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    Predefinito E adesso Fini deve andare a Casa.

    di S. Tramontano pg.4 de ilgiornale.it del 15 12 2010

    Fini? Fini è solo.
    Questo dice il 14 dicembre.
    Non lo vede Casini, non lo vede Bersani, non lo ha mai visto Di Pietro.
    Non vuole più vederlo Berlusconi.
    E anche tra i suoi si sussurra che molte colombe vogliano tornare a casa.

    Quello che vede Gianfranco dal suo posto a Montecitorio è uno spettacolo desolante.
    Ma presto potrebbe tornare giù, ad altezza d’uomo.
    Tutti, a destra e sinistra, si aspettano che Fini si dimetta da presidente della Camera.
    Lo chiede la maggioranza con insolita chiarezza.
    E diversi ministri sono intervenuti perché faccia un passo indietro.
    C’è imbarazzo anche nell’opposizione.
    Follini con cortesia gli fa notare che quando lui lasciò la maggioranza si dimise da tutte le cariche: «Ma sono scelte personali».
    Niente da fare. Fini non è Follini. Ha scelto che lo scranno più alto di Montecitorio sarà il suo fortino. E ci si aggrappa come un naufrago, disperato.

    Fini è la fotografia di una sconfitta.
    Legge con voce impersonale i numeri del suo fallimento.
    La delusione è tanta, il volto teso, con gli occhi sgranati.
    Davanti alla processione dei si alla fiducia mostra che forse non se lo aspettava.
    Era ancora sicuro di farcela.
    Eppure qualcosa non ha funzionato.
    Quando ha visto che Moffa non era lì a votare ci è rimasto davvero male.
    «Non me lo aspettavo. Non me lo aspettavo proprio», ha sussurrato con gli occhi bassi.
    Sconfitto da se stesso: se il Fli avesse retto ora saremmo qui a raccontare un’altra storia. Invece tocca a Fini masticare la delusione trasformandola in odio.

    Basta ascoltare cosa dice Bocchino dietro le quinte e Granata a destra e manca: «Berlusconi? Gli renderemo la vita impossibile».

    La spallata non è riuscita. Ancora una volta non è stato all’altezza delle sue aspettative.
    Nelle scommesse politiche del presidente della Camera c’è sempre qualcosa che balla, una cifra che non torna, un azzardo che all’improvviso diventa troppo alto.
    Questa doveva essere la sua giornata.
    Questo 14 dicembre se lo era costruito a tavolino, sicuro che il suo avversario fosse alle corde, con le mani basse e senza via d’uscita.
    Il guaio di Fini è che sottovaluta sempre Berlusconi.
    È per questo che al momento di mostrare le carte i suoi bluff vengono scoperti.

    Quello che ci lascia in eredità questa giornata fredda e con le strade ammaccate è l’inconsistenza del Fli.
    Il suo partito è depresso e diviso.
    La dittatura dei suoi nuovi colonnelli, Bocchino, Granata, Briguglio, ha umiliato chi lo ha seguito per una scelta di cuore.
    Non immaginando che il capo anche questa volta si sarebbe dimostrato freddo e distante.
    Non è facile innamorarsi di Fini.
    È uno che ti fa sentire in debito con la vita.
    L’unica cosa concreta che è riuscito ad ottenere da questa vicenda è il clima da guerra civile che si respira nel centrodestra. Il resto è un muro.

    La chiarezza di schierarsi all’opposizione non cambia i suoi progetti.
    Si va avanti con la strategia della guerriglia: sabotare, disfare, preparare agguati, contrastare.
    «D’ora in poi - sintetizza un finiano - saremo una falange macedone.
    Saremo un esercito compatto, perché dobbiamo difenderci...».
    Ma tutto questo ha un valore solo negativo. Non ha un futuro. È lo sfogo rancoroso di un antiberlusconismo privato e viscerale. È l’unica merce politica che riescono a mettere sul mercato.
    Solo che accanto al loro negozio ci sono concorrenti molto più ricchi e antichi.

