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    Predefinito Sicilia: autonomismo o indipendentismo?

    Riporto qui una discussione già aperta sul forum dell Due Sicilie, affinché venga posta all'attenzione degli utenti che frequentano questo forum, sperando che questa non sia valutata come un clone.

    Sicilia: autonomismo o indipendentismo?

    Almeno dall'entrata in gioco dell'MpA di Lombardo nel mondo politico isolano, è innegabile che in Sicilia si parli con molta più disinibizione di temi da sempre scottanti, come l'autonomismo e l'indipendentismo. Due cose distinte, che mirano a cose distinte, senza dubbio, ma entrambe rese quasi delle chimere almeno fino alla fine del XX secolo. Oggi, invece, il discorso sull'autonomia in Sicilia pare essere all'ordine del giorno, e grazie ad esso anche i movimenti e partiti indipendentisti stanno riacquistando un certo vigore, sempre marginale se consideriamo l'intero panorama politico siciliano e italiano, ma vi è pur sempre un certo risveglio d'interesse nei riguardi di determinate tematiche da parte di un numero sempre crescente di cittadini siciliani, stanchi di dover sentire fandonie sul cosiddetto 'Federalismo fiscale' che potrebbe risultare in ultimo come un autentico salto nel buio per la Regione Siciliana. Ma non è questo ciò di cui intendo parlare.

    'Autonomismo' e 'indipendentismo'. Molto spesso non se ne comprende la differenza, soprattutto da parte di chi si è appena accostato a determinati ambienti politici. Sperando di non cadere nello scontato (ma anche di non prendere strafalcioni), tenterò di spiegare nel migliore dei modi ciò che distingue le due correnti di pensiero politico.


    Autonomismo

    Senza entrare nello specifico di considerazioni sull'MpA, poiché per alcuni di autonomista ha realmente poco, secondo altri ne ha molto, era mia intenzione parlare del concetto stesso di 'autonomismo' in Sicilia, per come sostanzialmente è inteso oggi da chi si reputa, appunto, 'autonomista' e non solo aderente all'MpA ma anche ad altri partiti e movimenti autonomisti presenti nel panorama politico siciliano.
    L'autonomismo odierno batte convintamente sul diritto dei siciliani di veder finalmente attuato in tutti i suoi articoli il già esistente Statuto d'Autonomia Siciliano che, a causa della caotica situazione socio-politica in Sicilia alla fine della II Guerra Mondiale, anche grazie alle forti spinte indipendentiste del 1943-'47, è entrato in vigore il 15 maggio 1946 con D. L. Lgt. n. 455, integrato nella Costituzione Italiana repubblicana redatta nel 1947, per il quale però non sono mai stati emessi tutti i decreti attuativi, motivo per cui lo stesso Statuto risulta operativo in potenza e non di fatto, pur essendo Legge Costituzionale. Fino ad oggi, sono ben 64 gli anni di inattuazione e, quindi, di vilipendio della Costituzione italiana da parte (paradossalmente) della stessa Corte Costituzionale italiana, che di fatto nega alla Sicilia l'attuazione di importanti leggi considerate come tra le più all'avanguardia nel panorama legislativo italiano e che, se attuate, potrebbero rendere la situazione attuale della stessa Sicilia più 'leggera' anche e soprattutto dal punto di vista fiscale.

    Indipendentismo

    L'indipendentismo odierno mira alla totale indipendenza siciliana, ovvero all'innalzamento della Regione Siciliana a vero e proprio Stato sovrano. Le strade considerate dalle correnti indipendentiste odierne sono sostenzialmente due: quella 'morbida', che mira all'indipendenza tramite il passaggio dall'autonomismo, e quella 'intransigente', che mira direttamente all'indipendenza dell'Isola senza considerare un passaggio autonomista. Probabilmente, all'indomani della concessione dello Statuto d'Autonomia, se questo fosse stato attuato in tutte le sue parti, l'indipendentismo avrebbe potuto anche non trovare motivazioni per continuare la propria lotta politica, sebbene sempre più di nicchia durante i decenni. A maggior ragione oggi, proprio a causa di 64 anni di inattuazione statutaria, l'indipendentismo torna a dire la sua in materia di sicilianismo, volendo oltrepassare la soluzione autonomista per la sfiducia nei confronti dello Stato italiano che in oltre mezzo secolo ha negato alla Sicilia l'attuazione di leggi costituzionali.

    Conclusioni

    Secondo alcuni autonomisti, ciò su cui è necessario operare affinché la Sicilia torni ad avere una coscienza di sé è la cultura, come la cultura (diretta in senso contrario) è stata adoperata per far sì che la Sicilia perdesse una parte sostanziale della sua identità di 'nazione'. Proprio secondo questi, una volta riacquistata l''identità perduta', ci si potrebbe anche considerare maturi per una convivenza in seno ad un'unità italiana.
    Gli indipendentisti 'intransigenti', al contrario, si chiedono il motivo di continuare a sperare di poter convivere all'interno di uno Stato che non da un paio d'anni o una decina d'anni, ma da oltre mezzo secolo nega determinati diritti legislativi (che, si ripete, esistono già in potenza ma non in atto) alla Sicilia e ai siciliani, senza considerare il legame storico che l'Italia, sin dalla sua unità, detiene con il fenomeno mafioso (si veda l'articolo precedente a questo, del 5 dicembre 2010: L'osmosi mafia-Italia: breve excursus | Laurentius | Il Cannocchiale blog). In nome di che cosa, dunque, sarebbe auspicabile l'attuazione di leggi inattuate nel silenzio, prima di tutto da parte dei siciliani stessi (a loro volta 'bombardati' culturalmente perché si distraessero da determinate pretese), da quasi 65 anni? Se la Sicilia è quella che è oggi a causa di una serie di strategie politiche inadeguate da parte dello Stato italiano (non respinte dalla politica siciliana asservita ai partiti centralisti) e al ruolo economico e politico che esso ha imposto all'Isola dal 1860 fino ad oggi, su che basi sperare che l'unità all'Italia possa ancora giovare alla Sicilia? Secondo quali criteri?

    Come è evidente anche solo da questo breve articolo, la situazione politica autonomista-indipendentista in Sicilia appare molto frastagliata, ed è certamente anche per questo che, nonostante il sicilianismo tout court abbia attirato, soprattutto in questi ultimi anni, un indubitabile numero di aderenti ed interessati in più rispetto a solo poco tempo prima, la situazione politica in tal senso rimane pressocché statica, salvo sporadiche eccezioni. Dunque, se vogliamo parlare di un programma sicilianista serio, risulta indispensabile pensare alla formazione di un unico e grande partito sicilianista, con le rispettive sezioni autonomista e indipendentista, che possa finalmente essere messo nelle condizioni di contare davvero, dal punto di vista politico. Se ciò non avvenisse, e in tempi piuttosto celeri, ogni azione volta alla pubblicizzazione della singola sigla partitica potrebbe risultare come un auto-soddisfacimento personalistico e, di conseguenza, una vera e propria consegna della Sicilia nelle mani di uno Stato italiano che ha avuto ed ha ben altro per la testa. La questione, dunque, dovrà necessariamente essere valutata dalle parti in causa, pena la perseveranza in un'inconsistenza materiale della politica sicilianista, con la conseguente assenza di una voce unanime su determinati punti che rischiano di schiacciare definitivamente la Sicilia.

    Termino con le parole di Z. Bauman e di C. Mouffe: «i singoli individui possono impegnarsi solo collettivamente, unendo le proprie energie per una impresa comune: la ‘comunità politica’»[1], la quale «esige un’idea correlata di bene comune»[2].


    [1] Bauman Z., La società dell'incertezza, Il Mulino, Bologna, 1999, p. 21
    [2] Mouffe C., in ivi, p. 22

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Sicilia: autonomismo o indipendentismo?

    A parer mio il problema dei siciliani è prima di tutto una sorta di 'autorazzismo' che li fa credere geneticamente incapaci di fare da soli, e la volontà sempre più diffusa tra gli stessi siciliani di costruire il ponte sullo Stretto ne è un effetto, dato che è sempre dal di fuori che si attendono delle sovvenzioni e innovazioni. Così, tramite il ponte, vi sarebbe la fantomatica possibilità di vedere arrivare ciò che può continuare a rimpinguare i portafogli clientelari, non tenendo affatto in considerazione l'opzione di sbracciarsi da sé per ridare lustro ad una Sicilia in ginocchio proprio per le logiche clientelari che tengono buona la politica dei voti. E' un circolo vizioso, senza dubbio, ma è un circolo che, se la maggior parte dei siciliani vi è ormai assuefatta e incapace di reagire, è ampiamente promosso e tenuto in piedi dallo Stato e dal 'sistema Italia', poiché funzionale alla sua stessa sussistenza. L'indipendentismo degli anni '40 ha fatto scaturire uno Statuto che tutto ha, meno che una logica clientelare, e questo lo si comprende benissimo nella sua sola lettura. Il problema è che questo Statuto è stato ed è disatteso, e dopo oltre mezzo secolo di inadempienza COSTITUZIONALE (perché, ricordiamolo, lo Statuto Siciliano è parte integrante della Costituzione italiana) attuata paradossalmente dalla Corte Costituzionale italiana, a parer mio, appare al limite dell'assurdo chiedere di attuare qualcosa che per tutto questo tempo è stato negato alla Sicilia da coloro che avrebbero dovuto essere i garanti della legalità, rimanendo all'interno di un'Italia che ha permesso e si è fatta promotrice di tutto ciò. Per questo l'opzione alternativa che ritengo più opportuna per sopprimere determinate logiche e schemi politico-economici, visto infranto il pactum statutario, è il separatismo.
    Inoltre, vorrei porre l'attenzione sull'importanza del 'bombardamento' culturale sui siciliani attuato sin dal dopoguerra. L'azione delle 'agenzie sociali', come le chiama la sociologa Loredana Sciolla, è determinante nella costruzione culturale di una popolazione. E' risaputo come l'istruzione e i media in primis siano capaci di condizionare l'evoluzione (in senso storico, non biologico) culturale, e lo si vede, ad esempio, adesso che Raffaele Lombardo (nonostante io non condivida i suoi metodi e le sue decisioni, come quella di costruite il ponte sullo Stretto) è tornato a discutere di autonomismo: prima era quasi un tabù parlarne, e ancor più lo era parlare di indipendentismo; oggi, e da solo qualche anno, discorsi simili sono all'ordine del giorno nei notiziari, si organizzano convegni molto promossi e seguiti, si organizzano manifestazioni molto partecipate come quella del 30 ottobre di Palermo... cose inimmaginabili solo poco tempo fa. Prima di questo momento storico, sembrava che il dopoguerra separatista siciliano non fosse mai esistito, come lo Statuto d'Autonomia: cancellati da ogni argomentazione. Ancora oggi, nelle scuole, non si insegna altro che storia riguardante l'Europa occidentale e l'Italia del nord, relegando in un angolo buio la storia siciliana, citata solo marginalmente per ricordare che a sud di Roma esisteva, dopotutto, un altro 'pezzo di terra': con che concezione della propria terra crescono i ragazzi? Di un territorio da sempre ai margini della storia mondiale, da sempre retrogrado, da sempre dalla poca o nulla importanza. E' a iniziare dalla tenera età che viene formata la persona, e tutto ciò viene a costituire la base dell'individuo, ovvero ciò a cui crederà per tutta la vita e su cui baserà tutto il resto della sua esperienza di adulto.

    Quindi, terminando finalmente il discorso, rendiamoci conto che siciliani lo siamo anche noi, e come tali, se ci accorgiamo di simili discrepanze, dobbiamo operare noi stessi affinché la società in cui viviamo cambi, senza attendere che la cambi qualcun altro per noi. Per questo il dirmi 'italiano' lo prendo come il più limpido modo per continuare a garantire un asservimento della Sicilia a qualcosa di esogeno.
    Ultima modifica di Laurentius AnthroposLogos; 06-01-11 alle 01:45

  3. #3
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    Predefinito Rif: Sicilia: autonomismo o indipendentismo?

