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    Predefinito [EUR] Lista comunista e anticapitalista

    Programma unitario per le elezioni europee





    La crisi del capitalismo non la paghino le lavoratrici e i lavoratoriLa crisi che stiamo vivendo è un prodotto dell’attuale capitalismo globalizzato e delle politiche neoliberiste, alle quali un contributo è stato dato anche da questa Unione Europea. Noi ci battiamo per un’altra Europa:
    • Per la sostituzione del Patto di stabilità - che ha penalizzato il lavoro - con un patto per la piena occupazione e la riconversione sociale ed ambientale dell’economia.
    • Per la socializzazione del sistema bancario e finanziario, con il controllo pubblico del credito.
    • Per un controllo democratico della Banca Centrale Europea e un radicale mutamento della sua missione, che deve essere tesa a promuovere uno sviluppo socialmente equo e ambientalmente sostenibile.
    • Per l’armonizzazione del sistema fiscale europeo, fondato sul principio della progressività delle imposte (chi ha di più, contribuisca di più).
    • Per la ripubblicizzazione di quanto privatizzato, a partire da beni comuni e servizi pubblici essenziali, come l’educazione, la salute, l’acqua, l’energia, i trasporti.
    • Per l’introduzione della Tobin Tax per tassare i capitali speculativi e per l’abolizione dei paradisi fiscali (dove confluiscono i soldi degli evasori e del malaffare).
    Per un’Europa del lavoro, della piena e buona occupazione
    Non sono le lavoratrici e i lavoratori a dover pagare la crisi, mentre banchieri e speculatori vengono salvati. La politica dei bassi salari e del lavoro precario è il cuore del problema. Noi ci battiamo per:
    • Un piano per la piena occupazione, con la creazione di un fondo finanziato con la tassazione della speculazione finanziaria e della rendita.
    • Il blocco dei licenziamenti e delle delocalizzazioni. Le imprese che usufruiscono di contributi pubblici non possono licenziare o usare questi fondi per spostare le produzioni.
    • La redistribuzione della ricchezza con l’aumento di salari e pensioni, contro la precarietà ed il dumping sociale, per l’abolizione della direttiva Bolkestein, contro l’estensione dell’orario di lavoro e l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne.
    • Un contratto e un salario minimo europeo, un reddito sociale ai disoccupati, un’adeguata pensione per tutte e tutti.
    Per la Pace e il disarmo, un’altra Europa per un altro mondo

    Sosteniamo un processo globale di disarmo, che attraverso la riduzione delle spese militari, liberi risorse a favore delle politiche sociali:

    • Per il ritiro dei contingenti europei in Iraq ed Afghanistan.
    • Contro la creazione di nuove basi Nato o Usa, a partire da quella di Vicenza, e contro l’installazione dello scudo missilistico.
    • Per un nuovo equilibrio globale multipolare, per lo scioglimento della Nato e la soluzione politica e civile dei conflitti.
    • Per il pieno riconoscimento del diritto del popolo palestinese ad avere il suo stato. Per il diritto della popolazione Saharawi all’auto-determinazione. Per la soluzione politica della questione kurda.
    • Contro le politiche neoliberiste del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e per l’abolizione del debito dei Paesi del Sud del mondo.
    • Per cambiare gli accordi commerciali tra il “mondo ricco” e il “mondo povero”, attualmente ispirati a iniqui criteri di scambio ineguale. Per la fine del blocco economico a Cuba.
    Per un’Europa dell’ambiente, della sovranità alimentare e delle generazioni future

    Questioni climatiche e sociali sono correlate. La risposta alla crisi sta anche in un nuovo intervento pubblico in economia per la riconversione ecologica del sistema produttivo,
    per rispondere al cambiamento climatico e modificare il nostro modello produttivo e consumistico.
    • Chiediamo una piena applicazione degli obblighi firmati dall’Unione Europea in tutti i settori relativi alle politiche climatiche ed energetiche.
    • Per ridurre le emissioni globali, per aumentare l’utilizzo di energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Siamo contro l’uso del nucleare, sia civile che militare (pericoloso e costoso).
    • L’acqua è un diritto fondamentale dell’umanità, un bene universale che deve rimanere pubblico. Siamo contro ogni privatizzazione o mercificazione dell’acqua.
    • La sovranità e la sicurezza alimentare, la multifunzionalità dell’agricoltura sono obiettivi strategici di un nuovo modello agricolo europeo finalizzato alla tutela dei consumatori, alla valorizzazione dell’agricoltura biologica e dei prodotti tipici, al rifiuto degli OGM, alla salvaguardia della biodiversità, del territorio e del paesaggio.
    Per un’Europa dei Diritti, delle libertà e della laicitàUno dei grandi limiti della costruzione europea è stato il suo carattere a-democratico. Noi siamo:
    • Per una Europa nella quale tutte le sue istituzioni siano democraticamente legittimate.
    • Per la partecipazione diretta nei processi decisionali, con referendum sulle questioni relative alle scelte fondamentali della stessa Unione Europea.
    • Per un’Europa democratica e aperta, che affermi la laicità come valore irrinunciabile delle sue istituzioni pubbliche.
    • Per un’Europa che protegga i diritti di coloro che sono discriminati a causa della loro origine etnica, orientamento sessuale e identità di genere, religione, ideologia, disabilità.
    • Contro un’Europa fortezza, la direttiva del ritorno, e per la chiusura dei centri di detenzione degli immigrati.
    • Per la difesa del carattere pubblico e laico della scuola e dell’università, così come di quello di una ricerca culturale e scientifica che sia svincolata dalle logiche mercantili.
    • Per il diritto alla casa e all’abitare, ad una sanità pubblica e di qualità.
    • Tutte le istituzioni pubbliche devono garantire la libertà delle donne e impegnarsi contro tutte le forme di patriarcato. Ogni donna deve poter decidere liberamente del proprio corpo, poter esercitare il diritto all'aborto, alla contraccezione, a una maternità consapevole e all’accesso alle tecniche di riproduzione artificiale.
    • Siamo convinti che la questione morale abbia un valore universale, in Italia come in Europa
    Tutte le nostre elette e i nostri eletti aderiranno al GUE-NGL, il Gruppo parlamentare della Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica che unisce partiti comunisti, anticapitalisti, socialisti di sinistra ed ecologisti e al cui interno si colloca il Partito della Sinistra Europea.

    Le forze che danno vita alla lista si impegnano a continuare il coordinamento della loro iniziativa politica anche dopo le elezioni europee.

    Il voto a questa lista è un voto contro la destra italiana e alternativo al PD.

    Il voto a questa lista è un voto per un’altra Europa: dell’uguaglianza e del lavoro, della pace, della giustizia sociale e ambientale, dei diritti e delle libertà.

