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  1. #1
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    Predefinito IMMIGRAZIONE / Conservatori e populisti a confronto

    Perché sull’immigrazione (e non solo) ha ragione Fini.

    I conservatori e l'Europa che verrà



    Compito del buon politico, e ancor più di un politico conservatore, è di guardare allo sviluppo del proprio Paese quali che siano i suoi personali convincimenti.
    Oggi la società occidentale, di fronte ad un fenomeno epocale come l’immigrazione dal Terzo Mondo verso il Nord industriale e tecnologico, ha due possibilità: quella di chiudersi a riccio, negando ostinatamente l’inevitabilità di questo percorso, oppure di considerarlo ineluttabile e tentare quindi di guidarlo nelle forme più opportune e meno laceranti per il suo profilo culturale ed istituzionale.

    La prima scelta è dettata dalla paura: paura di non riconoscerci più come “noi”, paura di perdere la nostra presunta “identità”, paura di rinunciare agli usi e ai costumi che contraddistinguono tuttora i nostri popoli. E’, tuttavia, questa una paura che non dovrebbe sussistere soprattutto se chi vi si riconosce è motivato da sentimenti tradizionalistici.

    L’Europa di oggi ha ormai ben poco dell’immagine statica del passato che i nazionalisti custodiscono intatta come un feticcio, incuranti di guardare alla realtà che li circonda. Dal punto di vista sia etnico che religioso le nostre nazioni non sono più quelle abitate dai nostri padri e risulterebbero probabilmente irriconoscibili ai nostri nonni. Emblema dei mutamenti in corso sono le nazionali di calcio, orgoglio del patriottismo europeo, che rappresentano lo specchio del melting-pot razziale che caratterizza la civiltà contemporanea occidentale.

    Anni fa Jean-Marie Le Pen ebbe da ridire sulla massiccia presenza di calciatori di provenienza africana nelle fila della compagine francese. Avesse torto o ragione, la presenza di colored nelle rappresentative di clubs e in quelle nazionali è ormai la costante, e non l’eccezione, che caratterizza con varia entità le maggiori squadre del continente. Identificare precisi prototipi razziali è una perdita di tempo, ormai, perfino tra i bianchi: cosa fa, apparentemente, di Ibrahimovic uno svedese? E come distinguere un typisch deutsch da un turco bavarese? Si continua ad esaltare la superiorità del calcio inglese quando tutte le squadre britanniche che furoreggiano nella Champions League sono delle vere e proprie multinazionali che persino sul fronte manageriale e proprietario fanno a meno dei sudditi di Sua Maestà.

    D’altronde, persino gli europei doc sono talmente dediti alla contaminazione con stili di vita e mode esotiche che il loro futuro per ogni tradizionalista non dovrebbe suscitare particolari motivi di preoccupazione. La realtà che ci circonda, per chi voglia davvero osservarla senza paraocchi, ci mostra un’Europa che ha già perso – ammesso che li abbia mai realmente avuti - i suoi tratti tradizionali e ogni proiezione statistica in nostro possesso non fa che ricordarci di come nel prossimo futuro questo processo si accelererà ulteriormente.

    La politica, finora soggetta ai pregiudizi ideologici delle destre e delle sinistre tradizionali, non è riuscita ancora ad attuare una strategia coerente per l’integrazione delle genti immigrate. A destra permane l’illusione di una Fortezza Europa che, difesa dalla spada e dalla croce, possa far fronte alle pressioni implacabili delle masse mussulmane. A sinistra, invece, non si aspetta altro che veder diluito in una indistinta civiltà globale ogni forma di particolarismo etnico e culturale.

    Chi invece ha a cuore il futuro del continente europeo, ma si sforza di ragionare pragmaticamente, non può che riconoscere come ineluttabile il progressivo indebolimento dei popoli autoctoni sul suolo europeo. La ragione di ciò non sta principalmente nella frequenza con la quale gli stranieri bussano alle nostre porte, piuttosto nel mutato stile di vita dei nostri connazionali, da tempo dediti ai passatempi edonistici della cultura postmoderna. Volti unicamente al personale piacere, dimentichi di ogni dovere comunitario, gli europei hanno deliberatamente scelto di non fare più figli, di preferire le unioni omosessuali alla famiglia tradizionale, di negare il culto dei loro padri a vantaggio di sincretismi orientaleggianti. Freddi e disinteressati riguardo la fine di una civiltà occidentale verso la quale da tempo hanno deposto ogni sentimento di lealtà. Alla possibilità che un domani l’Europa liberale e cristiana possa cadere sotto il dominio del fondamentalismo islamico rispondono incuranti: “Che ci importa? Se e quando dovesse accadere saremo già tutti morti…”

