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  1. #1
    SMF
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    Predefinito Innocenzo IV, Pio XII e la tortura

    INNOCENZO IV, PIO XII E LA TORTURA

    Due domande e risposte



    1°) Papa Innocenzo IV nella Bolla Ad extirpanda ammette la liceità della tortura; Pio XII nel Discorso “Très sensibles” del 3 ottobre del 1950 la nega citando papa Nicola I. Vi è, perciò, contraddizione e rottura nel Magistero tradizionale della Chiesa?

    No. Infatti la tortura è questione liberamente disputata, onde si possono avere opinioni diverse senza che vi sia discontinuità o rottura nel Magistero.



    2°) Tale caso è applicabile ai testi del Concilio Vaticano II, che non sarebbero, perciò, in rottura con la Tradizione apostolica?

    No, poiché la collegialità episcopale, la libertà religiosa, il pan-ecumenismo, l’antropocentrismo teocentrico non sono questioni disputate, ma insegnate in maniera definitiva dal Magistero costante della Chiesa prima del Concilio Vaticano II, il quale è pastorale e quindi non infallibile e non vincolante (v. B. Gherardini, Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare, Frigento, 2009; Id., Tradidi quod et accepi. La Tradizione vita e giovinezza della Chiesa, Frigento, 2010).



    Le diverse scuole di moralisti



    La liceità morale della tortura si presenta sotto tre aspetti:



    1°) come pena afflittiva dovuta ad una colpa certa la tortura è del tutto lecita, supposta la liceità della pena di morte e della verberazione;



    2°) come intimidazione contro un innocente per carpirne un segreto è del tutto illecita;



    3°) come mezzo di indagine giudiziaria su soggetti gravemente e seriamente indiziati per ottenerne la piena confessione pone un problema. Infatti tale questione è stata risolta in maniera diversa da eminenti teologi, Dottori, Santi e anche Papi. È tuttora una questione liberamente disputata e non è stata definita dal Magistero, onde è del tutto lecita la diversità di opinioni.



    “Disputatur”



    3 a) Per alcuni moralisti (J. De Lugo, S. Alfonso M. De Liguori) il bene comune della società civile può esigere che l’imputato gravemente indiziato sia sottoposto a tortura - come extrema ratio - se non confessa la sua colpa, supposto il diritto del giudice ad indagare per appurare la verità dei fatti onde difendere il corpo sociale dalle malefatte del delinquente. La società ha il diritto, per questi moralisti, di appurare con certezza le responsabilità di un soggetto fortemente indiziato di un delitto, di cui non si ha ancora la prova esatta. In tal caso il diritto individuale al rispetto della propria integrità fisica cede di fronte al diritto della società di sapere con certezza chi minaccia il bene comune, il quale è superiore del bene di una sola parte. Secondo J. De Lugo (De iustitia et iure, disp. XXXVII, sect. XIII, Parigi, ed. Fournials, 1869, VII, p. 724), lo svantaggio di non poter scoprire l’autore di un delitto provoca danni maggiori di quelli che possono venire dalla violazione della integrità fisica di un individuo indiziato. Tuttavia, tutti questi moralisti precisano che, per essere lecita, la tortura deve avere limiti ben precisi: il soggetto deve esser indiziato in maniera semi-piena (non basta il semplice sospetto); la tortura non deve oltrepassare i limiti della sopportabilità psico-fisica del soggetto; essa deve essere seguita da una libera conferma o ritrattazione da parte del torturato (v. S. Alfonso Maria De Liguori, Theol. mor., IV, cap. 3, a. 3, n. 202).



    3 b) Oggi, a partire dalle esperienze del totalitarismo collettivistico del secondo dopo-guerra (1945), prevale la corrente dei giuristi, moralisti e medici (Calamandrei, Carnelutti, Alemà, Cortesi, Palmieri), che privilegiano la salvaguardia dei diritti della singola persona rispetto alla società o al bene comune. Pio XII, soprattutto a causa degli abusi dei sistemi totalitaristici collettivisti del XX secolo e delle avanzate ricerche mediche (narco-analisi, siero della verità), che violano direttamente e totalmente la psiche, la personalità, il pensiero del soggetto e le profondità dell’anima umana, ed altri moralisti (card. Francesco Roberti, card. Pietro Palazzini, p. Agostino Gemelli), hanno insegnato che occorre essere molto prudenti nell’applicazione della tortura, la quale, se può essere fisica, non deve mai divenire psichica e violare le profondità dell’anima umana (v. A. Gemelli, Narcoanalisi, psicanalisi, metodi proiettivi di esplorazione rappresentano una lesione della libertà personale?, in “Minerva medica”, n. 38, 1950, pp. 217-227; P. Palazzini, Il siero della verità, in “Morale dell’attualità”, Roma, 1963, pp. 287 ss.; F. Roberti – P. Palazzini, Dizionario di Teologia morale, Roma, Studium, 4a ed., 1968, 2° vol., voce “Siero della verità”, pp. 1534-1540)[1].





    d. Curzio Nitoglia



    7 dicembre 2010





    --------------------------------------------------------------------------------

    [1] In questo stesso sito si può leggere l’articolo sulla ‘guerra giusta’ e la ‘pena di morte’, che ampliano ed approfondiscono il discorso testé affrontato.