    Rifondazione Comunisti Italiani - Su La Testa - Elezioni europee 2009
    -Ma dai, sarà la bora..
    -Ma non siamo a Trieste!

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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: [EUR]Lista comunista e anticapitalista

    APPELLO AL VOTO mercoledì 27 maggio 2009

    Nulla è sicuro, ma scrivi (F. Fortini)
    Viviamo il tempo buio di una crisi inedita e strutturale del capitalismo, una crisi economica, sociale, ambientale e alimentare determinata da decenni di politiche neoliberiste: si apre la strada ad una vera e propria crisi di civiltà il cui emblema è la guerra tra i poveri.
    Il rischio è l'uscita da destra dalla crisi: la progressiva frantumazione del mondo del lavoro, il passaggio dal welfare alla carità, lo svuotamento della democrazia, resa sempre più impermeabile ai conflitti e ai soggetti sociali, e la ripresa di ideologie nazionaliste, razziste, fondamentaliste, sessiste e omofobe. È un processo che in Italia assume il volto di un nuovo autoritarismo - quello plebiscitario e populista del berlusconismo - che potrebbe essere rafforzato da una ulteriore deriva maggioritaria e dalla cancellazione definitiva di ogni possibile rappresentanza dell'opposizione sociale.
    Noi ci battiamo per una uscita da sinistra dalla crisi e per questo motivo sosteniamo la lista anticapitalista e comunista a cui hanno dato vita esponenti dei movimenti altermondialista, femminista, pacifista, ambientalista, antirazzista, LGBTQ assieme a Rifondazione comunista - Sinistra Europea, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti. Un progetto di critica radicale e profonda alle politiche neoliberiste che in Europa hanno accomunato popolari, liberali e socialisti, cioè tutti i partiti attualmente presenti nel parlamento italiano.
    Sosteniamo la lista anticapitalista e comunista per mantenere aperta la strada dell'alternativa, in Italia e in Europa. Un voto utile per proporre un'uscita da sinistra dalla crisi, per rafforzare un'ipotesi di ricostruzione della sinistra basata sulla connessione fra diversi soggetti del conflitto e culture critiche, fra vertenze territoriali e movimenti globali, fra ambiente e lavoro, fra uguaglianza e libertà: una sinistra che non abbia rinunciato ad elaborare un pensiero forte dalla parte dei deboli, alla sfida per l'egemonia e la costruzione di un nuovo senso comune.
    Pensiamo in primo luogo ad un voto d'ascolto di questa giovane generazione di invisibili, o meglio di invisibili alla politica, che sembrava condannata, dalla precarietà del lavoro, dei saperi, delle vite a non poter immaginare il futuro, a non poter lottare per il futuro, e che ha invece trasformato la propria atipicità nell'anomalia di un'onda che ha invaso, con gioia e rabbia, scuole, università, città; che ha reclamato diritto alla conoscenza, cittadinanza, reddito sociale; che ha nominato la contraddizione tra il capitale e le vite con parole - noi la crisi non la paghiamo- che hanno connesso le tante lotte e vertenze di questi mesi.
    Un voto che tenga aperta la speranza, che apra la strada all'aggregazione della sinistra anticapitalista, comunista e della sinistra socialista.
    Perché il futuro si può ancora scrivere.

    Primi firmatari:

    Pietro Ingrao,
    Vincenzo Accattatis (giurista), Gianni Alasia (ex partigiano), Mario Alcaro (università della Calabria), Piergiovanni Alleva (giuslavorista), Lucio Allocca (attore-regista teatrale), Bruno Amoroso, Pierpaolo Andriani (sceneggiatore), Cesare Antetomaso (avvocato), Franco Argada, Giorgio Arlorio (sceneggiatore), Ferdinando Arzarello (università di Torino), Franco Bacchelli (università di Bologna), Paola Baiocchi (redattrice "Valori"), Bruno Bartolozzi (giornalista), Riccardo Bellofiore (economista, università di Bergamo), Gioia Benelli (regista), Mauro Berardi (produttore cinematografico), Carlo Bernardini (fisico), Nicola Bernardini (compositore), Giovanni Bisogni (avvocato), Mimmo Borrelli (autore teatrale e attore), Nori Brambilla Pesce (segreteria Anpi Milano), Emiliano Brancaccio (economista, università del Sannio), Marco Brazzoduro (università La Sapienza, Roma), Sergio Brenna (Politecnico di Milano), Ferruccio Brugnaro (poeta operaio), Mario Brunetti (meridionalista, presidente MUSA), Benedetta Buccellato (attrice - segr. Associazione Per il teatro italiano), Fortunato Calvino (autore e regista teatrale), Luigi Cancrini (psichiatra), Antonio Caprai (vulcanologo), Berardo Carboni (regista), Antonio Carena (pittore), Massimo Carlotto (scrittore), Francesco Caruso, Raniero Casini (segreteria nazionale Sdl), Andrea Cavalletti (docente precario IUAV), Carlo Cerciello (regista teatrale), Valerio Cerretano (università di Glasgow), Paolo Ciofi, Elena Coccia (avvocata - Giuristi democratici Napoli), Paolo Coletta (attore-musicista), Vera Costantini (università Cà Foscari, Venezia), Silvano Cotti (fisioterapista nazionale italiana di calcio), Gastone Cottino (giurista, professore emerito università di Torino), Lorenzo D'Andrea (pittore), Dante De Angelis (macchinista- delegato alla sicurezza, licenziato), Walter De Cesaris (segretario Unione inquilini), Elena De Filippo (cooperatrice sociale), Roberto Del Gaudio (fondatore Virtuosi di S. Martino), Ivan Della Mea (cantautore e scrittore), Josè Luiz Del Roio (Forum mondiale delle alternative), Paolo de Nardis (università La Sapienza, Roma), Marco Dentici (scenografo), Massimo De Santi (fisico), Eugenio De Signoribus (poeta), Pippo Di Marca (regista teatrale), Don Andrea Gallo, Cristina Donadio (attrice), Eugenio Donise (già segretario regionale Pci Campania), Ada Donno (giornalista, Presidente AWMR), Angelo d'Orsi (storico, università di Torino), Lalla Esposito (attrice-cantante), Raffaele Esposito (attore), Angelo Ferracuti (scrittore), Nino Ferraiuolo (ex consigliere comunale Napoli, insegnante), Gianni Ferrara (costituzionalista), Luigi Ficarra (avvocato), Roberto Finelli (università Roma Tre), Milena Fiore (Cgil Bari), Iaia Forte (attrice), Giovanni Franzoni, Andrea Frezza (regista e scrittore), Galapagos (giornalista de "il manifesto"), Clara Gallini (università La Sapienza, Roma - Pres. Ass. Ernesto De Martino), Maria Luisa Gallo, Ezio Gallori (fondatore Comu), Ferruccio Gambino (università di Padova), Mario Geymonat (università Ca' Foscari, Venezia), Mario Gelardi (regista-autore teatrale), Ruggero Giacomini (storico), Enrico Giardino (Forum Dac, Roma), Antonella Guarnieri (storica), Diana Hobel (attrice), Domenico Jervolino (università Federico II, Napoli), Giorgio Inglese (università La sapienza, Roma), Davide Iodice (regista teatrale), Selly Kane (segreteria Cgil, Ancona), Roberto Lamacchia (avvocato), Beniamino Lami (segreteria nazionale Flc-Cgil), Peppe Lanzetta (autore-regista teatrale-attore), Fabio Licari (giornalista), Guido Liguori (università della Calabria), Giovanna Lombardi (avvocata), Sergio Longobardi (attore-regista teatrale), Domenico Losurdo (università di Urbino), Fabio Massimo Lozzi (regista), Domenico Lucano (sindaco di Riace), Mario Lunetta (scrittore-poeta), Fabio Marcelli (vice segretario Ass. internazionale Giuristi democratici), Giovanni Marini (università di Perugia), Citto Maselli (regista), Massimo Massussi (archeologo), Gerardo Mastrodomenico (attore), Daniele Mattera (attore), Giuseppe Mattina (avvocato), Eugenio Melandri (Associazione Chiama l'Africa), Lodovigo Meneghetti (architetto), Maria Grazia Meriggi (università di Bergamo), Davide Messinetti (università di Firenze), Peppe Miale (attore), Giuseppe Miale Di Mauro (autore-regista teatrale-attore), Emilio Molinari (ex parlamentare europeo), Raul Mordenti (università di Tor Vergata, Roma), Corrado Morgia (Fondazione Musica per Roma), Enzo Moscato (autore-regista teatrale-attore), Giuseppe Mosconi (sociologo del diritto, università di Padova), Luigi Negretti Lanner (compositore), Ibraima Niane (Fillea Cgil), Nicola Nicolosi (responsabile segretariato per l'Europa Cgil nazionale), Gian Paolo Patta (direttivo Nazionale Cgil), Tonino Perna, Ciro Pesacane (presidente Forum ambientalista), Barbara Pettine (sindacalista e femminista), Francesco Piccioni (giornalista de "il manifesto"), Guido Piccoli (giornalista), Agostino Pirella (presidente onorario Psichiatria democratica), Clio Pizzingrilli (scrittore), Massimo Pizzingrilli (università di Osnabruck e Munster), Chiara Platania (scrittrice e femminista), Francesco Polcaro (ricercatore IASF), Giuseppe Prestipino (filosofo), Michele Prospero (università La Sapienza, Roma), Massimo Ranieri (attore-cantante), Carla Ravaioli (saggista e ambientalista), Fausto Razzi (compositore), Andrea Ricci (economista, università di Urbino), Annamaria Rivera (attivista antirazzista, antropologa, università di Bari), Basilio Rizzo (consigliere comunale di Milano), Mimmo Rizzuti, Roberto Romano (ricercatore), Salvatore Romano (avvocato), Alessandro Rossetti (sceneggiatore), Nino Russo (regista), Giancarlo Saccoman (segreteria nazionale Spi Cgil), Antonio Salvatore (violinista), Edoardo Sanguineti (poeta), Massimo Sani (regista), Manlio Santanelli (autore teatrale), Mario Santella (autore-regista teatrale-attore), Paolo Scarsi (tecnologo), Gianni Serra (regista), Luisa Severi (Rialto occupato, Roma), Vincenzo Siniscalchi (coordinamento nazionale Sdl intercategoriale), Paolo Solier (ex calciatore), Anita Sonego (Libera Università delle Donne, Milano), Vincenzo Sparagna (giornalista-disegnatore), Gabriella Stramaccioni (dirigente associazionismo), Leopoldo Tartaglia (dipartimento internazionale Cgil), Stefano Tassinari (scrittore), Mario Torelli (università di Perugia), Patrizio Trampetti (attore-cantante), Delfina Tromboni (storica), Luciana Tufani (editrice), Fulvio Vassallo Paleologo (università di Palermo), Vauro (giornalista-disegnatore), Manlio Vendittelli, Giovanna Vertova (università di Bergamo), Pasquale Vilardo (avvocato), Imma Villa (attrice), Pasquale Voza (università di Bari), Virginia Zambrano (università di Salerno), Piero Zucaro (drammaturgo), Massimo Zucchetti (scienziati contro la guerra)

    Danno il loro sostegno:
    Lothar Bisky (Presidente Partito della Sinistra europea), Frei Betto (scrittore, Brasile), Emir Sader (sociologo, Segretario CLACSO, Brasile), Joao Pedro Stedile (dirigente Movimento Sem Terra, Brasile), Marcos Del Roio (docente universitario, membro International Gramsci Soc., Brasile), Carlos Nelson Coutinho (docente universitario, responsabile Gramsci Society Brazil), Victoria Donda (Deputata nazionale Argentina), Cecilia Merchan (Deputata nazionale Argentina), Ana Maria Ramb (scrittrice, Argentina), Iris Sicilia (giornalista, Argentina), Carlos M. Zamorano (avvocato diritti umani, Argentina), Nora Podesta (Lega Argentina diritti umani) Carlos Fonseca Teran (Nicaragua), Liliana Garcia Soza (attrice, Chile e Uruguay), Beda Sanchez (economista, ambientalista, Venezuela), Evelia Ochoa (operatrice sociale del Movimento delle organizzazioni di base Caracas), Mario Neri (fondatore del Circolo Antonio Gramsci del Venezuela), Giordano Bruno Venier (urbanista, architetto, Venezuela).
    Per sottoscrivere l’appello al voto vai su: www.unaltraeuropa.eu
    Perché il futuro si può ancora scrivere.
    ELEZIONI
    EUROPEE 2009
    IL VOTO UTILE
    w w w . u n a l t r a e u r o p a . e u


    Rifondazione.it - Rifondazione.it
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  3. #3
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    Predefinito Riferimento: [EUR] Lista comunista e anticapitalista

    Voto comunista nel modo più chiaro e più netto che oggi in Italia mi è dato lunedì 01 giugno 2009


    Intervista a Pietro ingrao, di Dino Greco e Cosimo Rossi


    «Forse sbaglio, devo capire meglio: ma il cammino della mia vita e però anche tante lotte che ho vissuto intensamente insieme con Fausto mi sembra che seguivano visioni del mondo diverse dal tanto peggio tanto meglio. E mi interrogo su quale è il mutamento in campo che chiama Fausto a questi nuovi pensieri". Un sorriso spontaneo si allarga in volto a mitigare le parole di Pietro Ingrao, di quei sorrisi paterni che esprimono un'incredulità piena di benevolenza, come sono anche il suo affetto e l'attuale dissenso nei confronti di Fausto Bertinotti e delle sue notazioni (in una intervista all' Unità del 7 maggio scorso) a proposito della necessità di far "tabula rasa" della sinistra, cosicché possa rinascere "come una fenice" dalle proprie ceneri. Una provocazione, ma tutt'altro che astratta. E men che meno improbabile.