    * * *

    Queste ragioni dovrebbero indurre un saggio spirito conservatore a valutare positivamente il tentativo di alcuni leaders europei di centrodestra, tra cui il nostro Gianfranco Fini, di cercare una soluzione post-ideologica all’immigrazione e all’integrazione di culture e religioni nell’area euro-mediterranea. Questi sforzi meriterebbero non solo la dovuta attenzione, ma anche l’appoggio più convinto di chi crede nel cambiamento gradualistico.

    La sinistra, orfana di Marx, è ancora prigioniera del politically correct rivelatosi incapace di risolvere le contraddizioni nazionaliste a causa di una malintesa idea dei diritti e della tolleranza. I conservatori, dopo essere stati il motore dello sviluppo economico negli anni ottanta, si trovano nel nuovo millennio con l’opportunità di guidare pragmaticamente il difficile rapporto di culture prevenendo i rischi di uno scontro di civiltà. Se non cedono alle resistenze delle forze xenofobe e cattolico-integraliste, i partiti di centrodestra potrebbero scoprire oltretutto dei vantaggi da questa trasformazione in atto, una trasformazione di cui si sottolineano unicamente i pericoli e raramente le opportunità.

    Si è detto di come le ultime generazioni di europei si siano scrollate di dosso ogni lealtà e dovere nazionale, aderendo ad una fatua e conformistica cultura cosmopolitica dei diritti che ha messo in discussione ogni autorità in primis quella religiosa. Persino, infatti, nelle nazioni in cui l’adesione al Cattolicesimo tocca i picchi più alti, come l’Italia, i sondaggi mostrano inequivocabilmente come ad un senso generico di fedeltà all’Istituzione faccia riscontro contraddittoriamente la mancata adesione alle indicazioni delle gerarchie sulle questioni etiche.

    Di contro, gli immigrati, che non hanno ancora fatto i conti con la cultura postmoderna, posseggono quelle qualità – la fedeltà alla famiglia, il senso comunitario, uno spirito religioso - che gli europei hanno perso e che sono le uniche che permettono ad una civiltà di durare.

    Se i nostri governanti sapranno integrare queste masse desiderose di opportunità abituandole al rispetto delle nostre antiche istituzioni e facendo loro assimilare, almeno in parte, i nostri costumi nazionali, allora il processo migratorio potrà persino considerarsi come un vantaggio per la civiltà europea. Viceversa, se l’ottusità delle destre cedesse questo onere alle forze progressiste, l’orrorifica visione dell’Eurabia, propostaci da Oriana Fallaci prenderebbe presumibilmente corpo e le nostre città diventerebbero il teatro di scontri razziali come è già accaduto nel Londonistan e nelle banlieu.

    * * *

    In chiusura, una nota a margine riguardo le obiezioni di parte cattolica ai presunti cedimenti al laicismo di Gianfranco Fini.

    Oggi il Vaticano dinanzi al decadimento morale dei suoi fedeli si trova dinanzi ad un bivio: modernizzare la propria agenda al seguito dei costumi imperanti, continuando così a fungere da Chiesa di popolo, oppure ridimensionarsi e accontentarsi di difendere i propri valori in posizione di minoranza.

    Del tutto diversa è la posizione di uno statista e di un leader di un grande partito polare quale si promette di essere, in Italia, il PDL. Chi governa un Paese liberale non può imporre per legge il volere di una minoranza alla restante maggioranza, anche se privatamente dovesse concordare con la prima. Fini, per quanto non sia un cattolico praticante è finora stato assai più rispettoso del ruolo e del Magistero della Chiesa di tanti altri suoi omologhi continentali, compresi quelli di estrazione democristiana, sempre più lontani da ogni soggezione nei confronti del Vaticano.

    E’ tempo, dunque, per i moderati italiani di riporre nell’armadio della storia l’abito crociato e di sforzarsi di ragionare pragmaticamente, impedendo che lo scontro sempre latente nella nostra penisola tra potere spirituale e potere temporale possa alla fine recar danno all’interesse nazionale. E a quello dell’Europa.


