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    Predefinito La donazione di Costantino

    Abbiamo imparato a scuola che la Chiesa ha preteso per secoli di aver ricevuto lo Stato Pontificio in donazione da Costantino, quando questi spostò il baricentro dell’Impero a Bisanzio. Senonché, grazie all’umanista Lorenzo Valla (1407-1457), nel 1440 venne dimostrata la falsità di tale Constitutum Constantini, smascheramento di cui si impadronì la propaganda protestante, poi quella illuminista e infine la piemontese.
    Ma chi era questo Valla, passato alla storia con la sua operetta De falso credita et ementita Constantini donatione? Alla vicenda lo storico Giovanni Maria Vian, oggi direttore de L’Osservatore Romano, ha dedicato un intero libro, La donazione di Costantino (Il Mulino, 2004). In esso si chiarisce che

    a) l’origine leggendaria e non storica della donazione era nota fin dai tempi dell’imperatore Ottone III e del papa Silvestro II (Gerberto d’Aurillac);

    b) anche in precedenza, nessuno le aveva dato molto credito e, in ogni caso, a nessuno venne mai in mente di usarla come arma polemica;

    c) gli unici a farlo erano stati l’eretico Arnaldo da Brescia (giustiziato dall’imperatore Barbarossa) e lo scomunicato Marsilio Ficino (1433-1499);

    d) il primo a sfatare ufficialmente la leggenda fu nel 1433 Nicola Cusano, che era un cardinale e non aveva alcun intento polemico nei confronti del Papa: anzi, quando vide che le sue ricerche erano strumentalizzate dai seguaci degli eretici Jhon Wyclif (1329 ca.-1384) e Jan Hus (1371 ca.-1415), nonché dai conciliaristi (che sostenevano la superiorità del Concilio sul papa), si schierò decisamente col Pontefice.

