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  1. #1
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    Predefinito Caso Battisti: l'Italia annullerà gli accordi con il Brasile?

    «L’Italia non si arrende e farà valere i propri diritti in tutte le sedi.» Con queste parole Silvio Berlusconi ha chiuso la dichiarazione rilasciata poco dopo l’ufficializzazione del rifiuto brasiliano di estradare Cesare Battisti. Ma al di là dell’indignazione e della doverosa solidarietà con le vittime di Battisti ed i loro familiari, quali strumenti ha l’Italia per premere sul Brasile? O, più esattamente, fino a che punto vorrà spingersi l’Italia per far sentire al Brasile quella che con un eufemismo potremmo chiamare "contrarietà"?
    Il punto non è giuridico, ma politico. Come il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ricordò nel 2009 al collega brasiliano Lula, che oggi ha lasciato il posto, è chiaro a tutti che il terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo fu condannato all’ergastolo perché giudicato colpevole «di ben quattro omicidi commessi, nel 1978 e 1979 per finalità di terrorismo.» Per la fuga dell’imputato, i processi si svolsero in contumacia ma, come riconobbe nel 2006 la corte europea dei diritti dell’uomo e come confermò la Francia nel concederne l’estradizione, con la piena tutela dei suoi diritti: Battisti fu rappresentato dal difensore di fiducia che aveva nominato.
    Ma se i fatti sono chiari ed incontestabili, più confuse sono le opzioni per reagire.
    Poco peso avranno le iniziative strettamente diplomatiche. Inutile si è già dimostrata la convocazione dell’ambasciatore del Brasile José Viegas Filho da parte del sottosegretario Gianni Letta il 21 dicembre, e simbolico si dimostrerà il richiamo a Roma per consultazioni dell’ambasciatore d’Italia in Brasile Gherardo La Francesca.
    Il governo italiano intanto appare diviso tra lo sdegno e il timore di danneggiare i rapporti con un importante partner commerciale e industriale. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa aveva sparato a zero sul caso Battisti già nel luglio 2010 a Farnborough, ma è dubbio che la minacciata chiusura della rappresentanza militare italiana del programma AMX infastidisca più di tanto, anche perché al cacciabombardiere restano restano ormai pochi anni di servizio.
    Molto di più peserà il desiderio di non ostacolare l’accordo di cooperazione strategica italo-brasiliano che il parlamento dovrà votare nelle prossime settimane. E, più concretamente, nessuno vuole buttare a mare le trattative per la vendita al Brasile di cinque fregate FREMM e dieci corvette, ormai prossime ad una conclusione positiva che avrebbe forti ricadute per Fincantieri e Finmeccanica. Più avanti ci sono altre opportunità, a partire dalla sostituzione degli EMB-326 Xavante con l’M-346 . Né, per passare al campo civile, vi sono strumenti giuridici per impedire ad Alitalia di procedere con l’acquisto dei bireattori regionali Embraer.
    La questione è insomma complicata. Se dovessimo scegliere tra una difesa ad oltranza della dignità nazionale offesa in modo brutale e il pragmatismo commerciale, scommetteremmo sul secondo. Per qualsiasi governo, e tanto più in tempo di crisi, un Battisti non vale le FREMM.

    Dedalonews
    Ultima modifica di Italianista; 05-01-11 alle 16:50
    La Vita è troppo breve per non essere Italiani!

  2. #2
    Una sola Patria
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    Predefinito Rif: Caso Battisti: l'Italia annullerà gli accordi con il Brasile?

    Il ministro della Difesa Ignazio La Russa vorrebbe parlare solo del militare italiano ucciso in Afghanistan ma insistiamo ricordandogli che anche Cesare Battisti si è macchiato del sangue di uomini che facevano parte delle forze dell’ordine. E così collega le due situazioni, ricordando che oggi accoglierà la salma di un ragazzo che ha sacrificato la sua vita per «la tranquillità» del nostro Paese di fronte al terrorismo. Come accadde negli anni Settanta quando operava il gruppo di fuoco di Battisti. «Di fronte a queste due situazioni così lontane nel tempo, dico che non ci si può fermare a valutazioni prese con il bilancino della realpolitik». La Russa ce l’ha con Lula e prevede che il Parlamento italiano non ratificherà i trattati economici e commerciali Italia-Brasile fino a quando non ci sarà una parola definitiva sull’estradizione di Cesare Battisti. E ricorda di aver smorzato i toni della polemica dopo un incontro con il suo collega brasiliano che prevedeva una conclusione della vicenda nella direzione voluta da Roma.

