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    Predefinito "Come ladro nella notte"

    "Di nuovo verrò e come ladro nella notte"
    a F.L.,
    “Durante la notte di Natale, Egli ritorna in mezzo ai poveri per aiutarli a compiere qualche buona azione…” da un’antica leggenda fiamminga

    Era la sera della vigilia di Natale. Malgrado la crisi economica, durante gli ultimi giorni la pubblicità era stata particolarmente insistente ed efficace e fino a quelle ultime ore la gente aveva fatto acquisti in abbondanza.
    Dall’ingresso principale del grande magazzino s’udivano uscire le note di un canto famoso: “Adeste fideles laeti triunphantes, venite venite in Bethlehem…”. Per qualche misteriosa ragione, quel canto pareva rimanere sospeso nell’aria, ancorato nel grande piazzale, e non intraprendere, come sempre fanno le musiche e i canti natalizi durante la notte di Natale, le vie del cielo illuminato dalle stelle : “ natum videte Regem angelorum, venite adoremus…”
    Sul retro del grande supermarket vicino al punto di sosta degli automezzi dei fornitori, si era formata una piccola catasta di scatole di cartone. Il vecchio barbone si avvicinò, ne vide una particolarmente grande che sporgeva, sulla quale era impresso il nome di una nota marca di elettrodomestici. La sfilò dal mucchio e facendo forza la aprì dalla parte del fondo. Provò ad allargarla e gli parve sufficientemente grande. La richiuse su se stessa, appiattendola. Poi, la arrotolò come meglio gli riuscì e la legò al centro con uno spago. Appoggiò il rotolo sulla vecchia carrozzina arrugginita e spingendola si allontanò pensando che quello sarebbe stato il suo giaciglio durante la notte di Natale. Aveva già da parte un paio di vecchie coperte ed un altro cartone altrettanto grande, ma con quel pezzo nuovo e asciutto si sarebbe sentito più al caldo e sicuro.
    Il canto di Natale continuava: “Aeterni Parentis splendorem aeternum, velatum sub carne videbimus .… venite adoremus...”
    “Chi mi darà un po’ di pane e un po’di vino, oggi?” , “Dove dormirò stanotte?”… “E la serenità? Chi mi darà mai un po’ di serenità?”… sembravano quelle le domande alle quali ogni giorno il vecchio barbone dovesse dare una risposta. Eppure, già da un po’ di tempo e ancora di più in quei giorni, chi avesse posato lo sguardo su di lui, avrebbe invece notato come sul quel viso sporco e rugoso, con gli occhi piccoli e arrossati e la barba incolta e ingiallita, si fosse quasi cristallizzato l’aspetto di una pace invidiabile. E non si trattava solo del periodo natalizio: su quel volto, non c’erano evidenti segni di una costante seppur debole sofferenza né quelli della tristezza.
    Soltanto quelli della povertà.
    Un signore accompagnato da due bambini incrociandolo gli aveva regalato un pacchetto di frutta con due o tre mele, due banane ed una confezione di fichi secchi. Una donna aveva posato sulla sua carrozzina un piccolo panettone. Poi mentre saliva su una grossa macchina, dopo aver sistemato i pacchi dei regali di Natale sul sedile posteriore, aveva pensato con un po’ di vergogna alla propria eccessiva ricchezza. Affondando per un attimo quel breve pensiero nella propria anima, le era sembrato di sentire un rumore, come il primo colpo di piccone dato nella terra a scavare una fossa.
    “L’Avvocato”, questo era il soprannome del vecchio barbone, da anni non usciva più dalla città e, soprattutto durante la stagione invernale, non si allontanava mai dalla zona del grande centro commerciale. Aveva trovato un angolo dalla parte opposta rispetto all’ingresso del supermarket, nascosto, ben coperto da una tettoia laterale e intiepidito dal passaggio all’interno del muro delle condutture principali dell’impianto di riscaldamento del grande magazzino. Lo spazio inoltre era ben chiuso da almeno tre lati ed era abbastanza largo; stringendosi bene poteva ospitare due persone.
    Alcuni operai, dipendenti del market, sapevano di lui, ma nessuno gli aveva mai detto niente, e lui aveva interpretato quel silenzio come una specie di benevola complicità, come la volontà di lasciarlo continuare a vivere lì tranquillo.
    L’Avvocato passò di fronte al centro commerciale, di fianco al grande albero di Natale illuminato; ora la musica non era più la stessa. S’udivano le note di “Stille Nacht” un canto tedesco, un coro di bambini. Quella musica, quelle parole straniere lo indussero a ripensare a Romualdo, l’amico che non c’era più. Romualdo, da ragazzo, qualche anno dopo la guerra, aveva lavorato in Germania, conosceva il tedesco e tanti anni prima gli aveva spiegato il significato di quel canto, di Maria e Giuseppe che durante la sacra notte di Natale vegliano il piccolo Gesù, l’Agnello di Dio. “CHRIST DER RETTER IST DA”, “Cristo il Salvatore è qui” ripeteva quel canto:


    Romualdo era il più vecchio dei due ed era morto da alcuni anni. Con lui, l’Avvocato aveva diviso le proprie vicissitudini per tanto tempo. Avevano vissuto nella medesima baracca, sotto un ponte della ferrovia. In due era stato relativamente più facile sopravvivere. Finché un giorno l’amico aveva cominciato a sentirsi male, ad avere quella tosse terribile, a sputare sangue. Una sera, Romualdo aveva cominciato a tossire più violentemente del solito, ed il sangue era uscito copioso; delirando gli aveva mormorato: “Stai tranquillo, Avvocato. E’ tutto a posto…”. l’Avvocato era corso a chiedere aiuto. Quando era arrivata l’autoambulanza, Romualdo non dava più segni di vita. Il suo cuore non batteva già più, lo avevano caricato su una brandina e lo avevano portato via. Lui, guardandolo per l’ultima volta, aveva accennato ad un saluto. Poi aveva pianto, a lungo, e non avrebbe più smesso chissà per quanto se da quelle tristi lacrime, che sembravano vane mentre colando dalle sue guance bagnavano il suo giaciglio di cartone, non fossero invece fioriti nuovi imprevedibili sereni pensieri. Romualdo era stato un uomo buono ed era morto; l’Avvocato, dopo aver pianto, aveva deciso di continuare a parlargli per qualche settimana, poi poco per volta, aveva smesso. Quelle parole, le ultime dette dall’amico: “E’ tutto a posto…” gli impedivano di continuare a provare malinconia e rancore verso il destino e aveva perciò cessato di pensare al tempo come ad una persecuzione. Al contrario, aveva iniziato a sentirlo fratello, legato alla sua stessa necessità: trascorrere, passare, in attesa di raggiungere, prima o poi, anche lui, come era stato per il compagno, un “vago altro mondo”, lì vicino oppure lontano. L’amico buono Romualdo era morto, ma dentro di lui, malgrado la sua età, la sua vecchiezza, quel giorno in un certo senso, era nato un nuovo uomo.
    “Che cosa direbbe Romualdo? Che cosa farebbe Romualdo?” erano quelle le domande che ogni tanto, se e quando era il caso, gli capitava ancora di farsi.
    Spingendo la carrozzina, l’Avvocato raggiunse il suo rifugio. Liberò il cartone raccolto lo srotolò e lo posò sopra quello più vecchio già disteso sul fondo di cemento. Poi si sedette di fronte ad una vecchia larga cassetta di legno rovesciata e appoggiata su quattro mattoni che gli serviva da tavolino. Da un pacco della carrozzina, prese una candela la posò sulla cassetta e la accese. Da una tasca del vecchio pastrano tirò fuori una bottiglia di vino e dall’altra un grosso bicchiere, poi prese il pacchetto con la frutta e il panettone dalla carrozzina e posò tutto sulla cassetta vicino alla candela accesa.
    Contro la parete esterna, l’Avvocato aveva accumulato un po’ di legna raccolta, come il cartone, fra gli scarti degli imballaggi del market. Ne prese alcuni pezzi, li mise dentro un bidone metallico che si trovava di fianco alla cassetta ed accese un piccolo fuoco. Mentre si scaldava le mani, sentì un debole rumore all’esterno e si voltò verso il lato aperto del riparo; ad una decina di metri, lungo il muro del grande magazzino c’era un ombra. “Strano” pensò l’Avvocato che era entrato solo alcuni minuti prima e non aveva visto nessuno. Uscì e si avvicinò all’ombra per vedere meglio: era un uomo. Si chinò un poco per osservarlo in viso. Era disteso su un fianco, aveva i capelli lunghi e la barba, il volto era magro, ossuto e pallido e le labbra violacee. Poteva avere al massimo trenta, trentacinque anni. Gli occhi erano aperti e respirava con la bocca. L’alito non sapeva odore alcuno.
    “Sarà un drogato, o magari un ladro” pensò l’Avvocato, ma lui non aveva soldi nascosti. “Chi sei?” provò a chiedergli.
    Il giovane non gli rispose, ma gli allungò un braccio e la mano tremante mormorando: “Ho tanto da fare, stanotte”.
    Una mano senza nome tesa verso di lui, nella notte di Natale.
    “Dice che ha tanto da fare e non riesce nemmeno a tenersi in piedi” pensò l’Avvocato, che lo sollevò un poco da terra, e lo trascinò faticosamente tenendolo con le braccia sotto le ascelle sino al suo riparo. Spostò il cartone nuovo nello spazio libero oltre il suo, vi adagiò il corpo dello sconosciuto e lo coprì con la più pesante delle sue due coperte. Ora il muro della parte interna era ben riscaldato e quello era il punto più caldo del rifugio. L’Avvocato notò che c’era un grosso pezzo di masonite appoggiato all’esterno sul muro del market, lo prese e lo accostò al lato aperto chiudendolo come meglio poteva. Poi si rivolse di nuovo all’uomo e lo colpì con due schiaffetti sul viso.
