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    Arrow Messaggio del Presidente della Repubblica del 31/12/2010

    Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

    Audio-video:
    FONTE: http://www.youtube.com/watch?v=sXX4KJKeAxY

    Testo:
    Palazzo del Quirinale, 31/12/2010

    Buona sera e Buon Anno a voi tutti, italiane e italiani di ogni generazione. Non vi stupirete, credo, se dedico questo messaggio soprattutto ai più giovani tra noi, che vedono avvicinarsi il tempo delle scelte e cercano un'occupazione, cercano una strada. Dedico loro questo messaggio, perché i problemi che essi sentono e si pongono per il futuro sono gli stessi che si pongono per il futuro dell'Italia.

    Incontrando di recente, per gli auguri natalizi, i rappresentanti del Parlamento e del governo, delle istituzioni e dei corpi dello Stato, ho espresso la mia preoccupazione per il malessere diffuso tra i giovani e per un distacco ormai allarmante tra la politica, tra le stesse istituzioni democratiche e la società, le forze sociali, in modo particolare le giovani generazioni. Ma non intendo tornare questa sera su tutti i temi di quell'incontro. Ribadisco solo l'esigenza di uno spirito di condivisione - da parte delle forze politiche e sociali - delle sfide che l'Italia è chiamata ad affrontare; e l'esigenza di un salto di qualità della politica, essendone in giuoco la dignità, la moralità, la capacità di offrire un riferimento e una guida.

    Ma a questo riguardo voi che mi ascoltate non siete semplici spettatori, perché la politica siete anche voi, in quanto potete animarla e rinnovarla con le vostre sollecitazioni e i vostri comportamenti, partendo dalle situazioni che concretamente vivete, dai problemi che vi premono.

    Siamo stati anche nel corso di quest'anno 2010 dominati dalle condizioni di persistente crisi e incertezza dell'economia e del tessuto sociale, e ormai da qualche tempo si è diffusa l'ansia del non poterci più aspettare - nella parte del mondo in cui viviamo - un ulteriore avanzamento e progresso di generazione in generazione come nel passato. Ma non possiamo farci paralizzare da quest'ansia : non potete farvene paralizzare voi giovani. Dobbiamo saper guardare in positivo al mondo com'è cambiato, e all'impegno, allo sforzo che ci richiede. Che esso richiede specificamente e in modo più pressante a noi italiani, ma non solo a noi: all'Europa, agli Stati Uniti. Se il sogno di un continuo progredire nel benessere, ai ritmi e nei modi del passato, è per noi occidentali non più perseguibile, ciò non significa che si debba rinunciare al desiderio e alla speranza di nuovi e più degni traguardi da raggiungere nel mondo segnato dalla globalizzazione.

    E innanzitutto è conquista anche nostra, è conquista della nostra comune umanità il rinascere di antiche civiltà, il travolgente sviluppo di economie emergenti, in Asia, in America Latina, in altre regioni - anche in Africa ci si è messi in cammino - rimaste a lungo ai margini della modernizzazione. E' conquista della nostra comune umanità il sollevarsi dall'arretratezza, dalla povertà, dalla fame di centinaia di milioni di uomini e donne nel primo decennio di questo nuovo millennio. Paesi e popoli con i quali condividere lo slancio verso un mondo globale più giusto, più comprensivo dell'apporto di tutti, più riconciliato nella pace e in uno sviluppo davvero sostenibile.

    E' in effetti possibile un impegno comune senza precedenti per fronteggiare le sfide e cogliere le opportunità di questo grande tornante storico. Siamo tutti chiamati a far fronte ancora alla sfida della pace, sempre messa a dura prova da persistenti e ricorrenti conflitti e da cieche trame terroristiche : della pace e della sicurezza collettiva, che esigono tra l'altro una nuova assunzione di responsabilità nella Comunità Internazionale da parte delle grandi potenze emergenti. Siamo chiamati a cogliere le opportunità di un processo di globalizzazione tuttora ambiguo nelle sue ricadute sul terreno dei diritti democratici e delle diversità culturali, ed estremamente impegnativo per continenti e paesi - l'Europa, l'Italia - che tendono a perdere terreno nell'intensità e qualità dello sviluppo.

