Multipolarismo e rapporti Italia-Brasile
di Gavina Masala
Gli ultimi due anni verranno ricordati come gli anni della crisi che, da finanziaria, è diventata economica, sociale e culturale. Il 2010 ha confermato l’importanza, all’interno dello scacchiere internazionale, di Paesi che fino ad epoca recente erano considerati emergenti (quali i BRICS, ma anche Turchia, Corea del Sud, etc.).
Tutto ciò sancisce la creazione di un nuovo sistema internazionale post-bipolare, caratterizzato da una minore polarizzazione del potere economico e politico. L’attuale sistema multipolare non è monopolizzato da uno o due Paesi, ma il vero potere è costituito dalle relazioni che legano un insieme di Paesi. Un esempio evidente è costituito dai deficit gemelli di Stati Uniti e Cina (i primi nel debito, i secondi nel credito), e dalla crescita di Paesi come il Brasile di Lula, che da pochi giorni ha ceduto il testimone a Dilma Rousseff.
E’ innegabile che con Lula il Brasile abbia trovato un assetto politico e sociale che gli ha consentito di sfruttare al meglio le proprie risorse e potenzialità. Il Brasile, infatti, è stato capace di instaurare un circolo virtuoso che lo consacra al nono posto nel ranking delle economie mondiali, coniugando dinamismo imprenditoriale senza trascurare di affrontare il problema della povertà.
Se da un lato vi è un Paese che dal 2003 ad oggi si è dimostrato eccezionalmente e costantemente virtuoso, nel vecchio continente giace l’immagine di un’Italia consacrata alla storia da brutte figure internazionali e nazionali, per non farsi mancare nulla! L’oltraggiato Paese, inoltre, vanta un Ministro degli Esteri abbastanza tiepido e non troppo capace di dichiarazioni coraggiose. Forse anche per questo le ripetute richieste da parte del nostro governo affinché il Brasile faccia ritornare in patria il pluriomicida Battisti, sono rimaste lettera morta. Peggio, si sono accampate delle scuse prive di ogni fondamento, nonostante i due Paesi siano legati da fitte relazioni commerciali.
Neppure gli interessi economici hanno fatto recedere il Brasile dall’idea di proteggere Battisti, né alcun esponente politico italiano ha pensato di prendere l’aereo al fine di andare a chiarire di persona cosa stia succedendo al di là dell’oceano, e perché non si riconosca all’Italia la dignità di Stato democratico di diritto. Perché è di questo che stiamo parlando.
Battisti, infatti, è stato considerato rifugiato politico, mentre secondo il diritto internazionale può definirsi tale chi, essendo stato condannato per crimini politici, ha ragionevole motivo di temere di essere perseguitato dallo Stato in cui è stato condannato; questo può essere il caso di coloro che fuggivano dall’Iraq di Saddam o coloro che fuggono da regimi oppressivi come quelli di Bashir in Sudan o Mugabe in Zimbabwe, ma certamente non è il caso dell’Italia.
Il Brasile ha a ciò ha eccepito che proteggerà il criminale perché in Italia verrebbe perseguitato, tramite l’ergastolo, che invece la costituzione del Brasile non prevede. Tuttavia il fatto che la legislazione del Brasile non preveda l’ergastolo è totalmente secondario, dato che ad esso non si applica la definizione di persecuzione (come per la pena di morte e la tortura). Ciò che trovo più scandaloso è il fatto che si parli di motivazioni umanitarie nei confronti di un pluriomicida che ride senza avere scontato un minuto di carcere; tanto più che in Italia, secondo statistiche, il numero di persone che scontano più di trenta anni di reclusione è appena di trentasette. Praticamente una goccia nell’oceano.
E’ quindi evidente che dietro tanto zelo nel proteggere un omicida vi siano reconditi interessi. E’ altrettanto evidente che l’Italia si dimostra deficitaria in politica estera, perché incapace di definire il proprio interesse nazionale e di seguire una precisa linea di azione.
Gli interessi economici di alcuni non bastano a fare di un Paese un grande Paese; per esserlo bisogna essere capaci di dire la propria all’interno dell’arena politica internazionale, dando motivazioni e spunti credibili, ma per farlo bisogna rimboccarsi le maniche e documentarsi!