    “Sveglia! Sveglia.. svegliati…” l’Avvocato aveva notato che era vestito solo con giacca e camicia, “devi scaldarti …” gli disse.
    Lo sconosciuto si sollevò un po’; seduto sul cartone, si appoggiò con la schiena al muro e gli fece un segno d’assenso con il capo.
    “Santiddio” pensò l’Avvocato, “meno male che si è ripreso”. Poi prese dalla carrozzina un pentolino, lo riempì del vino rosso della bottiglia e lo mise a scaldare sul fuoco. Dopo un paio di minuti lo versò nel bicchiere e glielo porse. Notò che dalla tasca della giacca dell’uomo sporgevano i capi di tre o quattro grosse chiavi, che sembravano tutte uguali e simili a quelle dei vecchi portoni. Lo sconosciuto bevve il vino caldo poi, dopo aver osservato meglio intorno a sé, guardo l’Avvocato negli occhi e disse: “Ho fame”.
    L’Avvocato non se lo fece ripetere. Tolse la frutta dal pacchetto e gliela mise davanti. “Mangia” gli rispose, offrendogliela e osservandolo. L’uomo prese una banana, la sbucciò e la divorò quasi senza masticare; lo stesso fece con l’altra banana, con una mela e con un paio di fichi. Divorava quella frutta come se non avesse mai mangiato in vita sua. Il suo viso riprese subito un po’ di colore. L’Avvocato sorrise, scartò il panettone, con un piccolo coltello lo tagliò in due fette e di nuovo glielo mise di fronte sulla cassetta, dicendogli però: “Aspetta solo un momento”. Aggiunse altra legna nel bidone, versò dell’altro vino nel bicchiere e glielo porse: “Bevi e mangia con calma,” continuò “con il panettone, il vino ti scalderà ancora, di più. Credo che tu ne abbia proprio bisogno”.
    Il giovane bevve il vino e senza dire nulla mangiò la fetta più grande del piccolo panettone. Dopo aver fissato l’Avvocato negli occhi ancora un’ultima volta, si lasciò andare sul fianco lungo il cartone, si copri bene con la coperta e subito s’addormentò.
    L’Avvocato mangiò quello che era rimasto lasciando sulla cassetta solo tre o quattro fichi e un piccolo pezzo del panettone. Poi gettò due o tre legni più grossi nel bidone, chiuse bene il pastrano e si sdraiò sul vecchio cartone. “Non è poi così logoro, anzi ha preso la forma giusta…” pensò, coprendosi come meglio poteva con l’altra coperta. “Aver trovato e raccattato quel cartone nuovo” meditò ancora, prima d’assopirsi “è stata una vera fortuna. Altrimenti, avrei dovuto dormire sul cemento...”.
    Quando si risvegliò il sole s’era già levato, erano passate da poco le otto del mattino. Si stupì d’aver dormito così a lungo, non succedeva da anni. Si sollevò sul fianco e subito si volse verso l’angolo dove si era addormentato lo sconosciuto.
    Ma l’uomo non c’era più. Alzandosi vide che aveva entrambe le coperte addosso. Con stupore notò anche che il cartone che aveva usato per lo sconosciuto ora era infilato sotto di lui, sopra il suo. “Come avrà fatto a ficcarmelo sotto la schiena?” si domandò sbalordito l’Avvocato “Probabilmente mentre mi giravo, durante il sonno…” pensò cercando di convincersi.
    Anche la brace era accesa e non faceva molto freddo. Forse quel tale se n’era andato da poco e prima di lasciarlo solo aveva riacceso il fuoco. Inoltre, il grande magazzino aveva tenuto aperto fino alle dieci e così anche l’impianto di riscaldamento era rimasto acceso più a lungo. L’Avvocato aggiunse un po’ di legna e la fiamma si riprese subito. Si ricordò che era il giorno di Natale. Era per quella ragione se nessun rumore di auto e persone aveva ancora turbato la pace che circondava la sua solitudine.
    Posata ben in vista al centro della cassa di legno, proprio di fianco al bicchiere vuoto, vide una delle vecchie chiavi tutte uguali che aveva notato la sera prima sporgere dalla tasca dell’ospite notturno. Mangiò i pochi avanzi del panettone e i fichi rimasti. “Che razza di ladro…” pensò divertito l’Avvocato, scaldandosi le mani sul fuoco “ha lasciato qui una delle sue chiavi di casa…” .
    v.f. Natale 2010