    Ecco, da questo scenario non possono prescindere i giovani nel porsi domande sul futuro. Non possono porsele senza associare strettamente il discorso sull'Italia e quello sull'Europa, senza ragionare da italiani e da europei. Molto dipenderà infatti per noi dalla capacità dell'Europa di agire davvero come Unione: Unione di Stati e di popoli, ricca della sua pluralità, e forte di istituzioni che sempre meglio le consentano di agire all'unisono, di integrarsi più decisamente. Solo così si potrà non solo superare l'attacco all'Euro e una insidiosa crisi finanziaria nell'Eurozona, ma aprire una nuova prospettiva di sviluppo dell'economia e dell'occupazione nel nostro continente, ed evitare il rischio della sua irrilevanza o marginalità in un mondo globale che cresca lontano da noi. Sono convinto che questa sia una verità destinata a farsi strada anche in quei paesi europei in cui può serpeggiare l'illusione del fare da soli, l'illusione dell'autosufficienza.

    Pensare con positivo realismo in termini europei equivale a non illuderci, in Italia, di poter sfuggire agli imperativi sia della sostenibilità della finanza pubblica sia della produttività e competitività dell'economia e più in generale del sistema-paese. D'altronde, sono convinto che quando i giovani denunciano un vuoto e sollecitano risposte sanno bene di non poter chiedere un futuro di certezze, magari garantite dallo Stato, ma di aver piuttosto diritto a un futuro di possibilità reali, di opportunità cui accedere nell'eguaglianza dei punti di partenza secondo lo spirito della nostra Costituzione.

    Nelle condizioni dell'Europa e del mondo di oggi e di domani, non si danno certezze e nemmeno prospettive tranquillizzanti per le nuove generazioni se vacilla la nostra capacità individuale e collettiva di superare le prove che già ci incalzano. Tanto meno, ho detto, si può aspirare a certezze che siano garantite dallo Stato a prezzo del trascinarsi o dell'aggravarsi di un abnorme debito pubblico. Quel peso non possiamo lasciarlo sulle spalle delle generazioni future senza macchiarci di una vera e propria colpa storica e morale.Trovare la via per abbattere il debito pubblico accumulato nei decenni ; e quindi sottoporre alla più severa rassegna i capitoli della spesa pubblica corrente, rendere operante per tutti il dovere del pagamento delle imposte, a qualunque livello le si voglia assestare. Questo dovrebbe essere l'oggetto di un confronto serio, costruttivo, responsabile, tra le forze politiche e sociali, fuori dall'abituale frastuono e da ogni calcolo tattico.

    Ma affrontare il problema della riduzione del debito pubblico e della spesa corrente, così come mettere mano a una profonda riforma fiscale, vuol dire compiere scelte significative anche se difficili. Si debbono o no, ad esempio, fare salve risorse adeguate, a partire dai prossimi anni, per la cultura, per la ricerca e la formazione, per l'Università? Che questa scelta sia da fare, lo ha detto il Senato accogliendo espliciti ordini del giorno in tal senso prima di approvare la legge di riforma universitaria. Una legge il cui processo attuativo - colgo l'occasione per dirlo a coloro che l'hanno contestata - consentirà ulteriori confronti in vista di più condivise soluzioni specifiche, e potrà essere integrato da nuove decisioni come quelle auspicate dallo stesso Senato.

    Occorre in generale individuare priorità che siano riferibili a quella strategia di più sostenuta crescita economico-sociale che per l'Italia è divenuta - dopo un decennio di crescita bassa e squilibrata - condizione tassativa per combattere il rischio del declino anche all'interno dell'Unione Europea.
    Vorrei fosse chiaro che sto ragionando sul da farsi nei prossimi anni ; giudizi sulle politiche di governo non competono al Capo dello Stato, ma appartengono alle sedi istituzionali di confronto tra maggioranza e opposizione, in primo luogo al Parlamento.

    E vorrei fosse chiaro che parlo di una strategia, e parlo di priorità, da far valere non solo attraverso l'azione diretta dello Stato e di tutti i poteri pubblici, ma anche attraverso la sollecitazione di comportamenti corrispondenti da parte dei soggetti privati. Abbiamo, così, bisogno non solo di più investimenti pubblici nella ricerca, ma di una crescente disponibilità delle imprese a investire nella ricerca e nell'innovazione. Passa anche di qui l'indispensabile elevamento della produttività del lavoro : tema, oggi, di un difficile confronto - che mi auguro evolva in modo costruttivo - in materia di relazioni industriali e organizzazione del lavoro.

