Mirafiori, la Fiat esclude la Fiom dalle Rsa
di: Filippo Ghira
I vertici della Fiat hanno incontrato a Torino i sindacati di categoria per discutere del futuro dello storico stabilimento di Mirafiori. La moneta di scambio presentata dall’amministratore Sergio Marchionne è stata quella attesa. Gli operai devono lavorare di più e accettare buste paga incentrate su straordinari e premi di produzione. E soprattutto devono accettare che il contratto nazionale dei metalmeccanici sia sostituto, fabbrica per fabbrica, da tanti singoli e separati contratti aziendali.
Il nuovo corso di Mirafiori, come quello che è già stato imposto a Pomigliano, è stato accettato ad occhi chiusi dai sindacati collaborazionisti come Fim-Cisl, Uilm, Ugl e Fismic ma fieramente rigettato dalla Fiom-Cgil, il primo sindacato di categoria per numero di iscritti. Un particolare che non ha minimamente condizionato l’atteggiamento della Fiat che ha escluso la Fiom dalle Rsa, le rappresentanze sindacali aziendali di Mirafiori, visto che il sindacato guidato da Maurizio Landini, non ha firmato l’accordo capestro. Così le altre quattro organizzazioni sindacali metalmeccaniche si sono aggiudicate 15 rappresentanti a testa.
Con raro, si fa per dire, cuore di padrone, Marchionne si era presentato con il classico ramo d’ulivo che in realtà era un ricatto. Siamo disponibili, ha affermato, a dialogare sulla regolamentazione dei diritti sindacali e delle assemblee. Affermazione che in realtà significa: stiamo lavorando per ridurre al minimo gli uni e gli altri. Perché è proprio questo che il Lingotto vuole: ridurre al minimo i diritti e le protezioni degli operai e militarizzare le fabbriche. Se gli operai non vogliono che la Fiat chiuda le fabbriche italiane, mandandoli tutti a spasso, e vada a produrre all’estero, dove il costo del lavoro è decisamente inferiore, dovranno accettare salari e condizioni di lavoro all’insegna dello schiavismo. Marchionne e John il fratello di Lapo hanno cercato di cambiare le carte in tavola sostenendo che il vero problema è la produttività degli operai italiani che è inferiore a quella degli operai brasiliani e polacchi. Una fesseria bella e buona, si può tranquillamente replicare, perché la tecnologia di stabilimenti come Melfi è la stessa di Betin e di Tychy. Il problema è in realtà un problema di costi. La Fiat non riuscendo più a vendere auto come in passato perché il mercato non ne gradisce la qualità, alza una cortina fumogena mettendo sotto accusa gli operai come pelandroni. A Mirafiori, ad esempio, la busta paga di un operaio è di 1.200 euro. A Betin e a Tychy corrisponde a 460 euro. Nello stabilimento serbo di Kragujevac, dove si produrrà la nuova monovolume L0, la busta paga media sarà di 200 euro, sì proprio duecento, uno stipendio da terzo mondo.
Insomma, come ai bei tempi dei padroni delle ferriere della seconda metà dell’Ottocento, la produttività appare maggiore dove lo sfruttamento è massimo. Il che, ad una prima lettura, appare come una contraddizione in termini ma che in realtà la dice lunga sulla “filosofia” che il manager svizzero-canadese intende introdurre negli stabilimenti italiani di una Fiat Auto ormai avviata sulla strada della fusione societaria e industriale con la Chrysler.
Per Giorgio Airaudo, responsabile dell'auto della Fiom, quello che viene proposto per Mirafiori è peggio di quello che è stato imposto a Pomigliano. La Fiat vuole semplificare la presenza sindacale nei suoi stabilimenti, una sola società e un solo sindacato, ma visto che non lo può fare vuole rendere impotenti e innocui alcuni sindacati ed espellere chi dissente. Appunto la Fiom. In altre parole, Marchionne vorrebbe un sindacato fornitore di consenso come se fosse un qualsiasi fornitore di componentistica e pensa di poter scegliere lui il proprio fornitore. Ma tutto questo, ha ammonito Airaudo, ci porta fuori dall'esperienza dei sindacati europei.
Il ministro del Lavoro, l’ex socialista Maurizio Sacconi, scordandosi evidentemente di essere stato tale, ha abbracciato in pieno la linea della Fiat e ha sostenuto che Marchionne non chiede la luna ma garanzie di efficienza nell'utilizzazione degli impianti. E che l'accordo con i sindacati su Mirafiori scongiurerà il rischio di un trasferimento degli investimenti all'estero. Per questo, ha auspicato, si deve raggiungere finalmente un accordo per Mirafiori che consisterà in uno scambio di garanzie di efficienza e di piena utilizzazione degli impianti, Ci sarà poi un significativo incremento delle retribuzioni perché l’aumento collegato alla maggiore efficienza, sarà detassato al 10%. Che un ministro del Lavoro prenda posizione per un’azienda in maniera così spudorata testimonia della deriva di una classe politica che con le proprie stesse parole ammette che la Fiat sta ricattando il nostro Paese aggiungendo poi che gli operai devono in ogni caso piegarsi. Ma un ministro non dovrebbe essere super partes?
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