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    Arrow USA, Vice Ministro Reagan : USA e Israele presenti nei disordini di Teheran

    Stati Uniti: vice ministro Reagan, Stati Uniti e Israele presenti nei disordini di Teheran


    WASHINGTON- Il vice-ministro del Tesoro dell'amministrazione Reagan ed uno degli uomini più emblematici di quella amministrazione, Paul Craig Roberts ha dichiarato che nei disordini in Iran è facile scorgere l'orma di americani e israeliani. Secondo l'agenzia Irna, Paul Roberts, membro della Legione d'Onore, nel suo articolo intitolato "L'Iran corre un rischio più grande di quanto si possa immaginare", e pubblicato oggi su numerosi siti americani
    ha ricordato il ruolo chiave degli Stati Uniti nel golpe del 1953 in Iran contro il governo Mosaddeq. Roberts, propone un'attenta analisi dei fatti degli ultimi giorni a Teheran e ricorda che gli slogan scritti in inglese e portati dai dimostranti sono una conferma che quegli slogan non sono stati ideati dagli iraniani. Roberts aggiunge: "Ci saranno anche veri dimostranti, scrive Roberts, ma non ho dubbi che tra loro ci sono elementi pagati dagli Stati Uniti per compiere azioni violente e far salire la tensione". Al termine Roberts ha criticato i media americani per essersi sbilanciati a favore di un candidato ed aver proclamato la possibilità di brogli ancor prima del voto. Egli ha concluso: "I media americani denunciano brogli perchè dalle urne non è uscito ciò che si auguravano. Non è professionale dire che ci sono stati brogli quando tutte le stime esistenti prima delle elezioni, davano per vincitore assoluto Ahmadinejad".

    http://italian.irib.ir/index.php?opt...6879&Itemid=47
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    Predefinito Riferimento: Vice Ministro Reagan : Stati Uniti e Israele presenti nei disordini di T

    In Iran un tentativo di colpo di Stato filo-imperialista

    Non c’è dubbio che in questi giorni si è assistito a un tentativo di colpo di Stato, fomentato e appoggiato dall’esterno. Ovviamente, tentativi del genere possono aver chances di successo solo in presenza di una consistente opposizione interna. E, tuttavia, la sostanza del problema non cambia.

    La tecnica dei colpi di Stato filo-imperialisti, camuffati da«rivoluzioni colorate», segue ormai uno schema ben consolidato:

    1) Alla vigilia delle elezioni o immediatamente dopo il loro svolgimento una gigantesca potenza di fuoco multimediale, digitale e persino telefonica bombarda ossessivamente la tesi secondo cui a vincere è stata l’opposizione, che dunque viene spinta a scendere in piazza per protestare contro i «brogli».

    2) Il «colore» e le parole d’ordine delle manifestazioni sono state già programmate da tempo; la «guerra psicologica» è stata già definita in tutti i suoi dettagli per fare apparire l’opposizione filo-imperialista come «pacifica» espressione della volontà popolare e per bollare come intrinsecamente fraudolente e violente le forze di orientamento diverso e contrapposto.

    3) La rivendicazione è quella dell’annullamento delle elezioni e della loro ripetizione. Non sarà ritenuto valido nessun risultato che non sia avallato dai giudici inappellabili che risiedono a Washington e a Bruxelles. E comunque, la ripetizione della consultazione elettorale già di per sé è destinata a produrre un rovesciamento del risultato precedente. Il blocco politico-sociale che aveva espresso il vincitore considerato illegittimo a Washington e a Bruxelles tende a sgretolarsi: appare ora privo di senso opporsi ai padroni del mondo, che già con l’annullamento delle elezioni hanno dimostrato la loro onnipotenza; donchisciottesco risulta ora tentare di opporsi alla corrente «irresistibile» della storia. Donchisciottesco e anche pericoloso: come dimostra in particolare il caso di Gaza, un risultato elettorale non gradito ai padroni del mondo spiana la strada all’embargo, al blocco, ai bombardamenti terroristici, alla morte per inedia o sotto il fosforo bianco. Su versante opposto i «democratici» legittimati e benedetti da Washington e da Bruxelles, oltre a disporre della strapotenza economica, multimediale, digitale e telefonica dell’Occidente, saranno ulteriormente caricati dalla sensazione di muoversi in consonanza con le aspirazioni dei padroni del mondo e con la corrente «irresistibile» della storia.

    Ahmadinejad con Lula
    Alla luce di queste considerazioni evidente è la miseria intellettuale e politica di buona parte della «sinistra» italiana. Essa non presta nessuna attenzione ad esempio alla presa di posizione del presidente brasiliano Lula: in base a quale principio l’Occidente può pretendere di proclamare in modo inappellabile la legittimità delle elezioni in Messico dell’anno scorso e l’illegittimità delle elezioni di due settimane fa in Iran? Eppure anche nel primo caso il candidato sconfitto denunciava brogli e nel far ciò dava voce a un sentimento largamente diffuso nella popolazione, che infatti scendeva in piazza in manifestazioni non meno massicce di quelle che si sono viste a Teheran. Ed è da aggiungere che in Messico il margine di vantaggio del vincitore era assai risicato, al contrario di quello che si è verificato in Iran...