    Reggere la competizione in Europa e nel mondo, accrescere la competitività del sistema-paese, comporta per l'Italia il superamento di molti ritardi, di evidenti fragilità, comporta lo scioglimento di molti nodi, riconducibili a riforme finora mancate. E richiede coraggio politico e sociale, per liberarci di vecchie e nuove rendite di posizione, così come per riconoscere e affrontare il fenomeno di disuguaglianze e acuti disagi sociali che hanno sempre più accompagnato la bassa crescita economica almeno nell'ultimo decennio.

    Disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza. Impoverimento di ceti operai e di ceti medi, specie nelle famiglie con più figli e un solo reddito. E ripresa della disoccupazione, sotto l'urto della crisi globale scoppiata nel 2008.
    Gli ultimi dati ci dicono che le persone in cerca di occupazione sono tornate a superare i due milioni, di cui quasi uno nel Mezzogiorno ; e che il tasso di disoccupazione nella fascia di età tra i 15 anni e i 24 - ecco di nuovo il discorso sui giovani, nel suo aspetto più drammatico - ha raggiunto il 24,7 per cento nel paese, il 35,2 nel Mezzogiorno e ancor più tra le giovani donne. Sono dati che debbono diventare l'assillo comune della Nazione. Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l'Italia : ed è in scacco la democrazia.

    Proprio perché non solo speriamo, ma crediamo nell'Italia, e vogliamo che ci credano le nuove generazioni, non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo. C'è troppa difficoltà di vita quotidiana in diverse sfere sociali, troppo malessere tra i giovani. Abbiamo bisogno di non nasconderci nessuno dei problemi e delle dure prove da affrontare : proprio per poter suscitare un vasto moto di energie e di volontà, capace di mettere a frutto tradizioni, risorse e potenzialità di cui siamo ricchi. Quelle che abbiamo accumulato nella nostra storia di centocinquant'anni di Italia unita.

    Celebrare quell'anniversario, come abbiamo cominciato a fare e ancor più faremo nel 2011, non è perciò un rito retorico. Non possiamo come Nazione pensare il futuro senza memoria e coscienza del passato. Ci serve, ci aiuta, ripercorrere nelle sue asprezze e contraddizioni il cammino che ci portò nel 1861 a diventare Stato nazionale unitario, ed egualmente il cammino che abbiamo successivamente battuto, anche fra tragedie sanguinose ed eventi altamente drammatici. Vogliamo e possiamo recuperare innanzitutto la generosità e la grandezza del moto unitario : e penso in particolare a una sua componente decisiva, quella dei volontari. Quanti furono i giovani e giovanissimi combattenti ed eroi che risposero, anche sacrificando la vita, a quegli appelli per la libertà e l'Unità dell'Italia! Dovremmo forse tacerne, e rinunciare a trarne ispirazione? Ma quello resta un patrimonio vivo, cui ben si può attingere per ricavarne fiducia nelle virtù degli italiani, nel loro senso del dovere comune e dell'unità, e nella forza degli ideali.

    Ed è patrimonio vivo quello del superamento di prove meno remote e già durissime, come il liberarci dalla dittatura fascista, il risollevarci dalla sconfitta e dalle distruzioni dell'ultima guerra, ricostruendo il paese e trovando l'intesa su una Costituzione animata da luminosi principi. No, nulla può oscurare il complessivo bilancio della profonda trasformazione, del decisivo avanzamento che l'Unità, la nascita dello Stato nazionale e la sua rinascita su basi democratiche hanno consentito all'Italia. Di quel faticoso cammino è stato parte il ricercare e stabilire - come ha voluto sottolineare ancora di recente il Pontefice, indirizzandoci un pensiero augurale che sentitamente ricambio - "giuste forme di collaborazione fra la comunità civile e quella religiosa".