    Lo strappo dalla maggioranza non ha costruito nulla. La diaspora dell’altra destra non è un’alternativa.
    Fini ha deluso i suoi nuovi compagni di strada.
    Non è lui l’antidoto a Berlusconi.
    Ed è un uomo che ormai odora di insuccesso.
    L’alleanza con Casini non è mai decollata.
    Fini si è infilato in un vicolo cieco.
    Non può tornare da Berlusconi, ma non c’è nessun altro che è pronto a scommettere sulla sua fortuna.
    Non gli resta che correre da solo, con una squadra a pezzi e senza il favore degli elettori.
    È da qui che deve ripartire, ma ci vorrebbe un colpo d’ala.

    Invece no.
    Quello che si vede è lo sforzo di un uomo che resta abbarbicato all’ultima poltrona della sua vita.

    fine di un ex -fascista- che tenta -accoppiarsi- con gli ex comunisti.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: E adesso Fini deve andare a Casa.

    La disfatta del Bocchino Furioso

    Giancarlo Perna pg.5 de ilgiornale.it 15 12 2010

    Quello sulla sfiducia al governo doveva essere per Italo Bocchino il discorso della vita. È stato invece la Waterloo dell’arrembante parlamentare napoletano.

    Bello non si considera neanche lui, ma ieri in Aula, Italo era così brutto da farsi torto.
    Davanti al teleschermo, mi sono dovuto scansare ripetutamente per evitare gli schizzi di rabbia.
    Occhi cattivi, voce furente, bava alla bocca.
    Questa della bava alla bocca è una delle accuse preferite che il giovanotto fa agli avversari nei dibattiti tv per farli uscire dai gangheri.
    L’ha rinfacciato spesso anche ad Alessandro Sallusti, ma a torto perché il direttore di questo giornale è invece un tipo da ira fredda.
    In ogni caso, dopo la performance di ieri è un’osservazione che Bocchino non può più permettersi.

    Lato estetico a parte, è stata la farloccaggine dell’arringa a impressionare. Specialista in rovesciamenti di frittate, Bocchino ha superato se stesso.
    Ha avuto la faccia di accusare Cav di ribaltonismo.
    Sempre che abbia capito bene perché nella concitazione l’oratore ha fatto a pezzi la logica.

    Ha detto, tra uno sbocco d’odio e l’altro: «Lei raccatta i voti di dieci deputati dell’opposizione per cacciare brutalmente chi è stato eletto con la maggioranza (noi finiani, ndr)».

    Analizziamo insieme. Sono sei mesi che Gianfranco Fini, Bocchino, Granata, Briguglio e compari attaccano il governo, incolpando il Berlusca di ogni nefandezza.
    Gli hanno fatto sgambetti parlamentari, lo hanno insultato nei talk show, Gianfry è stato beccato mentre si compiaceva con un pm per le «rivelazioni» del mafioso Spatuzza.
    E ora Italo fa la vittima perché alcuni deputati si sono schierati col premier, mandando a monte l’intrigo finiano.
    Ci vuole stomaco e Bocchino, purtroppo per lui e per chi gli deve vivere accanto, ce l’ha.

    Ma poiché le menzogne hanno le gambe corte, il bugiardo si è dato la zappa su piedi.
    Grazie alla sua stupidità, ascoltato l’intervento, tre del suo gruppo si sono ribellati e hanno scelto di schierarsi col governo.
    Due deputate finiane, Catia Polidori e Maria Grazia Siliquini, hanno addirittura votato la fiducia e una di loro è tornata nel Pdl.
    Il terzo, Silvano Moffa, ha imboccato una via di mezzo che si può così riassumere: il suo cuore batte per il Cav; vota però la sfiducia, chiede che Italo sia cacciato da capogruppo del Fli e infine lascia il partito.
    Con questo, la pattuglietta del presidente della Camera è azzoppata, divisa e con un futuro incerto. Un capolavoro.

    Del patetico voltafaccia di Gianfry & Co., Bocchino è stato l’anima nera.
    È lui che ha cavalcato la frustrazione di Fini nei riguardi del Berlusca. Individuato il punto debole del capo, ha soffiato sul fuoco spingendolo alla rottura. Aveva a colpo sicuro intravisto il vantaggio che gliene sarebbe derivato: guadagnare visibilità.

    Fino a un anno fa, il giovanotto era un perfetto sconosciuto.
    Quarta fila di An, Italo era in Parlamento da tre lustri senza che se ne fosse accorto nessuno.
    Agli inizi, si era accodato a Giuseppe Tatarella di cui è stato il portaborse.
    Alla sua morte, nel 1999, era finito nello stagno dei peones.
    Fini non lo degnava di uno sguardo e lui, pieno di rancore, si è schierato con Maurizio Gasparri, avversario interno del capataz.
    Colpito nella vanità, Gianfry gli ha fatto però capire che se non cambiava rotta per lui era finita.

    Per punirlo, nell’elezione del 2006, lo ha messo in lista in una posizione così defilata da fargli rischiare la trombatura.
    Capita l’antifona, Bocchino si è adeguato, riacciuffando in extremis il seggio. Da allora, si è steso a tappetino sulle posizioni del principale.
    Restava comunque un quidam de populo.

    L’occasione per far parlare di sé, gliel’ha dato l’astro nascente di Mara Carfagna. Entrata nell’attuale governo, si è notato che nei paraggi della «ministra più bella del mondo» si aggirava un premuroso cicisbeo. Era il nostro Italo. L’intesa era così ravvicinata che si è pensato a un flirt. La cosa sarebbe stata scabrosa perché Bocchino è sposato con Gabriella Buontempo, figlia di un ricco imprenditore napoletano e produttrice tv. Il risvolto rosa non è stato mai chiarito, ma è certo che il rapporto tra Italo e Mara passava attraverso la comune origine campana. Entrambi hanno vasti interessi in zona. Ad accomunarli, era principalmente l’antipatia per Nicola Cosentino, coordinatore campano del Pdl. Sono stati loro a silurarne la candidatura a presidente della Regione con la scusa che era indagato per camorra. Ed è brandendo la bandiera della legalità che Bocchino ha rafforzato, a spese dell’avversario, la sua posizione nel napoletano. Ma senza averne le credenziali. Ad accusare infatti Cosentino è un pentito, tale Vassallo, legato al clan Bidognetti. Costui però, ha chiamato in correità anche Italo, con la seguente dichiarazione: «Bidognetti Raffaele riferì che gli on. Bocchino, Cosentino (più un paio di altri, ndr) facevano parte del nostro tessuto camorristico». Ma di questa macchia, il Nostro se ne impipa e - soprattutto da quando i finiani fanno repubblica a sé - si erge a moralista.

    Per questa capacità di somministrare prediche agli altri, facendo lo gnorri sulle proprie magagne, Fini ha eletto Bocchino a clava del suo gruppo. Lo spedisce a sparare panzane, tanto non arrossisce, né si fa l’esame di coscienza. Così, va in tv a fare il killer. Negli ultimi mesi, è stato ospite fisso di Santoro, Floris, Lerner, oltre a concionare di continuo su Repubblica e Il Fatto.

    Riporto un paio dei suoi interventi più noti che lo dipingono meglio di tante parole. Prima ancora della scissione finiana, quando era ancora vicepresidente dei deputati Pdl, Italo ebbe un alterco tv col collega di partito Maurizio Lupi. Non riuscendo ad averne ragione, gli disse a freddo: «Voi di Cl siete maestri nel prendere poltrone e vieni fare la morale a me?». Lupi, offeso, replicò: «Dimettiti. Non ti riconosco più come mio vicepresidente». Italo, che quando gli chiedono di lasciare una carica perde il lume degli occhi, sibilò inviperito: «Sei un fascista e squadrista». Caso tipico del bue che dà del cornuto all’asino. Nessuno nei suoi panni avrebbe osato tanto. Ma Bocchino, con questo genere di impudicizie, ci va nozze. L’altro episodio, anch’esso televisivo, è di pochi giorni fa. Era a Ballarò con Gianfranco Rotondi. Il ministro gli ha ricordato che, se Cosentino ha i suoi guai, lui stesso, Bocchino, era stato accusato (prima di essere assolto, ma resta agli atti una significativa intercettazione, ndr) di illeciti favoritismi verso l’imprenditore napoletano Romeo. Questa la replica, uscita dalla strozza dell’angioletto: «Tu non sai vivere. Me ne ricorderò. Finiscila o te la faccio pagare!».
    Parlamentare della Repubblica o guappo?

