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    Predefinito René Guenon a sessant'anni dalla morte

    RENE' GUENON
    Francese di Blois, predicava un sincretismo gnostico, che riemerge negli pseudo-spiritualismi di tanti thriller alla moda.

    di MARIO IANNACCONE, Avvenire del 05.01.11





    A sessant’anni dalla sua morte, avvenuta il 7 gennaio del 1951, René Guenon può dirsi un autore molto più influente di quanto si potesse supporre dopo quarant’anni di oblio. Ma tale riabilitazione non è proprio avvenuta nel segno che avrebbero sperato lui e i suoi seguaci più devoti. Francese di Blois, classe 1886, Guénon fu un ènfant prodige degli angiporti e dei salotti della Parigi spiritualista della Belle Èpoque. Fu accolto e 'iniziato' in numerose conventicole spiritualiste o massoniche fra cui il martinismo, una chiesa gnostica, la massoneria scozzesista, gruppi neotemplari (uno dei quali fondato da lui medesimo su ordine di Cagliostro). Molto intelligente ma di cultura indisciplinata, il viso appuntito, gli occhi penetranti, Guénon si definiva un metafisico e diceva di essere in contatto con emissari dell’islamismo sufi, del taoismo, dell’induismo e delle più rare e misteriose tradizioni religiose.

    Collaborò con molte riviste, anche cattoliche, combattendo, nella prima fase della sua attività, teosofia e spiritismo (che giudicava pericolosi accessi al mondo infero). Nel 1912, si convertì segretamente all’Islam. Nei quarant’anni che seguirono scrisse numerose opere, oggi quasi tutte tradotte da Adelphi ( Il Regno della quantità e i segni dei tempi, La grande triade , Introduzione generale allo studio delle dottrine indù) o da piccoli editori d’estrazione massonica. Al centro delle sue riflessioni, di stampo apocalittico, ci sono: il concetto di 'tradizione', un particolare perennialismo, una critica radicale della civiltà moderna e una dottrina minuziosa sulla coppia oppositiva esoterico-exoterico. Il tutto, squadernato per guidare i pochi capaci di scorgere la luce in mezzo alle tenebre sempre più dense dei tempi ultimi.

    Quanto al cattolicesimo, per lui era una sorta di guscio vuoto, spiritualmente 'inattivo'. Spiegava i motivi di tale situazione con ragionamenti complessi e capziosi ma alla base c’era la mancanza di fede nella resurrezione di Cristo.

    Affermava che tutto ciò che di buono poteva venire dalla 'forma' del cattolicesimo, arrivava dall’influsso di altre tradizioni più antiche che in esso si erano innestate. Nel 1930 si trasferì al Cairo e divenne sheik di una conventicola sufi. La sua scarsa conoscenza della tradizione che principalmente intendeva criticare, il cristianesimo (ignorava quasi completamente la Patristica) ha pregiudicato il valore dei suoi studi sul simbolismo e sulla storia comparata delle religioni, sebbene sia possibile raccogliere, nelle sue pagine, intuizioni interessanti. L’influenza di Guénon, ribattezzatosi ’Abd al-Wâhid Yahyâ, è stata a lungo limitata all’ambito dello spiritualismo militante. Nel tempo, però, piccoli gruppi hanno continuato a ricercare una (impossibile) concordanza tra il suo pensiero antimodernista e il cattolicesimo. È il caso di Marcel Clavelle, attratto dalle suggestioni esoteriche dello scrittore di Blois.

    Nessuno, oggi, che riconosca il depositum fidei potrebbe seriamente prendere in considerazione lo gnosticismo di Guénon. Per lui la tradizione esoterica, trasmessa segretamente sin dai primi cristiani, rappresenterebbe l’essenza vera di quella «superiore realizzazione tradizionale», in pratica la salvezza, che sarebbe divenuta impossibile al comune praticante cattolico ancorato al 'dominio religioso o exoterico'; un dominio limitato alla regolazione della morale, al devozionalismo e al (da Guénon vituperato) misticismo. In tale visione (tipica delle trattazioni magico*occultistiche romantiche) l’esoterismo diviene parallelo ma indipendente dall’exoterismo. Lui stesso riconosceva parzialmente valide soltanto l’Ortodossia e l’islam cui si convertì.

    Nell’ambito spiritualistico (iniziatico, gnostico), invece, il suo influsso è andato via via ampliandosi tanto che oggi può considerarsi come uno dei pensatori più influenti nel demi monde esoterico e nello gnosticismo massonico (molte le logge a lui dedicate). Fenomeno più recente, invece, è l’interesse che le sue opere suscitano nell’esoterismo popolare, nello spiritualismo pop e persino New Age che s’è appropriato dei suoi modi e dei suoi concetti. La distinzione fra esoterico ed exoterico si è diffusa in saggi di pseudostoria religiosa, nelle cataste di thriller sulla ricerca delle verità perdute, nei drammoni sulle origini del cristianesimo, nelle inchieste da carta patinata su misteri ed enigmi, nelle trasmissioni in seconda serata sulle verità inconfessabili. Così Guénon l’aristocratico, l’elitario flautato, il silente circondato da discepoli riservatissimi e devoti, come Frituhof Schuon, è divenuto, per una perfida eterogenesi dei fini, un maestro malgré lui di quella che lui stesso avrebbe chiamato l’antitradizione. Ma la contraddizione era ben dentro al suo pensiero: teorizzando l’esistenza di una super*religione riservata ad un’élite di iniziati, capaci di passare da un culto all’altro, da una religione all’altra, si è trovato a condividere quest’idea con le masse ribollenti degli zeloti del relativismo.

    Letto, visto...


