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    Predefinito L'ultimo record del parlamento siciliano

    L'ultimo record del parlamento siciliano
    per sette ore di lavoro 165 mila euro


    La Regione scioglie la commissione-lumaca per riformare lo Statuto. Indennità da 800 a 3.300 euro del presidente che si uniscono allo stipendio di 19.000 euro
    di EMANUELE LAURIA


    Sette ore di lavoro non in un giorno, ma in un anno: un ritmo che neppure il Parlamento più antico (e più lento) d'Europa può sostenere. E così Francesco Cascio, il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, ieri mattina ha detto basta. Con un atto d'imperio ha sciolto la commissione per la revisione dello Statuto.

    La commissione Statuto è un organismo istituito nel giugno del 2008 che avrebbe dovuto rinnovare l'antica carta dell'autonomia isolana: due anni e mezzo dopo il lavoro non si è ancora concluso. Anzi. Da luglio a oggi, la commissione si è riunita dieci volte e in sei occasioni nessuno dei 13 novelli padri costituenti che la compongono si è presentato all'appuntamento.

    Morale: 205 minuti di lavoro negli ultimi sei mesi, 34 faticosissimi minuti ogni mese, la maggior parte dei quali spesi nell'ascoltare l'assessore all'Economia che ha relazionato sul federalismo e i sette consulenti nominati per un parere tecnico evidentemente indispensabile. Oddio, non è che nel semestre precedente la commissione avesse operato con maggior vigore: poco più di un paio di sedute ogni trenta giorni, sei delle quali disdette o annullate e cinque (cinque!) consumate prima di mettersi d'accordo sull'elezione della centrale figura del segretario.

    Così doveva finire, e forse era scritto. Se è vero che già alla scadenza del primo anno di attività, nel luglio del 2009, Cascio sottopose ai colleghi l'abolizione dell'organismo che si avviava a stabilire non invidiabili primati di improduttività. L'aula di Palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea siciliana, bocciò la proposta e deliberò la prima di due proroghe peraltro non consentite dal regolamento. Gli eredi di Alessi e Aldisio - storici progenitori dell'autonomia siciliana - hanno così continuato ad incassare le indennità di carica previste, che sono fisse e non legate all'effettivo svolgimento delle sedute.

    In soldoni: 3.316 euro al mese per il presidente (il finiano Alessandro Aricò), 819 euro per i due vice, 404 per il segretario. Cifre lorde, per carità, che vanno a sommarsi però a retribuzioni-base equiparate a quelle dei senatori: più o meno 19 mila mensili, 11 mila al netto di imposte e ritenute. Certo, Aricò e soci sono in buona compagnia: sono 57, su 90, i parlamentari siciliani titolari di una carica - e dunque di una indennità - aggiuntiva: i presidenti dei gruppi parlamentari lievitati di recente con la nascita di Fli, di Forza del Sud di Gianfranco Micciché e del Pid di Saverio Romano, i componenti del consiglio di presidenza dell'Ars, i vertici delle tredici commissioni fra legislative e speciali: fra queste, c'è pure quella che si occupa di controllare preventivamente la "qualità delle leggi", affidata non a un giureconsulto o a un esperto di bilancio, ma - in ossequio a una ripartizione cencelliana fra i partiti - a un deputato di Ragusa dell'Udc che ha un diploma di geometra. E che nulla ha avuto da dire quando, nell'aprile scorso, l'Ars approvò una legge che metteva sul mercato il porto di Augusta: di proprietà però dello Stato, non della Regione.

    Avete presente Totò che vende la fontana di Trevi? Ma tant'è. L'immobilismo della commissione Statuto ha fatto traboccare il classico vaso. E il presidente Cascio ha avuto un moto d'indignazione: "Quest'organismo è nella evidente impossibilità di raggiungere gli obiettivo cui era preposto, quindi dichiaro definitivamente cessate le sue funzioni". Aricò ufficialmente non parla, il suo movimento - Fli - grida all'attacco politico: Cascio è un esponente di quel Pdl che in Sicilia è stato messo all'opposizione dal governatore Lombardo. Così, fra le polemiche, cala il sipario sull'ultimo scandalo siciliano. Costato, a conti fatti, 166.640 euro: la spesa sostenuta dalle casse pubbliche per garantire il gettone ai padri della riforma mai nata.
    L'ultimo record del parlamento siciliano per sette ore di lavoro 165 mila euro - Palermo - Repubblica.it
    Ultima modifica di apibroker; 05-01-11 alle 10:18
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    Predefinito Rif: L'ultimo record del parlamento siciliano