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: E adesso Fini deve andare a Casa.

    Le due donne che hanno messo ko Gianfranco.

    Il voto consegnato al commesso, cinque falcate veloci e trionfali, a testa alta, sotto il banco della presidenza, nemmeno uno sguardo allo scranno più alto, quello di Gianfranco Fini.
    L’ovazione dall’area destra dell’emiciclo che esplode come un ruggito.
    Lei che saluta con un cenno del capo sicuro e poi va via, lascia l’aula e lascia Fini, una sciabolata imprevedibile, che nemmeno le indiscrezioni più sensibili accreditavano a pochi minuti dal voto.
    Un graffio fatale al presidente della Camera, ricambiato con un davvero poco nobile «troia» che qualcuno le indirizza istantaneamente dai banchi di Futuro e Libertà.

    Sulla ormai ex finiana Catia Polidori nessuno avrebbe scommesso un azzardo del genere: sì alla fiducia a Berlusconi, Fini bye bye.
    Solo chi ne aveva notato l’improvvisa sparizione proprio mentre Italo Bocchino dichiarava il voto dei futuristi.
    Qualcuno, lì, aveva capito che Fini, nel giorno cruciale, sarebbe caduto per mano di due donne, e che la seconda donna sarebbe stata Catia Polidori.
    Per lei, dopo la svolta, una giornata da fuggitiva, braccata da risentimenti e minacce: è scortata fuori dall’aula da Maurizio Lupi (Pdl).
    Incontra Berlusconi.
    Poi telefonate mute, intimidazioni via mail. La contattiamo sul cellulare alle 18.30: «Sono alla polizia giudiziaria della Camera per presentare denuncia per minacce, cose gravissime».
    Chiarisce: «Ho sempre detto che per me la sfiducia era un limite invalicabile». La mozione l’aveva firmata perché era un documento di «tattica politica» ma il tatticismo politico «ha un limite».

    Dovevano essere decisive altre donne per la terza carica dello Stato, ieri, ed erano le mamme:
    Giulia Bongiorno, sulla sedia a rotelle, incinta e coccolata con molti baciamano, in prima fila come un soldatino fedele.
    Oppure l’altra mamma in attesa, Giulia Cosenza. Con loro presenti, l’orizzonte era il pareggio, addirittura la sfiducia.
    Ma poi ecco le ultime dichiarazioni in aula, un minuto a testa.
    Maria Grazia Siliquini, avvocato di Torino, già sottosegretario all’Istruzione nel secondo governo Berlusconi, si alza.

    Uno schiaffo: «Non posso proprio votare la sfiducia».
    Ci si aspettava l’astensione, lei va più in là: sì a questo governo.
    La maggioranza la applaude.

    Siliquini ricorda l’ultima fiducia votata, il 29 settembre: «Vi chiedo cosa sia cambiato da quel giorno di così grave e di così irreversibile da convincermi a votare la sfiducia e da stravolgere il voto dei cittadini italiani».

    L’intervento è stato scritto «alle due di notte», ci spiega, «in totale autonomia, da persona libera», nel «rispetto della mia coscienza e dei miei elettori di Torino».
    Racconta di essere stata informata della mozione Fli-Udc di sfiducia a Berlusconi, dieci giorni fa, «telefonicamente», e di aver avuto «appena tre minuti di tempo per decidere».
    Una delega di firma telefonica, data al «coordinatore del partito» (Adolfo Urso) con quell’ultimatum dei tre minuti, «un’accelerazione che ho subito», e trasmessa solo a patto che si trovasse una soluzione politica.
    Di fronte a una sfiducia «senza motivazioni», dopo aver tentato «fino all’ultimo un accordo», Siliquini si sfila dal gruppo: arriva il no a Fini, ribadito in un bigliettino in aula:
    «Non posso, proprio non posso».
    Questa mattina la deputata si iscriverà al Pdl.