    Dunque, in cosa consiste la novità di Valla? Nel fatto che dedicò un’apposita opera alla questione. Ma perché? Per motivi molto prosaici. Valla, che il braccio destro di Lutero, Filippo Melantone, definirà un «attaccabrighe», non era riuscito a ottenere alcun incarico alla curia romana per via, appunto, del suo temperamento. Alla ricerca di un impiego peregrinò a Piacenza, Pavia, Milano, Genova, Firenze, sempre cacciato dai potenziali colleghi che non intendevano sopportare quell’homo rixosus (si noti il termine generico homo al posto del classico vir). Neanche il papa Eugenio IV, suo antico compagno di studi, lo voleva. Nel 1435 il Valla riuscì a trovare un posto alla corte di Alfonso V d’Aragona, re di Napoli, in contrasto con Roma che accampava diritti feudali sul suo regno.
    Fu al servizio di quest’ultimo che Valla concepì il suo attacco, nel quale accusava apertamente i papi di avere confezionato il falso costantiniano per pura sete di dominio. Valla non esitò a paragonare i papi agli scribi e ai farisei evangelici. Nella sua invettiva si trovano quasi tutti i temi che verranno poi utilizzati dalla polemica antiromana dei secoli seguenti; per esempio, questo: «quando aumenta il potere temporale, diminuisce quello spirituale». Chiamava violento e crudele il dominio sacerdotale, la «tirannide del papa» contro cui era lecito non solo ribellarsi ma pure l’omicidio. Valla vedeva nel potere temporale la causa della rovina d’Italia (ancora oggi leitmotiv dei laicisti).
    Il tema era stato lanciato da Marsilio da Padova (1275-1342) oltre un secolo prima, che sosteneva Ludovico il Bavaro contro papa Giovanni XXII. Il Bavaro era stato il primo imperatore a farsi incoronare non dal papa ma da quello Sciarra Colonna dello «schiaffo di Anagni» (a papa Bonifacio VIII). Marsilio rivendicava la superiorità dell’Imperatore sul Papa, in quanto al primo spettava la convocazione del Concilio (per Marsilio, superiore al papa). Marsilio affermava che l’autorità politica risiede nel popolo, che la delega al sovrano. Nel suo libello Defensor pacis del 1324 dichiarava il potere temporale «radice e origine della pestilenza del regno italico». L’imperatore lo fece vicario imperiale e accolse un altro antipapista, Guglielmo di Ockham (1288-1349), padre del nominalismo (non a caso Umberto Eco ha ambientato il suo Il Nome della Rosa all’interno di queste vicende).
    Contro queste tesi si scagliò Petrarca, che invece vedeva la rovina dell’Italia proprio nella «cattività avignonese» (sette papi francesi, ridotti a cappellani del re di Francia). Neanche Dante, che di Bonifacio VIII era stato nemico, si era spinto a prendersela col potere temporale, tant’è che fu san Roberto Bellarmino (capo del Sant’Uffizio) a prenderne le difese contro i tentativi di arruolamento protestante. Machiavelli, com’è noto, dedicherà il suo Principe a Cesare Borgia, figlio del papa Alessandro VI, il solo che fosse arrivato a un passo dall’unire l’Italia sotto un unico scettro. In seguito, lo storico Ludovico Antonio Muratori (1672-1750) dirà: proprio grazie alla presenza del papato l’Italia settentrionale non è diventata una Marca germanica e quella meridionale un califfato islamico.
    Ma torniamo al Valla. Con la pace di Terracina del 1443 il Papa e il Re di Napoli trovarono un accordo e il Valla, intelligentemente, si tappò la bocca. Così, nel 1448, tornato a Roma, poté coronare il suo sogno di curiale («scrittore delle lettere apostoliche») al servizio dei successori di Eugenio IV, Niccolò V e Callisto III. Divenne anche canonico lateranense e, quando morì cinquantenne nel 1457, fu sepolto nella basilica.
    Lorenzo Valla molto probabilmente non sarebbe passato alla storia senza quel suo libretto. Che, poche settimane dopo l’affissione delle «tesi» di Lutero, venne rilanciato alla grande. Grazie anche all’invenzione di Gutenberg. Ciò che prima era stato snobbato come semplice pamphlet polemico di un intellettuale al soldo di un re, divenne l’arma principale dei nemici di Roma. Nel 1534 veniva tradotto in inglese da Thomas Cromwell, braccio destro di Enrico VIII. Lo stesso fece Zwingli in Svizzera. Nel 1537 fu il turno di Calvino. Da allora non ci fu scritto di cattolico che i protestanti non usassero in funzione antiromana. Il tema della disunità dell’Italia a causa della presenza papale fu toccato da Machiavelli in un passo delle sue Istorie fiorentine del 1525, dedicate al papa Clemente VII (che, per giunta, gliele aveva suggerite). Guicciardini deteneva alti incarichi alla corte papale: la sua Storia d’Italia fu pubblicata solo nel 1561, vent’anni dopo la sua morte. Ma queste opere fecero il giro del mondo (protestante). Paradossalmente, chi plaudiva al potere temporale era Tommaso Campanella, in carcere per aver organizzato un complotto antispagnolo in Napoli. Sognava l’unità europea sotto il papa e affermava essere Napoli un feudo papale dal tempo di Costantino, esattamente il contrario di quanto scritto da Valla (il segno simbolico del vassallaggio era la «chinea», una mula bianca che il re di Napoli donava annualmente al papa: nel 1855 fu versata in saldo una somma che venne usata per erigere la colonna dell’Immacolata in piazza di Spagna). Ma la polemica montò in crescendo fino al 1870, anno della quarta e definitiva soppressione a mano armata del potere temporale (dopo la giacobina del 1798, la napoleonica del 1808 e la mazziniana del 1849). Nel 1861 lo storico inglese John Acton ammetteva: «Per quindici secoli la Santa Sede è stata il perno della storia italiana e l’origine dell’influenza italiana in Europa». Nel 1895 il 20 settembre (presa di Porta Pia) fu dichiarato festa nazionale. Tutti gli antipapisti della storia ebbero piazze e monumenti, come Arnaldo da Brescia e Giordano Bruno; «Lorenzo Valla II» fu lo pseudonimo scelto da uno storico tedesco.
    Solo col fascismo lo Stato italiano risarcì la Santa Sede di quanto le aveva tolto, tramite un indennizzo «di molto inferiore» (come specificò l’accordo) del dovuto. Curiosamente la Marcia su Roma era avvenuta il 28 ottobre 1922, lo stesso giorno della vittoria di Costantino nel 312 a Ponte Milvio.
    Così un esultante Angelo Roncalli (poi il beato Giovanni XXIII) scrisse nel 1929: «Benediciamo il Signore! Tutto ciò che la massoneria, cioè il diavolo, aveva fatto in 60 e più anni contro la Chiesa e contro il papato in Italia, tutto ciò è stato rovesciato». Quattro anni prima, tuttavia, Pio XI aveva istituito la festa di Cristo Re e ancora oggi un potere temporale, pur minimo, continua nello Stato Vaticano. Ma è per sempre finito il tempo della «committenza e del mecenatismo da parte dei papi», che hanno fatto di Roma la capitale dell’arte mondiale. Col Concilio Vaticano II la polemica sulla Chiesa «costantiniana» (contrapposta a quella «dei poveri») è diventata intracattolica. Per il gesuita Jean Daniélou (fatto cardinale da Paolo VI) è fondamentale che «la Chiesa si impegni nella civiltà, perché un popolo cristiano è impossibile in una civiltà che gli sia contraria». Meglio «quest’immenso popolo, fatto insieme di santi e di peccatori», che «una Chiesa più pura ma che rassomiglierebbe a una confraternita di iniziati». La conversione di Costantino «ha reso l’Evangelo accessibile ai poveri, cioè proprio a quelli che non fanno parte delle élites, all’uomo della strada». Perché il cristianesimo «andava sviluppandosi all’interno di una società i cui quadri sociali e le cui strutture culturali gli erano ostili. L’appartenenza al cristianesimo richiedeva quindi una forza di carattere di cui la maggior parte degli uomini è incapace».
    "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson


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    Predefinito Rif: La donazione di Costantino

    Per ampliare il dibattito sarebbe interessante sapere perché:

    - se l'origine leggendaria della donazione di Costantino era nota fin dai tempi di Silvestro II (papa dal 999 al 1003) e nessuno pensò mai di usarla come arma polemica, perché Papa Leone IX (papa dal 1048 al 1054, cioè dopo Silvestro II) la utilizzo nella sua lettera al Patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario per dimostrare che la Chiesa di Roma possedeva potere sia spirituale che temporale? L'enciclopedia cattolica del 1911 dice che proprio Leone IX è stato il primo a citare la Donazione di Costantino in un atto ufficiale. Vedi qui. Se si riteneva già che avesse un'origine leggendaria, perché utilizzarla in un atto ufficiale (che tra l'altro ha avuto grandi conseguenze per la Chiesa)?

    - Perché ancora Dante nel 1300 la ritiene vera, pur vedendola come negativa? nella Divina Commedia scrive:

    Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,
    non la tua conversion, ma quella dote
    che da te prese il primo ricco patre!

    Inferno XIX, 115-119
    A proposito, tanti auguri di buon Natale a tutti!
    Ultima modifica di napici; 24-12-10 alle 12:54
    Così mi disse che quel giorno era uscita coi fiori gialli tra le mani perché finalmente la trovassi e che se non fosse successo si sarebbe avvelenata perché la sua vita era vuota. - M. A. Bulgakov

  3. #3
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    Predefinito Rif: La donazione di Costantino

    Citazione Originariamente Scritto da napici Visualizza Messaggio
    Per ampliare il dibattito sarebbe interessante sapere perché:

    - se l'origine leggendaria della donazione di Costantino era nota fin dai tempi di Silvestro II (papa dal 999 al 1003) e nessuno pensò mai di usarla come arma polemica, perché Papa Leone IX (papa dal 1048 al 1054, cioè dopo Silvestro II) la utilizzo nella sua lettera al Patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario per dimostrare che la Chiesa di Roma possedeva potere sia spirituale che temporale? L'enciclopedia cattolica del 1911 dice che proprio Leone IX è stato il primo a citare la Donazione di Costantino in un atto ufficiale. Vedi qui. Se si riteneva già che avesse un'origine leggendaria, perché utilizzarla in un atto ufficiale (che tra l'altro ha avuto grandi conseguenze per la Chiesa)?

    - Perché ancora Dante nel 1300 la ritiene vera, pur vedendola come negativa? nella Divina Commedia scrive:

    ...
    Ottime osservazioni Napici. Non conoscevo queste cose. Immagino ci sia qualche errore nel documento che ho postato.
    Credo che per fare chiarezza bisognerebbe andare e per gradi. Come primo punto sarebbe saggio capire quando e in che misura il documenti venne ritenuto falso.


    A proposito, tanti auguri di buon Natale a tutti!
    Che bella sorpresa ritrovarti tra noi. Auguri anche a te di tutto cuore!
    Ultima modifica di Cuordy; 24-12-10 alle 14:11
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  4. #4
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    Predefinito Rif: La donazione di Costantino

    [edit della moderazione] niente citazioni del Vangelo a sproposito. Grazie.
    Ultima modifica di :Esther:; 27-12-10 alle 20:25
    [B]per mantenere in pace un mondo caratterizzato da ingiuste concentrazioni di ricchezza ed enormi sacche di povertà è necessario trasformare i poveri in zombie con la propaganda e le religioni[/B]

 

 

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