    Sono convinto che nelle nuove generazioni sia radicato il valore dell'unità nazionale, e insieme il valore dello Stato unitario come presidio irrinunciabile nell'era del mondo globale. Uno Stato, peraltro, in via di ulteriore rinnovamento secondo un disegno di riforma già concretizzatosi nella legge sul federalismo fiscale. Sarà essenziale attuare quest'ultima in piena aderenza ai principi di "solidarietà e coesione sociale" cui è stata ancorata.
    Sarà essenziale operare su tutti i piani per sanare la storica ferita di quel divario tra Nord e Sud che si va facendo perfino più grave, mentre risulta obbiettivamente innegabile che una crescita più dinamica dell'economia e della società nazionale richiede uno sviluppo congiunto, basato sulla valorizzazione delle risorse disponibili in tutte le aree del paese.

    Il futuro da costruire - guardando soprattutto all'universo giovanile - richiede un impegno generalizzato. Quell'universo è ben più vasto e vario del mondo studentesco. A tutti rivolgo ancora la più netta messa in guardia contro ogni cedimento alla tentazione fuorviante e perdente del ricorso alla violenza. In particolare, poi, invito ogni ragazza e ragazzo delle nostre Università a impegnarsi fino in fondo, a compiere ogni sforzo per massimizzare il valore della propria esperienza di studio, e li invito a rendersi protagonisti, con spirito critico e seria capacità propositiva, dell'indispensabile rinnovamento dell'istituzione Università e del suo concreto modo di funzionare.

    Investire sui giovani, scommettere sui giovani, chiamarli a fare la propria parte e dare loro adeguate opportunità. Che questa sia la strada giusta, ho potuto verificarlo in tante occasioni. Dall'incontro, nel gennaio scorso, con gli studenti di Reggio Calabria impegnati sul tema della legalità, a quello, in novembre, con i giovani volontari di Vicenza mobilitatisi per far fronte all'emergenza alluvione ; e via via potendo apprezzare realtà altamente significative. Penso ai giovani che con grandissima consapevolezza e abnegazione fanno la loro parte nelle missioni militari in aree di crisi : alle famiglie di quelli tra loro che sono caduti - purtroppo ancora oggi - e di tutti gli altri che compiono il loro dovere esponendosi a ogni rischio, desidero rinnovare stasera la mia, la nostra gratitudine e vicinanza. Penso ai giovani magistrati e ai giovani appartenenti alle forze di polizia, che contribuiscono in modo determinante al crescente successo nella lotta per liberare l'Italia da uno dei suoi gravi condizionamenti negativi, la presenza aggressiva e inquinante della criminalità organizzata.

    Sì, possiamo ben aprirci la strada verso un futuro degno del grande patrimonio storico, universalmente riconosciuto, della Nazione italiana. Facciano tutti la loro parte : quanti hanno maggiori responsabilità - e ne debbono rispondere - nella politica e nelle istituzioni, nell'economia e nella società, ma in pari tempo ogni comunità, ogni cittadino. Dovunque, anche a Napoli : lasciatemi rivolgere queste parole di incitamento a una città per la cui condizione attuale provo sofferenza come molti in Italia. Faccia anche a Napoli la sua parte ogni istituzione, ogni cittadino, nello spirito di un impegno comune, senza cedere al fatalismo e senza tirarsi indietro.

    Sentire l'Italia, volerla più unita e migliore, significa anche questo, sentire come proprio il travaglio di ogni sua parte, così come il travaglio di ogni sua generazione, dalle più anziane alle più giovani. A tutti, dunque, agli italiani e agli stranieri che sono tra noi condividendo doveri e speranze, il mio augurio affettuoso, il mio caloroso buon 2011.

    FONTE: http://www.quirinale.it/elementi/Con...corso&key=2052
    Ultima modifica di QUINTO; 01-01-11 alle 13:06
    Diciamo basta alla sinistra dei colpi di Stato e delle menzogne!

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    Predefinito Rif: Messaggio del Presidente della Repubblica del 31/12/2010

