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  1. #1
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    Predefinito Un pensiero ricorrente della/e mamma/e

    ( nella lettera qui sotto ci sono motivi di riflessione sul destino dei propri figli e, pur partecipando al dolore della mamma per empatia e comprensione umana , posso dirlo?, cosa manca nell'analisi poco teorica sulle cause del funzionamento attuale del mercato mondiale con cui non si vuole fare i conti quando si è in svantaggio?
    Chi si vuole cimentare?



    Corriere della Sera ( di oggi 21/12)
    > Cronache > «Mia figlia è una precaria Ha 30 anni e nessun sogno»
    410 COMMENTI La lettera - Da anni un lavoro «a progetto», sempre nella stessa azienda
    «Mia figlia è una precaria
    Ha 30 anni e nessun sogno»
    Una mamma: l'infelicità? È non poter pensare al domani
    La lettera - Da anni un lavoro «a progetto», sempre nella stessa azienda

    «Mia figlia è una precaria
    Ha 30 anni e nessun sogno»

    Una mamma: l'infelicità? È non poter pensare al domani

    Una mamma milanese riflette sul futuro della figlia nel giorno del trentesimo compleanno. Ripensa al giorno della nascita e ai presagi di un avvenire felice. E si interroga su un presente che sconforta. È una lettera sul futuro senza certezze dei giovani. La lettera di una «mamma arrabbiata».



    Caro direttore,
    ieri mia figlia ha compiuto trent'anni. Da diversi anni lavora nella stessa azienda con contratti «a progetto». Subito dopo la sua nascita, in una gelida notte di luna piena, da un finestrone del reparto maternità dell'allora già vetusto ospedale Principessa Jolanda di Milano (oggi non c'è più) ho potuto ammirare la cupola di Santa Maria delle Grazie del Bramante incorniciata da un cielo terso, luminoso e azzurro che sembrava finto, nel quale, a far da contrappunto alla luna, brillava una stella solitaria. Uno scenario di rara bellezza che mi era sembrato un ottimo auspicio per la mia bambina.
    Oggi sono una madre molto arrabbiata. Non è mia figlia che mi ha deluso. E non è di lei che voglio parlare, ma dell'indifferenza di chi assiste senza scomporsi al dramma della sua generazione. Alla sua età io avevo già fatto molti sacrifici, ma avevo prospettive concrete di crescita professionale e di fare progetti per la vita. Per mia figlia e la grande maggioranza dei suoi coetanei i sacrifici non bastano: con questi giovani la realtà è stata, ed è, avara di occasioni e ladra di sogni. Possono anche dimostrare di valere, ma non hanno la libertà di inventarsi il futuro.


    Abbiamo perso il valore del lavoro, la sua dignità, il suo ruolo nella crescita individuale e nella società. Non siamo stati capaci di difendere il futuro dei nostri figli. Abbiamo creduto che bastasse aver conquistato certi diritti per avere la certezza che sarebbero durati all'infinito. Complice un diffuso benessere, amplificato in principio dal «riflusso» degli anni Ottanta, abbiamo un po' dormito sugli allori. Noi, che abbiamo potuto realizzarci grazie al lavoro, li abbiamo cresciuti nella certezza che il loro futuro sarebbe stato migliore.


    Responsabilità ben maggiori hanno i governi degli ultimi vent'anni senza distinzione, la classe dirigente, le parti sociali, spesso l'inadeguatezza strutturale e formativa della scuola e dell'università. Mi sembra che nessuno, tranne noi e i nostri figli, voglia la fine di questo scandalo. Sono troppi gli altri interessi in gioco.


    Con che cuore e testa possiamo accettare che i nostri giovani (e smettiamola con i «bamboccioni»), non abbiano futuro? Nonostante le lauree e i master all'estero, la loro vita sembra segnata irrimediabilmente dalla precarietà. Altro che meritocrazia. E non vale il discorso che sono pigri e viziati. I fannulloni non sono una scoperta del ministro Brunetta, sono sempre esistiti. Per fortuna sono eccezioni.


    Le attuali regole del mercato del lavoro, nel tentativo di favorire l'occupazione e combattere il lavoro nero, in molti casi hanno finito paradossalmente per legalizzare la precarietà. Cos'altro si può dire quando, pur non ricorrendo le condizioni previste dalla legge, e in totale assenza di controlli, certe aziende impiegano in massa contratti «a progetto» rinnovabili all'infinito? Perché l'Inps, che da questa tipologia contrattuale riceve contributi irrisori, non controlla che siano veritieri e non degli abusi? Meno male che c'è il welfare delle famiglie. Però anche le famiglie si stanno impoverendo e non mi riferisco solo alle risorse economiche. L'infelicità dei tuoi figli, la loro impossibilità di pensare a domani con un minimo di stabilità, la loro sfiducia, frustrazione, quando non disperazione, fa soffrire anche te, ti condiziona, ti deprime, vivi male. Si vive male tutti.


