Joe Sacco: il fumetto come arma d'informazione
Il mondo dei fumetti cerca di trasmettere un messaggio attraverso l’uso dell’immagine, ma a differenza della televisione o di una fotografia, il soggetto viene plasmato a seconda di quello che si vuole comunicare o esprimere. Il fumetto, con queste premesse, può diventare un mezzo per portare l’attenzione su fatti più propriamente politici, poiché l’artista ha la possibilità di raccontare quello che ha visto con l’uso di immagini particolari o ricercate che, maggiormente, posso dar vita ad un determinato accaduto.
Joe Sacco è nato il 2 ottobre 1960, fumettista di origini maltesi, vive e lavora negli Stati Uniti. Alla passione per i fumetti ha unito anche lo spirito di comunicazione del giornalismo, incarnando una fusione delle due professioni che l’ha reso celebre per le sue storie a fumetti legate ai scenari di guerra. Sacco non incentra la sua professione su racconti di fantasia o sul sentito dire, ma si reca personalmente sul territorio che vuole analizzare, capire e, per prima cosa, conoscere. La sua presenza nelle zone di guerra diventa testimonianza che prende forma attraverso i suoi fumetti, privi di ogni tipo di invenzione, perché espressione di un mondo reale, vissuto in quello stesso momento in cui la matita traccia le linee di quei volti sofferenti. Uno dei suoi lavori è incentrato sulla tragedia della guerra serbo-bosniaca, si chiama “Gorazde” ed è uscito negli anni’90. Sacco con il suo cappellino e gli occhiali dalle lenti ovali si è recato a Gorazde, una piccola cittadina bosniaca, dichiarata “zona protetta” dall’Onu. È lì che l’autore ha conosciuto i sopravvissuti ad una guerra civile che, con l’intervento americano, non ha fatto altro che intensificarsi. È lì che Sacco ha capito cosa fossero i massacri fra gli albanesi e i serbi, mentre dal cielo cadevano le bombe dei liberatori a stelle strisce; la fame, le macerie, le fosse comuni, tutti orrori che l’autore ha descritto attraverso le sue immagini, i suoi dialoghi reali, i volti vivi di persone abbandonate, conosciute in un intreccio di storie e destini. Nel 2002, in Italia, è uscito quello che, a ragione, è considerato il suo capolavoro: “Palestina”. Il libro (nel 1996 ha vinto l’American Book Award) raccoglie tutti i nove numeri di una serie a fumetti che come tema centrale ha i viaggi dell’autore in Palestina. Nell’introduzione del volume, Sacco racconta: Ho scritto e disegnato Palestina dopo aver trascorso due mesi nei territori occupati fra il 1991 e il 1992. Dopo quel soggiorno, venne iniziato un “processo di pace”, culminato in una serie di accordi e di quasi accordi, alcuni dei quali propagandati a gran voce come “decisivi” e con l’installazione di un’Autorità palestinese guidata da Yassir Arafat in alcune zone da cui Israele si è ritirata. Malgrado i premi Nobel per la Pace, nessuno dei principali problemi rimasti, il ritorno o il risarcimento dei profughi palestinesi, gli insediamenti ebraici illegali, lo status di Gerusalemme, è stato risolto. Difatti la loro terra è ancora espropriata, le loro abitazioni vengono rase al suolo, i loro uliveti vengono ancora sradicati. Hanno ancora a che fare con una truppa di occupazione. Grazie alle chiusure e agli effetti permanenti dello strangolamento dell’economia palestinese operato da lungo termine dagli israeliani, la vita dei lavoratori palestinesi e delle loro famiglie è diventata ancor più misera di quanto non fosse al tempo in cui quest’opera è stata pubblicata per la prima volta. Il libro tratta, nello specifico, della prima Intifada contro l’occupazione di Israele e trascina lo sguardo del lettore attraverso rappresaglie, scene di quotidianità, bambini che giocano fra le macerie, povertà e disperazione di un altro popolo dimenticato. L’autore ci porta per mano a conoscere i profughi da lui incontrati, le donne costrette a fare chilometri per prendere dell’acqua, i mutilati e tutti quei palestinesi che vogliono ribellasi all’invasione sionista in modo violento, sconsiderato, a dimostrazione di come il reporter riporti tutto quello che vede e non quello che vuole vedere. La sua matita cattura il reale e lo rende accessibile a tutti. Alla fine del testo l’artista ci lascia in mano una riflessione che descrive in modo magistrale la tragicità del conflitto in Medio Oriente, riflessione svolta davanti all’umiliazione di un bambino da parte delle truppe israeliane: “Prima di arrivare qui avevo fatto delle congetture e, una volta arrivato, avevo scoperto con stupore come può diventare chi crede di avere il potere dalla sua. Ma poi…Come diventa chi crede di non averne alcuno?”. Il nuovo volume di Joe Sacco, “Gaza 1956”, uscito recentemente, non più legato ai suoi viaggi intrapresi in Palestina, muove una ricerca accurata e meticolosa sul massacro compiuto dall’esercito israeliano a Gaza nel 1956 dove più di 200 uomini tra i 15 e i 60 anni furono fucilati nelle strade della striscia. Un altro libro, un altro fumetto che ci fa volare in zone difficili da scoprire. Un altro pezzo di storia che, attraverso immagini fumettistiche che quasi paradossalmente nell’immaginario collettivo si legano al mondo dell’infanzia, viene raccontato con crudezza. Un modo fuori dal comune, un’arma in più al servizio dell’informazione per capire e diventare a nostra volta conoscitori delle sofferenze di un popolo schiacciato dall’arroganza sionista e americana.
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