    (In occasione del cinquantesimo anniversario)
    Presentiamo un libro che raccoglie gli atti di un importante convegno dedicato al tradizionalista francese, che si tenne a Roma il 10 Novembre 2001 presso l’Accademia di Romania. All’evento, fortemente voluto dalla Fondazone Evola che se ne fece promotrice assieme all’assessorato alla Cultura della Regione Lazio, e la cui organizzazione fu curata dal Segretario della Fondazione, Gianfranco de Turris, parteciparono alcuni dei più rappresentativi studiosi del mondo tradizionale del nostro paese, al fine di celebrare degnamente il cinquantesimo anniversario della morte di Guénon.
    Innanzitutto, il compianto Alfredo Cattabiani che, come ricorderanno almeno i lettori più anziani, attraverso le edizioni Borla, poi con la direzione editoriale della Rusconi e, soprattutto, con una vasta produzione saggistica, si fece interprete, lucido e intelligente, di una cultura anti-razionalista e anti-illuminista. Le qualità dell’uomo e dell’intellettuale emergono anche dalla lettura della relazione che tenne al convegno in questione,“Attualità di René Guénon”. In essa, Cattabiani presenta, in sintesi, l’evoluzione speculativa e spirituale di Guénon, non scadendo mai nella semplice agiografia, ma mostrando indubbie qualità critico-esegetiche . In particolare, oltre ai meriti indiscutibili che vanno riconosciuti all’esoterista di Blois, Cattabiani individua un limite nel suo approccio alla tradizione, consistente nell’aver confuso la religione cosmica con la tradizione tout court. Questa la vera ragione della sottovalutazione guénoniana della rivelazione cristiana, nonché la causa della caratterizzazione meramente intellettuale-metafisica del suo pensiero, a discapito di un approccio al reale motivato, al contrario, sulla dimensione della carità. Cosa che, come ricorda l’autore del saggio, fu già imputata al tradizionalista, dal filosofo cristiano Maritain. Stimolante è anche il contributo critico fornito da Piero Di Vona, nella relazione “Julius Evola e René Guénon: un confronto”.
    A questo studioso si devono, peraltro, i primi lavori accademici dedicati alla corrente di pensiero detta del “tradizionalismo integrale”. Di Vona sottolinea il diverso retroterra culturale dei due autori, maggiormente caratterizzato in termini filosofici quello di Evola, oltre che centrato su una lettura della tradizione romana come autentica via al divino, più aperto quello di Guénon all’Oriente, vista la sua critica al primato ellenico-romano. Ciò determinò l’interessante interpretazione di Guénon del cristianesimo delle origini, inteso come un’associazione iniziatica che si trasformò, solo successivamente, in religione essoterica, per subentrare agli antichi culti agrari ormai decaduti. Questa impostazione era destinata a dividere, su alcune posizioni di grande rilevanza, i due studiosi perfino nel periodo in cui essi saranno più vicini. Alessandro Grossato nel saggio “Agartha, Agharti o piuttosto Agartu” difende le posizioni espresse dal pensatore francese nel “Re del mondo”, a proposito dell’esistenza invisibile di un “Centro” o “Cuore del mondo”, proponendo una chiave mongola per definire e comprendere questo mito. L’invisibilità del Centro si riferisce, secondo Grossato, alla sua natura eminentemente spirituale, che può essere rinnovata esclusivamente da patti fra gli uomini appartenenti alle élites intellettuali. È un regno sub specie interioritatis che solo le scelte umane possono, pertanto, riattualizzare nella storia.
    Al Centro corrisponde anche il logogrifo di una piccolissima località posta al crocevia storico-geografico fra sciamanesimo, taoismo, buddhismo e islamismo. Di questo luogo, Grossato fornisce anche le precise coordinate: il lettore, curioso e interessato a questi temi, legga attentamente il saggrà daraprà dare giusta collocazione al “Cuore del mondo”. Quello che, invece, ci ha colpito della relazione di Francesco Zambon “Guénon e la leggenda del Graal”, è la ricostruzione storico-filologica delle fonti di Guénon: la versione della storia cui egli fa riferimento è narrata nel libro di Victor-Emile Michelet, Le Secret de la Chevalerie. Zambon riferisce del protagonismo di Michelet negli ambienti occultistici francesi e della sua vicinanza a Stanislas de Guaita, membro dell’ordine cabalistico dei Rosa Croce.
    Alla morte del de Guaita, gli archivi dell’Ordine furono trasferiti a Guénon che, così, sarebbe potuto venire a conoscenza delle tesi del Michelet sul Graal (non essendo, all’epoca, ancora stato pubblicato il libro ricordato). Quindi, Guénon per sviluppare le sue tesi sul Graal, si servì di una “compilazione” moderna, nata negli ambienti occultistici, che utilizzò per sostenere che gli autori medievali della leggenda non erano, in realtà, che gli inconsapevoli portavoce di una imprecisata organizzazione iniziatica. Per questo, la lezione del francese, sostiene l’autore della relazione, conserva il suo valore per quanto riguarda i principi generali di interpretazione, ma appare superata nei suoi riferimenti alle fonti. Dei rapporti di Guénon con la massoneria si occupa l’islamista Angelo Iacovella in “Tra due colonne, René Guénon e la massoneria”.
    Lo studioso ripercorre i momenti più significativi della formazione del francese, riferendo dei suoi rapporti con il mondo massonico, iniziati nel lontano 1907. Attraverso Papus e la frequentazione della di lui Scuola di Scienze Ermetiche, il tradizionalista fu iniziato al grado di apprendista il 25 Ottobre dello stesso anno, per divenire maestro il 10 Aprile 1908. Siederà, con questa carica, al Congresso Massonico Spiritualista, accompagnando, inoltre, i delegati in una visita guidata alle meraviglie alchemiche della facciata di Notre Dame. Nel 1912, Guénon prosegue il suo magistero massonico sotto l’egida della Gran Loggia di Francia, solo nel 1918, senza venirne peraltro radiato, cesserà in questo ambito le sue attività. Nel frattempo aveva collaborato a riviste cattoliche e dichiaratamente anti massoniche, tra le quali “Regnabit”, animata da Charbonneau-Lassay.
    Non si tratta di comportamento, spiega Iacovella, incoerente, al contrario: infatti, Guénon avrebbe voluto riattualizzare quanto di “impermanente” restava, tanto nel cattolicesimo tradizionale, quanto negli antichi compagnonnages, al fine di scongiurare la definitiva dispersione del tesoro iniziatico che conservavano ancora, almeno in parte. Forse si trattò di mere illusioni, vista la successiva scelta islamica del tradizionalista. Lo storico delle religioni Enrico Montanari in “Guénon e l’esoterismo cristiano orientale”, saggio che mostra una competenza filologica e interpretativa notevole dello studioso italiano riguardo alle diverse fasi di sviluppo del pensiero dell’esoterista, chiarisce come, dopo il 1930, Guénon attraverso contatti in Egitto con ambienti legati al sufismo, riflettendo su pratiche come il dhikr, giungesse ad incontrare e a leggere positivamente, in termini iniziatici, l’esicasmo, la preghiera del cuore, propria della mistica ortodossa. Probabilmente, un’influenza in questo senso fu esercitata dai suoi discepoli di origine romena, come Valsan. Più in particolare, agì su di lui la lettura del testo di Vladimir Lossky, Teologia mistica della Chiesa d’Oriente. Nonostante ciò, il suo riconoscimento dell’esicasmo non divenne mai una ricerca delle sue basi dottrinali più profonde, in quanto il francese non riconobbe mai al cristianesimo uno statuto tradizionale privilegiato. Sul tema “Guènon e l’esoterismo islamico” segnaliamo il contributo di Alberto Ventura, al quale si collega, per certi aspetti, la relazione di Dag Tessore “Guénon e la mistica delle Crociate”, saggi che chiudono il volume.
    In conclusione, ci permettiamo di consigliare caldamente al lettore, il libro che abbiamo presentato perché, come ha sostenuto Luciano Arcella nella postfazione, Guénon non cercò mai di ricostruire la tradizione, ma cercò semplicemente di rintracciarne segni vivi nella storia e nel suo tempo, suggerendo itinerari e percorsi originali per una ricostruzione interiore. Anche alla luce di ciò, Gianfranco de Turris, nella prefazione, suggerisce di integrare le posizioni di Guénon con le rettificazioni e le precisazioni addotte, alla filosofia della tradizione, da Evola. Solo a questa condizione la tradizione si lascia intendere nella sua dinamicità, come autentica nostalgia di futuro, o, per dirla con Heidegger, come : “ciò che essendo all’origine resta sempre un avvenire, resta costantemente sotto l’influenza di ciò che è da venire”. La tradizione, quindi, come progetto sempre transitabile.