    Ringrazio Laurentius Anthroposlogos per avere aperto una discussione simile nel forum Sicilia.
    Come ho scritto in altra sede, la mia fortissima critica alla Sicilia non dipende certo dal disprezzo che ho per la MIA regione. Anzi. L'affetto profondo che mi lega alla Sicilia provoca una rabbia senza pari ogni qual volta assisto ad un tipico caso di comportamento che dimostra purtroppo, la profonda inciviltà di alcuni siciliani.
    Civilità che, a differenza di un governo non può essere importata. Il comportamento che ognuno di noi intende attuare nella società è frutto di un libero arbitrio. Perchè i siciliani votano personaggi loschi o addirittura apertamente criminali che di certo non curano i loro interessi?
    Perchè Cuffaro, Cammarata e Scapagnini occupano ancora ruoli istituzionali nonostante l'enorme danno che hanno arrecato alla nostra isola?
    La gente li elegge e li rielegge nonostante truffe ben visibili. Su Cuffaro sappiamo tanto ed è inutile sottolineare la sua appartenenza ad un "club" mafioso ben definito.
    Eppure Totò vasa vasa è stato eletto due volte governatore della Sicilia. Non una.
    Cammarata? Sta annientando Palermo eppure non sembra che le elezioni del 2007 lo abbiano scalfito. Rieletto con il 55% dei voti.
    Scapagnini? Ha portato un buco di 1 MILIARDO di euro nelle casse di Catania. E' stato indagato per truffa riguardante i fondi ricevuti per l'emergenza cenere vulcanica. Nonostante questo nel 2005 è stato riconfermato sindaco. Anche lui con numeri simili ad un plebiscito.
    Naturalmente nel 2008 i cittadini catanesi premiano il partito di Scapagnini per l'ottimo lavoro svolto ed eleggono il suo vice: Raffaele Stancanelli.



    PS: Ho messo la discussione in rilievo.
    Ultima modifica di Italianista; 06-01-11 alle 17:21
    La Vita è troppo breve per non essere Italiani!

  4. #4
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    Predefinito Rif: Sicilia: autonomismo o indipendentismo?

    Sinceramente non ho una mia opinione sull'indipendentismo o sull'autonomismo, a dirla tutta non mi sono mai interessato.
    Mi ritrovo nel pensiero di Italianista, il mio profondo amore per la mia terra e la mia cultura siciliana mi porta a disprezzare del tutto la classe politica che abbiamo, ne ha fatto degli esempi eclatanti Italianista. Senza dimenticare nemmeno il mio purtroppo concittadino Drago che di guai ne ha combinati un bel po' in passato sia nella regione con l'appropriazione indebita di soldi siciliani -con l'acquisto di un paio di case a Roma di cui una via del corso e non di rado capita di vederlo in giro-
    Effettivamente ad immaginare una sicilia indipendente con questa classe dirigente magnamagna mi viene davvero difficile.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Sicilia: autonomismo o indipendentismo?

    Citazione Originariamente Scritto da Der Blaue Reiter Visualizza Messaggio
    Sinceramente non ho una mia opinione sull'indipendentismo o sull'autonomismo, a dirla tutta non mi sono mai interessato.
    Mi ritrovo nel pensiero di Italianista, il mio profondo amore per la mia terra e la mia cultura siciliana mi porta a disprezzare del tutto la classe politica che abbiamo, ne ha fatto degli esempi eclatanti Italianista. Senza dimenticare nemmeno il mio purtroppo concittadino Drago che di guai ne ha combinati un bel po' in passato sia nella regione con l'appropriazione indebita di soldi siciliani -con l'acquisto di un paio di case a Roma di cui una via del corso e non di rado capita di vederlo in giro-
    Effettivamente ad immaginare una sicilia indipendente con questa classe dirigente magnamagna mi viene davvero difficile.
    Il punto secondo me è uno:
    fino a quando i siciliani continueranno a mantenere un comportamento che spesso sfiora l'inciviltà, ogni cambiamento è impossibile.
    Qualcuno mi dice che gettare le carte a terra, occupare i posti per i disabili, rubare soldi pubblici ottenendo pensioni d'invalidità o guidare senza il minimo criterio c'entra poco con la situazione siciliana. Io dico che non è così.
    La Vita è troppo breve per non essere Italiani!

  6. #6
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    Predefinito Rif: Sicilia: autonomismo o indipendentismo?

    Per parlare di 'inciviltà' si deve avere un parametro di 'civiltà'. Allora cosa è 'civile'? Dove troviamo, nel mondo, quella 'civiltà' che tanto crediamo manchi al siciliano medio?

    Prima di tutto, non credo bisogni sottovalutare che esistono, attualmente, in Sicilia circa 5 milioni di siciliani. Poco meno di un milione abita Palermo e la sua area urbana; Catania ha ancor meno abitanti, e in tutto potremmo arrivare a meno di 2 milioni di persone. E le altre? Oltre 3 milioni di siciliani sono stanziati nel resto dell'Isola, in una regione con 390 comuni. Provate ad andare in uno delle miriadi di centri abitati minori dell'Isola, soprattutto i più distanti dalle aree urbane più grandi: una pulizia che spesso fa credere, a noi cittadini, di non essere nemmeno in Sicilia, visto il concetto stesso di 'Sicilia' che abbiamo, prendendo come punto di riferimento il nostro ambiente di vita, la città.
    A Roma sono stato miriadi di volte, e credo di poter dire, sempre prendendo come parametro di misura Palermo, che non mi sono mai sentito al sicuro come nella mia 'terribile' città in Sicilia: sporcizia, scippi a cui ho assistito, furti in metropolitana, gente psicologicamente disturbata a piede libero, caos di traffico e inquinamento, claxon, gente maleducata... Se è una città come Roma (per quanto bella e affascinante) ad essere il vostro parametro di civiltà... beh... Eppure Roma non è in Sicilia, ed è la capitale d'Italia. Ma certamente potrete dire che ho preso l'esempio sbagliato...