    Domando a Ingrao che pensa.
    Voglio riflettere. Fausto evoca questioni di prospettiva e di teoria ardue, di grande portata. Io non ho sicurezze sui fondamenti dei temi che solleva. Avrei da porgli domande, forse anche su nodi teorici. Ma sento qualcosa che mi chiama altrove: come se non avessi tempo. Fra giorni l'Europa va al voto e tante cose intorno a noi ci dicono come la prova sia pesante.

    Temi che ci sia indifferenza sul voto?
    Temo che molti non abbiano chiari la portata di questo voto e lo stato delle cose in cui avviene.
    C'è una crisi dell'economia mondiale che qualcuno paragona a quella fatale del 1929. E l'Italia è fra i paesi più esposti: questa Italia che a capo del governo ha oggi un conservatore, per non dire un reazionario di sette cotte. Non mi turbano le sue relazioni con la giovinetta Noemi, che mi sembrano così melanconiche, persino patetiche. Mi spaventa il deficit di iniziativa, l'arretratezza del suo sguardo di fronte all'incalzare della crisi mondiale. Questo è il Berlusconi che nuoce alla nazione, e che tuttavia porta a casa un mucchio debordante di voti. Tale è oggi la situazione drammatica del potere pubblico in Italia, da cui vengono le mie ansie.


    Primo punto: temo l'assenza dal voto, l'astensione. Mai come in questa ora difficile abbiamo bisogno che votino in tanti, e che votino bene. E non solo perchè dobbiamo dare un colpo a questo governo conservatore oggi così ampiamente maggioritario nel Paese, ma perchè oggi - ora assai più di ieri - abbiamo necessità di un peso e di un volto nuovo dell'Italia in Europa.
    Abbiamo bisogno di un voto italiano che incroci nel nuovo Parlamento europeo le correnti progressiste, capaci di leggere il capitalismo mondiale che ora abbiamo dinanzi, nella dubbia e oscillante fase che esso attraversa. E qui l'oggi ha bisogno di un sapere antagonista che sappia intendere i nuovi terremoti che segnano l'Occidente, l'Asia e l'Africa. Provincialismi non ci sono più permessi.
    Berlusconi è un piccolo reazionario di fronte a queste enormi scadenze. Scopre adesso - meno male! - che il Parlamento italiano è pletorico. E che iniziativa ha preso - da premier! - per snellirlo e articolarlo? E sa dare una lettura moderna e attiva del sindacato e del conflitto di classe? E se non fa questo di che futuro parla?

    Ma a te pare che ci sia oggi nell'opposizione antiberlusconiana una sinistra coesa e anche audace nella costruzione di una alternativa?
    Io vedo un lavoro grande che ci sta dinanzi, e sento aspramente il peso della divisione con cui la sinistra di classe va al voto.
    Ricordo però come eravamo divisi - e persino lontani - quando - a metà degli anni Trenta - cominciammo a costruire lo schieramento e l'unità della Resistenza. Eppure reggemmo alla prova. Inventammo - nella differenza - linguaggi e istituzioni comuni e anche cittadinanze comuni, fratellanze...
    Per le nuove prove di oggi servono come il pane pari ardimento: e prima di tutto c'è bisogno di un'avanguardia che ridia fiato alla lotta di classe nel suo senso più largo, prima di tutto nei luoghi di lavoro, nella sede cruciale e diretta dello scontro di classe: e insieme nelle sedi in cui maturano l'immaginario, il simbolico, che sono diventate oggi molto più penetranti: nel simbolico e nel politico e negli intrichi quotidiani che ne sgorgano.

    Il voto significa però anche marcatura delle differenze.
    Sì, e tuttavia io ho ancora una forte paura dello sparpagliamento degli elettori e soprattutto temo che una frantumazione condanni la sinistra a una drammatica esclusione dal nuovo parlamento europeo. Non so come si possa affrontare la questione senza generare inutili inasprimenti dal momento che ormai talune scelte son fatte.
    E tuttavia mi chiedo: come possiamo dire e raccomandare che bisogna assolutamente evitare conflitti penosi nella sinistra o uno sparpagliamento infecondo o addirittura l'assenza?
    Non sto chiedendo impossibili unanimismi. Sottolineo due obbiettivi essenziali, primari: un voto contro Berlusconi, e poi spero, mi auguro, un voto di sinistra. Io dichiaro la mia preferenza per Rifondazione, la forza che a sinistra mi sembra più solida in campo. Perchè non credo possibile ricominciare un lavoro di riunificazione della sinistra che di essa faccia a meno.
    E io voto comunista nel modo più chiaro e più netto che oggi in Italia mi è dato. Lo scrivo già prima di quel mio ritiro nella cabina elettorale. Lo discuto nelle sale, nelle piazze, nelle case, poiché senza tale confronto aperto di identità non c'è costruzione di volontà pubblica.

    Fatto sta che la disapprovazione del popolo di sinistra nei riguardi della classe politica sovente non si trasforma in impegno per riappropriarsi della politica, bensì in rinuncia…
    E difatti dobbiamo rilanciare una grande, orgogliosa campagna che chiami alla scesa in campo, alla partecipazione, alla politica attiva.
    Consentimi un ricordo. Ho viva nella memoria una data, la tragica estate del 1940, dopo che i tedeschi avevano invaso Belgio e Olanda volti a Parigi per quella tragica e trionfale sfilata Champs Elisées. E il 10 giugno Mussolini aveva annunciato la dichiarazione di guerra a fianco dei nazi dal balcone di Palazzo Venezia.
    Ricordo come fosse oggi la domanda che in quei giorni tragici pulsava ostinata nella mia mente: "Che faccio?". Poi dentro di me maturò quella risposta dura ed elementare "Non ci sto". Nel senso che si sta dentro la lotta. Non ci si ritira dalla prova..