    Ahmadinejad con Evo Morales
    Rinvio a altra occasione l’analisi complessiva della rivoluzione e situazione iraniana. Ma una cosa intanto è chiara. Nel suo conformismo, una certa «sinistra» crede di difendere la causa della democrazia: in realtà essa prende posizione a favore di un ordinamento internazionale profondamente antidemocratico, nell’ambito del quale le potenze oggi economicamente e militarmente più forti avanzano la pretesa di decidere sovranamente della legittimità delle elezioni in ogni angolo del mondo, nonché di condannare all’inferno dell’aggressione militare e dello strangolamento economico quei popoli che esprimono preferenze elettorali «sbagliate»: Gaza docet!


    Domenico Losurdo


    (http://civiumlibertas.blogspot.com/2...-di-colpo.html)
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  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Vice Ministro Reagan : Stati Uniti e Israele presenti nei disordini di T

    Per una questione di pragmaticità, meglio Ahmadinejad dell'altro...

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Vice Ministro Reagan : Stati Uniti e Israele presenti nei disordini di T

    La prova del tentativo di colpo di stato in Iran? Eccola !


    Nella prima settimana del dicembre 2007 si tenne in Roma un convegno («Fighting for Democracy in the Islamic World») organizzato da madonna Fiammetta Nirenstein, poi assunta nel Parlamento italiano per presumibile nomina dei parlamentari presenti al convegno stesso. Il quell’occasione feci un ampio commento, anzi uno studio che avrei poi dovuto sviluppare in quanto i convegnisti consideravano il loro incontro non qualcosa di una tantum e di astrattamente accademico. Si erano già fissati appuntamenti per il futuro e lo stesso convegno romano era la continuazione di qualcosa di precedente: era un’operazione in corso che aveva un momento pubblico, necessario per mobilitare la cosiddetta “opinione pubblica”. Con un poco di insistenza, vivendo in Roma, ero riuscito ad imbucarmi in un ambiente a me estraneo e ostile. Seguii con molta attenzione quel convegno, di cui conservo durevoli impressioni, ma non avendone i mezzi e neppure uno specifico interesse professionale non potei indagare gli sviluppi che certamente vi sarebbero stati: mi aspettavo le giornate iraniane di questo giugno 2009. Per chi assisteva alla presenza di un ex-capo di stato cone Aznar, di Fini, Cicchitto, ed altri numerosi personaggi di primo piano era evidente che si puntava a qualcosa di grosso. Ciò che mi stupì maggiormente fu una richiesta esplicita di denaro, di finanziamento, da parte dei “dissidenti” che erano stati lì raccolti e fra questi spiccava un iraniano, allevato e coltivato negli USA. Una simile, pubblica, sfacciata richiesta di denaro per destabilizzare gli stati che secondo l’ideologia dei convegniti non erano “democratici”. Adesso, addirittura dagli stessi «Corretti Informatori» apprendo che il governo degli USA assegna addirittura fondi pubblica ai destabilizzatori, ai dissidenti e oppositori.

    Riporto i testi dalla rassegna stampa dei sionisti torinesi, «Informazione Corretta», la cui condotta merita i toni massimi consentiti

    Sul “Corriere della Sera”, sul quale già usciva nel dicembre 2007 un articolo di Gigi Battista, elogiativo del convegno, se ne esce ora con queste frasi di tal Viviana Mazza:

    …Tutto un complotto stranie*ro, ripetono da giorni le autori*tà e i media di Stato iraniani. Le proteste contro le elezioni del 12 giugno sarebbero una «rivoluzione di velluto» («falli*ta») appoggiata da americani ed europei (che ieri il presiden*te riconfermato Ahmadinejad ha accusato ancora di interferi*re), e dai sionisti. Un complot*to finanziato dalla Cia e ispira*to dai media stranieri. Cosa manca? Solo le prove.…
    La cosa non poteva essere più eclatante e sfacciata. Vuoi le prove Viviana? Te le offre sulla Stampa il tuo collega Maurizio Molinari, che merita una scheda tutta per lui. Ecco cosa scrive:

    Le parole di Ahmadinejad arrivano all’indomani della nuova condanna della repressione pronunciata da Obama ricevendo alla Casa Bianca la cancelliera tedesca Angela Merkel, ma ciò che più potrebbe aver irritato Teheran è la decisione presa dal Segretario di Stato, Hillary Clinton, di mettere a disposizione degli attivisti di opposizione fondi federali per 20 milioni di dollari. A darne l’annuncio sono le 31 pagine del bando denominato «Support for Civil Society and Rule of Law in Iran» (Sostegno per la società civile e lo Stato di diritto in Iran), che prevede l’assegnazione di «grants» da parte di UsAid, l’Agenzia per lo sviluppo internazionale del Dipartimento di Stato.
    I finanziamenti andranno a chi presenterà progetti e programmi per «promuovere la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto in Iran» compilando gli appositi moduli disponibili sul sito www.grants.gov e inviandoli all’«Office of Acquisition and Assistance» della UsAid al numero 1300 di Pennsylvania Avenue. I «grant» potranno essere richiesti da singoli o gruppi di cittadini iraniani entro il 30 giugno e sarà poi l’UsAid ad esaminarli ed assegnarli, elargendo cifre da un minimo di 100 mila dollari ad un massimo di 3 milioni di dollari: somme apparentemente non ingenti ma che in Iran possono garantire ampi margine di azione.
    Il bando suggerisce ai concorrenti alcuni «esempi» di programmi possibili: denuncia della corruzione, migliore organizzazione delle ong, uso dei nuovi media. Si tratta di una strategia di sostegno all’opposizione in Iran che venne inaugurata dall’amministrazione Bush e che ora Obama dimostra di voler continuare attraverso la «Near East Regional Democracy Initiative». «Parte dei fondi di questa iniziativa sono destinati ad aumentare l’accesso da parte degli iraniani alle informazioni e comunicazioni via Internet» spiega a «UsaToday» David Carle, portavoce della sottocommissione del Congresso che li ha autorizzati, lasciando intendere la volontà di rafforzare le potenzialità del popolo di twitter che nelle ultime settimane si è dimostrato molto attivo nel sostenere le proteste.
    Per la Casa Bianca questa scelta non implica [!] comunque «interferenze in Iran». Tommy Vietor, portavoce del presidente, lo dice così: «Gli Stati Uniti non finanziano alcun movimento o fazione politica in Iran, sosteniamo però i principi universali dei diritti umani, della libertà di parola e dello Stato di Diritto». Ian Kelly, portavoce di Hillary Clinton, aggiunge: «Rispettare la sovranità iraniana non significa restare in silenzio su questioni inerenti a diritti fondamentali di libertà, come il diritto a protestare pacificamente». Si tratta di un approccio che ricalca quello avuto dagli Stati Uniti con l’Urss dopo la Conferenza di Helsinki del 1975 quando la Realpolitik del dialogo bilaterale si coniugò al sostegno di singoli gruppi di attivisti per i diritti umani. La differenza rispetto al precedente programma di finanziamenti di Bush - il Segretario di Stato Condoleezza Rice stanziò 66 milioni di dollari per l’Iran nel 2006 - sta proprio nel fatto che allora i fondi andavano a gruppi politici organizzati mentre in questo caso l’assegnazione dei «grant» è a singoli cittadini.
    Quali altre prove occorrono per sapere che si trattava di un’operazione analoga a quella condotta dalla CIA nel 1953? Caspita! Il “colpo di stato” finanziato con bando sulla gazzetta ufficiale!!! I “dissidenti” di madonna Fiammetta mi diedero l’impressione di “traditori” della loro patria. Io stesso sono un “dissidente” verso Frattini e perfino Berlusconi che continuo a votare in mancanza di meglio, ma mai e poi mai mi sogno di essere un traditore della mia patria. Anzi la mia lealtà si esprime proprio nel pubblico dissenso verso la politica del governo, verso un ignobile sindaco Alemanno, che ho votato ed al quale non esito a ritirare la mia fiducia. Ma tutto questo non ha nulla a che fare con un tradimento della patria, quale invece commettono i prezzolati del governo americano. Durante gli anni di Mani Pulite si sapeva che il partito comunista riceveva sostanziose sovvenzioni da parte dell’URSS. Lo si sapeva, ma non lo si doveva far sapere. A questo punto, adottando gli stessi criteri, l’URSS aveva il pieno diritto di finanziare non solo il partito comunista, ma ogni cittadino italiano che svolgesse un ruolo apprezzato a Mosca. Dapprima si ricorreva alla menzogna dei falsi armanenti di Saddam, adesso non vi è più nemmeno bisogno della menzogna. Basta presentare domanda! E se valesse anche il contrario? Il reciproco e inverso? Ad ogni singolo, anche non organizzato in gruppi, che voglia porre in essere negli USA e nei paesi europei iniziative ed azioni volte a favore la “democratizzazione” e la promozione della libertà di pensiero e dei diritti umani? In fondo, tutto è opinabile e con lo stesso vocabolo si può intendere tutto ciò che si vuole e il suo contrario: la civiltà giuridica dell’Occidente non poteva conoscere una caduta più eclatante! È l’America, faro di civiltà che avanza. Noi in Europa siamo stati civilizzati fin dal 1945.

    Pubblicato da Antonio Caracciolo

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