  2. #2
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    Predefinito Rif: "Come ladro nella notte"

    Citazione Originariamente Scritto da vanni fucci Visualizza Messaggio
    "Di nuovo verrò e come ladro nella notte"
    a F.L.,
    “Durante la notte di Natale, Egli ritorna in mezzo ai poveri per aiutarli a compiere qualche buona azione…” da un’antica leggenda fiamminga

    Era la sera della vigilia di Natale. Malgrado la crisi economica, durante gli ultimi giorni la pubblicità era stata particolarmente insistente ed efficace e fino a quelle ultime ore la gente aveva fatto acquisti in abbondanza.
    Dall’ingresso principale del grande magazzino s’udivano uscire le note di un canto famoso: “Adeste fideles laeti triunphantes, venite venite in Bethlehem…”. Per qualche misteriosa ragione, quel canto pareva rimanere sospeso nell’aria, ancorato nel grande piazzale, e non intraprendere, come sempre fanno le musiche e i canti natalizi durante la notte di Natale, le vie del cielo illuminato dalle stelle : “ natum videte Regem angelorum, venite adoremus…”
    Sul retro del grande supermarket vicino al punto di sosta degli automezzi dei fornitori, si era formata una piccola catasta di scatole di cartone. Il vecchio barbone si avvicinò, ne vide una particolarmente grande che sporgeva, sulla quale era impresso il nome di una nota marca di elettrodomestici. La sfilò dal mucchio e facendo forza la aprì dalla parte del fondo. Provò ad allargarla e gli parve sufficientemente grande. La richiuse su se stessa, appiattendola. Poi, la arrotolò come meglio gli riuscì e la legò al centro con uno spago. Appoggiò il rotolo sulla vecchia carrozzina arrugginita e spingendola si allontanò pensando che quello sarebbe stato il suo giaciglio durante la notte di Natale. Aveva già da parte un paio di vecchie coperte ed un altro cartone altrettanto grande, ma con quel pezzo nuovo e asciutto si sarebbe sentito più al caldo e sicuro.
    Il canto di Natale continuava: “Aeterni Parentis splendorem aeternum, velatum sub carne videbimus .… venite adoremus...”
    “Chi mi darà un po’ di pane e un po’di vino, oggi?” , “Dove dormirò stanotte?”… “E la serenità? Chi mi darà mai un po’ di serenità?”… sembravano quelle le domande alle quali ogni giorno il vecchio barbone dovesse dare una risposta. Eppure, già da un po’ di tempo e ancora di più in quei giorni, chi avesse posato lo sguardo su di lui, avrebbe invece notato come sul quel viso sporco e rugoso, con gli occhi piccoli e arrossati e la barba incolta e ingiallita, si fosse quasi cristallizzato l’aspetto di una pace invidiabile. E non si trattava solo del periodo natalizio: su quel volto, non c’erano evidenti segni di una costante seppur debole sofferenza né quelli della tristezza.
    Soltanto quelli della povertà.
    Un signore accompagnato da due bambini incrociandolo gli aveva regalato un pacchetto di frutta con due o tre mele, due banane ed una confezione di fichi secchi. Una donna aveva posato sulla sua carrozzina un piccolo panettone. Poi mentre saliva su una grossa macchina, dopo aver sistemato i pacchi dei regali di Natale sul sedile posteriore, aveva pensato con un po’ di vergogna alla propria eccessiva ricchezza. Affondando per un attimo quel breve pensiero nella propria anima, le era sembrato di sentire un rumore, come il primo colpo di piccone dato nella terra a scavare una fossa.
    “L’Avvocato”, questo era il soprannome del vecchio barbone, da anni non usciva più dalla città e, soprattutto durante la stagione invernale, non si allontanava mai dalla zona del grande centro commerciale. Aveva trovato un angolo dalla parte opposta rispetto all’ingresso del supermarket, nascosto, ben coperto da una tettoia laterale e intiepidito dal passaggio all’interno del muro delle condutture principali dell’impianto di riscaldamento del grande magazzino. Lo spazio inoltre era ben chiuso da almeno tre lati ed era abbastanza largo; stringendosi bene poteva ospitare due persone.
    Alcuni operai, dipendenti del market, sapevano di lui, ma nessuno gli aveva mai detto niente, e lui aveva interpretato quel silenzio come una specie di benevola complicità, come la volontà di lasciarlo continuare a vivere lì tranquillo.
    L’Avvocato passò di fronte al centro commerciale, di fianco al grande albero di Natale illuminato; ora la musica non era più la stessa. S’udivano le note di “Stille Nacht” un canto tedesco, un coro di bambini. Quella musica, quelle parole straniere lo indussero a ripensare a Romualdo, l’amico che non c’era più. Romualdo, da ragazzo, qualche anno dopo la guerra, aveva lavorato in Germania, conosceva il tedesco e tanti anni prima gli aveva spiegato il significato di quel canto, di Maria e Giuseppe che durante la sacra notte di Natale vegliano il piccolo Gesù, l’Agnello di Dio. “CHRIST DER RETTER IST DA”, “Cristo il Salvatore è qui” ripeteva quel canto:


    Romualdo era il più vecchio dei due ed era morto da alcuni anni. Con lui, l’Avvocato aveva diviso le proprie vicissitudini per tanto tempo. Avevano vissuto nella medesima baracca, sotto un ponte della ferrovia. In due era stato relativamente più facile sopravvivere. Finché un giorno l’amico aveva cominciato a sentirsi male, ad avere quella tosse terribile, a sputare sangue. Una sera, Romualdo aveva cominciato a tossire più violentemente del solito, ed il sangue era uscito copioso; delirando gli aveva mormorato: “Stai tranquillo, Avvocato. E’ tutto a posto…”. l’Avvocato era corso a chiedere aiuto. Quando era arrivata l’autoambulanza, Romualdo non dava più segni di vita. Il suo cuore non batteva già più, lo avevano caricato su una brandina e lo avevano portato via. Lui, guardandolo per l’ultima volta, aveva accennato ad un saluto. Poi aveva pianto, a lungo, e non avrebbe più smesso chissà per quanto se da quelle tristi lacrime, che sembravano vane mentre colando dalle sue guance bagnavano il suo giaciglio di cartone, non fossero invece fioriti nuovi imprevedibili sereni pensieri. Romualdo era stato un uomo buono ed era morto; l’Avvocato, dopo aver pianto, aveva deciso di continuare a parlargli per qualche settimana, poi poco per volta, aveva smesso. Quelle parole, le ultime dette dall’amico: “E’ tutto a posto…” gli impedivano di continuare a provare malinconia e rancore verso il destino e aveva perciò cessato di pensare al tempo come ad una persecuzione. Al contrario, aveva iniziato a sentirlo fratello, legato alla sua stessa necessità: trascorrere, passare, in attesa di raggiungere, prima o poi, anche lui, come era stato per il compagno, un “vago altro mondo”, lì vicino oppure lontano. L’amico buono Romualdo era morto, ma dentro di lui, malgrado la sua età, la sua vecchiezza, quel giorno in un certo senso, era nato un nuovo uomo.
    “Che cosa direbbe Romualdo? Che cosa farebbe Romualdo?” erano quelle le domande che ogni tanto, se e quando era il caso, gli capitava ancora di farsi.
    Spingendo la carrozzina, l’Avvocato raggiunse il suo rifugio. Liberò il cartone raccolto lo srotolò e lo posò sopra quello più vecchio già disteso sul fondo di cemento. Poi si sedette di fronte ad una vecchia larga cassetta di legno rovesciata e appoggiata su quattro mattoni che gli serviva da tavolino. Da un pacco della carrozzina, prese una candela la posò sulla cassetta e la accese. Da una tasca del vecchio pastrano tirò fuori una bottiglia di vino e dall’altra un grosso bicchiere, poi prese il pacchetto con la frutta e il panettone dalla carrozzina e posò tutto sulla cassetta vicino alla candela accesa.
    Contro la parete esterna, l’Avvocato aveva accumulato un po’ di legna raccolta, come il cartone, fra gli scarti degli imballaggi del market. Ne prese alcuni pezzi, li mise dentro un bidone metallico che si trovava di fianco alla cassetta ed accese un piccolo fuoco. Mentre si scaldava le mani, sentì un debole rumore all’esterno e si voltò verso il lato aperto del riparo; ad una decina di metri, lungo il muro del grande magazzino c’era un ombra. “Strano” pensò l’Avvocato che era entrato solo alcuni minuti prima e non aveva visto nessuno. Uscì e si avvicinò all’ombra per vedere meglio: era un uomo. Si chinò un poco per osservarlo in viso. Era disteso su un fianco, aveva i capelli lunghi e la barba, il volto era magro, ossuto e pallido e le labbra violacee. Poteva avere al massimo trenta, trentacinque anni. Gli occhi erano aperti e respirava con la bocca. L’alito non sapeva odore alcuno.
    “Sarà un drogato, o magari un ladro” pensò l’Avvocato, ma lui non aveva soldi nascosti. “Chi sei?” provò a chiedergli.
    Il giovane non gli rispose, ma gli allungò un braccio e la mano tremante mormorando: “Ho tanto da fare, stanotte”.
    Una mano senza nome tesa verso di lui, nella notte di Natale.
    “Dice che ha tanto da fare e non riesce nemmeno a tenersi in piedi” pensò l’Avvocato, che lo sollevò un poco da terra, e lo trascinò faticosamente tenendolo con le braccia sotto le ascelle sino al suo riparo. Spostò il cartone nuovo nello spazio libero oltre il suo, vi adagiò il corpo dello sconosciuto e lo coprì con la più pesante delle sue due coperte. Ora il muro della parte interna era ben riscaldato e quello era il punto più caldo del rifugio. L’Avvocato notò che c’era un grosso pezzo di masonite appoggiato all’esterno sul muro del market, lo prese e lo accostò al lato aperto chiudendolo come meglio poteva. Poi si rivolse di nuovo all’uomo e lo colpì con due schiaffetti sul viso.
    “Sveglia! Sveglia.. svegliati…” l’Avvocato aveva notato che era vestito solo con giacca e camicia, “devi scaldarti …” gli disse.
    Lo sconosciuto si sollevò un po’; seduto sul cartone, si appoggiò con la schiena al muro e gli fece un segno d’assenso con il capo.
    “Santiddio” pensò l’Avvocato, “meno male che si è ripreso”. Poi prese dalla carrozzina un pentolino, lo riempì del vino rosso della bottiglia e lo mise a scaldare sul fuoco. Dopo un paio di minuti lo versò nel bicchiere e glielo porse. Notò che dalla tasca della giacca dell’uomo sporgevano i capi di tre o quattro grosse chiavi, che sembravano tutte uguali e simili a quelle dei vecchi portoni. Lo sconosciuto bevve il vino caldo poi, dopo aver osservato meglio intorno a sé, guardo l’Avvocato negli occhi e disse: “Ho fame”.