    Basta con l'alibi della crisi globale che paralizza la crescita del Paese. In tempi di crisi c0è anche chi si arricchisce. Non si dica più che da noi però c'è più occupazione che in Spagna. Si dica invece che ce n'è meno che in Germania e quella che c'è comprende qualche milione di lavoratori «atipici».
    Credo che abbia ragione chi dice che è finito il tempo del posto fisso perché il mercato del lavoro esige sempre più flessibilità, ma andare in questa direzione senza criterio né tutele non è un passo avanti. Il processo di trasformazione sociale in atto non dovrebbe essere solo un prezzo da pagare. I giovani hanno capacità di adattamento, ma non vogliono e non devono essere ingiustamente penalizzati. Un lavoro dignitoso e flessibile ma con garanzie graduali, fino a raggiungere una certa stabilità, è un elemento importante per ridare fiducia e contribuire al rilancio dell'economia. Non lo dico io, che sono solo una madre arrabbiata, l'hanno detto e lo dicono ripetutamente economisti e giuslavoristi importanti. Ultimamente anche Mario Draghi, Governatore della Banca d'Italia. Sarebbe il modo migliore per dare contenuto a due principi costituzionali: «L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro» (art. 1) e «La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto» (art. 4). Effettivo.

    Valentina Strada
    GLF

  2. #2
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    Predefinito Rif: Un pensiero ricorrente della/e mamma/e

    Invece che essere così "arrabbiata" questa madre avrebbe dovuto trasmettere più fiducia e ottimismo alla figlia, forse con un po' meno di puzza sotto il naso;.....che significa lavori "poco dignitosi"?
    Forse secondo questa "mammetta" fare la donna delle pulizie è poco "dignitoso"?
    Eppure ci sono persone che hanno cominciato la loro carriera "imprenditoriale" con una scopa e una ramazza.... ma tanta, tanta buona volontà e tanta fiducia in sé stessi e nel futuro!!

  3. #3
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    Predefinito Rif: Un pensiero ricorrente della/e mamma/e

    L'ho riletto tre volte, ma la parola " lavori poco dignitosi " non l'ho trovata, dove sta ?

    L'unica cosa che ho trovato è quando dice che i lavori dovrebbero essere dignitosi, che può voler dire pagati per quel che valgono veramente, col lavoratore trattato da persona invece che da straccio usa e getta. E allora in questo senso può essere trattato in maniera dignitosa anche il lavoro più semplice che ci sia.
    Ultima modifica di Perseo; 21-12-10 alle 23:13

  4. #4
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    Predefinito Rif: Un pensiero ricorrente della/e mamma/e

    Citazione Originariamente Scritto da Perseo Visualizza Messaggio
    L'ho riletto tre volte, ma la parola " lavori poco dignitosi " non l'ho trovata, dove sta ?

    L'unica cosa che ho trovato è quando dice che i lavori dovrebbero essere dignitosi, che può voler dire pagati per quel che valgono veramente, col lavoratore trattato da persona invece che da straccio usa e getta. E allora in questo senso può essere trattato in maniera dignitosa anche il lavoro più semplice che ci sia.
    Secondo me, ma è una mia impressione del tutto opinabile, quel "dignitosi" si riferisce a lavori, non "giustamente pagati o che si attuano nel rispetto della dignità della persona umana, ma bensì che si basano su una distinzione tra lavori adatti ad un certo "ceto" e lavori che possono essere espletati giusto dagli "extracomunitari"!

  5. #5
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    Predefinito Rif: Un pensiero ricorrente della/e mamma/e

    Citazione Originariamente Scritto da joseph Visualizza Messaggio



    Valentina Strada
    questa Valentina Strada?


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    VALENTINA STRADA
    Mi sono laureata in Scienze politiche all’Università degli Studi di Milano. Giornalista professionista dal 1973. Redattrice in quotidiani e periodici, tra cui "Panorama" (diretto dal fondatore Lamberto Sechi) e "Corriere della Sera"; caposervizio al "Sole 24 Ore" (supplemento domenicale di cultura), "Anna" e "Oggi"; caporedattore a "L’Europeo". Diventare giornalista è stata la realizzazione di un sogno giovanile. Il sogno da adulta è che la precarietà nel lavoro sia spazzata via e anche i giovani d'oggi possano progettare il loro futuro. Tra le mie passioni: Berlino, l'Inter, i Beatles, "le discese ardite e le risalite", il molo di Monterosso.
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    bisogna leggerla come mamma o come capo redattore?

    se la si legge come giornalista non mi interessa commentare il suo articolo, se la si legge come mamma dovrebbe imparare a prendersi le proprie responsabilità

    IMHO
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Un pensiero ricorrente della/e mamma/e

    Citazione Originariamente Scritto da Perseo Visualizza Messaggio
    L'ho riletto tre volte, ma la parola " lavori poco dignitosi " non l'ho trovata, dove sta ?

