Prete scomparso, e
Prete scomparso, e’ giallo
La Cassazione conferma: 4 anni per abusi sessuali su una 13enne
Facebook Twitter Oknotizie Delicious RSS Print Increase Font Decrease font 08 ottobre 2010 | cronaca
Suicidio o fuga volontaria? Non ha ancora trovato una soluzione il mistero della scomparsa di don Matteo Diletti, il prete bergamasco di 39 anni che dal 23 settembre scorso ha fatto perdere le sue tracce. Il religioso è sparito tredici giorni prima dell’udienza in Cassazione, che lo vedeva imputato insieme ad un pensionato per abusi sessuali su una ragazzina di 13 anni. In primo grado don Matteo Diletti era stato condannato a 4 anni, 6 anni invece la pena per Ugo Cattaneo e la sentenza era stata confermata per entrambi anche in appello. Forse don Diletti temeva il verdetto della Cassazione. Infatti, se la sentenza fosse diventata esecutiva, cosa che poi è accaduta, per lui si sarebbero aperte le porte del carcere. Magari è proprio questo timore che ha spinto il curato a far perdere le sue tracce. Ora il punto è capire se abbia commesso un gesto estremo oppure se si sia allontanato volontariamente. Ci sono infatti alcuni elementi che potrebbero far pensare ad una fuga. Quando il fratello del religioso, non vedendo rincasare il fratello, aveva lanciato l’allarme, gli inquirenti avevano subito avviato le ricerche. Don Diletti era uscito con una Peugeot bianca, ritrovata poi in un parcheggio sterrato all’inizio del centro abitato di Vello di Marone, paese bresciano che si affaccia sul lago d’Iseo. All’interno c’era una copia del Vangelo e alcuni indumenti del prete. I volontari della protezione civile, del soccorso alpino, del Soccorso Sebino e i carabinieri avevano avviato delle serrate ricerche nella zona. In una spiaggetta poco lontano dal parcheggio, avevano trovato un borsellino con all’interno un rosaio, effetti personali di don Diletti. Così alle ricerche si erano uniti anche i vigili del fuoco e i sommozzatori, che avevano scandagliato i fondali del lago nell’area prospicente il paese di Marone. I carabineri avevano setacciato la zona con l’aiuto del Nucleo cinofili, ed è proprio qui che è emerso il primo fatto strano: uno dei cani puntava il muso in direzione della stazione dei treni di Marone. Nessuno però ha visto il religioso acquistare un biglietto o salire su un treno. C’è anche da dire che la stazione di Marone non è molto frequentata, fatta eccezione per gli orari di punta. Un altro elemento che non torna è la mancanza del passaporto del prete. I militari hanno cercato indizi tra i suoi oggetti personali e si sono accorti della mancanza del documento. Un terzo elemento che fa propendere per l’ipotesi dell’allontanamento volontario è il fatto che le ricerche di don Diletti nel lago sono durate solo due giorni. Forse gli inquirenti ritengono che la pista del suicidio sia labile, visto il mancato ritrovamento del corpo. Ma nulla esclude che don Matteo abbia scelto di togliersi la vita buttandosi nel lago e che il suo corpo sia rimasto incastrato nei fondali o trascinato altrove dalla corrente.
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