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    Predefinito Un museo per Vico nel cuore di Napoli

    Un museo per Vico nel cuore di Napoli «Ma al racket abbiamo detto: dateci voi i soldi»*-*Il Mattino


    Un museo per Vico nel cuore di Napoli
    «Ma al racket abbiamo detto: dateci voi i soldi»
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    Vincenzo Pepe nella chiesa di San Gennaro all'Olmo
    di Pietro Treccagnoli

    NAPOLI (18 dicembre) - Esistono dei luoghi a Napoli che fanno invidia al mito dell’Aleph borgesiano, del punto che racchiude tutti i punti. Sono epicentri da cui si irradiano i cerchi della Storia come quelli concentrici del tronco di un albero tagliato. L’angolo tra San Biagio dei Librai e San Gregorio Armeno, nel pieno di Spaccanapoli, è un autentico Aleph, perché nel suo ventre contiene testimonianze eterne di Napoli: sotto terra c’è il tempio di Augusto (ingombro di rifiuti); sopra è stata costruita la più antica chiesa intitolata al patrono di Napoli, San Gennaro all’Olmo; qui fu battezzato Giambattista Vico, il pensatore dei corsi e ricorsi storici, nell’adiacente San Biagio Maggiore, è persino sepolto, sotto il marmo della fossa comune, il padre del filosofo; e da qui parte la famosa strada dei pastori e dei presepi, passato, presente e futuro dell’arte popolare napoletana. Tutto in poche decine di metri.

    In questo crocevia del tempo s’è accasata la Fondazione Vico, sotto le arcate barocche della chiesetta, sopra le volte dedicate alla memoria dell’imperatore romano. L’eredità e la presenza del filosofo, che con i «Principij di Scienza Nuova» aprì al pensiero le porte dell’idealismo, sembrano rimosse dai vicoli anneriti come un’immagine sacra esposta ai fragori di un tempo bastardo. «Eppure inseguirne le tracce è semplice» spiega Vincenzo Pepe, presidente della Fondazione che nel castello di Vatolla, nel Cilento, ha il punto irradiatore della memoria. Vico fu battezzato a San Gennaro all’Olmo (e c’è una lapide che lo ricorda). Era nato poco lontano, in una casa di San Biagio dei Librai che ora è un negozio di arredi sacri (c’è un’altra lapide che lo ricorda), e visse nella sua casa di famiglia, più su, a piazza dei Gerolamini (dove c’è una terza lapide che lo ricorda). Studiò nella grande biblioteca giuridica sempre dei Gerolamini che da decenni è vietata al pubblico.

    «Ora però qualcosa si sta muovendo» racconta Pepe. «A febbraio apriremo un piccolo museo iconografico nella chiesa di San Biagio. Ma soprattutto stiamo lavorando a un ecomuseo vichiano che metta insieme i quattro punti cardinali». Un itinerario all’aperto, antropologico e urbano, vivo come sarebbe piaciuto al maestro dei maestri.

    «Vico morì nel 1744» continua Pepe. «L’anno dopo a Napoli venne Montesquieu proprio per conoscerlo, senza sapere che fosse già morto. Comprò la sua “Scienza Nuova” e la saccheggiò, costruendo le fondamenta del pensiero contemporaneo». Ora nella chiesa è in corso una mostra di Ugo Nespolo dedicata all’«Angelo del Contrasto» (curata da Morra Arte Studio) e l’alata statua lignea fronteggia quell’antica del patrono di Napoli.

    La navata ripulita fa risaltare lo splendido pavimento. «Quando arrivammo qua» ricorda ancora Pepe «era tutto coperto da guano di piccioni, l’abside era sfondata. Fuori c’erano mucchi di siringhe usate dai tossici. A noi è bastato aprire, letteralmente, una finestra su questo degrado per entrare nelle contraddizioni di Napoli, mettendo mano a restauri materiali e umani. Ma stiamo lavorando, senza un grande aiuto delle istituzioni che investono quasi esclusivamente sul Madre».

    La polemica con Cicelyn è di antica data e il nodo restano sempre i finanziamenti che, a dire di Pepe, sono stati fagocitati voracemente dal museo di via Settembrini.

    Restauri umani, un’immagine che sarebbe piaciuta a Vico. Il contesto è quello che è. All’elenco borgesiano va aggiunta la presenza invasiva dell’illegalità. Proprio quindici giorni fa, la chiesa di San Biagio, è stata teatro di un tentativo di furto. «Da un po’ di tempo notavamo che l’altare dondolava» racconta Luca Di Pierro, direttore organizzativo della Fondazione. «Scherzando ci siamo detti che il santo stava facendo un miracolo. Altro che prodigio. Un bel giorno abbiamo trovato un foro nella chiesa. La banda del buco voleva arrivare a un vicino negozio di gioielleria attraverso l’edificio sacro».