    Secondo punto: le elezioni. Se ti viene promessa un'occupazione in cambio di uno o più voti, cosa fai? L'eroe e fai di testa tua? O pensi che sarebbe meglio approfittarne per vivere? Eh già, perché qui si sta parlando di 'vita', non di 'idealismi' vari, non di come dovrebbe essere la quotidianità ma di come essa è davvero. Allora, il siciliano medio che è costretto a dare la propria scelta elettorale al primo bastardo politicante (perché no?, anche MAFIOSO) che, per accaparrarsi voti e fottersi il posto in poltrona e una pensione anticipata, gli promette un lavoro sicuro come quello pubblico, divenendo COSTRETTO a dare quella preferenza, non percependo nemmeno la sua come una scelta obbligata, tanto è ormai entrata nella normalità. Essa è entrata nella normalità, ma lo è sempre stata? Con alternanze, se non consideriamo il falso plebiscito di annessione della Sicilia al Piemonte (i cui brogli elettorali furono scandalosamente palesi, da parte dei nuovi 'padroni' venuti dal nord...), è più o meno dal patto statutario che sussiste una situazione simile, ovvero dall'ascesa della Democrazia Cristiana. Da lì, il clientelismo è divenuto la regola che incatena la Sicilia in un circolo vizioso che vede le migliaia di dipendenti pubblici (e famiglie annesse) dare i voti a chi sia in grado di permettere la perpetuazione di tale sistema, un sistema che è sceso 'dall'alto', non è una creazione 'dal basso', e questo spero sia ovvio, o no?

    Io sono laureato in antropologia culturale ed etnologia. Ti posso garantire che non esiste alcun gene che implichi l'inferiorità siciliana dal punto di vista 'civico', perché la cultura non dipende affatto da fattori biologici ma da fattori socio-ambientali, dovuti alla consecutività degli avvenimenti storici che hanno riguardato quella data comunità umana. Società e individuo sono fattori che si alimentano reciprocamente, essendo la società fatta da individui, ovvero da singole esperienze ed universi umani, ed essendo l'individuo parte di una società che a sua volta lo condiziona. Ma la società è stratificata: vi sono classi dominanti e classi (per chiamarle come le chiamava Gramsci) subalterne. Le classi dominanti odierne (che sono prima di tutto quelle che detendono il potere della comunicazione) impongono la propria visione culturale alle classi subalterne tramite una serie di organi divulgatori (le già citate 'agenzie sociali', come l'istruzione scolastico-universitaria e i media), così che tale visione culturale funga da 'modello' nei confronti delle classi subalterne, costituendo una sorta di meta ideale per il finale raggiungimento dell'emancipazione. Ma tale finale raggiungimento dell'emancipazione è una chimera, un fantasma che riesce a mutare aspetto ogni qualvolta sembra raggiunto, così da innescare una corsa che di fatto promette una fine ma che una fine reale non ha, né ce l'avrà mai.
    Cosa voglio dire con questo? Beh, personalmente credo che il vero problema dei siciliani non sia nella mera 'inciviltà' o 'clientelismo' in quanto tali, ma nella fonte da cui ciò a cui diamo tali nomi è scaturito. Tutto ha una causa, e l'ha avuta anche la mafia, organizzatasi all'indomani dell'unità italiana. Ci hanno insegnato che la 'civiltà' abita a Milano, a Torino o in altre città del nord; dal nord sono giunte disposizioni esplicite affinchè determinate attività (idonee all'economia locale) venissero smantellate (ricordo la frase del senatore del Regno d'Italia Carlo Bombrini: «Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere», riferito ai meridionali in genere) o trasferite al nord (come sottolinea anche il sociologo e storico inglese David Forgacs), condannando così un territorio come quello siciliano a cosa? Alla delinquenza, al clientelismo... o all'emigrazione. Di contro abbiamo importato DA FUORI disposizioni legislative assolutamente inadatte al sistema economico locale, così da creare un danno immenso all'economia isolana: basti citare la riforma agraria. Questa è l'Italia, caro mio, la stessa alla quale sei tanto affezionato e che credi sia la fonte della salvezza siciliana... Alla faccia...

    Tu parli di 'ribelione' a tale sistema siciliano, caro Italianista... ma siamo seri. Questo sistema di cose non deriva dall'inettezza genetica dei siciliani (nella quale, altrimenti, rientreremmo anche io e te): ci è stato tacitamente imposto, ed ora provare a smantellarlo è molto più arduo rispetto ad alcuni anni fa. E più aumenteranno i dipendenti nei posti pubblici, peggiore sarà la situazione, e la politica regionale e italiana questo lo sa molto, molto bene. Mai detto, infatti, che la Sicilia debba essere indipendente domani stesso e con questa classe dirigente: lungi da me. Si tratta di un lavoro, forse lungo... ma che deve essere iniziato. Questa, se non è una ribellione, dimmi tu cosa è. E in un'Italia che ha permesso e permette tutto ciò, se permettete, vorrei tenermi bene alla larga.

    Ma attendo di leggere le motivazioni che rendono 'orgoglioso' un siciliano di sentirsi 'italiano'. A molti 'italofili' siciliani ho fatto questa domanda, ma tutti la gettavano sul mero romanticismo acritico... e dunque ben poco attendibile e facilmente smontabile.

    Spero di non avervi tediato. Buona notte.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Sicilia: autonomismo o indipendentismo?

    Citazione Originariamente Scritto da Laurentius AnthroposLogos Visualizza Messaggio
    Per parlare di 'inciviltà' si deve avere un parametro di 'civiltà'. Allora cosa è 'civile'? Dove troviamo, nel mondo, quella 'civiltà' che tanto crediamo manchi al siciliano medio?
    Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare parecchio. Non solo in Italia, ma anche all'estero. E purtroppo (lo dico con rammarico) fuori dal Meridione (non solo in Sicilia eh) la civiltà, intesa come mero rispetto delle norme di vita sociale, è decisamente presente.
    Da noi... meglio stendere un velo pietoso.

    Prima di tutto, non credo bisogni sottovalutare che esistono, attualmente, in Sicilia circa 5 milioni di siciliani. Poco meno di un milione abita Palermo e la sua area urbana; Catania ha ancor meno abitanti, e in tutto potremmo arrivare a meno di 2 milioni di persone. E le altre? Oltre 3 milioni di siciliani sono stanziati nel resto dell'Isola, in una regione con 390 comuni. Provate ad andare in uno delle miriadi di centri abitati minori dell'Isola, soprattutto i più distanti dalle aree urbane più grandi: una pulizia che spesso fa credere, a noi cittadini, di non essere nemmeno in Sicilia, visto il concetto stesso di 'Sicilia' che abbiamo, prendendo come punto di riferimento il nostro ambiente di vita, la città.
    Anche questo è verissimo. Ci sono realtà che spesso sorprendono in maniera positiva. Alcuni comuni, di solito piccoli, sono gestiti in modo eccellente.
    Le grandi città però sono il "salone di rappresentanza" di una terra. Che ci piaccia o no. Tra l'altro Catania, Messina e Palermo sono grandi sicuramente, ma non possono essere paragonate ad altre metropoli nazionali (e straniere).


    A Roma sono stato miriadi di volte, e credo di poter dire, sempre prendendo come parametro di misura Palermo, che non mi sono mai sentito al sicuro come nella mia 'terribile' città in Sicilia: sporcizia, scippi a cui ho assistito, furti in metropolitana, gente psicologicamente disturbata a piede libero, caos di traffico e inquinamento, claxon, gente maleducata... Se è una città come Roma (per quanto bella e affascinante) ad essere il vostro parametro di civiltà... beh... Eppure Roma non è in Sicilia, ed è la capitale d'Italia. Ma certamente potrete dire che ho preso l'esempio sbagliato...
    Tu citi Palermo. Io non ci vivo e non posso fare il paragone con Roma. Ma io vivo a Catania e ho visitato la Capitale almeno 10 volte. E mi è successo l'esatto opposto di quello che tu hai descritto. Mi sono sentito a casa, con un traffico proporzionalmente minimo se paragonato agli abitanti.
    E' brutto sentirsi estranei in casa propria. Negli ultimi 2 anni nella "mia" città ho subito due furti. Mi è stata rubata l'auto e di maleducati ne ho trovati in gran quantità. Per non parlare di clacson, traffico e malfunzionamento dei mezzi pubblici.
    Ma noi abbiamo paragonato Roma che sicuramente non è il top della gestione. Ebbene, nella mia vità ho visitato altre grosse città italiane: Bologna, Milano, Firenze, Torino... in nessuna di queste ho trovato ingorghi o sporcizia. La gente? Nonostante il luogo comune secondo cui la gente del nord sia antipatica e poco ospitale io ho visto l'esatto contrario.

    Secondo punto: le elezioni. Se ti viene promessa un'occupazione in cambio di uno o più voti, cosa fai? L'eroe e fai di testa tua? O pensi che sarebbe meglio approfittarne per vivere? Eh già, perché qui si sta parlando di 'vita', non di 'idealismi' vari, non di come dovrebbe essere la quotidianità ma di come essa è davvero.
    Perchè credi davvero che i politici mantengano tutte le promesse fatte con i loro elettori? Forse Lombardo si che assume 80 mila persone in un anno. Ma la maggior parte dei cittadini si fa comprare da una busta con qualche piatto di pasta. Altri, votano semplicemente per sentito dire. Le elezioni regionali e comunali sono un esempio.

    Allora, il siciliano medio che è costretto a dare la propria scelta elettorale al primo bastardo politicante (perché no?, anche MAFIOSO) che, per accaparrarsi voti e fottersi il posto in poltrona e una pensione anticipata, gli promette un lavoro sicuro come quello pubblico, divenendo COSTRETTO a dare quella preferenza, non percependo nemmeno la sua come una scelta obbligata, tanto è ormai entrata nella normalità. Essa è entrata nella normalità, ma lo è sempre stata?
    La Mafia non può essere combattuta da nessuno se non dai siciliani. Se tutti gli abitanti dell'isola si decidessero, la criminalità organizzata sparirebbe senza bisogno di usare l'esercito o di far saltare in aria dei giudici.

    Con alternanze, se non consideriamo il falso plebiscito di annessione della Sicilia al Piemonte (i cui brogli elettorali furono scandalosamente palesi, da parte dei nuovi 'padroni' venuti dal nord...)
    Il plebiscito, per forma e storia è di per se un imbroglio. Perfino il plebiscito con il quale Napoleone III divenne imperatore fu una farsa. Ergo, tirare fuori il dominatore nordico mi sembra quantomeno buffo. Ogni singola Regione italiana fu sottoposta alla stessa "consultazione".

    ...dall'ascesa della Democrazia Cristiana. Da lì, il clientelismo è divenuto la regola che incatena la Sicilia in un circolo vizioso che vede le migliaia di dipendenti pubblici (e famiglie annesse) dare i voti a chi sia in grado di permettere la perpetuazione di tale sistema, un sistema che è sceso 'dall'alto', non è una creazione 'dal basso', e questo spero sia ovvio, o no?
    Anche questo corrisponde al vero. Ma chi può ribellarsi a tutto questo? E di chi è la colpa? Troppo facile puntare il dito verso gli altri. Se i siciliani dimostrassero a se stessi e al mondo di poter gestire ONESTAMENTE il pubblico "governo" nessuno potrebbe dire che la responsabilità è nostra.

    Io sono laureato in antropologia culturale ed etnologia. Ti posso garantire che non esiste alcun gene che implichi l'inferiorità siciliana dal punto di vista 'civico', perché la cultura non dipende affatto da fattori biologici ma da fattori socio-ambientali, dovuti alla consecutività degli avvenimenti storici che hanno riguardato quella data comunità umana. Società e individuo sono fattori che si alimentano reciprocamente, essendo la società fatta da individui, ovvero da singole esperienze ed universi umani, ed essendo l'individuo parte di una società che a sua volta lo condiziona. Ma la società è stratificata: vi sono classi dominanti e classi (per chiamarle come le chiamava Gramsci) subalterne. Le classi dominanti odierne (che sono prima di tutto quelle che detendono il potere della comunicazione) impongono la propria visione culturale alle classi subalterne tramite una serie di organi divulgatori (le già citate 'agenzie sociali', come l'istruzione scolastico-universitaria e i media), così che tale visione culturale funga da 'modello' nei confronti delle classi subalterne, costituendo una sorta di meta ideale per il finale raggiungimento dell'emancipazione. Ma tale finale raggiungimento dell'emancipazione è una chimera, un fantasma che riesce a mutare aspetto ogni qualvolta sembra raggiunto, così da innescare una corsa che di fatto promette una fine ma che una fine reale non ha, né ce l'avrà mai.
    Non ho mai detto che la nostra inciviltà è frutto di un fattore genetico. Tale affermazione sarebbe scorretta e decisamente razzista. La civiltà non si misura soltanto dalle opere d'arte o dalla cultura che nel passato si è prodotta. Basta farsi un giro per strada e osservare i comportamenti della gente.

