la storia
L'appello: «La cannabis mi cura»
E Facebook si mobilita per Marco
Da vent’anni combatte con il morbo di Crohn. Denunciato per 12 piante: «Senza, meglio morire»
VENEZIA — «Non sono qui a promuovere la marijuana, o a dire che possa essere la soluzione a tutti i problemi». Il fatto è che a Marco Mariano, nato a Venezia 40 anni fa, la marijuana allevia il dolore della malattia che combatte da quando ne aveva 19. Dieci giorni fa è arrivata la denuncia (innescata da una segnalazione di ignoti, probabilmente dei vicini di casa) per coltivazione e detenzione di stupefacenti: 12 piante di canapa indiana, nate da 1860 semi comperati in Olanda nel 2006. Marco le teneva in camera da letto nella casa di Jesolo, dove ha installato una sorta di serra, che all’arrivo di guardia di Finanza e polizia non ha esitato a mostrare. «Da più di vent’anni combatto con il morbo di Crohn - racconta Marco, descrivendo il suo calvario -, per chi non lo sapesse, una malattia cronica dell’apparato digerente. Ho subito 9 interventi e 27 stricturoplastiche (bypass), che hanno permesso ai medici di non togliermi quantità eccessive di intestino ». Ileostomizzato dal ’97 e privo di colon dal 2000, Marco Mariano convive con il sacchetto intestinale. Eppure il suo entusiasmo per la vita lo fa essere un padre presente - ha due bambini, che vivono con la madre a Mestre -, perfettamente integrato nella società e nel mondo del lavoro, come impiegato dei giochi al Casinò di Venezia.
«Dopo molti medicinali a base cortisonica - prosegue Marco - che mi davano più effetti collaterali che benefici, sono stato in una clinica svizzera, dove mi hanno prescritto un farmaco a base di Thc, uno dei principi attivi della cannabis. Finalmente i crampi alla pancia, le nausee, l’inappetenza e l’insonnia si attenuavano, senza evidenti effetti collaterali ». Così Marco ha acquistato i semi di canapa indiana, che gli migliorano la qualità della vita, già purtroppo segnata dalla malattia. Qualche giorno fa la denuncia, da parte di qualcuno che forse non conosce la sua condizione. «Non mi sento un mostro, né un delinquente, non ho mai venduto né regalato un grammo di marija - precisa -, mi sento semplicemente il medico di me stesso. Lo Stato mi passa un medicinale costosissimo, che assumo con due iniezioni al mese. Se accanto a questo l’Italia con le sue leggi mi impedirà di continuare a curarmi anche con la cannabis, sarà meglio morire, perché a quel punto sarò impossibilitato a lavorare 6/7 ore al giorno e a sentirmi un po’ di più come una persona "normale"». Una perplessità potrebbe derivare dalla quantità di piante che coltiva, dodici. «Ci vuole un mese e mezzo per farle crescere - risponde Mariano-, tre mesi per farle fiorire e per utilizzarle almeno altri 20 giorni. Avere questa quantità mi permette di ottimizzare i costi, visto che gli armadi-serra consumano molte energie». Su Facebook c’è già un gruppo che lo appoggia - «Giù le mani da Marco Mariano», si chiama - e conta 560 iscritti. Da vendere in quantità invidiabili, Marco Mariano ha solo vitalità e forza di volontà.
N.F.
10 dicembre 2010
L'appello: «La cannabis mi cura» E Facebook si mobilita per Marco - Corriere del Veneto




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