Pistelli) 5 novembre 2010

    [4] D'Alema al vetriolo: "Renzi nel tempo libero lancia idee" (Il Giornale) 10 novembre 2010

    [5] Renzi-Berlusconi, la merenda del lunedì «Ci sono andato per Firenze. E lo rifarei» (Al. S.) (Corriere della Sera) 7 dicembre 2010

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