    Cosa voglio dire con questo? Beh, personalmente credo che il vero problema dei siciliani non sia nella mera 'inciviltà' o 'clientelismo' in quanto tali, ma nella fonte da cui ciò a cui diamo tali nomi è scaturito. Tutto ha una causa, e l'ha avuta anche la mafia, organizzatasi all'indomani dell'unità italiana. Ci hanno insegnato che la 'civiltà' abita a Milano, a Torino o in altre città del nord; dal nord sono giunte disposizioni esplicite affinchè determinate attività (idonee all'economia locale) venissero smantellate (ricordo la frase del senatore del Regno d'Italia Carlo Bombrini: «Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere», riferito ai meridionali in genere) o trasferite al nord (come sottolinea anche il sociologo e storico inglese David Forgacs), condannando così un territorio come quello siciliano a cosa? Alla delinquenza, al clientelismo... o all'emigrazione. Di contro abbiamo importato DA FUORI disposizioni legislative assolutamente inadatte al sistema economico locale, così da creare un danno immenso all'economia isolana: basti citare la riforma agraria. Questa è l'Italia, caro mio, la stessa alla quale sei tanto affezionato e che credi sia la fonte della salvezza siciliana... Alla faccia...
    Questa è l'Italia di 150 anni fa. Il senatore Bombrini è morto nel 1882. Più di 120 anni fa. I siciliani sono i primi che si uccidono. Mi viene in mente un certo Francesco Crispi... SICILIANO e PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. Ha forse lavorato per la sua terra? Ovviamente no. Come la maggior parte dei siciliani che arrivano al potere, si è venduto.

    E più aumenteranno i dipendenti nei posti pubblici, peggiore sarà la situazione, e la politica regionale e italiana questo lo sa molto, molto bene. Mai detto, infatti, che la Sicilia debba essere indipendente domani stesso e con questa classe dirigente: lungi da me. Si tratta di un lavoro, forse lungo... ma che deve essere iniziato. Questa, se non è una ribellione, dimmi tu cosa è. E in un'Italia che ha permesso e permette tutto ciò, se permettete, vorrei tenermi bene alla larga.
    E' verissimo! Ma allora perchè i siciliani continuano ad appoggiare un ceffo che in un sol giorno ha assunto 4.000 persone? Forse perchè ha citato la parola autonomismo? Specchietto per le allodole dunque...

    Ma attendo di leggere le motivazioni che rendono 'orgoglioso' un siciliano di sentirsi 'italiano'. A molti 'italofili' siciliani ho fatto questa domanda, ma tutti la gettavano sul mero romanticismo acritico... e dunque ben poco attendibile e facilmente smontabile.
    Romanticismo acritico? No... assolutamente no. Io sono orgoglioso della mia italianità. E non solo per quanto riguarda gli aspetti culturali (ergo storia, arte o letteratura) ma anche per imprese e personaggi che hanno reso grande e orgoglioso questo paese. Non mi riferisco naturalmente ai politici. Se dovessi prendere loro come punto di riferimento, la Sicilia finirebbe nel cesto dell'immondizia.
    L'orgoglio di essere siciliano? Certo che c'è. Ma non dimentichiamo che la Sicilia E' Italia.
    La Vita è troppo breve per non essere Italiani!

  8. #8
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    Predefinito Rif: Sicilia: autonomismo o indipendentismo?

    La differenza sostanziale tra il mio e il tuo discorso sta in un punto di vista completamente differente, che mi fa inevitabilmente chiedere se ci stiamo capendo: tu valuti il presente in quanto tale, come se esso esistesse di per sé o come se non avesse mai avuto luogo un passato, e per questo lo metti da parte; anch'io valuto il presente, ma guardo al passato per comprendere l'evoluzione storica che ha portato all'oggi. Per questo non riesco a dare per buono ciò che dici. Ma andiamo con ordine.

    Citazione Originariamente Scritto da Italianista Visualizza Messaggio
    Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare parecchio. Non solo in Italia, ma anche all'estero. E purtroppo (lo dico con rammarico) fuori dal Meridione (non solo in Sicilia eh) la civiltà, intesa come mero rispetto delle norme di vita sociale, è decisamente presente.
    Da noi... meglio stendere un velo pietoso.
    Ripeto: la società siciliana pre-unitaria ha contribuito a rendere l'allora Regno delle Due Sicilie la III potenza economica europea dopo Inghilterra e Francia. Se tutto è improvvisamente cambiato, vuol dire che è sopraggiunto un fattore che ha causato tale cambiamento. Vuoi negarlo? O magari vuoi ignorarlo? E perché mai? Se è qualcosa che può farci comprendere tale radicale mutamento, perché metterlo da parte?

    Anche questo è verissimo. Ci sono realtà che spesso sorprendono in maniera positiva. Alcuni comuni, di solito piccoli, sono gestiti in modo eccellente.
    Le grandi città però sono il "salone di rappresentanza" di una terra. Che ci piaccia o no. Tra l'altro Catania, Messina e Palermo sono grandi sicuramente, ma non possono essere paragonate ad altre metropoli nazionali (e straniere).
    'Salone di rappresentanza' o meno, allora convieni che si tratti della minorparte dei siciliani, no? Chi se ne frega della rappresentanza? Stiamo parlando di cifre, non di 'maschere' o di 'luoghi comuni'.

    Tu citi Palermo. Io non ci vivo e non posso fare il paragone con Roma. Ma io vivo a Catania e ho visitato la Capitale almeno 10 volte. E mi è successo l'esatto opposto di quello che tu hai descritto. Mi sono sentito a casa, con un traffico proporzionalmente minimo se paragonato agli abitanti.
    E' brutto sentirsi estranei in casa propria. Negli ultimi 2 anni nella "mia" città ho subito due furti. Mi è stata rubata l'auto e di maleducati ne ho trovati in gran quantità. Per non parlare di clacson, traffico e malfunzionamento dei mezzi pubblici.
    Ma noi abbiamo paragonato Roma che sicuramente non è il top della gestione. Ebbene, nella mia vità ho visitato altre grosse città italiane: Bologna, Milano, Firenze, Torino... in nessuna di queste ho trovato ingorghi o sporcizia. La gente? Nonostante il luogo comune secondo cui la gente del nord sia antipatica e poco ospitale io ho visto l'esatto contrario.
    Esperienze diverse, senza dubbio. Ma in ogni vita possono esserci esperienze diverse, e non bisogna di certo andare a Roma, Bologna, Milano, Firenze o Torino per averne le prove. Dunque, se ciò che dico io è relativo, lo è anche ciò che dici tu e non è una regola.

    Perchè credi davvero che i politici mantengano tutte le promesse fatte con i loro elettori? Forse Lombardo si che assume 80 mila persone in un anno. Ma la maggior parte dei cittadini si fa comprare da una busta con qualche piatto di pasta. Altri, votano semplicemente per sentito dire. Le elezioni regionali e comunali sono un esempio.
    Che le mantengano o meno, se ti fanno una promessa speri che questa sia mantenuta. La miseria fa questo ed altro, anche farsi corrompere con una busta della spesa. Ma forse non sai di cosa è capace la miseria, e sono contento per te che tu non lo sappia.

    La Mafia non può essere combattuta da nessuno se non dai siciliani. Se tutti gli abitanti dell'isola si decidessero, la criminalità organizzata sparirebbe senza bisogno di usare l'esercito o di far saltare in aria dei giudici.
    Se la mafia non è combattuta a livello socio-culturale, puoi indire tutte le manifestazioni che vuoi, tutte le marce antimafia, tutte le commemorazioni che vuoi, ma non accadrà nulla.
    Tu pensi che la cultura umana sia una gelateria, dove l'individuo sia in grado di scegliere il gusto che gli piace. Come ti dicevo nell'ultimo post, l'individuo è condizionato dalla società in cui vive, ma è anche l'individuo che condiziona la società; questo individuo che apporta delle modifiche, nell'era della comunicazione mediadica, molto difficilmente può trovarsi su un gradino sociale basso, poiché questi risulterebbe incapace di poter apportare tale modifica, mancandogli il potere mediatico. Piuttosto, sono gli individui dei gradini alti che hanno il potere di innescare dei processi sociali importanti, in quanto detentori della comunicazione. Mi viene il dubbio che tu non abbia letto il mio post precedente... Non tutto, almeno.

    Il plebiscito, per forma e storia è di per se un imbroglio. Perfino il plebiscito con il quale Napoleone III divenne imperatore fu una farsa. Ergo, tirare fuori il dominatore nordico mi sembra quantomeno buffo. Ogni singola Regione italiana fu sottoposta alla stessa "consultazione".
    Da quanto dici, sembri essere consapevole, dunque, che l'annessione siciliana all'allora Piemonte fu una violenza antidemocratica. Però è strano: si parla di elezioni e quando prendo solo un esempio storico di elezioni truccate non dipendenti da siciliani ma subite da siciliani, pensi sia 'buffo'...

    Anche questo corrisponde al vero. Ma chi può ribellarsi a tutto questo? E di chi è la colpa? Troppo facile puntare il dito verso gli altri. Se i siciliani dimostrassero a se stessi e al mondo di poter gestire ONESTAMENTE il pubblico "governo" nessuno potrebbe dire che la responsabilità è nostra.
    Qui mi ripeterei sul discorso delle dinamiche sociali... e te/me lo risparmio.

    Non ho mai detto che la nostra inciviltà è frutto di un fattore genetico. Tale affermazione sarebbe scorretta e decisamente razzista. La civiltà non si misura soltanto dalle opere d'arte o dalla cultura che nel passato si è prodotta. Basta farsi un giro per strada e osservare i comportamenti della gente.
    Idem come sopra.

    Questa è l'Italia di 150 anni fa. Il senatore Bombrini è morto nel 1882. Più di 120 anni fa. I siciliani sono i primi che si uccidono. Mi viene in mente un certo Francesco Crispi... SICILIANO e PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. Ha forse lavorato per la sua terra? Ovviamente no. Come la maggior parte dei siciliani che arrivano al potere, si è venduto.
    La storia non è fatta di compartimenti stagni, ma di una consecutività. L'Italia di oltre un secolo fa sta alla base dell'Italia di oggi. Se non si comprende l'Italia di allora, risulta inutile disquisire sull'Italia di oggi, ed ogni nostro discorso risulta inutile.

    E' verissimo! Ma allora perchè i siciliani continuano ad appoggiare un ceffo che in un sol giorno ha assunto 4.000 persone? Forse perchè ha citato la parola autonomismo? Specchietto per le allodole dunque...
    Lombardo è a cucchiàra ri tutti i pignati, per quanto mi riguarda. Vuole il ponte, assume migliaia di persone e taglia i fondi regionali per le università perché il bilancio regionale fa acqua da tutte le parti. Poi però ricorda i martiri indipendentisti, si fa garante di un'autonomia che ha predicato anche in Sardegna (dove ha persino racimolato un po' di voti), oltre che nel resto del sud-Italia (cambiando il nome del Movimento da 'Movimento per l'Autonomia' a 'Movimento per le Autonomie'). Sì: anche a parer mio si tratta di uno specchietto per le allodole. Ma la discussione sull'autonomia sta uscendo fuori sul serio, e Lombardo ha solo il merito di aver riportato questa parola sulle bocche dei siciliani... e basta.

    Romanticismo acritico? No... assolutamente no. Io sono orgoglioso della mia italianità. E non solo per quanto riguarda gli aspetti culturali (ergo storia, arte o letteratura) ma anche per imprese e personaggi che hanno reso grande e orgoglioso questo paese. Non mi riferisco naturalmente ai politici. Se dovessi prendere loro come punto di riferimento, la Sicilia finirebbe nel cesto dell'immondizia.
    L'orgoglio di essere siciliano? Certo che c'è. Ma non dimentichiamo che la Sicilia E' Italia.
    Sei orgoglioso della tua 'italianità'... per cosa? Per personaggi di rilievo? Ad esempio? Dante? Leonardo? Machiavelli? E per imprese come cosa? Quella dei 'mille'? O la disfatta di Adua? E questo non me lo chiami 'romanticismo'? Solo in questo modo sei capace di voltarti indietro verso il passato?
    La Sicilia è Italia solo politicamente, non per altre fandonie come la cultura, la lingua o cose simili. Storia, arte, letteratura, personaggi e imprese sono motivazioni che non trovano in sé alcuna significanza scientifica, se non supportate da oggettivi dati socio-economici. La fame, caro mio, non si elimina inorgogliendosi di imprese e personaggi così lontani da noi da non avere la minima influenza sulla situazione socio-economica odierna (parlo sempre di quella siciliana, naturalmente). Se poi vogliamo continuare a vivere nel meraviglioso mondo delle fate... allora ogni altro discorso risulta inutile.