    Lascia il Fli anche Catia Polidori, imprenditrice di Città di Castello, per passare al gruppo misto: «Non me la sono sentita di lasciare il Paese in questa crisi economica senza la guida di un governo». Una decisione assunta «nella notte» e che le ha portato «sofferenza», e nulla in cambio: «Non c’entro proprio niente con il Cepu», ripete, perché per tutto il giorno è stata chiamata sui siti «Miss Cepu», anche a causa di un’illazione del finiano Barbareschi. Su Facebook una pagina contro di lei è già affollata di insulti e minacce gravi.
    Con Souad Sbai, che aveva lasciato i finiani a settembre, sono tre le donne perse da Fini in meno di tre mesi alla Camera. Ne aveva 8, ne sono rimaste 5: quasi dimezzate, contro 27 uomini.

    Emanuela Fontana pg.4 de ilgiornale.it 15 12 2010

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Rif: E adesso Fini deve andare a Casa.

    Quale? Quella di montecarlo?
    Ma se ha solo la cucina? Manca la camera alta là.
    Ultima modifica di yure22; 15-12-10 alle 11:45

  5. #5
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    Predefinito Rif: E adesso Fini deve andare a Casa.

    anche "brunik" deve andare a casa .... sto cercando un suo "post" di 3 o 4 settimane fa,
    dove, con la solita spocchia sinistra aveva gia "eletto" il 14 dic 2010 come la giornata
    di liberazione... poveretto ...non ne azzecca mai una!!!!

  6. #6
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    Predefinito Rif: E adesso Fini deve andare a Casa.

    Citazione Originariamente Scritto da yure22 Visualizza Messaggio
    Quale? Quella di montecarlo?
    Ma se ha solo la cucina? Manca la camera alta là.



    Mi fa quasi pena

    :48:
    Sono l'unica persona al mondo che vorrei conoscere a fondo

  7. #7
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    Predefinito Rif: E adesso Fini deve andare a Casa.

    Citazione Originariamente Scritto da Ihc Visualizza Messaggio
    anche "brunik" deve andare a casa .... sto cercando un suo "post" di 3 o 4 settimane fa,
    dove, con la solita spocchia sinistra aveva gia "eletto" il 14 dic 2010 come la giornata
    di liberazione... poveretto ...non ne azzecca mai una!!!!

    Sai quanti post dovresti andare a cercare, oltre a quello di Brunik.......
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  8. #8
    ex unalei
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    Predefinito Rif: E adesso Fini deve andare a Casa.

    Citazione Originariamente Scritto da Mariox Visualizza Messaggio
    Sai quanti post dovresti andare a cercare, oltre a quello di Brunik.......

    A me viene in mente un'altro nome ..

    cosi' ... a caso ..

    .repapelle: repapelle: repapelle: repapelle:
    Sono l'unica persona al mondo che vorrei conoscere a fondo

  9. #9
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    Predefinito Rif: E adesso Fini deve andare a Casa.

    Citazione Originariamente Scritto da Ihc Visualizza Messaggio
    anche "brunik" deve andare a casa .... sto cercando un suo "post" di 3 o 4 settimane fa,
    dove, con la solita spocchia sinistra aveva gia "eletto" il 14 dic 2010 come la giornata
    di liberazione... poveretto ...non ne azzecca mai una!!!!
    E tu che ne sai? Metti che abbia preso la purga!

  10. #10
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    Predefinito Rif: E adesso Fini deve andare a Casa.

    Citazione Originariamente Scritto da miluna Visualizza Messaggio
    A me viene in mente un'altro nome ..

    cosi' ... a caso ..

    .repapelle: repapelle: repapelle: repapelle:
    Spero che domani Belpietro faccia la lista, con relativo avatar, su "LIbero"repapelle:
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

 

 

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