    Mr. Right
    SADNESS IS REBELLION

  2. #2
    Vi tengo d'occhio
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    Predefinito Riferimento: Perché sull’immigrazione (e non solo) ha ragione Fini

    Sono assolutamente in sintonia con quanto scritto da te. Mi fa molto piacere che tu, con molta umiltà,coraggio e dedizione,abbia raggiunto posizioni che molti ottusi continuano a etichettare come "giravolte"politiche. Questo tuo percorso, che per certi aspetti è anche il mio, è sinonimo di maturità e,cosa più importante, di libertà e apertura mentale.
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Perché sull’immigrazione (e non solo) ha ragione Fini

    Citazione Originariamente Scritto da SMB Visualizza Messaggio
    Sono assolutamente in sintonia con quanto scritto da te. Mi fa molto piacere che tu, con molta umiltà,coraggio e dedizione,abbia raggiunto posizioni che molti ottusi continuano a etichettare come "giravolte"politiche. Questo tuo percorso, che per certi aspetti è anche il mio, è sinonimo di maturità e,cosa più importante, di libertà e apertura mentale.
    Grazie Odal... sono davvero felice di ritrovarti.
    SADNESS IS REBELLION

  4. #4
    SMF
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    Predefinito Riferimento: Perché sull’immigrazione (e non solo) ha ragione Fini

    L'Europa multirazziale è già fallita in partenza: il modello di integrazione inglese s'è rivelato fallimentare, così come si sono rivelati fallimentari quello tedesco e quello francese.
    Le banlieu, i frequenti scontri e disordini causati dalla teppa allogena a Parigi e a Londra, le comunità di immigrati in Germania sempre più numerose che hanno portato addirittura la NPD ad ottenere risultati sorprendenti in lander da sempre dominio di democristiani e socialdemocratici, il successo del Front National di qualche anno fa - che solo un Sarkozy in gran spolvero e forte della sua propaganda contro il lassismo sessantottino in ogni campo a cominciare da quello dell'immigrazione ha potuto arrestare [io dico momentaneamente] -, così come il successo dei partiti di destra radicale in Austria, il costante aumento dei consensi per i partiti populisti identitari in Belgio, Olanda, Danimarca e Norvegia, i successi - che preoccupano sempre di più l'establishment inglese - del British National Party e - last but not least - i voti presi dalla Lega Nord puntando sul disagio dei lavoratori italiani verso l'invasione migratoria nel nostro paese sono tutti sentori di un clima europeo non favorevole ad un'immigrazione selvaggia ed incontrollata e che s'è rivelata tale anche quando i governi hanno cercato di regolamentarla, sempre con la scusa dell'integrazione (si scrive integrazione ma si legge omologazione).

    Vogliamo guardare agli Stati Uniti d'America? Hanno un presidente che è stato votato dalla stragrande maggioranza di tutte le etnie....eccetto che dalla componente euro-americana della popolazione, che, in linea teorica, costituirebbe il nucleo fondante degli Stati Uniti.

    Oggi abbiamo una situazione che - per varie ragioni - vede la razza bianca europea sotto attacco.
    La sua crisi è dovuta alla sua decadenza che consiste nell'accettazione dei disvalori del materialismo e del consumismo più bieco.
    Ma la salvezza non verrà dai 'nuovi europei' dalla pelle color caffè, ma potrà venire solo da noi stessi.
    Pena la nascita di un qualcosa che non si chiamerà più Europa o Italia ma di un qualcosa di diverso non solo nella forma esteriore, ma anche - e soprattutto - nella sostanza.

    Appoggiare l'etnomasochismo finiano è un cedimento.
    E' un cedimento verso il progressismo e la mentalità di sinistra.
    E' un cedimento verso il multiculturalismo e il pensiero unico politicamente corretto.
    E' un cedimento verso il relativismo culturale, etico e religioso.
    Vi va bene così? A me no.
    Se poi fa più comodo accettare lo status quo perchè si è stufi di non trovare riscontri nella realtà alle proprie idee e alle proprie aspirazioni più intime, è un altro discorso a cui volentieri rispondo con le parole di un pensatore conservatore rivoluzionario tedesco, Ernst Junger: "Il Ribelle è deciso ad opporre Resistenza. Il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata".