    Citazione Originariamente Scritto da Napolitano
    [...] sono convinto che quando i giovani denunciano un vuoto e sollecitano risposte sanno bene di non poter chiedere un futuro di certezze, magari garantite dallo Stato, ma di aver piuttosto diritto a un futuro di possibilità reali, di opportunità cui accedere nell'eguaglianza dei punti di partenza secondo lo spirito della nostra Costituzione.
    secondo me bisogna distinguere: i giovani normali lo sanno bene; invece quasi tutti quelli che sono andati a fare casino in piazza, ovvero gli attivisti di sinistra, non lo hanno ancora capito. :giagia:
    Citazione Originariamente Scritto da Napolitano
    [...]Trovare la via per abbattere il debito pubblico accumulato nei decenni ; e quindi sottoporre alla più severa rassegna i capitoli della spesa pubblica corrente, rendere operante per tutti il dovere del pagamento delle imposte, a qualunque livello le si voglia assestare. Questo dovrebbe essere l'oggetto di un confronto serio, costruttivo, responsabile, tra le forze politiche e sociali, fuori dall'abituale frastuono e da ogni calcolo tattico. Ma affrontare il problema della riduzione del debito pubblico e della spesa corrente, così come mettere mano a una profonda riforma fiscale, vuol dire compiere scelte significative anche se difficili.
    ottimo ma ricordiamo anche in Italia le tasse devono assolutamente scendere perché il livello attuale vede lo Stato che preleva ai cittadini circa metà dei frutti del proprio lavoro: è un furto.
    Citazione Originariamente Scritto da Napolitano
    Si debbono o no, ad esempio, fare salve risorse adeguate, a partire dai prossimi anni, per la cultura, per la ricerca e la formazione, per l'Università? Che questa scelta sia da fare, lo ha detto il Senato accogliendo espliciti ordini del giorno in tal senso prima di approvare la legge di riforma universitaria. Una legge il cui processo attuativo - colgo l'occasione per dirlo a coloro che l'hanno contestata - consentirà ulteriori confronti in vista di più condivise soluzioni specifiche, e potrà essere integrato da nuove decisioni come quelle auspicate dallo stesso Senato.
    qui non ho niente da dire ma mi preme riportare il passaggio sulla giustissima Riforma Gelmini.
    Citazione Originariamente Scritto da Napolitano
    [...]giudizi sulle politiche di governo non competono al Capo dello Stato, ma appartengono alle sedi istituzionali di confronto tra maggioranza e opposizione, in primo luogo al Parlamento.
    ha fatto bene a ribadirlo visto che alcuni ignoranti antidemocratici addirittura pretendevano che il capo dello Stato bloccasse le leggi del parlamento eletto dal popolo, leggi sostenute dalla maggioranza del popolo come la riforma Gelmini. :giagia:
    Citazione Originariamente Scritto da Napolitano
    [...]
    Disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza.
    Questa frase è puro comunismo.
    E' giustissimo invece che la distribuzione del reddito sia disuguale, infatti la giustizia implica che ad ognuno sia dato il suo, e non come vogliono i comunisti che tutti ricevano la stessa quota.
    Avrebbe dovuto semplicemente dire che devono essere rispettati i salari minimi, in modo che anche quelli che fanno lavori più inutili, meno produttivi, possano campare bene.
    Citazione Originariamente Scritto da Napolitano
    [...] che il tasso di disoccupazione nella fascia di età tra i 15 anni e i 24 - ecco di nuovo il discorso sui giovani, nel suo aspetto più drammatico - ha raggiunto il 24,7 per cento nel paese, il 35,2 nel Mezzogiorno e ancor più tra le giovani donne. Sono dati che debbono diventare l'assillo comune della Nazione. Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l'Italia : ed è in scacco la democrazia.
    e certo chiamiamo i maghi e facciamogli creare posti di lavoro dal niente. il povero Napolitano non ha ancora capito che lo Stato può fare poco nel risolvere la disoccupazione:
    - può aiutare con tutele sociali chi perde il lavoro,
    - può aiutare chi ha perso il lavoro ha ritrovarlo in modo più veloce,
    - può aiutare le imprese ad assumere tramite contratti di lavoro a tempo determinato e fiscalmente vantaggiosi che non costringono il datore di lavoro a tenersi per sempre lavoratori in eccesso, in modo che i datori di lavoro assumano senza tante preoccupazioni.
    ma a parte questo lo Stato non può creare i posti di lavoro dal nulla e tantomeno costringere le aziende esistenti ad assumere personale che non serve all'azienda.
    ecco, la verità è questa.
    Citazione Originariamente Scritto da Napolitano
    [...]
    Proprio perché non solo speriamo, ma crediamo nell'Italia, e vogliamo che ci credano le nuove generazioni, non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo. C'è troppa difficoltà di vita quotidiana in diverse sfere sociali, troppo malessere tra i giovani.
    è vero che il mondo del lavoro in Italia fa schifo e necessità di tanti cambiamenti: rispetto ferreo di orari di lavoro equi, rispetto ferreo di salari equi, sane condizioni di lavoro.
    Tuttavia diciamo anche che parte del malessere sociale è dovuto a dei bugiardi di esponenti politici di sinistra che fanno credere agli ignoranti che la colpa è del governo se ogni laureato una volta uscito dall'università non prende 3.000 euro al mese, invece di dire che i posti di lavoro sono quelli che scaturiscono dalle necessità sociali e lo Stato non può farci niente se escono molti più laureati di quanti servono. Inoltre uno è pagato per quello che produce non per i titoli che ha.
    Citazione Originariamente Scritto da Napolitano
    [...]Ed è patrimonio vivo quello del superamento di prove meno remote e già durissime, come il liberarci dalla dittatura fascista,
    almeno metà dell'Italia voleva il fascismo e metà no. Dopo il 1945 gran parte del popolo italiano voleva ancora il fascismo sebbene non volesse più Mussolini e sebbene volesse alcune riforme al sistema fascista.
    quindi basta col raccontare fregnacce, che il popolo si è "liberato". Semplicemente c'è stata una guerra civile e l'intervento di alcune potenze straniere che hanno sostituito il fascismo con un altro regime vicino alla sinistra.
    Ultima modifica di QUINTO; 01-01-11 alle 13:47
    Diciamo basta alla sinistra dei colpi di Stato e delle menzogne!