    Un altro intruso nel calice in cui vi siete raccolti in vista del Kali Yuga? (cit.)
    Ultima modifica di Defender; 05-01-11 alle 18:09
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    Predefinito Rif: L'ultimo record del parlamento siciliano

    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    Un altro intruso nel calice in cui vi siete raccolti in vista del Kali Yuga? (cit.)
    In realtà stiamo approfondendo la questione e non sembrerebbe che siano proprio così le cose. Domani saprò essere più preciso, intanto......
    Ars. Il professore Costa, consulente della Commissione Statuto, non ci sta: "Intollerabile passare per fannulloni"

    (Massimo Costa) Vorrei dare anch’io un contributo d’informazione ai cittadini siciliani sulla vicenda della soppressione della Commissione ARS “Statuto” (per esteso sarebbe “per la revisione e l’attuazione dello Statuto speciale siciliano”) nella qualità di consulente della stessa. Con l’occasione mi preme anche ringraziare il Presidente Aricò per le parole di sincero apprezzamento formulate nei confronti dei consulenti esterni e quindi, suppongo, anche in ciò che modestamente ho potuto apportare alla stessa. Sono stato nominato dallo stesso Presidente Cascio su proposta dell’On. Aricò appena nel giugno scorso e in sei mesi avrò dedicato, gratuitamente, una cinquantina di ore circa rubate al mio tempo libero ed alla famiglia; ore donate alla comunità politica cui apparteniamo tutti, la Sicilia, ed alla quale sarei disposto a dare anche molto di più se e quando mi venisse chiesto.



    Non voglio entrare nel merito politico della vicenda, che non mi compete, né sulla questione dei “costi” della Commissione, anche perché penso che tutte le partecipazioni dei deputati ai lavori di queste commissioni dovrebbero o essere comprese nell’indennità non proprio esigua che ricevono, ovvero comunque ispirarsi a maggiore sobrietà. Ma non mi pare questo il punto dirimente. La questione è molto più importante di un semplice fatto di “controllo di gestione” interno.



    La Commissione in parola è davvero sui generis e, se il lavoro fatto non andrà disperso, voglio anche aggiungere che in sé la decisione del Presidente del Parlamento siciliano è forse ineccepibile. Lo Statuto siciliano non ha bisogno oggi, se non su alcuni punti secondari, su alcune arcaicità lessicali ad esempio, di una vera e propria revisione bensí soltanto e soprattutto di una sua attuazione. Che senso ha rivedere ciò che non è stato mai attuato se non si prova prima ad attuarlo? Se non si prova prima a dare ai Siciliani quei diritti che sono negati loro da piú di 60 anni sol perché contrastano con i poteri forti del Paese? Ogni tentativo di “revisione”, come quello del 2005 poi abortito, anche se fatto con le migliori intenzioni, in un periodo come questo in cui le “azioni” della Sicilia sono in forte ribasso sul “mercato politico nazionale” porterebbe fatalmente ad un ridimensionamento dei margini, amplissimi, di quanto già a noi riconosciuto nel 1946; porterebbe a soluzioni pasticciate, e se una menda forse può esser trovata nei lavori della Commissione nella prima parte della sua vita (dal 2008 all’estate del 2010) è forse stata quella di aver voluto ad ogni costo ripartire da “quella” proposta del 2005 per avvedersi, progressivamente, che forse era meglio soprassedere sull’idea di un “nuovo” Statuto quando ancora la Sicilia attende l’applicazione del “vecchio”.