    Sottolineo, in ultimo, che non è AFFATTO mia intenzione porre un'aureola di santità ai siciliani e delle corna da 'satanassi' a coloro che credono nell'Italia. Io sto solo provando a spiegare determinati fenomeni attraverso dei ragionamenti, e mi piacerebbe che anche tu facessi lo stesso, risparmiandomi la solita melina sull'orgoglio italiano basato su aria fritta. Allora io potrei sentirmi orgoglioso di essere europeo per... che sò... per Behetoven, o eurasiatico per Buddha o Gesù... o cittadino del mondo per Martin L. King... o ancora cittadino dell'universo per la bellezza del cielo stellato... Suvvìa: andiamo al concreto, senza offesa alcuna

  9. #9
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    Predefinito Rif: Sicilia: autonomismo o indipendentismo?

    E' palese che su questo discorso abbiamo visioni diametralmente opposte. Non condivido il tuo punto di vista ma lo rispetto in tutte le sue parti. La democrazia, fortunatamente, ci consente di vivere e pensare nel modo che riteniamo più giusto (nel rispetto delle regole naturalmente).

    Un piccolo appunto sull'orgoglio. A prescindere di determinati GENI da te citati (Dante, Machiavelli e Leonardo) il cui ruolo storico è non solo innegabile ma anche fondamentale per la storia dell'uomo, mi è dispiaciuto che tu abbia citato la disfatta di Adua o l'Impresa dei Mille.
    L'orgoglio per qualcosa (o qualcuno) è soggettivo. Il romanticismo? Certo... è un "pezzo" importante nel puzzle che compone questo sentimento. Ma vuoi forse dirmi che tu sei acritico nei confonti del tuo orgoglio di siciliano? Perchè se dovessimo mettere da parte la storia... bhe sulla Sicilia di oggi c'è veramente poco di cui andare orgogliosi.
    Se poi vogliamo metterla sullo stesso piano, non mi riempie d'orgoglio il fatto che Falcone, Borsellino, Livatino o Don Pino Puglisi siano stati assassinati dal cancro mafioso siciliano.

    Però ripeto: ognuno è libero di esporre le proprie idee
    La Vita è troppo breve per non essere Italiani!

  10. #10
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    Predefinito Rif: Sicilia: autonomismo o indipendentismo?

    Citazione Originariamente Scritto da Italianista Visualizza Messaggio
    E' palese che su questo discorso abbiamo visioni diametralmente opposte. Non condivido il tuo punto di vista ma lo rispetto in tutte le sue parti. La democrazia, fortunatamente, ci consente di vivere e pensare nel modo che riteniamo più giusto (nel rispetto delle regole naturalmente).
    Senza dubbio, carissimo. Certo: la domanda "Come mai non controbatte coerentemente ai miei ragionamenti" me la pongo... Ma va bene così.

    Un piccolo appunto sull'orgoglio. A prescindere di determinati GENI da te citati (Dante, Machiavelli e Leonardo) il cui ruolo storico è non solo innegabile ma anche fondamentale per la storia dell'uomo
    Certi geni sono fondamentali per la storia umana in generale, ma qui non stiamo parlando della storia umana... o sbaglio?

    mi è dispiaciuto che tu abbia citato la disfatta di Adua o l'Impresa dei Mille.
    L'orgoglio per qualcosa (o qualcuno) è soggettivo. Il romanticismo? Certo... è un "pezzo" importante nel puzzle che compone questo sentimento. Ma vuoi forse dirmi che tu sei acritico nei confonti del tuo orgoglio di siciliano? Perchè se dovessimo mettere da parte la storia... bhe sulla Sicilia di oggi c'è veramente poco di cui andare orgogliosi.
    Il romanticismo (che è basato sul sentimento) è fumo negli occhi che non riempie gli stomaci di chi ha fame. Ne convieni? Tu continui a dire che della Sicilia odierna c'è ben poco da andare orgogliosi, ed avresti ragione se tu fossi un non-siciliano: ma da siciliano e da persona che, sembra, voglia contribuire in prima persona al cambiamento della situazione attuale siciliana dovresti sbracciarti e dare il tuo ogni giorno, nella tua personale quotidianità, piuttosto che lamentarti di una situazione indotta da cause che piovono dall'alto e che non sono innate nel siciliano medio, perché se lo fossero non staremmo nemmeno qui a discutere.

    Se poi vogliamo metterla sullo stesso piano, non mi riempie d'orgoglio il fatto che Falcone, Borsellino, Livatino o Don Pino Puglisi siano stati assassinati dal cancro mafioso siciliano.

    Però ripeto: ognuno è libero di esporre le proprie idee
    Eh, sì... perché Falcone, Borsellino, Livatino e don Pino cos'erano? Toscani? Se la mafia è siciliana, l'antimafia cos'è? Ti rispondo io: siciliana. E infatti le personalità da te citate, più molte altre (centinaia, forse migliaia, tra famosi e meno famosi), da chi sono state abbandonate, se non dallo Stato? E non sto parlando di un particolare 'governo' (di Destra, di Sinistra o di Centro) ma dello Stato in quanto tale. Martiri che si sono affidati inconsapevolmente ai propri carnefici. Anche la mafia è funzionale al mantenimento di una determinata situazione economica nazionale: lo è sempre stata, sin dall'unità. Quindi è ipocrita, da parte dell'organo giudiziario italiano, far finta di scandalizzarsi tanto per i presunti legami tra Stato e Mafia tra gli anni '80 e '90... visto che gli accordi Stato-mafia sono molto più di vecchia data.

    Non è per insistere, caro Italianista... ma ti ripeto che qui si sta cercando di parlare di fatti... e in questo non posso fare a meno di notare un grave squilibrio tra le mie risposte e le tue. E con questo non voglio dire che io sono 'meglio-di-te': ti prego di non fraintendermi. Sto solo dicendo che questo nostro confronto, se continua così, non porterà ad una crescita umana né te né me.

    Buon fine settimana.

 

 
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