Calearo: dai 350 mila euro ai 500 mila euro per stare dalla parte di Berlusconi, ma al Senato possono salire le quotazioni.
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Calearo: dai 350 mila euro ai 500 mila euro per stare dalla parte di Berlusconi, ma al Senato possono salire le quotazioni.
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Ultima modifica di ItaliaLibera; 09-12-10 alle 19:22 Motivo: adeguamento titolo all'originale linkato
Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
(brunik - 25/09/2011)


e preoccupante solo il fatto che ne offra così pochi :mmm:


Io non ho ancora capito cosa cazzo si aspetta a far luce su queste notizie di compravendita di voto parlamentare.....va bene che è uno schifo, capisco che con un pagliaccio simile come PdC lo schifo aumenti esponenzialmente, ma porca pu....., se beccano un cantoniere cimiteriale a beccarsi 5 euro di mancia alla ricorrenza dei Santi e dei Morti gli fanno quasi un culo così, questi invece cazzo fanno?Pagano bellamente alla luce del sole e corrompono senza problemi?
Ma qualcuno vuole far luce come si deve, su queste dichiarazioni da incubo?
Ultima modifica di C@scista; 08-12-10 alle 22:55


Ho seguito il link dell'articolo e l'ho letto tutto.
Questo è ciò che Calearo dichiara all'interno dell'intervista, ritengo sia interessante darci una sguardata...
“Un nutrito gruppo di parlamentari del Pd mi sta tempestando di messaggi del tipo: ‘Massimo, almeno tu che hai la possibilità di farlo, vota a favore del governo”, racconta. Insomma, tutto pur di non perdere la pensione, e la tensione in merito è assolutamente bipartizan. D’altronde, spiega Calearo, il punto è che “c’è gente che ha il mutuo da pagare, le rate degli ultimi acquisti, i sogni e i progetti su cui aveva puntato ad inizio legislatura”. Storie quotidiane di casi umani: la tentazione di tradire il partito e votare la fiducia, si capisce, è così comprensibilmente alta. Secondo Calearo, è tutto molto chiaro: il palazzo non è più un palazzo, al massimo è un “mercato”. Il picco delle telefonate per contrattare la fiducia, ne è sicuro, si raggiungerà l’8 dicembre, complice il giorno di ferie per l’immacolata.
SITUAZIONE COMPLESSA – I giudizi politici di Massimo Calearo spaziano, poi dal terzo polo, a Montezemolo, al governo Berlusconi e al Pd. Innanzitutto non c’è nessun terzo polo, semmai un “terzo pollo” - e lui ne deve saper qualcosa, visto che ne è fuoriuscito di gran fretta. Un “terzo pollo” fatto da “due polli ed una volpe”, che alla fine se li mangia entrambi: Calearo non dice chi è, ma probabilmente si riferisce a Gianfranco Fini. Montezemolo, gli chiede Tommaso Labate del Riformista? Lui lo conosce, ed è sicuro che per ora non entrerà in politica. Ancora: “Nel Pd la situazione è pessima”. E che farà, Calearo, il 14? La domanda è complicata ma calzante: Calearo, secondo se stesso, non è comprabile. “Calearo, io non ho nulla da offrirle perchè lei, come me, vive del suo“, gli avrebbe detto Silvio Berlusconi quando si sono incontrati, e poi sono finiti “a parlare solo di economia”.
:sofico:
Figliolo, lei è un asino...
(D.Pastorelli, cit.)




Sono conversazioni esplicite in cui si offre una somma di denaro: 300-500 mila euro a deputato.
Ma il bello è che questi soldi, non li paga il diretto interessato, il consumatore finale che beneficia del voto.
Li paga sempre il contribuente "a sua insaputa".
Quanto vuoi? mezzo milione di euro? Ti faccio rieleggere alle prossime elezioni e siamo pari oppure se non ti rieleggono ti faccio fatturare 100 mila euro di consulenza al comune di VattelaPesca, ti faccio diventare Presidente del Cda della fondazione CariCazz in Padania ...
Ti faccio fare il consigliere in Cda nella municipalizzata dell'energia... fino ad un ammontare di mezzo milione di euro nell'arco di 5 anni.
E' come uno che vuole fare il frocio con il culo degli altri.
Ultima modifica di stefaboy; 08-12-10 alle 23:50
Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
(brunik - 25/09/2011)