    L’Avvocato non se lo fece ripetere. Tolse la frutta dal pacchetto e gliela mise davanti. “Mangia” gli rispose, offrendogliela e osservandolo. L’uomo prese una banana, la sbucciò e la divorò quasi senza masticare; lo stesso fece con l’altra banana, con una mela e con un paio di fichi. Divorava quella frutta come se non avesse mai mangiato in vita sua. Il suo viso riprese subito un po’ di colore. L’Avvocato sorrise, scartò il panettone, con un piccolo coltello lo tagliò in due fette e di nuovo glielo mise di fronte sulla cassetta, dicendogli però: “Aspetta solo un momento”. Aggiunse altra legna nel bidone, versò dell’altro vino nel bicchiere e glielo porse: “Bevi e mangia con calma,” continuò “con il panettone, il vino ti scalderà ancora, di più. Credo che tu ne abbia proprio bisogno”.
    Il giovane bevve il vino e senza dire nulla mangiò la fetta più grande del piccolo panettone. Dopo aver fissato l’Avvocato negli occhi ancora un’ultima volta, si lasciò andare sul fianco lungo il cartone, si copri bene con la coperta e subito s’addormentò.
    L’Avvocato mangiò quello che era rimasto lasciando sulla cassetta solo tre o quattro fichi e un piccolo pezzo del panettone. Poi gettò due o tre legni più grossi nel bidone, chiuse bene il pastrano e si sdraiò sul vecchio cartone. “Non è poi così logoro, anzi ha preso la forma giusta…” pensò, coprendosi come meglio poteva con l’altra coperta. “Aver trovato e raccattato quel cartone nuovo” meditò ancora, prima d’assopirsi “è stata una vera fortuna. Altrimenti, avrei dovuto dormire sul cemento...”.
    Quando si risvegliò il sole s’era già levato, erano passate da poco le otto del mattino. Si stupì d’aver dormito così a lungo, non succedeva da anni. Si sollevò sul fianco e subito si volse verso l’angolo dove si era addormentato lo sconosciuto.
    Ma l’uomo non c’era più. Alzandosi vide che aveva entrambe le coperte addosso. Con stupore notò anche che il cartone che aveva usato per lo sconosciuto ora era infilato sotto di lui, sopra il suo. “Come avrà fatto a ficcarmelo sotto la schiena?” si domandò sbalordito l’Avvocato “Probabilmente mentre mi giravo, durante il sonno…” pensò cercando di convincersi.
    Anche la brace era accesa e non faceva molto freddo. Forse quel tale se n’era andato da poco e prima di lasciarlo solo aveva riacceso il fuoco. Inoltre, il grande magazzino aveva tenuto aperto fino alle dieci e così anche l’impianto di riscaldamento era rimasto acceso più a lungo. L’Avvocato aggiunse un po’ di legna e la fiamma si riprese subito. Si ricordò che era il giorno di Natale. Era per quella ragione se nessun rumore di auto e persone aveva ancora turbato la pace che circondava la sua solitudine.
    Posata ben in vista al centro della cassa di legno, proprio di fianco al bicchiere vuoto, vide una delle vecchie chiavi tutte uguali che aveva notato la sera prima sporgere dalla tasca dell’ospite notturno. Mangiò i pochi avanzi del panettone e i fichi rimasti. “Che razza di ladro…” pensò divertito l’Avvocato, scaldandosi le mani sul fuoco “ha lasciato qui una delle sue chiavi di casa…” .
    v.f. Natale 2010
    VANNI FUCCI, sei straordinario, mi hai commosso. LEGGETELO