    Lei ha smorzato i toni ma non è servito...
    «Pensavo che poteva servire a evitare che si dicesse che qui in Italia c’è un clima terribile, che la destra voleva Battisti morto. Abbiamo fatto alcuni mesi di moratoria polemica per non dare nessun alibi. Quello che non si sa è cosa mi ha detto a Milano il ministro della Difesa brasiliano Nelson Jobim quando ci siamo incontrati. Mi aveva dato assicurazioni informali sul fatto che la sentenza di estradizione decisa del Tribunale Supremo del suo Paese sarebbe stata eseguita. A Lula spettava l’ultima parola e non è stata conseguente a quella sentenza. Il ministro Jobim esprimeva che non c’erano dubbi, che il governo brasiliano si sarebbe adeguato, ma era solo una sua previsione, non un impegno».

    E lei comunque è uscito rincuorato da quel colloquio.
    «Per la verità io prudentemente non sono mai voluto andare in Brasile. Ho mandato il mio sottosegretario al quale ho fatto firmare i trattati. Non andando ho voluto dare al mio collega brasiliano un segnale di quanto importante fosse per noi il caso Battisti. Ecco perché mi convinsi a non fare più polemiche».

    È molto deluso per la scelta di Lula? A che cosa attribuisce la sua decisione?
    «Lula pur essendo una personalità di rilevo non ha mai dimenticato i suoi orientamenti politici e culturali. È un problema di richiamo della foresta, tra ambienti radical-chic francesi e dell’estrema sinistra brasiliana. Come uomo di governo ha dimostrato di essere bravo ma quando è andato via dalla presidenza ha sentito le sue origini di sinistra e comuniste».

    Ora puntate tutto sul nuovo Presidente?
    «Puntiamo sulla Corte Costituzionale brasiliana e sul fatto che il nuovo presidente dovrà adeguarsi. Non stiamo con le mani in mani. Non tocca alle forze politiche muoversi, ma se le associazione dei familiari delle vittime dovessero prendere un’iniziativa, io ci sarò. E se non potrò per impegni istituzionali, comunque darò la mia adesione».

    Sono a repentaglio gli accordi economici Italia-Brasile?
    «Certo non si è creato un clima favorevole. Deciderà il Parlamento quando ratificare gli accordi commerciali ed economici. Ora il meno che possa capitare è rinviarli a dopo la decisione della Corte brasiliana. Non è il governo che decide. Prevedo un rinvio e spero che non ci sia un danno per le imprese, ma quando ci sono queste situazioni il danno è sempre reciproco. L’interesse a risolvere il problema deve essere reciproco».

    Ha sentito note stonata nell’opposizione?
    «Devo dire di no. Qualche nota stonata c’è stata in maniera stupida nel Fli: qualcuno invece di fare fronte compatto ha detto che il governo non ha fatto nulla. È la solita miopia alla ricerca della solita speculazione in politica interna. Ma è di tutta evidenza che si tratta di strumentalità. Io vedo invece che l’opposizione si è comportata bene. L’unico che ha perorato la causa di Battisti è stata Ferrero ma anche lui lo ha fatto con garbo, devo dire».

    La Russa: sono a rischio le relazioni commerciali- LASTAMPA.it
    Ultima modifica di Italianista; 05-01-11 alle 16:49
    La Vita è troppo breve per non essere Italiani!

  3. #3
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    Predefinito Rif: Caso Battisti: l'Italia annullerà gli accordi con il Brasile?

    Roma non cancellera' gli accordi economici con il Brasile come ritorsione e arma nel caso Battisti. O, almeno, non lo fara' il governo, che lascia al Parlamento la responsabilita' politica della loro ratifica.
    "Rompere quegli accordi non aiuta ne' a riavere Battisti, ne' a difendere gli interessi dell'Italia e degli italiani", spiega Franco Frattini al Sole 24 Ore. "Tra il Brasile e il nostro Paese -aggiunge il ministro degli Esteri- c'e' un rapporto antico, che coinvolge tante imprese italiane, a cominciare dalla Fiat, e tanti nostri concittadini". Dopo aver confermato il ricorso dell'Italia al tribunale supremo brasiliano e alla Corte internazionale dell'Aja, il capo della Farnesina sottolinea, pero', che "l'accordo economico firmato tra Lula e Berlusconi deve essere ratificato nelle prossime settimane dal parlamento italiano, ed e'chiaro che il clima sia nella maggioranza sia nell'opposizione non e' dei migliori. Ripeto, non e' intenzione del governo far saltare o congelare nulla.
    Diciamo che oggi va affrontata la questione legale, poi si riprenderanno altri discorsi".

    AGI News On - BATTISTI: FRATTINI, GOVERNO NON CANCELLERA' ACCORDI ECONOMICI
    La Vita è troppo breve per non essere Italiani!

 

 

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