  5. #5
    Cacciaguida
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    Predefinito Riferimento: Perché sull’immigrazione (e non solo) ha ragione Fini

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    L'Europa multirazziale è già fallita in partenza: il modello di integrazione inglese s'è rivelato fallimentare, così come si sono rivelati fallimentari quello tedesco e quello francese.
    Le banlieu, i frequenti scontri e disordini causati dalla teppa allogena a Parigi e a Londra, le comunità di immigrati in Germania sempre più numerose che hanno portato addirittura la NPD ad ottenere risultati sorprendenti in lander da sempre dominio di democristiani e socialdemocratici, il successo del Front National di qualche anno fa - che solo un Sarkozy in gran spolvero e forte della sua propaganda contro il lassismo sessantottino in ogni campo a cominciare da quello dell'immigrazione ha potuto arrestare [io dico momentaneamente] -, così come il successo dei partiti di destra radicale in Austria, il costante aumento dei consensi per i partiti populisti identitari in Belgio, Olanda, Danimarca e Norvegia, i successi - che preoccupano sempre di più l'establishment inglese - del British National Party e - last but not least - i voti presi dalla Lega Nord puntando sul disagio dei lavoratori italiani verso l'invasione migratoria nel nostro paese sono tutti sentori di un clima europeo non favorevole ad un'immigrazione selvaggia ed incontrollata e che s'è rivelata tale anche quando i governi hanno cercato di regolamentarla, sempre con la scusa dell'integrazione (si scrive integrazione ma si legge omologazione).

    Vogliamo guardare agli Stati Uniti d'America? Hanno un presidente che è stato votato dalla stragrande maggioranza di tutte le etnie....eccetto che dalla componente euro-americana della popolazione, che, in linea teorica, costituirebbe il nucleo fondante degli Stati Uniti.

    Oggi abbiamo una situazione che - per varie ragioni - vede la razza bianca europea sotto attacco.
    La sua crisi è dovuta alla sua decadenza che consiste nell'accettazione dei disvalori del materialismo e del consumismo più bieco.
    Ma la salvezza non verrà dai 'nuovi europei' dalla pelle color caffè, ma potrà venire solo da noi stessi.
    Pena la nascita di un qualcosa che non si chiamerà più Europa o Italia ma di un qualcosa di diverso non solo nella forma esteriore, ma anche - e soprattutto - nella sostanza.

    Appoggiare l'etnomasochismo finiano è un cedimento.
    E' un cedimento verso il progressismo e la mentalità di sinistra.
    E' un cedimento verso il multiculturalismo e il pensiero unico politicamente corretto.
    E' un cedimento verso il relativismo culturale, etico e religioso.
    Vi va bene così? A me no.
    Se poi fa più comodo accettare lo status quo perchè si è stufi di non trovare riscontri nella realtà alle proprie idee e alle proprie aspirazioni più intime, è un altro discorso a cui volentieri rispondo con le parole di un pensatore conservatore rivoluzionario tedesco, Ernst Junger: "Il Ribelle è deciso ad opporre Resistenza. Il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata".
    Ineccepibile.

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Perché sull’immigrazione (e non solo) ha ragione Fini

    Cari Giò e AmerigoDumini spiegatemi su cosa si basa una politica esplicitamente razzista perchè francamente io non lo riesco a comprendere...

    Quando penso a coloro che considero i miei avversari vedo bianchi, non neri:

    l'anarchico che lancia la bomba molotov ad una manifestazione è bianco;
    la maestrina isterica che presiede l'okkupazione a skuola è bianca;
    i drogati sono bianchi;
    i punkabbestia sono bianchi;
    quelli che si tatuano ed inanellano da capo a piedi sono bianchi;
    quelli che brucerebbero le chiese sono bianchi;
    quelli che straparlano dai giornali radical chic sono bianchi;
    i filosofi nichilisti sono bianchi;
    gli edonisti del sabato sera sono bianchi;
    Eugenio Scalfari e Umberto Eco sono bianchi;
    e potrei continuare ancora a lungo con questo elenco degli orrori.

    Nei confronti dei colored o dei mediorientali, viceversa, non provo alcun sentimento particolare e non capisco questa questione dell'immigrazione posta da alcuni di voi come la radice di tutti i mali che affliggono il nostro Paese. Mi sembra un pretesto, ve lo dico in tutta onestà.

    L'immigrato che si integra, lavora, non ruba, che problemi vi dà? A me nessuno.