    Esoterismo e Religione nel pensiero di René Guénon | L'Officina

  2. #2
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    Predefinito Rif: René Guenon a sessant'anni dalla morte

    la prima recensione è la cosa piu' idiota che mi sia mai capitato leggere ...

    il secondo è solo un libro inutile!

  3. #3
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    Predefinito Rif: René Guenon a sessant'anni dalla morte

    Guenon è troppo sopravvalutato, non dico che non si possa leggere ma prendere per oro colato quelle che sono solo sue soggettive supposizioni lo trovo fuorviante
    Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi

  4. #4
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    Predefinito Rif: René Guenon a sessant'anni dalla morte

    Guenon è stato un rispettabile studioso che si è sforzato di riscoprire la Tradizione sotto le varie forme in cui si manifestava: poi aveva anche le sue opinioni personali che si possono condividere oppure no.

    Fu iniziato di forma, non credo di sostanza...anche se non ho modo di verificare se non da quello che di lui traspare. Convertirsi all'Islam contraddice l'assunto che la Tradizione non s'identifica in alcuna forma religiosa, e i maestri autentici non impongono alcuna conversione a chicchessia, ma è loro sufficiente iniziare colui che sia davvero qualificato, al di là di ogni appartenenza. E i maestri, si sa, non abbondano.

    Il suo lavoro è stato comunque utilissimo, divulgativo per chi ci accingesse e ancora si accinga a cercare la via della trascendenza, non vi è dubbio.
    Personalmente ho maggior assonanza con Evola: anch'egli splendido e profondo studioso di Tradizione e anche, come pare, praticante di vie magiche e virili. Anch'egli studioso, non maestro. ma averne!
    Ultima modifica di primahyadum; 08-01-11 alle 22:24
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  5. #5
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    Predefinito Rif: René Guenon a sessant'anni dalla morte

    Citazione Originariamente Scritto da euvitt Visualizza Messaggio
    Guenon è troppo sopravvalutato, non dico che non si possa leggere ma prendere per oro colato quelle che sono solo sue soggettive supposizioni lo trovo fuorviante
    piu' che sopravvalutato dierei che è stato (ahimé) troppo frainteso e manipolato, specie da parte di persone da cui, in vita, aveva preso accuratamente le distanze.

 

 

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