Fini tradisce i poliziotti e la piazza molla Saviano
Gianfranco dimentica le sue origini di destra e non trova una parola per gli agenti aggrediti.
Gli studenti smentiscono lo scrittore su Repubblica: noi pacifici?
Macché
Ci sono due balle, due colossali bugie che gli scontri di Roma di martedì pomeriggio hanno messo a nudo.
Dispiace che in questo Paese le verità debbano venir fuori così, risalire a galla da una città messa a ferro e fuoco.
Dispiace che debbano farsi largo attraverso il fumo dei lacrimogeni, magari evitando sassate e sprangate.
Ma tant'è: evidentemente, se il Paese è strano, c'è bisogno di una giornata di guerriglia (e di venti milioni di euro di danni) per giungere ad alcune banali conclusioni.
Prima bugia:
Gianfranco Fini è dalla parte delle forze dell'ordine.
Anni fa, forse, quando a destra indossavano il doppiopetto e Fini ancora parlava di Dio, Patria e Famiglia.
Oggi il presidente della Camera fa di tutto per prendere le distanze da Chiesa e affini.
Naturalmente, nessuno sa, viste le giravolte e i cambiamenti di idea ai quali Fini ci ha abituato, quanto durerà il suo "periodo laico".
Intanto, Dio gira alla larga da Futuro e Libertà.
La Patria c'è, ma sembra essersi trasferita a Montecarlo, Rue Princesse Charlotte, appartamento del cognato.
La famiglia è quella che è.
E pure il resto è finito nel dimenticatoio.
C'era una volta il Fini in divisa, un po' per convinzione e un po' per accontentare il suo bacino elettorale.
Oggi ci sono poliziotti, carabinieri e finanzieri presi d'assalto da orde di giovani violenti.
Ci sono politici e intellettuali che da giorni si interrogano sul martedì di violenza e rilasciano dichiarazioni su dichiarazioni.
E c'è Gianfranco Fini che non ha detto una sola parola in difesa delle forze dell'ordine.
E oltretutto Fini è anche il presidente (si spera pro-tempore) della Camera, terza carica dello Stato con un problema:
i giovani teppisti ce l'hanno con Berlusconi e Berlusconi è avversario di Fini.
E allora chissenefrega dei poliziotti pestati dai giovani, chissenefrega delle parole di solidarietà.
Signori, ecco a voi Gianfranco Fini formato 2010.
A noi sembra più simile ad un ex o neo o post-comunista che ad un ex segretario di An, e non è affatto simile al presidente della Camera che ci piacerebbe avere.
E a voi?
Seconda bugia:
Roberto Saviano e la sua Italia popolata da giovani belli e buoni.
Saviano ha scritto una lettera aperta ai pacifici ragazzi che hanno trasformato Roma in un campo di battaglia.
Li ha invitati a mantenere il loro proverbiale aplomb senza cadere nella trappola delle provocazioni e degli infiltrati.
E persino Repubblica, che ha ospitato la lettera di San Roberto Martire berlusconiano, ha smentito lo scritto di San Roberto.
In prima pagina il Santissimo sragionava.
All'interno Repubblica rettificava.
Poi ieri nuove smentite.
Il "Collettivo autorganizzato universitario di Napoli" ha gentilmente accusato Saviano di farneticare:
«Non siamo né imbelli né "imbecilli".
La creazione del "militante immaginario" che ci hai regalato è degna dei migliori (o peggiori) testi di fantascienza.
Quelli che descrivi come "anarchici in tuta nera", "quei cinquanta o cento imbecilli", "piagnucoloni", siamo in realtà noi tutti, studenti, lavoratori, disoccupati.
La verità è che quelli con i caschi, i "codardi incappucciati", non erano poche decine ma migliaia».
E guarda un po' a noi che tocca fare:
essere d'accordo con i manifestanti, ammettere che hanno ragione.
Vero: erano tutti inferociti, tutti hanno partecipato all'assalto di Roma.
Le cronache contano soltanto pochi infiltrati fra le persone perbene che anche quando protestano non sfasciano vetrine e bancomat.
Eccellentissimo San Roberto, prenda atto di aver scritto una fesseria.
Può capitare anche a chi ne ha scritte tante altre.
E se non è d'accordo con noi (sicuramente non lo sarà) ascolti i suoi amici intellettuali.
Antonello Venditti: «Ho stima di Roberto, ma deve capire che la società civile che si ribella non gode della sua visibilità.
E poi, cosa c'è di più creativo di salire sui tetti?».
Forse salire sui tetti e gettarsi giù.
Forse salire e scendere con l'ascensore ammettendo che quella protesta fa male all'università.
Forse salire, aggiustare qualche antenna andata in tilt e rendersi utili.
Forse salire e non portarsi dietro pure Bersani, che non è un antennista, e neppure uno studente universitario.
Beatissimo San Roberto protettore della sinistra (beato lei che può anche scrivere certe cose senza pagare pegno), glielo dicono tutti: lei sbaglia.
Se ne faccia una ragione: santo lo è, ma per trasformare i teppisti in seminaristi ci vorrebbe un San Gennaro in piena forma, un miracolo super.
Il patrono, interpellato, ha risposto che è più semplice non leggere più le fesserie di Saviano.
Amen.
Terza bugia.
Per ora, non c'è.
Ma se Fini e Saviano si impegneranno potremo scrivere un'intera enciclopedia.
Alla prossima.
Libero Quotidiano di sabato 18 dicembre 2010, pagina 4
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Quanti bravi giornalisti di destra a raccontarci le gesta dei nostri eroi![]()





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