    Come dicevo nel mio articolo, la paura del diverso in quanto tale (il clandestino che stupra e delinque è ovvio che non piace a chiunque, ma è ingeneroso e falso affermare che tutti gli immigrati siano stupratori e delinquenti) è un sentimento da esorcizzare. Anche perchè nel mondo globalizzato in cui viviamo - bianchi, neri, gialli o ciclamini - siamo tutti uguali e tutti diversi.

    Vi faccio infine una confessione. Qualche mese fa ero terrorizzato dall'idea di vedere un nero alla Casa Bianca. Ebbene, dopo appena qualche mese di abitudine la cosa non mi fa più nè caldo nè freddo. Non è accaduta infatti nessuna rivoluzione. Obama non si è dimostrato un alieno, ma un americano suppergiù come gli altri. Continuo a preferire McCain, ma non mi strappo i capelli se governano i Democrats. Anzi, trovo positivo che finalmente si sia sfatato un tabù che non aveva più ragion d'essere. Adesso i critici dell'Occidente hanno una freccia in meno al loro arco. Pure a Hillary ci sto facendo il callo; d'altronde se piace a Kissinger qualche ragione ci sarà.

    Come vedete non ho problemi a fare autocritica. Sarà che invecchio e che divento sempre più conservatore, ma trovo gli estremismi - di destra come di sinistra - oltremodo infantili. Il mondo forse non è bello, ma non rendiamolo stupidamente più brutto di quello che è.
    SADNESS IS REBELLION

  7. #7
    Stalinismo Berlusconiano
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    Predefinito Riferimento: Perché sull’immigrazione (e non solo) ha ragione Fini

    Non è questione di spaventarsi di fronte al negro che va alla Casa Bianca.
    Anche io sono ormai disilluso e penso che il futuro sarà multirazziale, la differenza è che il mio pensiero su questa cosa non cambia di una virgola.
    Io e un negro siamo diversi, siamo due razze due culture due modi di vivere differenti.
    Sarò poco appetiibile per i salotti buoni e la politica delle fondazioni ma non me ne frega un bel niente.
    Dimitri Oblomov per un PDL colbertista, socialista e fascista

  8. #8
    Cacciaguida
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    Predefinito Riferimento: Perché sull’immigrazione (e non solo) ha ragione Fini

    Citazione Originariamente Scritto da Mr. Right Visualizza Messaggio
    Cari Giò e AmerigoDumini spiegatemi su cosa si basa una politica esplicitamente razzista perchè francamente io non lo riesco a comprendere...

    Quando penso a coloro che considero i miei avversari vedo bianchi, non neri:

    l'anarchico che lancia la bomba molotov ad una manifestazione è bianco;
    la maestrina isterica che presiede l'okkupazione a skuola è bianca;
    i drogati sono bianchi;
    i punkabbestia sono bianchi;
    quelli che si tatuano ed inanellano da capo a piedi sono bianchi;
    quelli che brucerebbero le chiese sono bianchi;
    quelli che straparlano dai giornali radical chic sono bianchi;
    i filosofi nichilisti sono bianchi;
    gli edonisti del sabato sera sono bianchi;
    Eugenio Scalfari e Umberto Eco sono bianchi;
    e potrei continuare ancora a lungo con questo elenco degli orrori.

    .
    Il cui scopo precipuo -di tutti i gentiluomini che hai citato- è appunto la società multirazziale obamizzata.

  9. #9
    Stalinismo Berlusconiano
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    Predefinito Riferimento: Perché sull’immigrazione (e non solo) ha ragione Fini

    L'immigrato che si integra, lavora, non ruba, che problemi vi dà? A me nessuno.

    Non mi da problemi personali.
    Ma indubbiamente rappresenta un problema per il futuro della nostra stirpe questa presenza mastodontica di corpi estranei.
    Dimitri Oblomov per un PDL colbertista, socialista e fascista

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: Perché sull’immigrazione (e non solo) ha ragione Fini

    Citazione Originariamente Scritto da Dimitri Oblomov Visualizza Messaggio
    Io e un negro siamo diversi, siamo due razze due culture due modi di vivere differenti.
    Non è vero, è un'illusione. Anche Paolo Di Canio la pensava come te, poi quando è andato in Inghilterra e si è trovato a familiarizzare con i negri ha smesso di essere razzista.

    La realtà che oggi, nel mondo occidentale, vestiamo tutti allo stesso modo e ascoltiamo tutti la stessa musica. Le differenze si valutano da persona a persona, non più fra razze.
    SADNESS IS REBELLION

 

 
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