    Ma anche sull’attuazione, a parte alcune iniziative importanti come quella giustamente ricordata dall’On. Aricò, i margini della proposta legislativa erano tremendamente ristretti perché istituzionalmente all’attuazione è preposta la “Commissione paritetica Stato-Regione” prevista già dallo Statuto, che avrebbe dovuto in due/tre anni dare le norme attuative dello Statuto per far partire la nostra autonomia e che, purtroppo, soprattutto per le resistenze statali, si è trasformata in una Commissione permanente che, lentissimamente, dà applicazione secolare al nostro Statuto. Ma, lenta o veloce, permanente o transitoria, questa Commissione c’è e comprime i margini d’azione della nostra Commissione ARS “Statuto”. E tuttavia la Commissione in parola era una Commissione che svolgeva o avrebbe potuto svolgere un lavoro di vitale importanza per la vita dell’istituzione autonomistica, anche se non immediatamente misurabile in numero di disegni di legge “partoriti”: essa era il luogo del dibattito e del confronto sulle varie idee di Autonomia e quindi poteva produrre e in parte ha prodotto idee per rendere effettivo ed efficace lo Statuto al di là degli stessi formalismi che i riti del palazzo impongono.



    In questo non voglio neanche pensare che le istituzioni autonomistiche – che appartengono a tutti – possano diventare teatro di scontro o merce di scambio dell’agone politico. Su questo dovremmo essere tutti d’accordo. Sulla difesa dei diritti dei Siciliani non ci dovrebbe neanche essere lotta politica fra siciliani, ma tutt’al piú tra la Sicilia e lo Stato come controparte naturale. Il Presidente Cascio per me è ex officio la persona che piú di ogni altra deve incarnare i valori dello Statuto e tutelarne le prerogative. Mi rifiuto per principio di pensare che dietro questa decisione vi sia, come qualcuno vuole artificiosamente leggere, una presa di posizione suicida contro il Parlamento e contro lo Statuto. È una decisione politica e di opportunità in fatto di efficienza interna, probabilmente molto saggia, di cui va preso atto serenamente.



    E basta. Quello che però appare inaccettabile è una lettura che certa stampa antisiciliana per principio si sforza di dare di questo fatto, peraltro senza neanche avere il coraggio di farlo apertamente, ma con le allusioni, con le mezze parole, con il “ci siamo capiti”. E invece “non ci siamo capiti” un bel niente. Questa Commissione può essere accusata di tutto ma non di non avere lavorato. C’è stato un forte e colpevole assenteismo di alcune parti politiche ma va dato atto ad alcuni componenti di aver fatto piú del loro dovere, e fra questi – mi consta personalmente – lo stesso Presidente e l’On. Barbagallo. Mi sia consentito almeno di ricordare questi due nomi, senza nulla togliere agli altri, perché la loro partecipazione seria e continuativa non merita il polverone mediatico sugli “onorevoli fannulloni”. Qualche fannullone forse c’è, ma allora le responsabilità dovrebbero essere additate quanto meno in maniera un po’ piú personale, altrimenti si ha “la notte nera in cui tutte le vacche sono nere”, e in cui non si capisce piú niente. Il lavoro che si è fatto è importantissimo per la Sicilia e sarebbe un vero peccato se adesso venisse disperso. E ancora va ricordato che, per la causa disinteressata della Sicilia, ci sono state persone che hanno messo gratuitamente a disposizione la loro professionalità e il loro tempo. Per quel che mi riguarda – ad esempio – non sono stato io il tecnico maggiormente coinvolto nel disegno di legge sulle agevolazioni fiscali di cui parlava l’On. Aricò. Ma il mio contributo si è concentrato in tre “sessioni” di audizioni: la prima sul precedente progetto di riforma dello Statuto, la seconda sulla tutela delle prerogative statutarie di fronte alla giurisprudenza abrogativa della Corte Costituzionale, la terza sull’attuazione del “federalismo fiscale” previsto dal Nostro Statuto e non di quello “ordinario” che – come dovrebbe essere pacifico – da noi non trova alcuna attuazione. Si tratta di lavoro che ho fatto in gran parte in ore notturne; non ci sto a far passare tutto ciò per una perdita di tempo. E tutto questo in pochi mesi giacché la prima riunione con gli esperti si è potuta fare alla fine di luglio e, con la pausa estiva, è solo da settembre che la Commissione si è rimessa in moto di gran lena. Tralascio la terza delle aree per brevità e la prima per la riservatezza delle note critiche alla precedente proposta di revisione dello Statuto (peraltro agli atti della Commissione e che vorrò rendere pubbliche non appena l’On. Aricò me ne darà autorizzazione, anche per le vie brevi). Vorrei concentrarmi sulla seconda, che mi pare la piú importante di tutte. Oggi la Sicilia ha una tutela inferiore a quella delle regioni a statuto ordinario per via della censura preventiva del Commissario dello Stato in assenza dell’Alta Corte per la Regione Siciliana che giustificava quella presenza. La giurisprudenza della Corte Costituzionale si è rivelata del tutto inadeguata a tutelare la nostra Carta e peraltro essa è radicalmente illegittima in quanto viziata da incompetenza insanabile. L’Alta Corte non è mai stata abolita dal nostro ordinamento ma è solo “in sonno”, inoperosa per una situazione di fatto che è uno scandalo al sole a danno dell’intero Popolo Siciliano. La via maestra, lo dico in breve, era quella (ma non si è arrivati in tempo a farlo) di chiedere solennemente al Presidente dell’ARS e al Presidente della Camera di convocare i due “parlamenti” (statale e regionale) per procedere alle nomine dei posti vacanti dell’Alta Corte per la Regione siciliana dopo la “provvisoria” dilazione che data addirittura dal 1957! La battaglia dell’Alta Corte può essere condivisa o meno, ma è certamente la madre di tutte le battaglie per l’applicazione dello Statuto. Avrà certamente nemici fierissimi nella Penisola, soprattutto in questo momento.