    Tu ricordi catastrofi, conflitti, che hanno incendiato il globo. Qualunque paragone è certamente inappropriato. Ma cominciamo ugualmente di qui, per sottolineare quali sono, a tuo avviso, gli snodi cruciali della vicenda della sinistra italiana…
    Penso al mio tempo. Sono nato nel 1915, quando l'imperialismo approdava all'epoca delle grandi guerre mondiali. Prima fu la dura lotta di trincea del triennio 1915 1918. Poi - alla fine dei torbidi anni Trenta - fu lo scatenarsi del nazismo nel mondo e la risposta straordinaria della Resistenza, questo nome che qualcuno ora vorrebbe cancellare e che ebbe un'espressione così ardita e ricca d'invenzione anche in Italia. Il comunismo italiano ne fu attore cruciale: nei suoi volti molteplici in termini di soggetto politico, soggetto sindacale, classe dirigente, movimenti di idee, vicende della cultura. Quella è stata un'Italia vigorosa, forte, ricca...

    Ed è stata, appunto, il paese che ha visto affermarsi il più grande partito comunista occidentale. Di dove traevano origine la vitalità e la forza della sinistra e del Pci in particolare?
    Quella forza rossa, di sinistra, per come l'ho conosciuta io e l'abbiamo conosciuta tutti viva e attiva nel mondo, aveva due gambe.
    La prima era la capacità di incidere nel concreto del vissuto quotidiano: il suo legame con la storia del pane che si portava a casa. Qualcosa di costruito con grande fatica e concretezza, che si esprimeva attraverso la lotta sociale e l'iniziativa politica, e la presenza articolata non solo - e prima di tutto - nel luogo di lavoro, ma anche - e fitto - nel territorio, nelle contrade, nelle città, nei borghi.
    L'altra gamba era la convinzione d'essere parte di una dimensione non solo nazionale ma addirittura mondiale della battaglia: e d'essere portatori di una visione generale del mondo, d'una ideologia. Il sindacato, la sezione, il circolo, il municipio - come li ho conosciuti io - erano tutti luoghi molto segnati da questa articolazione e da questa complessità che intrecciava la lotta immediata di ogni giorno alla convinzione di rivoltare il mondo.

    Ma ora si sono sgretolate anche l'articolazione locale e del tessuto di rappresentanza, quel radicamento delle organizzazioni di massa, del partito, attraverso cui i bisogni immediati si allacciavano con la strategia generale, dalla fabbrica al quartiere, dalla scuola al municipio...

    Appunto: la presenza articolata del soggetto liberatorio. Per fare un esempio: ricordo come fu ricca, multipla l'iniziativa dei sindaci delle città rosse; e come erano presenti nella vita quotidiana a risolvere problemi del qui e ora , e come intrecciavano le questioni del lavoro con le altre dimensioni dell'agire di ogni giorno.

    Allora, in quella esperienza voi vi trovaste di fronte la Chiesa di Roma, al suo massimo livello. E non era vostra amica. Come agiste?
    Cercammo testardamente il dialogo. Nonostante la scomunica. E riuscimmo a generarlo. Evoco un'esperienza personale. A Firenze esisteva un ramo di cattolicesimo avanzato, che aveva come guida e simbolo una figura come Giorgio La Pira. Con lui, con Ernesto Balducci vissi una ricerca confidente, schietta e sincera. Balducci giunse a fare parlare me, ateo dichiarato, dal pulpito della sua chiesa. E il mio dialogo con i cattolici - in altri giorni - proseguì con altri atei come la Rossanda, Tronti e altri in un convento sulla collina di Fano dove un monaco singolare invitava ogni anno a dialogare credenti e atei dichiarati: sulle cose del mondo. E potrei raccontarti ancora del mio dialogo con Dossetti, indimenticabile. Naturalmente c'erano alti prelati, come il cardinale Ottaviani, che erano anticomunisti feroci. Eppure anche con lui il compagno Franco Rodano dibatteva...

    E poi, come si produsse una crisi di portata tale da condurre, oltre che al naufragio elettorale, al naufragio di un'esperienza invece così ricca e complessa?
    Ci fu un passaggio storico che segnò l'inizio del cambiamento, ed è la sconfitta degli anni Ottanta, che vide la caduta del leninismo, il crollo dell'Urss, la sconfitta di Mao, e anche il tracollo di quei partiti che in qualche modo erano legati a quella storia. Attenti: noi comunisti italiani avevamo un nostro volto, ma discendevamo da quel corpo.
    E la seconda metà del secolo fu complessa e sconvolgente. Prima ci furono le vicende straordinarie del Sessantotto e, ancor più in Italia, del Sessantanove.
    Quell'anno in Italia la sinistra di classe - con Trentin e Carniti alla testa - toccò una vetta straordinaria. Ho ancora vivissimo il ricordo di cosa furono nell'Italia le lotte operaie: quelle - così innovative - del '69 che misero in ginocchio la Fiat e videro calare a Roma un corteo davvero infinito di tute blue alle soglie di una vittoria folgorante...
    Dopo però venne l'inizio della sconfitta. La vivemmo anche nelle nostre roccaforti del Nord. Ma il crollo fu su scala internazionale.
    E non fu solo la sconfitta dell'Urss, con l'avventura sciagurata dell'Afghanistan. Non resse più l'ipotesi leninista, che era stata la dottrina su cui si erano formate generazioni come la mia, illuminate da pionieri straordinari e originali del comunismo come Gramsci, Terracini, e poi Togliatti, l'uomo del compromesso di Salerno e del grande Partito Comunista di massa italiano...

    E perché un comunismo italiano con queste radici e con quella dimensione di massa entra in crisi?
    Perché vennero al pettine nodi su cui il leninismo e ancor più lo stalinismo e poi il maoismo, avevano dato una risposta che non resse alle prove della storia e che voleva una settaria concentrazione del potere al vertice. E intanto scattava la controffensiva conservatrice: Agnelli prende l'iniziativa, poi il binomio Reagan-Tatcher trionfa su tutti i piani.

    Ma non ci sono anche delle cause endogene della crisi? L'articolazione territoriale che si prosciuga, la rappresentanza sociale che si sgretola mentre il lavoro si balcanizza, la sostanziale accettazione della moderazione salariale e del paradigma sviluppista mentre i contratti si precarizzano. Da questo punto di vista non sarebbe giusto osservare che la crisi della sinistra comincia anche prima degli anni Ottanta?
    Sì. Ho detto che la crisi forte sgorgava dalle radici: il leninismo.
    Lo so. È un grande tema. E io qui posso solo mettere qualche breve nome. E' l'idea leninista del soggetto che non regge alla prova della storia. La strategia della rivoluzione concentrata nel vertice di partito mobilitò masse straordinarie in Europa e nel mondo e le chiama a conquistare il comando in paesi sterminati. Ma non le rese compartecipi del governo, che restò nelle mani di un'élite straordinaria, ma pur sempre un'élite, che non regge alla luci e al passo inaudito del mondo. E allora crolla.