    Link a questa pagina: Innocenzo4 Pio12 e tortura

  2. #2
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    Predefinito Rif: Innocenzo IV, Pio XII e la tortura

    Giò e la tua opinione? intanto dico la mia.

    innanzitutto cito quanto scrive il catechismo corrente (pastorale non-vincolante per alcuni, vincolante per altri, ) a riguardo:
    Il rispetto dell'integrità corporea
    2297 I rapimenti e la presa di ostaggi fanno regnare il terrore e, con la minaccia, esercitano intollerabili pressioni sulle vittime. Essi sono moralmente illeciti. Il terrorismo minaccia, ferisce e uccide senza discriminazione; esso è gravemente contrario alla giustizia e alla carità. La tortura, che si serve della violenza fisica o morale per strappare confessioni, per punire i colpevoli, per spaventare gli oppositori, per soddisfare l'odio, è contraria al rispetto della persona e della dignità umana. Al di fuori di prescrizioni mediche di carattere strettamente terapeutico, le amputazioni, mutilazioni o sterilizzazioni direttamente volontarie praticate a persone innocenti sono contrarie alla legge morale.
    2298 Nei tempi passati, da parte delle autorità legittime si è fatto comunemente ricorso a pratiche crudeli per salvaguardare la legge e l'ordine, spesso senza protesta dei Pastori della Chiesa, i quali nei loro propri tribunali hanno essi stessi adottato le prescrizioni del diritto romano sulla tortura. Accanto a tali fatti deplorevoli, però, la Chiesa ha sempre insegnato il dovere della clemenza e della misericordia; ha vietato al clero di versare il sangue. Nei tempi recenti è diventato evidente che tali pratiche crudeli non erano né necessarie per l'ordine pubblico, né conformi ai legittimi diritti della persona umana. Al contrario, esse portano alle peggiori degradazioni. Ci si deve adoperare per la loro abolizione. Bisogna pregare per le vittime e per i loro carnefici.

    FONTE: Catechismo della Chiesa Cattolica - Il quinto comandamento

    Secondo me gia è un grosso errore parlare in senso generico di tortura, senza specificare comportamenti precisi. Come altre parole anche la parola tortura secondo i dizionari ha più significati. Può indicare tormenti fisici crudeli o anche in senso lato alcune moderate costrizioni fisiche o morali, o sofferenze e fastidi moderati. Ad esempio, in senso lato, secondo uno dei sensi indicati dal dizionario, anche la galera è una forma di tortura; addirittura anche stare 8 ore al giorno al lavoro in fabbrica è una forma sottile di tortura (e non è fatta ne per strappare confessioni ne per punire colpe).

    Tuttavia, per evitare di fuorviare in un argomento del genere che invece merita molta chiarezza, considerando che nel senso comune la parola tortura è associata a tormenti crudeli, mi dichiaro assolutamente contrario alla tortura, sia come mezzo di indagine, sia come mezzo di punizione.
    il motivo è che infliggere tormenti crudeli è inequivocabilmente un male gravissimo per chi lo fa (per il grave dolore e la gravissima violazione di chi li riceve); inoltre a fini pratici l'imputato è portato a confessare cose che non ha fatto solo per paura del dolore. L'istituzione che adotta tormenti crudeli finisce inevitabilmente per essere considerata con distanza e spesso odio dalla gente, anche solo inconsciamente. Chi si avvale del terrore della tortura, non può essere amato, anche se lo fa con buone intenzioni.

    Se invece parliamo di molto moderate e brevi punizioni fisiche, specifico che, come mezzo di indagine:
    1) se parliamo di un imputato, indiziato in modo semi-pieno o pieno,
    2) del quale occorre estorcere alcune informazioni estremamente importanti per salvaguardare da un pericolo grave,
    3) qualora non si possa ricorrere a mezzi puramente verbali e di normale indagine,
    allora ritengo lecite azioni come prenderlo a pugni e calci, a patto che questo atto non infligga danni permanenti e che duri pochi minuti. Contrario ad ogni altra forma di violenza fisica.

    invece come pena:
    1) per alcuni reati come lo spaccio di droga in maniera abituale; l'aggressione pesante a poliziotti; altri reati di media gravità;
    2) reati accertati in modo chiaro, senza ombra di dubbio
    allora ritengo lecite punizioni corporali come un numero basso di frustate (non più di 50; frusta semplice, senza flagelli o materiali taglienti) in pubblica piazza; oppure gabbia e gogna (collare di legno e ferro che immobilizza collo e braccia) pubblica per alcuni giorni. Contrario ad ogni altra forma di violenza fisica.

    E ovviamente sono favorevole alla pena di morte, in casi di prove certe, inflitta tramite fucilazione alla testa, iniezione letale e veloce, ghigliottina. Contrario ad ogni altra forma di pena di morte.
    Ultima modifica di QUINTO; 15-12-10 alle 15:19
    Diciamo basta alla sinistra dei colpi di Stato e delle menzogne!

  3. #3
    SMF
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    Predefinito Rif: Innocenzo IV, Pio XII e la tortura

    Citazione Originariamente Scritto da QUINTO Visualizza Messaggio
    Giò e la tua opinione? intanto dico la mia.
    Perdonami se non faccio un'esposizione con dovizia di particolari, ma, come spesso mi capita, sono sulle medesime posizioni di don Curzio Nitoglia.
    Aggiungo che personalmente ritengo la tortura lecita fatte salve le limitazioni da sempre prescritte da chi, fra i Romani Pontefici, s'è espresso sulla delicata questione.

 

 

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