Viaggio a Zingonia, la «città ideale», tra cumuli di rifiuti e spaccio a cielo aperto

Nei «missili» di questo lembo di terra a 20 km da Bergamo convivono degrado e disperazione. Metà dei 33mila abitanti è costituita da immigrati. Il sogno infranto del quartiere modello. Ambra Craighero dal Corriere della Sera.
Fonte: Corriere della Sera, di Ambra Craighero 01/12/2010


BERGAMO - Ci sono i rimasugli dell’ultima neve ammucchiati insieme all'immondizia agli angoli della piazza del «Siluro», così chiamata per un surreale obelisco stilizzato che svetta al centro dell’aiuola spartitraffico, che ora altra neve provvederà a ricoprire. E' su questa piazza, e sulle aree limitrofe, che negli anni 60' era nata l'utopia di una città ideale chiamata Zingonia, spuntata dal nulla in mezzo alla campagna bergamasca con lo scopo di coniugare residenza e lavoro ai tempi del boom economico. Ma non si può certo dire che le premesse si siano realizzate. Questa banlieue di casa nostra oggi non è altro che un'area abitativa di 4,5 km quadrati su cui si concentrano qualcosa come 33mila abitanti. Insomma, un ghetto di sei torri - paragonabile a Scampia o al Corviale, "il serpentone" sorto negli anni ' 70 alla periferia di Roma -, che vengono chiamati i «missili» nel Comune di Ciserano. I palazzi Athena e Anna, sono il fulcro di questa isola del degrado, dove i rastrellamenti sono all'ordine del giorno e si contano almeno due pattuglie fisse che monitorano il territorio.

LA CITTA' CHE NON C'E' - Zingonia rappresenta un paradosso: non è una Comune, non è un quartiere. Ma allora che cos’è, oltre ad essere un sogno infranto? Facciamo un passo indietro, alla prima pietra posata nel ' 65, dove la previsione, appunto, era quella di organizzare un tessuto urbanistico di 50 mila abitanti, da un'idea del costruttore e imprenditore Renzo Zingone, da cui ricava il nome. Zingone per il suo progetto per la costruzione di una città ideale sotto la giurisdizione di Ciserano (Bergamo), si ispirava ad un modello europeo che prevedeva la nascita di palazzi residenziali e villette seriali in aperta campagna, intelaiate in un reticolo abitativo pensato come quartiere "modello e industriale al tempo stesso", vicino alle fabbriche e ai luoghi di lavoro, a pochi chilometri da Bergamo. Oltre che un'ambizione spezzata, Zingonia oggi è un'area frammentata sotto il controllo dei cinque comuni della pianura bergamasca: Osio Sotto, Boltiere, Verdello, Verdellino e Ciserano. Il quartiere modello venne però progressivamente abbandonato a se stesso. Nel corso degli anni la situazione è andata degenerando. Oggi gli immigrati stranieri costituiscono la metà degli abitanti dell’area; all'inizio degli anni 60' erano sempre gli immigrati ad essere in maggioranza ma a quei tempi provenivano dal Sud d'Italia.

SPACCIO A CIELO APERTO - Siamo entrati nel primo «missile» accompagnati da Khalika, un giovane senegalese che ci protegge dagli sguardi sospetti. Lo scenario è desolante: palazzi fatiscenti, appartamenti sfitti o sotto sequestro che sono il terreno di caccia dei clandestini, aree sigillate, spaccio a cielo aperto, più di 60 alloggi murati degli oltre 200 previsti, la quotidiana «guerra dell' acqua» dovuta al mancato pagamento di bollette alla Bas, l'azienda pubblica che gestisce gran parte degli acquedotti a Bergamo e dintorni (dal 2005 a oggi c'è un buco di quasi 400mila euro). Oggi l'acqua in parte c'è, tranne che in una delle sei torri, ma occorre scendere con le taniche in cortile a fare il rifornimento per potersi fare una doccia o un piatto di pasta. «La buona volontà ce la mettiamo - dice Malika, 42 anni, un'adetta alle pulizie senegalese che lavora in una ditta alle porte di Bergamo - ma nessuno qui vuole pagare anche per quegli inquilini che se ne sono andati da anni. Molti di noi non lavorano e quando bussiamo per chiedere il pagamento dell'acqua non ci aprono la porta».

«TERRA DI NESSUNO» - Saliamo le scale di uno dei palazzi Athena - dopo aver superato i cumuli di immondizia abbandonati da più di un mese, mentre da uno dei tombini sgorga lentamente l'acqua che ha formato uno stagno permanente, in un angolo che sembra essere usato spesso anche come gabinetto di fortuna -, e troviamo una delle porte degli appartamenti murati abbattute con trapani e picconi. «E' la terra di nessuno - dice Kama, un ragazzo di 19 anni che vive all'interno dei complessi -. Non c'è legalità, manca ogni forma di controllo. Ci sono le pattuglie, passano i carabinieri, ma nessuno fa nulla. Tutti fanno finta di niente».

LE TERRE DI OLMI - Proprio qui, a pochi chilometri da questa landa di terra compresa tra Bergamo e Treviglio nel 1978 Ermano Olmi ha girato «L'albero degli zoccoli», il film che racconta quel mondo di fine Ottocento - filtrato dai racconti della nonna materna, originaria di quelle parti - che è un trattato sociologico di come erano quei luoghi e quei contadini nelle cascine all'epoca preindustriale. Un secolo dopo, di quelle atmosfere non resta più nulla, se non un polo industriale cresciuto a dismisura come un corpo estraneo decentrato dalle grandi città. E fa un certo effetto imbattersi ancora in una qualche forma di pastorizia in quel che resta di un territorio pieno di cicatrici. «Sono qui a Zingonia con le mie 200 pecore - dice Dimitri, 43 anni rumeno che vive in Val Seriana da otto anni - e quel che mi circonda è l'ultimo posto in cui vorrei vivere».

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