ecco come appare adesso il sito di Domenico Schilipoti (IDV indeciso sul votare la fiducia a Berlusconi)
è uno screenshot della homepage. Tu ci clicchi sopra e hai un'immagine fissa,
come un trompe-l'œil
Ultima modifica di stefaboy; 09-12-10 alle 00:11
Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
(brunik - 25/09/2011)


Il parlamentare dell'Idv Scilipoti fa ironia su se stesso. E mette in linea sul suo sito una celebre scena di Totò, tratta dal film 'Gli onorevoli'. Scilipoti potrebbe votare la fiducia al governo, il partito è pronto a cacciarlo
Così appariva l'homepage prima dell'auto-defacing
Ultima modifica di stefaboy; 09-12-10 alle 00:29
Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
(brunik - 25/09/2011)


Gli interventi in aula di Domenico Scilipotti, detto 'Scillo':
"Il Governo costituisce il maggiore ostacolo sulla via del necessario rinnovamento delle istituzioni. Assistiamo ad un’inerzia generalizzata riguardo ai problemi più pressanti, quali le necessarie riforme istituzionali e l’emergenza economica, mentre tutto è concentrato sulla ricerca di scappatoie per sfuggire ai giudici!"(10 luglio 2008)
"Qualcuno che affermava di difendere i sacrosanti diritti degli esseri umani e dei cittadini italiani oggi sposa delle battaglie solo perché al servizio – scusate l’espressione – di una casta o di un padrone o, ancor più grave, degli interessi solo ed esclusivamente personali di qualcuno
"Molte volte all’interno del Parlamento non c’è la disponibilità, né la possibilità, di esprimere ciò che si pensa (…) perché [i deputati] debbono essere eletti solo ed esclusivamente da alcuni leader di partito che molte volte (nel 70 per cento dei casi) non scelgono in base alla riflessione e al lavoro fatto dai parlamentari, ma solo esclusivamente in base all’affidabilità e alla fedeltà."
(2 marzo 2010)
"Perché molte volte, a nostro giudizio, viene delegittimato il Parlamento? Esso viene delegittimato perché i cittadini italiani non credono più nei partiti che rappresentano i cittadini, perché i partiti sono lontani dai cittadini ed esiste un movimento trasversale nel Paese che è proprio stanco di vedere queste sceneggiate."
(17 luglio 2008)
Ultima modifica di stefaboy; 09-12-10 alle 00:44
Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
(brunik - 25/09/2011)