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    Predefinito Rif: Messaggio del Presidente della Repubblica del 31/12/2010

    Citazione Originariamente Scritto da QUINTO Visualizza Messaggio
    secondo me bisogna distinguere: i giovani normali lo sanno bene; invece quasi tutti quelli che sono andati a fare casino in piazza, ovvero gli attivisti di sinistra, non lo hanno ancora capito. :giagia:

    ottimo ma ricordiamo anche in Italia le tasse devono assolutamente scendere perché il livello attuale vede lo Stato che preleva ai cittadini circa metà dei frutti del proprio lavoro: è un furto.

    qui non ho niente da dire ma mi preme riportare il passaggio sulla giustissima Riforma Gelmini.

    ha fatto bene a ribadirlo visto che alcuni ignoranti antidemocratici addirittura pretendevano che il capo dello Stato bloccasse le leggi del parlamento eletto dal popolo, leggi sostenute dalla maggioranza del popolo come la riforma Gelmini. :giagia:

    Questa frase è puro comunismo.
    E' giustissimo invece che la distribuzione del reddito sia disuguale, infatti la giustizia implica che ad ognuno sia dato il suo, e non come vogliono i comunisti che tutti ricevano la stessa quota.
    Avrebbe dovuto semplicemente dire che devono essere rispettati i salari minimi, in modo che anche quelli che fanno lavori più inutili, meno produttivi, possano campare bene.

    e certo chiamiamo i maghi e facciamogli creare posti di lavoro dal niente. il povero Napolitano non ha ancora capito che lo Stato può fare poco nel risolvere la disoccupazione:
    - può aiutare con tutele sociali chi perde il lavoro,
    - può aiutare chi ha perso il lavoro ha ritrovarlo in modo più veloce,
    - può aiutare le imprese ad assumere tramite contratti di lavoro a tempo determinato e fiscalmente vantaggiosi che non costringono il datore di lavoro a tenersi per sempre lavoratori in eccesso, in modo che i datori di lavoro assumano senza tante preoccupazioni.
    ma a parte questo lo Stato non può creare i posti di lavoro dal nulla e tantomeno costringere le aziende esistenti ad assumere personale che non serve all'azienda.
    ecco, la verità è questa.