    Ma anche il capitalismo insegue le sue crisi. Oggi è a una nuova prova. A partire dagli Stati uniti, stiamo assistendo a una dinamica davvero micidiale e brutale.
    Prendiamo il caso Chrysler. Il padrone fallisce, interviene il manager di un altro grande gruppo come Marchionne e si mette d'accordo con Obama, l'azienda viene quindi rilevata a spese dei contribuenti americani e dei lavoratori, che ci mettono una barca di fondi pensione, per un totale pari al 55 per cento del patrimonio azionario.
    Si potrebbe immaginare che di conseguenza si modifichi l'assetto sociale della proprietà. Invece non cambia nulla. Anzi: in un Cda di 9 persone ne entra una sola in rappresentanza del 55 per cento di azioni dei lavoratori, che in più cedono salario, rinunciano alle ferie e acconsentono a una moratoria sugli scioperi fino al 2015. Al che emerge in modo eclatante il rischio che la straordinaria crisi del capitalismo e del mercato non produca alcuno sbocco a sinistra, ma piuttosto porti a una gigantesca rivoluzione passiva che si risolva con una nuova razionalizzazione capitalistica.

    Ma io non sono affatto convinto che ci sia un automatismo per cui, data la crisi del capitale, si realizza un avanzamento nella relazioni sociali e del movimento operaio. Non è assolutamente così. Nella mia vita ho già vissuto momenti di crisi economico-sociale profonda che si sono risolti con vittorie anche clamorose del capitalismo. Certamente è stato così nel primo dopoguerra in Italia, quando, attraverso lo scontro anche armato, si affermò la reazione bruta del fascismo, che spazzò via con la forza uno schieramento delle forze di sinistra che non era affatto poca cosa.
    Se poi guardiamo agli anni Trenta troviamo dimostrazioni ancora più drammatiche. C'è la spaventosa crisi mondiale del '29. E, nel cuore d'Europa, la Germania esce da quelle crisi con lo scatenarsi del nazismo.

    Mutatis mutandis, vedi in qualche misura delle analogie e dei paragoni possibili con la situazione attuale?
    No. Non ci sono riproduzioni meccaniche. La rovina inaudita che hanno portato con sé il nazismo e il fascismo è un unicum. La differenza fra quella violenza nera e l'oggi pallido sono tuttora enormi.
    E' vero, invece, che il determinarsi di una crisi della portata di quella cui stiamo assistendo non significa affatto che vi sia automaticamente una riscossa del mondo del lavoro. La partita, in questo senso, è tutta drammaticamente aperta.

    Sennonché si gioca con l'handicap di una sconfitta storica ma ancora cogente della sinistra: l'avversario ha riconquistato non solo la fabbrica, ma i linguaggi, la concezione del mondo…

    E anche i mezzi con cui le idee si esprimono. Pensiamo, per esempio, a che grande rivoluzione è stata la televisione. La grande invenzione della sinistra, in questo senso molto europea, era stata invece quella combinazione tra il soggetto del cambiamento globale e la capacità di farlo vivere nelle risultanze quotidiane. Oggi sono in crisi tutti e due i rapporti, tutti e due i linguaggi: quello per la narrazione della vicenda quotidiana e quello per la narrazione di un'idea della rivoluzione, della di trasformazione dell'organizzazione sociale. Da questo punto di vista la cosa che temo di più è la frantumazione della sinistra, cioè la perdita della sua capacità di ricondurre l'azione politica a un'idea e a una strategia mondiale del soggetto.

    Il bisogno di riallacciare un discorso generale sulla trasformazione su cui insisti sconta l'annichilimento e la dispersione delle culture politiche della sinistra. E allora non credi che alla sinistra occorra, per così dire, prendere di sotto il sacco per rivoltarlo sul tavolo e affrontare i grandi temi ideali e culturali: pace, disarmo, libertà, differenza, uguaglianza, diritti, natura, produzione…; tutti quei filoni di ricerca e di impegno che in più delle volte invece la politica abbandona a se stessi o assume solo in modo episodico e utilitaristico, senza tesserli nella trama di una soggettività politica nuova?

    Lo so. Lo abbiamo appreso dolorosamente, sia pur a tratti, e con dure mancanze. Se non diamo alla lotta questo fiato, questo respiro, non si riesce a intervenire nemmeno nell'immediatezza della lotta quotidiana, che pure ritengo così vitale. Se in Italia la sinistra ha avuto quella sua originalità e quella forza è stato perchè ho guardato alla terra natale e insieme ai rivolgimenti nel vasto e cangiante mondo.
    Mi ricordo, ad esempio, cos'è stata in Italia nei nostri paesi la passione per la guerra - così lontana - in Vietnam.
    Ricordo la reverenza con cui- in un mio viaggio in Vietnam- visitammo la casa di Ho Chi Min: il silenzio assorto con cui guardavamo quei nudi cimeli di una storia straordinaria: l'emozione senza parole su eventi pure così lontani e diversi da noi.
    Allora in Italia la guerra in Vietnam giunse anche sulla bocca di un cantante popolare, Gianni Morandi, persino in quella Tv quasi tutta in mano ai conservatori...

    Ancora il problema del 4 per cento, per concludere di dove si era cominciato. Con quel 4 per cento cosa dovrebbero fare Rifondazione e le altre forze riunite nella lista anticapitalista e comunista?
    Superato il guado elettorale, devono iniziare un lavoro di riunificazione della sinistra: un progetto plurimo, ma che mantenga ricca e fertile la propria dimensione di soggetto politico. Che significa l'unità e la dialettica insieme: la democrazia come risorsa, non come fastidio.



    (Liberazione, 31 Maggio 2009)
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    Paolo Rossi e Mario Monicelli votano comunista. All'appello per la lista comunista (primo firmatario Ingrao) si aggiungono molti altri nomi sabato 30 maggio 2009


    "Sto dalla parte dei miei cugini comunisti": con queste parole l'attore Paolo Rossi, impegnato in questi giorni a Milano con lo spettacolo "Le guerre per il frutto del peccato", motiva la sua adesione all'appello "Se sei di sinistra, dillo forte" che vede per primo firmatario Pietro Ingrao e poi oltre 200 esponenti del mondo della cultura, della scienza, dello spettacolo, della società civile e del mondo del lavoro che alle prossime elezioni europee voteranno per la Lista comunista e anticapitalista formata da Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Consumatori uniti.

    Anche il maestro, regista di tanti film che hanno fatto la storia del cinema italiano, Mario Monicelli ha dichiarato il suo voto alla Lista comunista e anticapitalista. Tra le altre, tantissime, adesioni all'appello "Se sei di sinistra dillo forte" che stanno arrivando in queste ore si segnalano quelle del pittore Franco Mulas, di Marino Severini della rock band I gang, del designer e cartonista Enzo Apicella.