    Sono intervenuti i carabinieri. Il tunnel portava alle fogne. È stato tappato. Ma l’assedio è quotidiano. «Poco dopo aver riaperto San Gennaro all’Olmo» rievoca Pepe «vennero dei tipi da Forcella. Prima si informarono su chi fossimo e che cosa volessimo fare. Poi ci dissero chiaramente che quella zona era loro e che avremmo avuto bisogno di una protezione».

    Bussarono a soldi? Il pizzo? «In pratica, sì. Ma cascavano male. Fummo noi a chiedergli, vista la scarsità delle nostre risorse, se avessero modo di aiutarci». Un ribaltamento di ruoli in nome dello spirito di adattamento.

    Ma non è finita. La lapide in memoria del filosofo a piazza dei Gerolamini è rotta e rischia di cadere. Potrebbe ferire qualche passante. Racconta Pepe: «Qualche tempo va è venuto da me Agostino ’o Pazzo, che lì ha un negozio, ricordandomi lo stato della lapide. Mi ha detto: “Dovete provvedere”. “E io che c’entro?”. “Scusate, ma voi non siete parente?”». Cose che succedono solo a Napoli: dopo le parenti di san Gennaro, arrivano i parenti di Giambattista Vico.

  2. #2
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    Predefinito Rif: Un museo per Vico nel cuore di Napoli

    già già,
    il MADRE è la maledizione moderna della cultura a Napoli, voluto dalla sinistra egemonica quale dimostrazione del loro "peso" intellettuale e intanto Napoli se ne cade di tesori e musei tutti rigorosamente senza un centesimo e la maggior parte del patrimonio artistico di Napoli sno è visibile!!!
    un esempio al volo??
    la collezione Farnese, sunto nei secoli del piacere per l'arte di Lorenso il Magnifico e dei suoi discedendenti, cioè la dote di Elisabetta Farnese, madre di Carlo III re di Napoli, da lui fu ereditata e da lui nel 1759 fu donata alla città di Napoli per darne lustro e bellezza quale capitale europea.....
    tesori egizi greci romani medioevali ori cesellature etcetcetc per un valore complessivo inestimabile o quasi, che fine hanno fatto? ori e cesellature rubati dai savojardi, tutto il resto nei cantinati del museo nazionale....
    questo è solo il primo esempio che mi è venuto in mente!!
    sono felice per l'iniziativa, PRIVATA, su Vico e mi riprometto a breve di andare a sentire na messa ai gerolamini, detta in rito tridentino, e fare un salto lì dietro per vedere da vicino e magari se serve dare na mano....
    da appassionato e studioso ho anche tentato di accedere alla biblioteca dei gerolamini ma nulla, però posso dire che hanno una pinacoteca da fare uscire gli occhi da fuori....
    rigorosamente chiusa....
    legittimista si ma critico
    "il futuro d'italia è tutto nel mezzogiorno" G. Fortunato 1879

  3. #3
    Ladro e Macellaio
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    Predefinito Rif: Un museo per Vico nel cuore di Napoli

    Qualche anno fa sentii in un documentario come anche il museo archeologico di Napoli abbia gli scantinati pieni zeppi di opere d'arte alcune delle quali nemmeno ancora catalogate...e soggette, purtroppo, a furti.

    Alcuni siti invece, ad es. una chiesa scavate nella roccia sulla costiera amalfitana (o sorrentina non ricordo esattamente), che non posso essere gestite direttamente dai comuni per mancanza di fondi sono custoditi da "vicini di casa" e vengono aperti, sempre dal vicino, solo su esplicita richiesta.
    Ricordo che alla tele fecero vedere una vecchina che aveva le chiavi di accesso a quella chiesa che le consegnava di volta in volta ai turisti. La cosa "comica" era che la sig.ra, molto avanti con l'età e con evidenti problemi di deambulazione, non era in grado di scendere i gradini per raggiungere il sito e tutto era affidato alla "buona volontà" dei turisti...che aprivano e chiudevano l'ingresso. Tra l'altro era un posto spettacolare che potrebbe benissimo essere inserito nei circuiti turistici ufficiali...ricordo ancora i commenti meravigliati della gente in un forum nazionale, per la bellezza di quel luogo.
    Peccato che adesso non ricordo il nome di quella chiesa.

    E ritorniamo sempre allo stesso discorso...la mancanza di fondi che è vero son pochi ma che i comuni potrebbero amm.re molto meglio piuttosto che organizzare tornei estivi di playstation.
    Ma del resto quando si lascia andare in pezzi un sito come Pompei...c'è poco da meravigliarsi...ed è questo che ci frega...non ci scandalizziamo più di niente.

 

 

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