    L'unica cosa che ho trovato è quando dice che i lavori dovrebbero essere dignitosi, che può voler dire pagati per quel che valgono veramente, col lavoratore trattato da persona invece che da straccio usa e getta. E allora in questo senso può essere trattato in maniera dignitosa anche il lavoro più semplice che ci sia.
    In un paese che conoscevo gl'im piegati di banca percepivavano un 12cesimo di quanto prendessero i nostri però lavoravan o un poco di più.
    Giacca e cravatta dello stesso colore degli altri però non era una divisa, ordinatissimi, cordiali col pubblico.

    Credo che questo fosse un lavoro dignitoso ,svolto non pensando al 27 del mese ma a far parte di un ufficio che funzionav a bene.

    Se dividessimo per 30 il guadagno di un onorevole forse che il suo lavoro sarebbe declassato?

  7. #7
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    Predefinito Rif: Un pensiero ricorrente della/e mamma/e

    Mah a 30 anni ero "precario" pure io, eppure i miei "sogni" (cito il termine che ha utilizzato la signora, in genere sono più contenuto nell'esprimermi) li avevo ancora (e in buona parte li ho raggiunti in seguito) e soprattutto i miei non si sarebbero mai sognati di abbandonarsi a una geremiade simile.
    Incoraggiare il vittimismo, che è già un male nazionale, non ci porterà molto lontano.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Un pensiero ricorrente della/e mamma/e

    dal blog della "mamma", in cui ha scritto un post in cui non era ancora strumentalmente arrabbiata

    (L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro) e 4 (La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto) della Costituzione.

    Voglio raccontare adesso un'altra esperienza personale. Quando è nata mia figlia lavoravo da pochi mesi al Corriere della sera.

    Vi ero arrivata dopo una breve trattativa durante la quale mi ero però accorta d'essere incinta. Con qualche tormento, lo confesso (in me era sorto quasi un conflitto tra due sogni che si stavano realizzando: un figlio e il Corriere (traguardo importante per ogni giornalista), prima di firmare il contratto andai dal direttore Franco Di Bella e gli dissi in tutta sincerità che ero disposta a rinunciare al Corriere (benché la battaglia per i diritti delle donne avesse già portato dei risultati, avevo la sensazione che essere assunta in un nuovo posto di lavoro, e nel contempo essere incinta, non fosse proprio il massimo per chi ti assumeva).

    Di Bella mi ascoltò, si rallegrò con me e bonariamente mi disse: "Io non assumo la mamma, assumo la giornalista".

    Un gentiluomo (qui la sua adesione alla P2 non c'entra):

    peccato dover aggiungere "d'altri tempi". Come in altri tempi, sia pure solo trent'anni fa e non tre secoli fa, è potuto succedere un fatto come questo.
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Un pensiero ricorrente della/e mamma/e

    Citazione Originariamente Scritto da LeStelle Visualizza Messaggio
    questa Valentina Strada?


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    bisogna leggerla come mamma o come capo redattore?

    se la si legge come giornalista non mi interessa commentare il suo articolo, se la si legge come mamma dovrebbe imparare a prendersi le proprie responsabilità

    IMHO
    interessante la "carriera" della mammina preoccupata... da caporedattore che non ha evidentemente trovato raccomandazioni sufficienti per la "povera" precaria... non dice qual'è il lavoro che la povera precaria sta facendo...non è una mammina qualsiasi, ovvero una madre che, per il bene dei suoi figli ha dovuto rinunciare in toto alla carriera.... un preside mio amico diceva che gli alunni che gli procuravano più problemi erano i figli dei colleghi... complessati dal fatto di avere genitori troppo esigenti.

    Ho letto qualche tempo fa uno dei libro pubblicati da "chiarelettere" dal titolo "giovani e belli". Mentre altri titoli della collana sono splendidi questo puzza d'ideologia lontano un miglio, esattamente come la lettera di mammina preoccupata... ovvero i sinistri vorrebbero per i loro figli cresciuti male i migliori posti in virtù dell'appartenenza alla nomenklatura ( di sinistra, appunto...)
    Ultima modifica di DanielGi.; 22-12-10 alle 09:17

 

 

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