    Ma se noi siciliani non avremo nemmeno il coraggio di porla sul tappeto, non ci sarà mai alcuna speranza che altri la pongano per noi. Questa richiesta doveva essere accompagnata da una relazione, che chi scrive ha prodotto e allega a questo giornale perché la pubblichi nelle sue tre parti costitutive (motivazioni storiche, giuridiche e politiche per la riattivazione dell’Alta Corte della Regione Siciliana). I cittadini siciliani devono sapere, che lo condividano o meno, che tipo di studi si sono fatti all’interno di quella Commissione. E del resto non ha senso rivedere o tentare di applicare uno Statuto che avrà comunque un censore a Roma che lo castrerà in ogni sua parte vitale, che siano le revisioni auto recentissime o qualunque, e dico qualunque, altro aspetto della stessa. Sbaglia il Presidente della Regione a dire ad ogni pie’ sospinto che di fronte ai soprusi contro la Sicilia si appellerà alla Consulta.



    La Consulta non è un giudice terzo, è di parte, e non è competente a dirimere le controversie tra Sicilia e Italia: quando lo fa, illegittimamente, cancella ad una ad una tutte le disposizioni contenute nel nostro Statuto. Che senso ha una Commissione per lo “Statuto” quando lo Statuto di fatto non c’è più? Ecco perché la Sicilia come istituzione, ma anche come Popolo, deve indirizzare tutte le proprie energie politiche al ripristino dell’Alta Corte, costi quel che costi. Questo è quel che si muoveva in quella Commissione che ora è stata soppressa. Non mi pare che acchiapavamo farfalle. E mi pare che il 30 ottobre u.s. una delegazione di mille cittadini siciliani che hanno sfilato pacificamente per le vie di Palermo ha consegnato al Presidente Cascio una lettera in cui chiedeva solennemente l’applicazione dello Statuto e la riattivazione dell’Alta Corte. Ogni mese si susseguono in Sicilia manifestazioni, incontri, dibattiti sull’attivazione dello Statuto.



    Oggi c’è una consapevolezza diversa e crescente, soprattutto tra i giovani e sul web. Rispetto a questo il Palazzo e i media non possono e sono sicuro che non vogliono fare da freno, da retroguardia. Sono sicuro che apprezzeranno tutto ciò perché questo aumenta ogni giorno di piú la loro stessa forza contrattuale nei confronti dello Stato, nei confronti delle centrali dei loro stessi partiti, nei confronti dei potentati economici nazionali. Di fronte a un Popolo che chiede a gran voce il rispetto dei patti costituzionali tra Sicilia e Stato italiano chi potrà mai dire di no?
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