  3. #3
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    Predefinito Rif: "Come ladro nella notte"

    Citazione Originariamente Scritto da ada desantis Visualizza Messaggio
    VANNI FUCCI, sei straordinario, mi hai commosso. LEGGETELO
    Stanno parlando di politica, non fanno caso all'arte.
    Ultima modifica di vanni fucci; 12-12-10 alle 16:34

  4. #4
    il pleure dans mon coeur
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    Predefinito Rif: "Come ladro nella notte"

    Citazione Originariamente Scritto da ada desantis Visualizza Messaggio
    Stanno parlando di politica, non fanno caso all'arte.
    ....non tutti....

  5. #5
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    Predefinito Rif: "Come ladro nella notte"

    Citazione Originariamente Scritto da tricatel Visualizza Messaggio
    ....non tutti....
    Bravò, pourqoi pleure ton coeur mon ami?
    Ultima modifica di Ada De Santis; 12-12-10 alle 17:36

  6. #6
    il pleure dans mon coeur
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    Predefinito Rif: "Come ladro nella notte"

    Citazione Originariamente Scritto da ada desantis Visualizza Messaggio
    Bravò, pourqoi pleure ton coeur mon ami?
    ...parce que, dans la vie il y a toujors quelche chose.....

    ma sono solo attimi, di solito sono allegra.....

  7. #7
    Me ne frego
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    Predefinito Rif: "Come ladro nella notte"

    Citazione Originariamente Scritto da tricatel Visualizza Messaggio
    ...parce que, dans la vie il y a toujors quelche chose.....

    ma sono solo attimi, di solito sono allegra.....
    Tu est une femme, pardonne moi.Tutti abbiamo momenti tristi, poi passano. Io lo sono sempre sotto le feste, penso a chi non c'è più, mi tornano in mente i giorni dell'infanzia, spensierati ,allegri, senza preoccupazioni. Non posso lamentarmi , ma i ricordi belli o brutti, li abbiamo tutti, poi basta la carezza di mio marito il sorriso di mia figlia e la i brutti pensieri diventano dolci ricordi.
    Un besair mon amie
    Ultima modifica di Ada De Santis; 12-12-10 alle 18:27

  8. #8
    Me ne frego
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    Predefinito Rif: "Come ladro nella notte"

    Ciao VANNI, splendido scrittore. un abbraccio affettuosoiaociao:
    Ultima modifica di vanni fucci; 12-12-10 alle 20:58

  9. #9
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    Predefinito Rif: "Come ladro nella notte"

    Caro Vanni,

    non sono bravo con le parole come lo sei tu, ma davvero complimenti per il bel racconto.



  10. #10
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    Predefinito Rif: "Come ladro nella notte"

    Citazione Originariamente Scritto da ada desantis Visualizza Messaggio
    Stanno parlando di politica, non fanno caso all'arte.
    Citazione Originariamente Scritto da tricatel Visualizza Messaggio
    ....non tutti....
    Già...

    Bravissimo Vanni!

 

 
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