
Originariamente Scritto da
José Antonio
da:
L'Opinione delle Libertá
L'ANALISI
Contro la congiura dei mediocri
di Paolo Pillitteri
E’ in atto, da molti mesi, un tentativo a vasto raggio di aggredire la governabilità attentando alla stabilità della maggioranza più ampia mai vista in Parlamento. E’ una vera e propria congiura che ha trovato in Fini la punta di sfondamento all’interno del Pdl mentre fuori, nella società civile (civile?) si muovevano contestualmente altre forze economiche e mediatiche, accomunate da un’unica ragione:mandare a casa il Premier.
Non è difficile scorgere i profili umani ed economici di questi congiurati che vanno da Montezemolo alla Marcegaglia con propaggini straniere come Soros (rieccolo) e una certa platea di poteri forti decaduti rispetto all’antica grandeur, mentre a dare la linea è la bacchetta più autorevole del Barenboin antiberlusconiano di largo Fochetti.
Più ci avviciniamo alle fisionimie dei complottisti, più si avvicinano le ore del “d day”, e più ci si accorge che si tratta di una congiura dei mediocri e/o delle mediocrità, intesa nel senso non offensivo ad personam ma come descrizione-indicazione di un establishment economico imprenditoriale le cui nomenclature rivivono pratiche vetuste e ipergarantite, comunque legate all’antico piuttosto che portate alla vocazione dell’innovazione e del rivoluzionariamente possibile.
La congiura dei mediocri ritorna sulla scena politica di tanto in tanto e rimane la formula di rivolta più insidiosa e più facile a mettere insieme per via degli obiettivi semplificati e rabbiosi come quelli gridati da Bersani in piazza San Giovanni, la cui eco elegante e non dissimile è quella di Confindustria e consimili a, finalmente!, governare.
Via Berlusconi, via il regime, a morte il tiranno, tutti a casa questi destri ecc sono gli slogan semplificatori di un’assenza di progetti e di programmi credibili portati avanti da leader non spendibili per un governo degno di questo nome. E tuttavia il rischio della loro vittoria “mediocre” esiste eccome.
Infatti, i mediocri sono molto, molto più numerosi dei geniali. Difatti, non troviamo fra i mediocri certi nomi, o per meglio dire il nome che va per la maggiore come quello di Marchionne che col combinato dispostoooo Crhysler/Fiat sta compiendo, per di più con la benedizione di Obama, una rivoluzione vercopernicanaana, all’interno del mondo della produzione, dell’impresa, dell’auto, delle relazioni industriali, economiche e sociali, insomma, della politica tout court.
La scelta getta un fascio di luce sugli stessi “mediocri” che stanno remando contro la governabilità puntando su Fini riuscendo, fino ad ora, a provocare un sisma sussultorio nei comparti politici con onde a lambire il sospettoso Trichet (l’Euro), senza peraltro aver delineato un’alternativa di credibile e forte governabilità.
A parte, s’intende, i governicchi tecnici che servono solo a cacciare il Premier; l’intendence suivra. La doppia immagine, una antagonista all’altra, di una vecchia e usurata e garantita nomenclatura del mondo imprenditoriale autoproclamatasi, grazie ai mass media amici, società civile e l’altra impersonata da un Marchionne che ha raccolto e rilanciato la sfida della modernità in nome della rivoluzione del mondo del lavoro in un quadro di riferimento americano dove ai vezzi corporativi e ai conflitti di classe si contrappone lo stretto collegamento fra produttività e salario, con la sfida tra capitale e lavoro dentro le aziende, ebbene, da questa plastica immagine il Cavaliere dovrebbe trarre spunti, riferimenti e indicazioni politiche.
La prova del nove della sua leadership sarà la capacità del suo discorso di arrivare al cuore dei problemi, oltre che a quello della gente (non solo la sua). Non c’è solo il 14, ma come ha suggerito il saggio Fedele Confalonieri, c’è il dopo. Nel profondo dell’animo italiano c’è voglia di stabilità, c’è desiderio di certezze ma anche volontà di innovazioni e di coraggiose riforme (Marchionne docet).
Il Cav si rivolga al paese, al cuore di una nazione che vuole ascoltare parole di verità, anche sulle elezioni anticipate preferibili alle sabbie mobili di oggi, anche sulle giustizia giusta, anche su una nuova veste istituzionale-elettorale che impedisca per sempre radicalizzazioni estreme come queste che scassano l’economia.
Con l’alleato di ferro Bossi, rinnovi con Casini parole di futuro lavoro insieme, anche e soprattutto in previsione di urne vicine. Parli al Paese dimostrando la miseria e la mediocrità della congiura, conservatrice e corporativa, rispetto alla grandezza e alla fattibilità della sfida modernizzante.
Se non ora, quando?