IL CASO
Mercato dei voti
l'Idv contro Scilipoti
"Sei un Giuda". Il deputato: "Diro' no alla sfiducia". E la caccia agli incerti si allarga
di ANTONELLO CAPORALE
ROMA - "Allora sai che c'è? Io non voto la sfiducia". "Ti comporti da Giuda. Venduto per trenta danari". Sui danari, se davvero ci sono sul tavolo, e se sono proprio trenta, di meno o anche di più, è iniziata una discussione che ieri ha condotto alla popolarità del mercato politico Domenico Scilipoti.
Medico messinese di Terme Vigliatore, agopunturista con vasti interessi nella naturopatia, nella musicoterapia, contro il mercurio e l'elettrosmog. Uomo politico con un passato altalenante - si segnalano infatti nel curriculum diverse trombature politiche - e forse atterrito dall'idea di andare di nuovo, grazie al no a Berlusconi, a sfidare il destino elettorale non sempre come detto benigno. "Ma capisce? Si è rifiutato di parlare con Di Pietro, il presidente del partito", ha dichiarato sconsolato Massimo Donadi. E tra i corridoi del suo partito viene definita "desolante" la vicenda che avrebbe origini in presunte "difficoltà economiche". Secondo questa versione si tratterebbe di una compravendita a tutto tondo: clamorosa, evidente, plateale. "Donadi mi ha gettato fango addosso, non voto più la sfiducia", ha reagito Scilipoti, tampinato dal Pdl fin da settembre, e ieri collassato dinanzi alla forza d'urto incessante di una perorazione che si racconta sia stata stringente e davvero piuttosto convincente. E' anche certo che oramai non c'è crisi di governo senza che la squadra di Di Pietro perda pezzi, a conferma della curiosa asimmetria
tra l'intransigenza antiberlusconiana del leader e la accomodante neutralità, on demand, di qualcuno della sua truppa.
"Tra i 350 mila euro e i 500 mila euro", sarebbe il prezzario che Massimo Calearo, imprenditore veneto, prima col Pd, poi con l'Api, adesso senza fissa dimora, ha comunicato ieri al Riformista come tetto verosimile delle trattative per acquisire voti al governo. Cifre che non attengono alla sua propria mobilità ("Berlusconi mi ha detto: non ho nulla da offrirle perché lei, come me, vive di ciò che già ha") ma è riferita ai tanti che avrebbero bisogno di un "aiutino" per saltare il fosso.
"A me di soldi non hanno più parlato, ha garantito Antonio Razzi che due mesi fa annunciò di aver rifiutato l'imperdibile offerta di vedersi il mutuo azzerato se avesse convertito il no in un sì. Un cenno della testa e il conto in banca saldato. "Non ho cambiato idea ma ancora non capisco a cosa serva la sfiducia. Devo riflettere".
Nel pacchetto di riflessione è inclusa la richiesta al governo di revocare i provvedimenti che chiudono gli uffici periferici delle ambasciate: "Io sono eletto all'estero e questo problema è assai sentito. Quindi mi aspetto una soluzione. Prima vedo e poi forse...". Quindi - e come minimo - il suo voto contro Berlusconi è in stand by.
E sono due. "No, Razzi non si muove, garantito", dichiara Donadi, capogruppo in apnea fino al 14 dicembre quando il tabellone dei voti di Montecitorio dirà chi ha tradito e chi no. Ma anche il tradimento, che si vorrebbe certo e definitivo, in questa fase del mercato risulta provvisorio, piuttosto precario. Maurizio Grassano, per esempio, ha cambiato in una decina di giorni quattro partiti, senza mai mettere piede in nessuno di essi. Fuori dalla Lega e ai margini del Pdl. Poi con i liberaldemocratici, infine con il monogruppo di Francesco Pionati. Per giungere confusamente, secondo le ultime indiscrezioni, nell'area del no a Berlusconi. Ieri Grassano, da Alessandria (trenta giorni di domiciliari all'attivo per una vicenda giudiziaria che giura di subìre ingiustamente) è stato a colloquio con Fini e Casini ai quali avrebbe annunciato la decisione: dirà no al governo.
Con Scilipoti, ma senza Grassano. E siamo dunque ancora inchiodati allo zero a zero. Così via all'affondo. Sempre ieri Denis Verdini ha offerto un caffè al bar della galleria Sordi, cinquanta metri da palazzo Chigi, a Paolo Guzzanti, prima amico e ora testimonial col suo libro - Mignottocrazia - della avversione alla continuità berlusconiana. "Non mi ha convinto", ha detto Guzzanti. La chiusura delle attività parlamentari, decisa prefigurando appunto questa operosità alternativa, produrrà oggi il picco di scambi e contatti. Sotto mira il gruppo dei finiani, oggetto di un pressing che avanza di intensità col passare delle ore. Ma le operazioni sono a tutto campo. Anche con la Volkspartei l'approccio sembra avviato bene e Siegfried Brugger commenta: "Da tempo chiediamo il nuovo carcere di Bolzano, per il quale in questi giorni abbiamo avuto l'assicurazione dal ministro Alfano che si farà, e stiamo trattando con Tremonti una deroga al patto di stabilità, per liberare 100 milioni di euro di investimenti".
Tutto è in linea con le previsioni della vigilia. Aggiornamenti previsti ogni ventiquattro ore.
(08 dicembre 2010)
Mercato dei voti l'Idv contro Scilipoti - Repubblica.it