    è vero che il mondo del lavoro in Italia fa schifo e necessità di tanti cambiamenti: rispetto ferreo di orari di lavoro equi, rispetto ferreo di salari equi, sane condizioni di lavoro.
    Tuttavia diciamo anche che parte del malessere sociale è dovuto a dei bugiardi di esponenti politici di sinistra che fanno credere agli ignoranti che la colpa è del governo se ogni laureato una volta uscito dall'università non prende 3.000 euro al mese, invece di dire che i posti di lavoro sono quelli che scaturiscono dalle necessità sociali e lo Stato non può farci niente se escono molti più laureati di quanti servono. Inoltre uno è pagato per quello che produce non per i titoli che ha.

    almeno metà dell'Italia voleva il fascismo e metà no. Dopo il 1945 gran parte del popolo italiano voleva ancora il fascismo sebbene non volesse più Mussolini e sebbene volesse alcune riforme al sistema fascista.
    quindi basta col raccontare fregnacce, che il popolo si è "liberato". Semplicemente c'è stata una guerra civile e l'intervento di alcune potenze straniere che hanno sostituito il fascismo con un altro regime vicino alla sinistra.
    è una vita che ci raccontano le solite
    cazzate sulla così detta resistenzaostridicolo:
    per me non ci credono neanche loro..
    vengono caricati a molla col solito stupido motivetto..
    sputacchiano puttanate resistenziali..
    e poi si ammosciano:sofico:
    La così detta resistenza avrebbe voluto consegnarci
    all'Unione Sovietica ed instaurare in Italia
    la dittatura di quel cazzo di proletariato !
    se la sono presa nel culo con le elezioni
    del 1948..
    altro che liberare l'Italia..
    volevano farci ritornare all'anno zero
    di Kampucheska memoria...
    quelle schifezze di rossi !!
    Ultima modifica di Lancillotto del Lago; 01-01-11 alle 14:11

  4. #4
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    Predefinito Rif: Messaggio del Presidente della Repubblica del 31/12/2010

    Napolitano ha capito che l'incazzatura tra i giovani ha raggiunto livelli mai toccati dal 1977
    PEOPLE SMASH AUSTERITY

  5. #5
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    Predefinito Rif: Messaggio del Presidente della Repubblica del 31/12/2010

    Citazione Originariamente Scritto da Rasputin Visualizza Messaggio
    Napolitano ha capito che l'incazzatura tra i giovani ha raggiunto livelli mai toccati dal 1977
    infatti la sinistra rischia, io non ho mai visto giovani cosi incazzati verso la sinistra.
    specialmente dopo che una piccola minoranza di attivisti di sinistra ha protestato contro la giustissima e sacrosanta riforma Gelmini.
    Ultima modifica di QUINTO; 01-01-11 alle 15:28
    Diciamo basta alla sinistra dei colpi di Stato e delle menzogne!

  6. #6
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    Predefinito Rif: Messaggio del Presidente della Repubblica del 31/12/2010

    Citazione Originariamente Scritto da Rasputin Visualizza Messaggio
    Napolitano ha capito che l'incazzatura tra i giovani ha raggiunto livelli mai toccati dal 1977
    L'ex comunista Napolitano non ha capito a novant'anni che le sbrodolate di sinistra hanno fatto il loro tempo. Che il futuro dei giovani non si trova con i soliti pistolotti demagogici vetero comunisti che ci affliggono da settant'anni. Che il futuro è nello studio di materie dove cinesi, giapponesi indiani ci surclassano. Questi pseudo studenti, assieme a Lei, pretendono che sia lo stato a creare il loro futuro con un bel posticino fisso, magari alle poste o in qualche ente pubblico. Si iscrivono a scienze poilitiche, legge, lettere o filosofia e pretendono di avere un futuro. Rifuggono dalle facoltà dove occorre sgobbare per affermarsi in campi dove la concorrenza dei paesi emergenti ci sta travolgendo. Caro Presidente (non eletto da me), non capisci ancora che il futuro gli studenti se lo creano con l'impegno sui libri dove imparano a costruire qualcosa che serva veramente alla società di oggi. Al pari della FIOM non capisci che il mondo del lavoro non è più fatto di soli metalmeccanici (forse perchè siete ancora fermi alle ideologie anni 50). Se non hanno voglia di sgobbare con studi ostici per il loro livello mentale si cotruiscano il loro futuro andando a fare i lavori che milioni di immigrati accettano perchè sanno cosa vuol dire la fame. Dica a tutti questi bamboccioni che vivono con la paghetta di papà che il lavoro c'è magari anche all'estero o nelle fabbriche del Nord, come facevano i loro padri.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Messaggio del Presidente della Repubblica del 31/12/2010