    Tutti nomi che vanno ad aggiungersi, oltre che a quello del primo firmatario dell'appello, Pietro Ingrao, a quelli di molti altri, tra i quali il fisico Carlo Bernardini, lo psichiatra Luigi Cancrini, lo scrittore Massimo Carlotto, i preti don Franzoni e don Gallo, il costituzionalista Gianni Ferrara, il cantante e attore Massimo Ranieri, il poeta Edoardo Sanguineti, il disegnatore Vauro e altri 200 nomi.



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    "Saremo sempre critici, ma votiamo comunista". Parla la Banda Bassotti (Liberazione, 30 Maggio 2009)


    New layer..
    di Checchino Antonini
    «Restiamo critici ma votiamo la Lista anticapitalista e comunista»: all’altro capo del filo David Cacchioni, 48 anni, romano, tra i fondatori della banda Bassotti, autore di alcuni testi, tra cui quello della mitica “Barboni”. Assieme a Mario Monicelli, Paolo Rossi, Cisco dei Modena City Ramblers e Marino Severini dei Gang, la storica formazione di combat rock ha firmato l’appello per votare alle Europpe la lista comunista
    e anticapitalista.

    «La Banda - spiega a Liberazione - non è un partito. Alcuni di noi, negli anni, hanno votato per Nunzio D’Erme. All’inizio ci sembrava importante che ci fosse Rifondazione. In altri momenti abbiamo dovuto votà Rutelli!». Come la maggior parte dei musicisti David non vive di musica. Manovale, facchino, fa quello che capita, «precario come tutto il mondo. Abbiamo deciso di firmare l’appello anche se io non sempre mi riconosco nella sinistra elettorale». Nei pochi minuti di intervista emerge la delusione per la stagione del centrosinistra al governo. «Parecchie leggi antipoeraie e antisindacali sono venute proprio con il governo Prodi e molti operai sono finiti a votare Lega. Oppure, nelle periferie, prende piede la destra. Io vivevo a San Basilio, periferia est di Roma. Bene, negli ultimi anni è cresciuta un’egemonia del centrodestra perché la sinistra è sparita dai quartieri e il sindacato concertativo non sempre ha difeso le lotte dei nostri nonni. Bisognerebbe tornare per strada».
    Il cronista ricorda che i comunisti stanno già provando a farlo, fa l’esempio del partito sociale, del pane a un euro, delle Brigate di solidarietà attiva che da quasi due mesi operano tra i campi dei terremotati abruzzesi. «Mi sembrano cose interessanti, ma il problema reale è che un affitto costa 700 euro e che con mille euro di salario non si campa».
    Fabio Santarelli, per tutti Scopa, 51 anni, romano, chitarra solista e voce del gruppo insieme dalla fine degli anni ’80, ricorda il mito fondativo: «Ci siamo conosciuti per strada, eravamo redskin, antifascisti». C’entra parecchio con la firma in calce all’appello: «E’ uno dei valori che vorremmo tenere alti, assieme alle lotte dei disoccupati, dei precari. Oggi in periferia è troppo visibile l’abbandono da parte della sinistra dei presìdi sociali e politici. I suoi esponenti, qualche volta, sembrano uomini d’affari, certe volte anche i giovani. La carriera ha preso il posto della passione». Non è usuale per una band che prenda posizione elettorale per una lista, specialmente in un momento di enorme frammentazione come questo. «Abbiamo sempre suonato nelle feste politiche di tutti - dice Santarelli - ma l’indicazione per il voto significa non voler chiudere gli occhi di fronte alla crisi della sinistra. E’ un pensiero mio, naturalmente, ma credo che la sinistra anticapitalista rischi di finire nei libri di storia. Invece i comunisti, quelli che tutti i giorni sono attivi nelle varie situazioni, hanno ancora qualcosa da dire.

    I politici di professione, però, sono poco credibili. Preferisco un operaio rumeno, o anche italiano, alla nomenclatura di partito. Mi auguro che ora siano conseguenti con le parole che si pronunciano, senza timore di offendere poteri forti, come quello della Chiesa o di certa stampa. I comunisti devono riconquistare radicalità a partire dal linguaggio». «C’era bisogno di una falce e martello visibile e, speriamo, pure credibile. Voteremo per la lista che sostiene che bisogna mantenere le conquiste della classe operaia»,
    dice Picchio, al secolo Paolo Picchiàmi, cantante della Banda. Poi precisa: «Sono un operaio, un precario, non sono un artista. E guardo il mondo con gli occhi di un operaio. Allora ti dico che quelle conquiste, troppo spesso sono state intaccate da tutti i governi. Il nostro appoggio alla Lista non deve far sottovalutare le critiche.

    «E’ un sistema troppo perfetto, non è possibile cambiarlo, andrà rigirato. L’idea più moderna resta quella delle nazioni governate dai lavoratori», esordisce, infine Angelo ”Sigaro” Conti, chitarra e voce. Ma anche per lui, «è una cosa positiva che ci sia un punto di unione (la Lista anticapitalista e comunista, ndr). Certo, siamo stati molti critici con Rifondazione quando, alle ultime europee, non ha mandato Nunzio D’Erme a Strasburgo». Anche con lui, il cronista cerca di capire come sia stato possibile che Roma, soprattutto dalle periferie abbia scelto un sindaco come Alemanno. «Sai, siamo gente di strada, diventati comunisti dagli anni ’70, ci siamo resi conto che, nelle sezioni, c’erano operai di grande cultura. Dopo la scissione di Occhetto, invece, siamo restati colpiti da quelle sezioni vuote. Per questo la destra è penetrata nelle periferie. Come se quello che si diceva di sinistra dicesse “Votateci e poi fatevi gli affari vostri”. Invece la vita di sezione è molto importante.

    Anche qualche “amico”, gente che abbiamo visto crescere, è diventato di destra, e sono operai. Oggi la libertà è solo per pochi, per chi ha i soldi e può scriversi le leggi. A sinistra vedo troppo distacco tra la base e il vertice: ad esempio, governare Roma doveva essere l’occasione per dimostrare che eravamo migliori, e invece m’è sembrato che tutti hanno inseguito i comitati d’affari, hanno imparato a chiudere gli occhi quando si sta al governo per riaprirli quando si va all’opposizione». Anche per “Sigaro”, le ferite si chiamano Pacchetto Treu e legge 30, sono ferite al mondo de lavoro.
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    Predefinito Riferimento: [EUR] Lista comunista e anticapitalista

    Dichiarazione di voto femminista martedì 26 maggio 2009

    “Giacché anche nei momenti più bui
    noi abbiamo diritto a qualche illuminazione”
    (Hannah Arendt)


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    • Generazioni di donne in lotta contro ogni forma di fascismo, sessismo, razzismo.
    • Tra quante hanno lottato sin dagli anni Settanta per affermare e difendere la libertà e l’autodeterminazione delle donne, la libertà di vivere la sessualità, la nascita, il dolore, la morte. Contro la legge 40 e il ddl sul testamento biologico.
    • Donne che hanno persino fatto la Resistenza contro il nazifascismo (Lidia Menapace).
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    • Laiche, tenacemente laiche, contro la morale di stati e chiese.
    • Contro il familismo ideologico, per “famiglie” fatte di singoli e singole con pari dignità e diritti.
    • Contro le politiche sicuritarie che strumentalizzano la violenza sulle donne a fini razzisti e xenofobi.
    • Per la dignità e la tutela del lavoro in tutte le sue forme, per un reddito sociale per tutti e tutte.

