Ritirato l’origami “omofobo”. Dopo
Barilla, il caso Société Générale(di
Giulio Meotti su Il Foglio del 10-12-2013) Roma. Dopo
l’imprenditore della pasta Guido Barilla, “rieducato” all’inclusione dopo una
campagna micidiale di delegittimazione e di pressione psicologica per aver
espresso idee (oggi) eterodosse sul matrimonio gay, in Francia scoppia il caso
di Société Générale.
Come racconta il quotidiano Figaro, il celebre istituto di credito francese
aveva appena pubblicizzato un prodotto assicurativo per le famiglie, uno dei
suoi programmi di punta del 2014. “Proteggete voi stessi e la vostra famiglia”,
recitava lo slogan dell’assicurazione sanitaria della banca. Poi, in bella
vista, due mani che tengono un origami ritagliato a forma di padre e madre con
due bambini che si tengono per mano. Detto fatto. L’associazione per i diritti
gay, lesbo e trans “Cash!” ha attaccato la banca accusandola di “omofobia” e di
essersi “ispirata alla Manif pour tous”, il movimento di protesta nato sulla
scia della legalizzazione delle nozze gay. Secondo il portavoce di Inter-Lgbt,
Marjorie Monni, quella usata dalla banca francese “è un’immagine
stereotipata.
Le ragazze non portano più le trecce e non tutte le donne portano la gonna.
Bisogna aprire sulla famiglia così com’è oggi”. Come nel caso del colosso
alimentare parmense, Société Générale si è
subito scusata scrivendo su Twitter che “faremo ricerche sulla provenienza di
questa immagine, che è del tutto contraria ai nostri impegni” perché “noi non
facciamo discriminazioni in base alle scelte e agli orientamenti privati”.
Dunque la promessa: “Rimpiazzeremo questa immagine con un’altra”.
Se i progressisti esultano, i media conservatori francesi attaccano la banca
che si è “inginocchiata alle lobby Lgbt”. Anche il colosso oftalmico Lissac ha
capitolato di fronte alle pressioni, ritirando anch’esso un’immagine simile di
famiglia tradizionale dalle sue campagne pubblicitarie a Parigi.
“Lavoreremo su una nuova campagna nel 2014”, hanno annunciato i vertici
dell’azienda. E l’ironia vuole che perfino sul sito internet del ministero della
Giustizia, il dicastero Taubira che ha partorito le nozze gay, nella sezione
dedicata alle sparizioni e ai rapimenti, campeggi ancora il logo di una famiglia
tradizionale. Anche le agenzie pubblicitarie stanno adeguando loghi e icone.
“L’immagine di una casa con un padre e una madre diventerà sempre più rara”,
dichiara al Figaro Clarisse Lacarrau, direttore dell’agenzia Betc. “Si useranno
fotografie di famiglie allargate”. Secondo Ludovine de La Rochère, presidente
della Manif pour tous, “è una evoluzione culturale molto preoccupante. Ci
lasciamo intimidire e, col pretesto della neutralità, accettiamo il terrorismo
intellettuale. Quando parlavamo della distruzione della famiglia, eccola qua. E’
arrivata in fretta”.
Giulio Meotti
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