    Citazione Originariamente Scritto da Rasputin Visualizza Messaggio
    Napolitano ha capito che l'incazzatura tra i giovani ha raggiunto livelli mai toccati dal 1977
    l'incazzatura di fuori corso,pizzaioli precari,centri sociali e altri
    cazzoni simili...!
    gli studenti veri erano a casa a studiare !!
    il komunista non si è neanche accorto che quel gruppetto
    di pseudo studenti ricevuti nella sua bella casetta...
    erano tutti fuori corso dai 28 ai 30 anni !!:sofico:

  8. #8
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    Predefinito Rif: Messaggio del Presidente della Repubblica del 31/12/2010

    Citazione Originariamente Scritto da artnik Visualizza Messaggio
    L'ex comunista Napolitano non ha capito a novant'anni che le sbrodolate di sinistra hanno fatto il loro tempo. Che il futuro dei giovani non si trova con i soliti pistolotti demagogici vetero comunisti che ci affliggono da settant'anni. Che il futuro è nello studio di materie dove cinesi, giapponesi indiani ci surclassano. Questi pseudo studenti, assieme a Lei, pretendono che sia lo stato a creare il loro futuro con un bel posticino fisso, magari alle poste o in qualche ente pubblico. Si iscrivono a scienze poilitiche, legge, lettere o filosofia e pretendono di avere un futuro. Rifuggono dalle facoltà dove occorre sgobbare per affermarsi in campi dove la concorrenza dei paesi emergenti ci sta travolgendo. Caro Presidente (non eletto da me), non capisci ancora che il futuro gli studenti se lo creano con l'impegno sui libri dove imparano a costruire qualcosa che serva veramente alla società di oggi. Al pari della FIOM non capisci che il mondo del lavoro non è più fatto di soli metalmeccanici (forse perchè siete ancora fermi alle ideologie anni 50). Se non hanno voglia di sgobbare con studi ostici per il loro livello mentale si cotruiscano il loro futuro andando a fare i lavori che milioni di immigrati accettano perchè sanno cosa vuol dire la fame. Dica a tutti questi bamboccioni che vivono con la paghetta di papà che il lavoro c'è magari anche all'estero o nelle fabbriche del Nord, come facevano i loro padri.
    Basta ragionare con questi luoghi comuni per cui tutti dovrebbero studiare ingegneria o matematica; addirittura chi studia Legge ora sarebbe un disoccupato, da cui si evince che mezzo Governo dovrebbe stare con le pezze al culo.
    Ma vergognatevi un po' per ste affermazioni.
    Non si capisce poi che senso avrebbe studiare materie dove i cinesi e gli indiani ci surclassano in ogni caso.

    Noi dobbiamo cercare nicchie competitive.
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Messaggio del Presidente della Repubblica del 31/12/2010

    Citazione Originariamente Scritto da Lancillotto del Lago Visualizza Messaggio
    l'incazzatura di fuori corso,pizzaioli precari,centri sociali e altri
    cazzoni simili...!
    gli studenti veri erano a casa a studiare !!
    il komunista non si è neanche accorto che quel gruppetto
    di pseudo studenti ricevuti nella sua bella casetta...
    erano tutti fuori corso dai 28 ai 30 anni !!:sofico:
    nel mio piccolo non conosco un solo giovane che non abbia dichiarato di voler (a parole per ora, ma la rabbia stagna) decapitare tutti i politici presenti in Parlamento.

    Lo dicono perfino i secchioni con gli occhialini che vedo ad Economia.
    Ultima modifica di Rasputin; 01-01-11 alle 21:43
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  10. #10
    utente cancellato
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    Predefinito Rif: Messaggio del Presidente della Repubblica del 31/12/2010

    Citazione Originariamente Scritto da Rasputin Visualizza Messaggio
    nel mio piccolo non conosco un solo giovane che non abbia dichiarato di voler (a parole per ora, ma la rabbia stagna) decapitare tutti i politici presenti in Parlamento.

    Lo dicono perfino i secchioni con gli occhialini che vedo ad Economia.
    tutti ???
    o magari per i loro amichetti di sinistra chiudono gli occhiucci ?:gratgrat:
    di solito nelle facoltà i rintronati con gli occhialini tondi tondi..
    sono i futuri pippaioli davanti ad una foto del "che":sofico:
    contano meno dei loro cattivi maestri...
    e cioè NULLA !

 

 
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