    • Per scuola, cultura, formazione, ricerca pubbliche, per una cittadinanza piena e sessuata, così come le ragazze e i ragazzi dell’Onda hanno sostenuto in questi mesi per le strade delle nostre città.
    • Per un’Europa pacifica, disarmata, accogliente, in una pratica di solidarietà attiva e di mutuo riconoscimento e rispetto fra donne “native” e migranti.
    • Per la coscienza del limite nella relazione dell’umanità con le specie viventi e non viventi.
    • Tra quante hanno partecipato ai movimenti antiglobalizzazione a Genova e oltre.
    • Tra quante hanno contribuito a costruire i centri antiviolenza nei territori.
    • Tra quante hanno attraversato confini e frontiere insieme alle donne di popoli e stati “nemici” (ex Yugoslavia, Israele e Palestina) convinte che la “diplomazia femminista” e la pratica della nonviolenza possono vincere nazionalismi e fondamentalismi.
    PENSIAMO
    • Che più donne nella politica e nelle istituzioni possono decostruire l’occupazione maschile del potere e fondare una critica vera del potere.
    • Che la contraddizione capitale/lavoro non “assorbe” e non“comprende” le altre, ma va declinata attraverso il nesso con il conflitto di genere, che è la contraddizione originaria.
    • Che insieme al capitalismo va combattuta la forma più antica di dominio, il patriarcato, anche quello di sinistra.
    • Che siamo dentro la crisi economica e sociale che ha pesanti caratteristiche di genere, la crisi della politica, la crisi della sinistra.
    • Che non possiamo accettare che una intera generazione di giovani, soprattutto donne, viva in condizioni di precarietà esistenziale.
    • Che l’Europa che vogliamo debba riconoscere la matrice sociale e culturale della violenza maschile sulle donne come frutto di relazioni di potere storicamente diseguali.
    PERCIO’
    Non avendo certezze, non avendo modelli, non avendo dogmi, non difendiamo identità, ma
    FACCIAMO delle SCELTE
    di lotta e di passione.

    Scegliamo per l’Europa la LISTA ANTICAPITALISTA perché vogliamo costruire percorsi di uguaglianza, differenza, libertà nella e con la Sinistra comunista.
    Le compagne del Forum delle donne del Prc/SE

    Prime adesioni:
    Alfonzi Daniela (già senatrice), Amato Lucia (casalinga), Apicella Francesca (militante dell'Onda all'Orientale), Arcella Maddalena (assessora all'Innovazione Provincia di Salerno), Argentino Clara (pensionata), Artesio Eleonora (assessora Sanità Regione Piemonte), Avagliano Tina (pensionata), Belligero Anna (Giovani [email protected]), Beltrame Giuliana (consigliera Comune di Padova), Benincasa Angela (operaia), Benincasa Antonella (operaia), Carotenuta Rita (impiegata), Castaldo Nunzia (militante movimento LGBT), Cecconi Patrizia (presidente Associazione culturale “Germogli”), Cittadino Margaret (dirigente CGIL), Coccia Elena (avvocata), Colombera Alda (direttivo FP CGIL Bergamo, rete28aprile), Contin Gemma (giornalista), Crivelli Giovanna (Udi di Catania), Damiani Cesarina (maestra scuola elementare), D'Amico Adriana (assessora alle Politiche sociali Comune di Caserta), De Zela Rosario (peruviana, Rete Antirazzista, Firenze), Esposito Carolina (insegnante), Faiella Anna (coordinatrice Forum "Dannazione" di Cava de'Tirreni), Ferrante Benedetta (imprenditrice), Frias Mercedes (già deputata), Galati Elisabetta (operaia), Guerra Tonia (consigliera Provincia di Bari), Guma Debora (Associazione Culturale Lesbica "Visibilia", Festival Internazionale del Cinema Lesbico "Immaginaria"), Iervolino Maite (militante movimento LGBT), La Cognata Anna (assessora Pari Opportunità Comune di Figline Valdarno), Lanfranco Monica (direttora di Marea), Lodato Natalina (militante dell'Onda all'Orientale), Losa Lia (SPI CGIL Area Lavoro Società), Manzo Antonella (insegnante di materie classiche), Moscardino Raffaella (militante movimento LGBT), Musumeci Anna (presidente Associazione sport e disabilità "La Rondine"), Nocentini Anna (consigliera Comune di Firenze), Palermo Anna Maria (già senatrice), Peluso Luisa (consigliera Provincia di Torino), Piscopo Silvana (insegnante), Platania Chiara (scrittrice e ricercatrice), Ragni Maria Rosaria (impiegata della Regione Campania), Ravaioli Carla (già senatrice, scrittrice, ambientalista), Ricciardelli Simona (Commissione Pari Opportunità Regione Campania), Rivera Annamaria (antropologa, saggista, attivista antirazzista), Sarno Laura (dirigente medicina della riabilitazione), Silvestrini Maria Teresa (Terry) (consigliera Comune di Torino), Sirca Mariangela (ambientalista), Sonego Anita (Soggettività Lesbica e Presidente Libera Università delle Donne di Milano), Sonno Silvana (scrittrice), Spatuzzi Ilaria (sindacalista), Spinelli Barbara (giurista), Trevisani Maria Pia (Associazione BergamoLaica- IFE-Iniziativa Femminista Europea), Turtor Vera (presidente del consiglio Comune di Battipaglia), Vano Olimpia (già senatrice), Zanetti Cristina (Associazione Culturale Lesbica "Visibilia", Festival Internazionale del Cinema Lesbico "Immaginaria")
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  7. #7
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    ma il titolo del 3d non è mica lo slogan di ferrando?
    «Puoi togliere il selvaggio dalla foresta, ma non puoi togliere la foresta dal selvaggio.»
    Paolo Sizzi

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    Citazione Originariamente Scritto da Wernher von Braun Visualizza Messaggio
    ma il titolo del 3d non è mica lo slogan di ferrando?
    ehm..no.è il nome della lista che comprende rifondazione, pdci, socialismo 2000 e i consumatori
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  10. #10
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