Il film noir di martedì 14 dicembre
di Giampaolo Pansa
Ammaliato e coinvolto. Confesso di sentirmi così di fronte al capitolo finale della crisi politica italiana. Neppure una squadra di formidabili sceneggiatori, affiancati da un grande regista di film noir, avrebbe saputo costruire una storia tanto avvincente. E con un attore protagonista del calibro di Silvio Berlusconi. La sua maschera ci resterà nella memoria per molto tempo. Sia che vinca o che perda nel giorno del giudizio, il martedì 14 dicembre 2010.
La prima parte del film potrebbe avere per titolo “Dalle stelle alle stalle”. Il Cavaliere esce dal voto del 2008 con una maggioranza straripante, un blocco ferreo di parlamentari senza precedenti nella Seconda Repubblica. Ma a distanza di due anni, si ritrova in mutande e alle prese con il pallottiere.
er capire quanti voti in più riuscirà ad avere rispetto all’ammucchiata delle opposizioni. Uno, tre, cinque? Berlusconi si dice sicurissimo di vincere. Tuttavia sappiamo che in politica, come nella vita, non esiste mai una certezza assoluta.
Infatti, anche il suo avversario numero uno sostiene di avere la vittoria in tasca. Sto parlando di Gianfranco Fini, il camaleonte più sorprendente dello zoo partitico nazionale. Lui doveva tutto a Berlusconi, a cominciare dall’uscita dal ghetto post-fascista. Eppure ha cercato di ucciderlo. Con una guerriglia continua, iniziata subito dopo l’ingresso nel Popolo della libertà. È inutile che gli scudieri finiani ripetano di continuo che Gianfry è stato espulso dal Berlusca. Gli italiani non sono fessi. E se avessero di fronte il duo Bocchino & Granata, li manderebbero a scopare il mare. Dopo avergli dato un consiglio: «Vallo raccontare a tua nonna!».
Adesso Fini, insieme a Tonino Di Pietro e a Pier Luigi Bersani, ha scovato l’ultima trovata prima del cruciale 14 dicembre: la denuncia del calciomercato dei parlamentari. S’intende quelli che dalle loro parrocchie passano, o tornano, sotto le bandiere del Caimano, in cambio di soldi o di favori. Non so dire se la faccenda sia vera. Ma se lo è, mi suscita un pensiero bizzarro.
Il pensiero è che i primi responsabili del traffico siano proprio i capi partito che oggi se ne lamentano. Se fossi un loro elettore, gli direi incavolato: ma chi mi avete fatto eleggere? Chi avete osato mandare alla Camera e al Senato? Siete stati voi a nominare dei quaquaraquà, pronti a cambiare casacca in cambio di una mancia. La colpa è vostra. Lo segnalo, rispettosamente, alla Procura della Repubblica di Roma. Nel caso le sembri un elemento utile all’inchiesta appena aperta.
Tuttavia, le sequenze cruciali del film noir saranno quelle del 14 dicembre. E avranno soltanto due possibili finali, A e B. Il finale A è quello della vittoria di Berlusconi. Al Cavaliere non importerà di farcela per pochissimi voti. O anche per uno solo. Pure il successo più striminzito sembrerà un trionfo rispetto alla sconfitta delle opposizioni. Che a quel punto si ritroveranno come il mitico don Falcuccio: nude di dietro e nude davanti.
La caduta della loro mozione di sfiducia provocherà un terremoto. Fini dovrà ritirarsi nel bunker futurista e verrà messo sotto processo dalle colombe del partito. La guida del Terzo polo andrà a Casini. Di Pietro dovrà cedere il passo a De Magistris. Il leader del Pd, Bersani, si troverà alle prese con un immediato calo d’autorità. A tutto vantaggio della talpa che gli sta scavando il terreno sotto i piedi, il Vendola dall’orecchino magico.
Restando sempre all’ipotesi A, la domanda delle domande è se il Cavaliere sarà in grado di governare anche con un margine minimo di voti in Parlamento. In proposito il Bestiario ha un’opinione che, per altro, non conta nulla: Berlusconi non ce la farà, soprattutto sul tempo lungo. Le imboscate della minoranza diventeranno quotidiane. E il proposito di durare sino al 2013 si rivelerà un’illusione inconsistente, una foglia destinata a cadere al primo soffio di vento.
Ci vorrà un’altra crisi di governo. Ma anche allora il Cavaliere rifiuterà di passare la mano. Infatti il giorno che dovesse lasciare ad altri, anche del suo partito, la poltrona di Palazzo Chigi, si troverebbe subito nel tritacarne della magistratura. Siamo abituati a dire che bisogna difendersi nei processi e non dai processi. Eppure vorrei vedere come si comporterebbero i tanti politici che predicano così.
Esiste poi l’ipotesi del finale B. Il Cavaliere perde in modo netto il match del 14 dicembre. Anche in una sola delle due Camere. A quel punto, il governo dovrà dimettersi e tutto finirà nelle mani del presidente della Repubblica. Ma neppure Giorgio Napolitano sa che cosa potrà accadere. O almeno così dicono le cronache. Non vorrei essere al suo posto. Per la stima che ho di lui, posso soltanto augurargli di saper trovare il finale giusto del film noir.
Da quel che capisco sondando alla buona gli umori delle persone che mi capita d’incontrare all’edicola, al bar, in trattoria, sul treno o a passeggio, c’è una soluzione che convince ben pochi, compresa anche gente non ha votato per il centrodestra. È il Governissimo del Ribaltone, con dentro tutti, tranne i vincitori del 2008, ossia il Pdl e la Lega.
Molti lo vedono come un trucco ignobile, per rovesciare un verdetto popolare. È vero che l’italiano qualunque vuole un governo che governi, soprattutto in questi tempi da lupi. Però il troppo stroppia. Siamo un popolo di formiche, pazienti e laboriose. Eppure è da saggi non dimenticare il vecchio adagio: talvolta anche le formiche, nel loro piccolo, s’incazzano.
sabato, 11 dicembre 2010
Il Riformista
Difficile che si possa meglio definire le gesta del bastardone traditore e Giampaolo Pansa , come suo solito , sa farlo nel migliore dei modi .
Non una virgola fuori posto , la pura e semplice verità .
Un cesso di uomo , il traditore bastardone , che pugnala alle spalle chi l'ha fatto uscire dal ghetto . Ma la formica dormiente che s'incazza saprà bene vendicarsi nel migliore dei modi .... soliti calci nel culo e mandarlo a cagare . .... :sofico:





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iaociao:
